La Grosse Messe in do minore di Mozart

Questo Mozart sembra uno promettente

Alcuni appunti sparsi dopo l’ascolto dell’opera di questo interessante austriaco, che — mi piace ricordare — è la prima vera rockstar che sia mai esistita.

 

È sublime (questo è il passaggio facile e ovvio).

 

Che ho sempre trovato la religione cattolica profondamente deprimente e forse questo me ne ha allontanato definitivamente, come del resto da qualsiasi altra religione. La componente estetica così sanguinolenta e carnale — ma nel senso di strazio della carne — non ha fatto altro che persuadermi del fatto che, no grazie, non fa per me. Non mi interessa il prodotto. Eppure Mozart è talmente mozartiano (nel senso di una delle massime espressioni dell’arte umana) che riesce a rendere questa religione straziante quasi gioiosa, carica di fiducia, direi accettabile. Forse perché eleva il sentimento alla comprensione dell’umana natura e non lo appiattisce sullo sfruttamento emotivo. Non ti vuol far piangere per umana simpatia delle disgrazie patite da questo uomo — vero o immaginario — inchiodato a una croce. Sposta, come dire, il discorso direttamente al livello del sublime. Suscitare partecipazione umana evocando il dolore è facile, elevare l’uomo attraverso l’arte è ben altra cosa e assai più difficile. La religione semplifica il sentimento e l’emozione, la musica di Mozart ne decostruisce il meccanismo e lo amplifica in una costruzione magnifica.

 

L’intera Messa è un’architettura mirabile fatta di parti diverse fra di loro eppure mirabilmente concorrenti a un’unità generale. Ogni suo movimento è legato alla liturgia e alle sue componenti ma ha il vero dono dell’intelletto: l’invenzione. C’è il corpus della Messa e ci sono le sue parti, fatti di movimenti e tempi e temperature emotive completamente diverse ma che, nella loro somma, restituiscono un’equazione bilanciata. Non è un edificio costruito su una melodia e su sue infinite variazioni, ma un insieme di parti con tempi e respiri diversi che porta l’ascoltatore ad ascoltare con costante tensione. Non lo delizia e basta ma a volte lo sferza con faticose pause e rallentamenti per poi rielevarlo con celestiali movimenti. Una costruzione è fatta di parti. Diverse. E questo Mozart lo sapeva benissimo. Per questo continua a essere non solo moderno ma direi contemporaneo, anche dopo svariati secoli.

 

 

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