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Come lavorare come illustratore (in UK)

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Riporto note sparse come promemoria e per interesse generale (FEY, For Everybody’s Interest) raccolte a memoria durante una conferenza di Jon Cockley di Handsome Frank tenuta a Milano il 16 gennaio 2020.

Handsome Frank è un’agenzia di illustratori (anche detta “Rep” o “Represent”, cioè agenti che rappresentano artisti, illustratori ecc.). HF rappresenta alcuni fra i più famosi e bravi illustratori contemporanei, tra cui Jean Jullien, Thomas Danthony, Quentin Monge, Malika Favre, Paul Thurlby, Anna Kövecses e molti altri (quelli indicati sono quelli che conosco ma anche gli altri — direi nessuno escluso, sono notevolissimi).

Lo stile di queste note è caotico, non me ne si voglia. Anzi: non v’è stile alcuno, sono solo appunti sparsi ma potenzialmente utili. 

Come è nata HF, chi rappresenta, cosa fa

HF è un’agenzia relativamente giovane, nata fra amici e ora con diverse sedi, tutte basate in UK. Non aveva ambizioni di diventare gigantesca e ancora conserva lo spirito iniziale: lavorare bene con poche persone di cui si ha fiducia e delle quali si apprezza la qualità del lavoro.

Cockley è riconoscente verso gli artisti che si sono fidati di loro quando non erano ancora un’agenzia consolidata, che sono cresciuti con lei diventando delle star della grafica (Jullien, Danthony e Favre soprattutto, se non altro per la popolarità che hanno raggiunto) e che l’hanno fatta a sua volta crescere. Il portfolio clienti di HF è ora cospicuo e raccoglie i grandi nomi del digitale/informatica, del terziario finanziario e dell’industria.

I clienti erano per la maggior parte UK nei primi anni, ora sono concentrati prevalentemente nel Nord America, Canada incluso.

Gli illustratori che rappresentano hanno diverse provenienze ma non c’è nessun/a italiano/a. Cockley conosce e apprezza molto la grafica italiana, dice che è molto riconoscibile ed elegante ma gli italiani più bravi — quelli noti almeno — sono già sotto contratto con altre agenzie, specialmente americane.

HF rappresenta diversi artisti che si occupano principalmente di illustrazioni, grafica e animazione (quest’ultima è sempre più richiesta, un illustratore oggi deve specializzarsi in qualche misura anche nell’animazione che, in ogni caso, sarà sempre più richiesta in futuro e già lo è oggi).

Come si diventa illustratore HF

Ci si propone e, come sempre, l’originalità è apprezzata. In particolare:

    • Vengono scarsamente considerati o ignorati portfoli digitali, pdf o altro
    • I lavori stampati sono considerati di più di quelli in digitale. La carta vince sempre, specie nella grafica e nell’illustrazione. Opere mostrate a monitor raccolgono meno attenzione e non esprimono appieno il loro potenziale. Stampare il più possibile: stampe singole, libri, pamphlet.
    • Bisogna essere concisi e mostrare solo i lavori migliori e non tutti i lavori (regola d’oro dei portfoli, in generale)
    • Bisogna mostrare di saper dominare diverse tecniche grafiche (il portfolio deve essere possibilmente vario)
    • Uno una volta ha mandato un curriculum scritto su un paio di jeans dorati. Non è stato preso ma è uno dei curriculum più originali che abbiano mai ricevuto e se lo ricordano ancora
    • Ricevono via web circa 500 curriculum (mi pare) al mese: valutarli tutti è impossibile, loro non sono in centinaia
    • Fanno recruiting, specie scandagliando profili Instagram o seguendo segnalazioni o anche autosegnalazioni. Le autosegnalazioni spesso sono frutto dell’insistenza degli illustratori che commentano loro tweet o fanno domande. Magari all’inizio senza alcun effetto ma col tempo può capitare che riescano a incuriosire lui o qualche suo collega fino a portarli a visitare il sito dell’illustratore. Creare connessioni e, con esse, interesse.

Lo stile

La questione dello stile è una delle più spinose e dibattute: bisogna averne uno o bisogna essere flessibili? Come sempre: dipende. Di certo uno stile riconoscibile aiuta a essere facilmente scelti dai brand che vogliono essere rappresentati dalla penna di un illustratore o di un altro, specie se originale o già famoso (come è il caso di Malika Favre che ha firmato tante copertine per il New Yorker e lavora per diversi brand, come Sephora). È anche vero che un atteggiamento del genere funziona quando l’illustratore ha capacità ed è già famoso perché quindi viene richiesto e quasi non deve adattarsi alle richieste del cliente.

D’altro canto uno stile apparentemente più sfuggente o mutevole — nel senso che varia a seconda del cliente — può meglio adattarsi a diverse esigenze e dimostrare la flessibilità dell’artista. Penso (ma è una nota personale) a Christoph Niemann (che non è rappresentato da loro, ndr) che non ha uno stile ben definito ed è più imprevedibile. Il suo stile sono la sua ironia e la sua raffinatezza intellettuale, quindi è l’atteggiamento più che il risultato grafico e tangibile. Niemann piega la tecnica al messaggio, mai viceversa. Un brand che si rivolge a lui (che, a memoria, lavora più nel mondo editoriale che in quello business) gli pone un problema che lui risolve come un enigma, senza piegare il messaggio al suo stile ma sempre, piuttosto, il contrario.

I social e la comunicazione

I social sono inevitabili e un illustratore deve usarli per mostrare il proprio lavoro e per comunicare con chi potrebbe procurargli lavoro (HF, ovviamente).

Bisogna però saperli gestire, in particolare:

  • separando il profilo professionale da quello privato e non mescolando mai le cose (anzi: avendone due separati o uno solo, ovviamente quello professionale)
  • postare solo quando si ha qualcosa da dire, non facendosi prendere da bulimia produttiva o pensando che se non sei costantemente presente sui social scompari
  • non esserne schiavi: Cockley dice di aver assistito a cena fra persone che lui reputa molto intelligenti che finivano a discutere solo di qual fosse l’orario migliore per postare su Instagram per ottenere più like, che hashtag usare e a contarsi i follower. Usa i social, non farti usare da loro.

Comunicare il proprio lavoro è fondamentale e può avvenire attraverso un feed Instagram ben gestito e rappresentativo e soprattutto attraverso un sito web personale (tassativa la versione inglese) che sappia mostrare il lavoro dell’artista. Alcuni illustratori sono arrivati a pensare che ormai basta essere solo su Instagram, usandolo come sito/portofolio ma è sbagliato: un sito mostra, a sua volta, lo stile di un artista e soprattutto come lo stesso vuole che venga rappresentato e mostrato il proprio lavoro. Instagram è uguale per tutti e non è una piattaforma di proprietà dell’artista.
Se lui, in qualità di recruiter, vede che un illustratore ha solo un profilo IG ma nessun sito, anche se è interessato, non approfondisce.

Procura del lavoro/Rapporti con i clienti

Lo scopo di HF è di fare da tramite fra i brand e gli artisti. I clienti si rivolgono a loro con un brief per un certo lavoro e il compito di HF è indicargli un illustratore che potrebbe fare al caso loro, ammesso che non ne abbiano già uno in testa perché vogliono uno stile in particolare.

L’80% dei brief che ricevono è però di questo tenore: “Ci piace il lavoro di Tizio, ne vorremmo uno simile per noi”.
Per Cockley il brief perfetto è “Non sappiamo come e con chi fare questo lavoro ma sappiamo di cosa si tratta e cosa vogliamo dirne al riguardo”. Un buon cliente quindi cerca una voce (o meglio: una penna) capace di interpretare un messaggio e una filosofia aziendale.

Ottenuto il lavoro l’illustratore deve:

  • Cercare di essere disponibile a orari flessibili (spesso i clienti sono in diversi fusiorari)
  • Curare le proprie comunicazioni professionali (tipo avere una carta intestata e una mail formattata decentemente — fa sorridere ma c’è anche chi non lo fa, pur lavorando in un ambito in cui la grafica è regina)
  • Esporre i propri dubbi sempre, fare rilievi e osservazioni durante le conference call e non annuire o accondiscendere per poi chiamare HF, una volta terminata la conversazione con il cliente, dicendo che questo o quello non gli va bene
  • Mostrare entusiasmo per il lavoro che si sta facendo, atteggiamento particolarmente apprezzato dai clienti, specie quelli americani (anche perché le conference call con loro vengono fatte al mattino americano, che corrisponde alla sera europea)
  • Dimostrare ascolto e interesse per le richieste dei clienti, non accondiscendendo ma non essendo nemmeno scontrosi
  • Proporre soluzioni magari non prospettate dal cliente ma che dimostrano che si ha a cuore il problema e che ci si è ragionato sopra.

Come tutte le agenzie, HF guadagna sulle commissioni per i lavori procurati agli artisti e cura la loro immagine, promozione, contrattualistica ecc.
Non sono state specificate le percentuali dovute dall’artista (o trattenute direttamente da HF).

Grazie per l’attenzione.

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