Senza riserve

Anthony Bourdain ci ha avvicinati e ci ha parlato di noi stessi attraverso il cibo. Attorno a una tavola imbandita.

Ieri, per commemorare la morte di Anthony Bourdain, la CNN ha aperto una bacheca su cui chiunque poteva condividere storie o ricordi su di lui. Ci sono scritte delle cose bellissime ma una spicca su tutte:

 

Bourdain non era solo un grande divulgatore e un uomo intelligentissimo, sensibile e provocatore. Era un uomo capace di fare qualcosa di straordinario: far cambiare alle persone che lo ascoltavano il modo di pensare.


Era come se fosse sempre capace di individuare un interruttore misterioso nel cervello della gente e, attivandolo, facesse loro vedere la realtà in maniera diversa. Ma non si trattava di controllo delle menti, di manipolazioni o simili.
Era come se lui – assieme a pochissimi altri al mondo – fosse capace di togliere il fermo alle marmitte mentali, per usare una metafora cara a chi voleva far andare più veloce il motorino quando era adolescente. Lui liberava la potenzialità dei cervelli, ecco cosa faceva.

Ne era capace perché operava nel livello più primario della cultura: il cibo. E per “più primario” non intendo meno importante o più rozzo. Intendo le fondamenta della cultura di ogni popolo. Lui usava l’unica lingua che, assieme alla musica, è davvero universale: cosa ci rende più diversi se non le abitudini alimentari? E cosa ci unisce di più se non sederci attorno a un tavolo e condividere del cibo? Niente. È qualcosa di primario e primordiale.

Lui aveva individuato in maniera naturale questo modo di parlare alle persone non di lui e della sua visione della vita e del mondo ma di loro stesse. Ascoltandolo capivi meglio il mondo e te stesso perché trovavi tratti comuni e somiglianze con il pastore mongolo o con il calligrafo giapponese. Mangiavi con loro e avvicinandoti a culture diverse capivi che la cultura è una sola: si basa sul cibo, la condivisione ed è la cultura umana.

Si dice che la cultura è quello che ricordi quando hai dimenticato tutto il resto. È un codice indelebile. È mangiare assieme, è conoscersi, è rispettarsi.
Anthony è una persona che ricorderai quando avrai dimenticato tutto il resto. Almeno io lo ricorderò così. Mi spiace davvero tanto. Grazie Anthony.
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