L’anno del surrealismo

È la medicina per il prossimo anno

Puntualmente, ogni anno scrivo quello che non faccio mai nella vita reale: un bilancio. Anzi, nemmeno un bilancio e nemmeno una previsione per l’anno nuovo ma un proposito. Come ho già spiegato, i buoni propositi sono fatti per essere disattesi e un buon modo per non fallire nel perseguirli è porsene pochissimi e generalissimi. Astratti quasi.


Facile fallire nel perdere peso o nel diventare più ricchi o nel leggere sessanta libri all’anno. Son tutte cose che dipendono da troppi fattori e troppo impegnative. Mi piace mangiare e bere, non son bravissimo a far soldi e leggo quello che mi va e riesco a leggere (un unico proposito riguardante la lettura è questo: mollare i libri che non interessano. Un libro che annoia è come un rapporto umano che non è destinato a fiorire: non sei tu, non è quel libro, siete voi due insieme).


Se invece il proposito è un atteggiamento o un’idea semplice è più facile rispettarlo. L’anno scorso era quello di non compiacere. Una semplice cosa, facile da tenere a mente: successo assicurato. A ben vedere non è facilissimo essere capaci di non compiacere mai (e quindi di avere, soprattutto, rispetto di se stessi) però il concetto è chiaro, no?


Quello per quest’anno potrebbe essere più pratico e meno astratto: tipo ricordarsi di guardare sempre i fiori e annotare o fotografare tutti quelli bianchi. Non so, una cosa davvero facile del genere (non è affatto facile e richiede un’attenzione e un impegno che pochi riescono a rispettare).


L’estremo opposto


Quello che lasciamo alle spalle è stato l’anno dell’iperrealismo. Esatto: non realismo ma iperrealismo. La realtà non si è solo manifestata ma ha infierito. È stata ancora più potente di come la si percepisse, è stato come vedere tutto con la massima luminosità (o il buio più profondo) e a massimo volume. Restando fermi immobili e finalmente — per chi ha saputo farlo — prestando attenzione solo ai movimenti interiori, agli assestamenti dell’anima.


Per questo penso che sia stato un anno universale e singolare: tutti lo abbiamo vissuto quasi nello stesso modo (sotto la stessa minaccia) ma ognuno vi ha reagito individualmente. Tutti, io credo.


Dopo l’iperrealismo non ci vuole il realismo, quello è una forma di iperrealismo depotenziata. Ci vuole il surrealismo. Non intendo quello artistico o solo in parte. Per me il surrealismo è l’interpretazione inconscia e intellettuale della realtà e della vita. Pare una contraddizione (come può ciò che è inconscio essere anche mediato dall’intelletto?) ma non è così.


Il surrealismo che intendo è composto da due momenti: uno di osservazione inconscia della vita (senza cercarvi niente ma solo guardando e scorgendo forme, semmai) e uno di costruzione del senso di ciò che si è osservato.


La realtà che osserviamo ha un’apparenza oggettiva (tutti vediamo le forme degli oggetti e i loro colori e le persone ecc. e le descriviamo nello stesso modo, più o meno) e una velata, meno percepibile, più nascosta. La fotografia insegna a vederla ma poi l’allenamento visivo o un certo spirito predatorio — nel senso buono — fanno il resto.


È un po’ come intravvedere il codice in Matrix, come se ogni tanto il velo si sollevasse e lasciasse vedere un altro strato di realtà. Non è la Verità, non è la sua essenza: è un’altra possibile realtà. Rivela connessioni non esplicite fra le cose, ne rivela una loro natura diversa da quella immediata, dà loro una profondità imprevista. Mostra più significati delle cose e il loro spessore. Le loro storie, il perché oggi, in un preciso momento, stiamo osservando quel sasso o quella bottiglia. C’è tutto scritto, è in un codice contenuto nelle cose ma la sua interpretazione richiede silenzio e attenzione. Le cose parlano e io non sto impazzendo: è il surrealismo, che è molto reale, basta saperlo vedere.


Dopo un anno iperrealistico in cui siamo stati concentrati su una sola rappresentazione della realtà, è giunta l’ora di cercare solo gli strati sottostanti, più deboli e preziosi, più silenziosi e interessanti.


La fotografia, l’arte, la musica, il teatro, la letteratura sono diversi modi per svelare questa realtà, per decrittare il codice e per dargli una forma nuova, che prima non esisteva. La musica è la forma codificata di una melodia che era nel vento, la fotografia è un’interpretazione della realtà, la letteratura è la storia che le cose raccontano, sotto forma di parole che gli umani capiscono.


Il 2021 è un numero. Che nasconde codici e strati di realtà.


Un solo proposito: la vita sta nello strato del surrealismo, quello in cui la realtà viene interpretata e non subita. Buon anno nuovo.

__
Leggi anche:

La primavera

Contrariamente a migliaia di persone non ho niente contro Fabio Volo. Le nostre vite non si intersecano né lo faranno mai, quindi chissene. Però una volta ho letto un suo libro.
E l’ho recensito.

IT

On this website we use first or third-party tools that store small files (cookie) on your device. Cookies are normally used to allow the site to run properly (technical cookies), to generate navigation usage reports (statistics cookies) and to suitable advertise our services/products (profiling cookies). We can directly use technical cookies, but you have the right to choose whether or not to enable statistical and profiling cookies. Enabling these cookies, you help us to offer you a better experience.