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L’elenco telefonico

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Come ogni libro da che mondo è mondo, l’elenco telefonico ha un inizio e una fine.

E questo è un bene, perché per il resto si tratta del libro più noioso che io abbia mai letto. Che abbia una fine è una liberazione più che altro.

L’uomo si appassiona a narrazioni che abbiano un inizio e una fine e qualcosa di interessante in mezzo che giustifica che si arrivi a quella fine, generalmente situata alla fine del libro. Altre volte non c’è una fine e allora il lettore ci resta male ma almeno c’è qualcosa prima, una vicenda, dei personaggi, degli intrecci, anche solo dei grafici o dei numeri se il libro non è un romanzo ma un saggio o un libro di testo.

Ma che non succeda niente dall’inizio alla fine se non il susseguirsi di nomi, indirizzi e numeri di telefono è francamente intollerabile.

Gli unici colpi di scena — se così possiamo definirli — sono dei riquadri di testo in cui succede (nelle modeste intenzione dell’autore) qualcosa di diverso: una pubblicità di un idraulico o delle pompe funebri. Pompe funebri! Ci sarà stato un assassinio, una morte violenta o inattesa! Ecco lo snodo della narrazione, pensi.

No, niente. Queste variazioni nella narrazione restano insolute e isolate e non conducono ad alcuno sviluppo della trama. L’assicuratore non è segretamente un serial killer: è solo un assicuratore e quello è il suo numero di telefono e c’è pure l’indirizzo.

Non c’è un autore di questo volume trascurabilissimo letterariamente (non fosse per il peso notevole e il numero di pagine) con cui prendersela.
Tra l’altro il formato impiegato è troppo grande e le pagine troppo sottili: leggendolo a letto si piega e collassa su ogni lato, oltre a provocare difficoltà di respirazione dato il cospicuo peso.

 

Giudizio finale: ne sconsigliamo l’acquisto. Ah te lo regalano? E allora come fermaporta un pensierino ce lo farei comunque.

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