New York

New York è una città in cui puoi essere newyorkese senza esserci nato

Ho letto che a New York c’è questa strada che ha un suo nome topografico e che poi è chiamata in altro modo a seconda di dove vivi: se stai in un certo punto stai in Front Page, se stai in un altro sei in Back Page. Significa che se stai nella prima e ti ammazzano finisci in prima pagina nei giornali del giorno dopo, se stai nell’altra vai in ultima.

 

Si chiama East Flatbush ed è a Brooklyn.

 

Anche una strada governata dal crimine ha una storia da raccontare e i giornali raccontano storie.

 

 

Ho pensato che solo a New York possono succedere queste cose: la realtà trasfigura a un livello se non letterario, almeno giornalistico.

Succedesse in Italia sarebbe un plagio di quanto succede a New York, come sono state un plagio o una devota imitazione l’adesione a mode ed espressioni culturali che non erano nate qui, che erano evidentemente importate: il rap, certi film, certe forme d’arte. Espressioni, appunto, originali negli USA e copiate qui.

Solo a New York e solo in un paese relativamente senza passato come gli USA può succedere che nasca qualcosa di davvero originale: il confronto culturale si esprime nel riferirsi a preesistenze relativamente giovani, addirittura alla sola strada, come succede nella musica e nel cinema.

 

 

Che poi, ogni forma d’arte, anche la più nuova, è comunque una rielaborazione di un’altra che l’ha preceduta.
Diciamo che a New York gli esempi a cui riferirsi sono decisamente più giovani e quasi embrionali. Fare rap sulla 110th street è diverso che farlo con il teatro di Marcello sullo sfondo, per quanto i Colle der Fomento siano bravi.

Poi pensavo: quanti newyorkesi sono nati a New York, davvero? Non che ne conosca molti, ma nati e cresciuti a New York — che poi per molti è Manhattan e Manhattan è New York, anche se è lievemente diverso in verità — non ce ne sono molti.

 

 

Non nasci newyorkese, ma lo diventi

Molti ci arrivano già nati, molti già adulti. Eppure magicamente diventano newyorkesi vivendoci.
Se abiti a New York sei di New York. Da un certo punto in poi lo diventi. Puoi specificare che vieni dall’Austria o dal Wisconsin, ma sei ormai di New York. Essere newyorkesi insomma è come diventare un Super Te Stesso, o il te stesso che altrove non si sarebbe sviluppato. O almeno non così tanto.

Forse la distanza che pone fra te e le tue radici, forse la bellezza e la forza di questa città mettono qualcosa fra te e le tue origini che distorce il tuo senso del tempo. È come se ti dovessi ricollocare in un altro continuum spazio temporale, come se la tua percezione del tempo fosse alterata.

 

 

Se la Storia e il tuo passato sono una scena statica della tua vita è difficile immaginarsi come dislocati diversamente nel flusso temporale se non essendo in qualche rapporto con passato. Ce l’abbiamo sempre presente. Il nostro passato — che è secolare e millenario — è un continuo presente.


Il passato di un newyorkese è più prossimo al presente, come dire. È un presente di poco fa. È un passato in cui le persone si vestivano in maniera tutto sommato simile e non come dei centurioni romani o come Giacomo Casanova.

Essere newyorkesi è insomma un modo per collocarsi diversamente nel tempo: una strada assume un nome popolare che è riferito alla stampa locale, e quel locale diventa un mondo intero e tutto il mondo per chi lo conosce.

 

 

Come la partita tra i New York Giants e i Brooklyn Dodgers che occupa le prime 90 pagine di Underworld di De Lillo, un’espressione popolare e sportiva diventa una narrazione epica di una intera popolazione fino al punto da farla coincidere con il tutto. New York è il tutto e narrando le gesta di due squadre di baseball De Lillo parla di tutto. Un tutto che è nuovo, che non ha quasi passato e che è quindi un potentissimo presente.

 

 

New York non ha un passato — non almeno remoto come quello di noi vecchi europei — e per questo costringe ognuno a reinventarsi ogni giorno. Anche in maniera spietata, senza riposo, incessantemente.
La trovi diversa ogni volta che ci vai. Riscrive se stessa ed è ossessivamente riscritta dai suoi abitanti. Magari non cambia nei suoi edifici ma cambia nei suoi negozi. Se ci torni da visitatore non trovi mai quel ristorante dove andavi qualche anno fa. È stato riscritto e ora si chiama diversamente, o è un negozio di elettronica.

 

New York è una pagina che chiudi la notte prima e che il giorno dopo è diversa.
 
 

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