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L’aviatore

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L’aviatore

Il viaggio sulla terra e quello per i cieli

Viaggiare per terra mi mette malinconia. Credo sia perché è qualcosa di nostalgico. Per aria no.
Per terra lascio il passato e vado verso il futuro. Se guardo fuori dal finestrino del mio treno sento che il futuro è là, più avanti e il passato se ne è appena andato, l’ho lasciato alle spalle.
Per aria sono sopra tutto questo, in una dimensione nemmeno a-temporale. Direi super-temporale, piuttosto.

Ė una dimensione che supera il tempo perché in aria, a 10000 metri da terra, il tempo non è più misurabile. Tutto è indistinto, uguale, infinito, azzurro, latteo.

Sopra le nuvole c’è sempre il sole. Ovvio, eppure prima di aver volato almeno una volta non te ne rendi conto, non ci hai mai pensato. Non ci avresti mai pensato, perché se ci sono le nuvole sopra di te le nuvole sono ovunque. Se manca il sole dove sei manca ovunque.
Invece il sole c’è sempre, basta cercarlo là sopra.

 

Quando non hai più riferimenti a terra misuri tutto con il sole e le nuvole. Stai sopra le nuvole e sopra la sfera terrestre, che sta laggiù. A volte la vedi, più spesso no.
Il tempo si estende all’infinito: adesso è quello del sole, quindi vecchio di miliardi di anni e che vivrà ancora miliardi di anni. Non è che il tempo non esista, piuttosto il tempo è esteso, è solare, ma senza i cicli della dì e della notte. È un ciclo indistinto, infinito.

Spostandomi a terra misuro le distanze e gli edifici e le cose e le persone che misurano ancor più precisamente il tempo: quello è vecchio (sta su questo pianeta da tanti anni), quell’edificio è nuovo, quella chiesa è vecchia (quante generazioni ha visto, quanti bambini quanti vecchi). Quel bambino è nuovo, ha poco tempo, si dice.

 

Quando viaggio attraverso luoghi e paesaggi che conosco non posso non notare i dettagli che denunciano il passaggio del tempo: il tempo “passa”, come una violenta perturbazione a volte. Lascia case distrutte, persone morte, foreste deserte, mari che si gonfiano e urlano, cambia le cose, le fa nascere, le fa crescere. Accompagna la vita, senza in realtà interagire. Non è un soggetto attivo. Le cose si corrompono perché sono di materia, non perché il tempo le aggredisca. Il tempo le guarda deperire, il tempo le ha guardate nascere.
Eppure solo vedendole cambiare ci accorgiamo che il tempo passa.

 

Il giorno e la notte, il ciclo del morire e del risorgere del sole abitua a una inevitabile ciclicità: succederà per sempre, ci diciamo. Eppure le cose cambiano, e le vediamo cambiare e con loro le persone.

Sopra le nuvole c’è sempre il sole, e non vediamo altro che il cielo che continua oltre il profilo della terra. Si curva e sfugge oltre. Il tempo si infila là sotto e là sfugge. Continua e non puoi misurarlo tutto. Finirà, ma in un punto così distante nello spazio e nella vita della galassia che non è importante.

 

Forse è terribile che questa cosa che ci contiene non abbia fine. O forse ce l’ha ma chissà dove e quindi non importa. Ovviamente quando piloto non ci penso. Controllo gli strumenti e a volte non penso a niente. Penso che è infinito, che è un modo per pensare a una cosa inconcepibile quindi è come non pensare a niente.

 

Sopra le nuvole c’è sempre il sole e il tempo è infinito e l’uomo è così piccolo e relativo e insignificante lassù, a migliaia di metri di altezza.
Sopra le nuvole non misuro più il tempo, non ho riferimenti, non invecchio anzi posso tornare indietro nel tempo. Sfido le leggi della fisica, sfido lo spazio e il tempo: un uomo non può volare.

 

Io volo dove c’è sempre il sole.

 

Su una traiettoria sopra l’Europa, 20 gennaio 2015


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