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Il foglio bianco

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Capitano anche quei giorni in cui non abbiamo voglia di recensire niente: niente che ci ispiri amore o odio. Atarassia forse, o magari siamo indaffarati in altri affari. Guardiamo il foglio bianco (o lo schermo bianco) e pensiamo che non è nemmeno che ci vada tutto bene oggi (si può anche recensire per elogiare, per dindirindina) ma semplicemente non abbiamo voglia di pensare ad una cosa particolare.

Salvo che.

Salvo che guardando il foglio bianco pensiamo che sia proprio quello che dobbiamo recensire.

Non un semplice foglio

Cos’è un foglio bianco? Non è un semplice e umile supporto ma è una metafora: delle infinite possibilità a cui la creatività umana può elevarci. Può contenere tutto e ogni cosa: un disegno, delle parole, puoi piegarlo e farci un cigno bellissimo, puoi appallottolarlo e giocarci a canestro col cestino. Puoi filtrarci il caffè. Puoi anche farci altri filtri, ehm.

Una particolarità del foglio bianco è che non è un tutto indefinito: è indefinito in sé (è un valore neutro che attende una definizione) ma è definito da dei margini. Entro quei limiti fisici può esplodere la creatività, al di fuori c’è il mondo reale. È una creatura ibrida questo umile essere bidimensionale: è reale poiché materiale ed è sublime ed astratto poiché fa parte contemporaneamente del dominio del possibile. È qualcosa che diventerà qualcos’altro. Magnifico.

È un oggetto statico ma fragile nel suo divenire: potrebbe bruciare o accogliere un concetto leonardesco, chi lo sa. È umano infine: assume il carattere che uno decide di dargli. O di darsi. Avendo in sé tutte le infinite possibilità del mondo.

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