L’Indice di Michelangelo

La recensione degli indici più famosi del mondo

Un’informazione praticamente inutile (nel senso che, nella pratica, non ti salverà da un attacco alieno o da una gastroenterite) è questa: ognuna delle due mani i cui indici arrivano quasi a toccarsi misura circa 40 cm. Delle mani di dimensioni importanti, anche considerato che appartengono ad Adamo e a Dio.


Ovviamente non sono così grandi perché sono di due tipi importanti: se questo fosse il criterio allora quella di Dio non ci starebbe nemmeno in tutta la Cappella Sistina, in tutta Piazza San Pietro, in tutto il Lazio, in tutto insomma ci siamo capiti.
Sono grandi perché si devono vedere da 21 metri di distanza, ecco perché. 40 cm insomma bastano per vederle da quella distanza. Facciamo 19,45 tolta l’altezza media di un essere umano, ma poco cambia.

 

Pertanto è ancor più stupefacente che Michelangelo abbia indugiato in siffatti pregevoli dettagli e minuzie considerato che non sarebbero comunque stati visibili. Almeno fino a quando una ripresa fotografica non ne avesse colto le mirabili fattezze, ma Michelangelo era superintelligente ma non poi abbastanza da preconizzare l’esistenza della macchina fotografica. Perciò si limitò ad essere puntiglioso, che non si sbaglia mai.

 

Questi indici sono così importanti che mettono in secondo piano il resto della composizione: perché sono esattamente al centro e perché la composizione tende verso loro. Adamo è quasi distratto, come se si atteggiasse a “Ma sì, ti porgo quest’indice, che sarà mai”. Ingrato. Dio è molto più sollecito: lui porta l’azione. Del resto quello ha sempre fatto e sempre farà. Il punctum è insomma quel centro che curiosamente è un vuoto: gli indici non si toccano, l’uomo non può tangere Dio, Dio non è palpabile. Quindi un vuoto definito da due vettori è il centro della composizione. Modernissimo.

 

Bravo questo Michelangelo.

 

Giudizio finale: universale.

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