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L’arte

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Quale è stata la prima opera d’arte della storia dell’uomo? Le pitture rupestri forse? Chi le fece non intendeva creare un’opera d’arte, anche perché l’arte ancora non esisteva.

Ci deve essere stato però un momento zero della creatività umana: il momento prima del quale l’uomo non aveva mai creato niente di inutile, come solo l’arte sa essere. Aveva creato utensili, aveva creato il fuoco (o scoperto, magari) e aveva imparato che il terreno poteva dare frutti. Forse il poter pensare ad altro che non fosse sopravvivere al giorno stesso, perché già aveva riserve di cibo, gli permise di attivare il proprio cervello in una nuova dimensione: quella del futuro. Pensò ad altro che alla sopravvivenza e quindi creò qualcosa di inutile: almeno non vitale, non necessario. Creò l’arte.

L’arte non serve a niente eppure esprime un’idea, molto più di quanto non la esprima un cervo cotto su un braciere o una focaccia fatta con il grano del raccolto. Tutte cose nobili e necessarie, ma non artistiche.

Quando l’uomo potè indulgere nel pensiero del non immediato creò l’arte.

Si dice, giustamente credo, che l’artista ha una visione. Allo stesso tempo non credo che l’arte esprima l’artista: in un certo senso forse lo fa, ma credo sia più corretto dire che esprime un’esigenza dell’artista. E poiché l’arte non è attuale e presente ma si esprime nel futuro, essa dà forma a ciò che ancora non esiste. È una visione, appunto.

L’artista vede ciò che ancora non esiste, e lo esprime con l’arte.

Basti pensare a una foto, ma di quelle che dicono qualcosa: una foto è un’espressione d’arte quando mostra una realtà che non era visibile a nessuno prima che il fotografo la fermasse. O la componesse. È giusto parlare di composizione fotografica, perché quello fa il fotografo: arrangia elementi su una tavolozza quadrata o rettangolare. Li compone e li sistema entro una cornice e li fa comunicare fra loro e con l’osservatore. Chi guarda una foto vede una realtà che non aveva mai visto, che non era ancora presente e a cui il fotografo ha dato vita. L’ha resa presente ma non trascinandola dal futuro o dall’inespresso dove si trovava nel tempo odierno: rendendola visibile.

Si dice anche che l’arte non inventa più niente, che tutto è già stato fatto o visto. Il che è anche vero, ma non dice tutto. L’arte è una creazione e la creazione è qualcosa che prima non c’era. La componente del tempo è fondamentale nell’arte perché divide il momento che separa la non esistenza dall’esistenza. Prima e dopo. Esserci o non esserci.

L’arte anticipa, sempre. Quando è arte ovviamente. Mostrando il futuro realizza una visione e quando quella visione è realtà storica l’arte si storicizza: ora è collocata in un tempo umano e non più intellettuale. Ora è storia perché la storia l’ha raggiunta e superata.

Però c’è un’arte — e capita molto raramente ma è comune a tutte le opere d’arte che superano i limiti del tempo e che parlano all’uomo contemporaneo o non sono mai raggiunte dal tempo presente — che non ha tempo. È collocabile temporalmente ma conserva ancora un’idea di futuro inespressa o non ancora realizzata.

Quindi è davvero inutile l’arte? Nella pratica lo è. Non si mangia l’arte, non si mangia con l’arte. Così come non si possiede il futuro perché non si può possedere ciò che non si ha e che non è ancora neanche qualcosa. Ma l’arte riesce a vederlo e a dargli una forma visibile e tangibile. È un futuro possibile e che forse non lo sarà mai, ma se non lo capiamo è perché non abbiamo la capacità di farlo, perché non è reale. Reale è ciò che è visibile, ma l’arte è reale poiché è visibile, pur rimandando a una realtà che ancora non è.

Quanta arte ha anticipato i tempi, quanti sguardi su un futuro oscuro ai più l’arte ha saputo gettare. Romanzi considerati improbabili quando vennero pubblicati e poi superati dalla realtà dopo poco. Quante immagini anticipate e poi raggiunte dalla storia. Eppure l’arte le aveva raccontate, prima che accadessero.

Nell’inutile lavorio dell’uomo, nel suo proiettare immagini nel futuro e carpirle sta la differenza fra l’uomo e il resto degli animali: che l’uomo ha un senso del tempo e una visione. Gli animali non ce l’hanno. L’arte è in fondo l’espressione tangibile della differenza fra uomo e animale. Perché è un parto della sua intelligenza che nella nascita dell’opera porta con sé non ciò che è, ma ciò che sarà.

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