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La distrazione è produttiva

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Oggi mentre facevo la doccia ho pensato a quello che diceva che per iniziare bene la giornata devi farne una fredda prima delle 8 di mattina.

Pensavo sotto lo scroscio di acqua a circa 800°C “Sì, certo. Ma fattela a casa tua.”

Quando siamo arrivati a penalizzare così tanto certe comodità moderne? Perché per essere consapevoli di noi stessi dobbiamo soffrire? Farsi una doccia fredda? Ma sei fuori?

La riappropriazione del nostro corpo e della nostra coscienza sembra dover passare per forza per la sofferenza. Per quale motivo poi? Per essere più focalizzati, più creativi, più concentrati: più produttivi alla fine.

L’altra cosa che mi ha sempre stupito e insospettito di tutti questi discorsi sulla produttività è che parlano di un metodo da applicare a un processo creativo. Ripetiamo: “Processo creativo” che, nelle intenzioni di questi suggeritori, “è produttivo”, cioè dà come risultato un prodotto. La logica industriale applicata alla creatività non può che finire per interpretare le opere dell’ingegno come prodotti industriali fatti da individui. Ottenuti quindi seguendo un processo che deve essere ottimizzato per essere efficiente: deve eliminare l’errore e ciò che spesso lo genera, cioè la distrazione.

Produrre in economia non significa produrre al minor costo, ma produrre con il minimo dispendio di energie e di capitali, cioè in maniera efficiente ed economica. Il limite dell’ottimizzazione è una soglia al di sotto della quale non si può produrre niente in meno tempo, con meno soldi, con meno mezzi senza comprometterne la qualità.

Tutto ciò è verissimo per il prodotto industriale che è valutabile secondo parametri oggettivi: numero di pezzi prodotti, in tanto tempo, a tanti soldi.
Non è però vero per ciò che è creativo, cioè generato con altri scopi.

La creazione è un’entità che esiste per la prima volta nella storia del mondo. Il prodotto industriale è una ripetizione seriale che è creativa solo nel primo oggetto prodotto. Forse nemmeno in quello ma solo nel prototipo, a voler essere precisi. Si creano ripetizioni, non opere prime.

Per essere produttivi dal punto di vista creativo bisogna fare almeno due cose: distrarsi il più possibile e prestare attenzione a cosa si nota durante le distrazioni. Per “distrazione” non intendo andare al cinema invece di lavorare (anche se serve pure quello) ma procedere lungo la via della creatività osservando più le strade che si aprono a destra e a sinistra invece che quella che si ha di fronte. Che se è diritta è quantomeno un’illusione.

Nell’ambito del processo creativo la focalizzazione ossessiva (senza distrazioni) è invece una delle cose meno produttive perché non considera l’importanza dell’errore. L’errore è una verifica che si compie lungo il percorso. Può essere indotto o casuale, ma è sempre molto efficace. Serve a chiarire se la strada è quella giusta e ad aggiustare la rotta, se è il caso. Normalmente l’errore è associato al fallimento, e invece fare errori è il modo migliore per evitare un fallimento vero e proprio.

L’errore non è un ostacolo lungo il percorso. È una pausa di riflessione che dispone la mente a considerare alternative.

Non parlo delle distrazioni (notifiche, mail, telefonate, gattini in bottiglia) che sono intrusioni esterne: quelle sono disturbi che agitano il flusso del pensiero senza arricchirlo in alcun modo. Parlo di altre distrazioni: foto, video, immagini, testi. Che possibilmente non riguardino l’argomento su cui si è concentrati.

Amo le cose che non c’entrano fra di loro. Come si diceva una volta (si dice ancora?): le contaminazioni. Quelle sono quasi sempre prolifiche. Fanno imboccare strade inesplorate e conducono sempre in luoghi interessanti.

Una delle mie distrazioni contaminanti preferite è camminare. Si trascura troppo spesso quanto produttivo è camminare. Gli uffici dovrebbero essere mobili. Bisognerebbe poter dire “Sto camminando, quindi sto lavorando”.

Si possono fare tante osservazioni interessanti camminando, basta essere totalmente recettivi. Non guardando il cellulare mentre lo si fa, ma guardando gli altri o gli uccelli o le foglie. Sembrano perdite di tempo e invece quello su cui sta lavorando cerca proprio lo stimolo di quel sasso o di quella signora che ha salutato un’amica.

Per risolvere i problemi creativi bisogna pensare a tutto meno che al problema stesso. Le distrazioni non sono disturbi e gli errori non sono dei fallimenti.

Una previsione: dopo il “come essere più produttivi” il nuovo trend sarà “come gestire gli errori”. Io l’ho detto.

Ma magari mi sbaglio.

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