Il popolo della rete

Parliamo di un organismo pluricellulare inesistente ma mitizzato dai giornalisti

Una volta nei talk show c’erano i sondaggi e i sondaggisti. Ora ci sono ancora ma il polso della mitica “opinione pubblica” ormai lo si prende collegandosi a twitter o vedendo su facebook di che si parla.

 

C’è questa magica convinzione dell’ingessato giornalismo televisivo secondo la quale i social sarebbero una perfetta rappresentazione della popolazione tutta o almeno della sua parte opinionante (e opinabile): l’inesistente o quantomeno ondivaga ed effimera opinione pubblica si è trasferita da un luogo segreto direttamente sui social. È visibile! Non devi nemmeno più andarla a scovare o inventartela di sana pianta. Suoni al campanello dei social e ti apre:

 

 

“Salve, sì è casa Opinione Pubblica. Salga pure”

 

Ai giornalisti non deve essere parso vero.

 

 

La rete insorge

Per brevità e per essere moderni non la si chiama nemmeno più opinione pubblica. Si chiama direttamente “Rete”. La rete è un sistema abitato da una massa indistinta di individui che i giornalisti sanno perfettamente interpretare, dato che secondo loro ragiona come un’unica, solida, granitica mente superiore. Che giudica. Insorge. Condanna. Ama. Piange.

 

 

La interpellano con un certo timore reverenziale, forse perché non sanno nemmeno immaginarsela, questa voce che mescola migliaia di voci ed esce da uno schermo, grande o piccolo che sia. Che su qualsiasi argomento sa esprimere un’opinione in pochi secondi. Ha già un’idea precisa, immediatamente! È così rilassante no? Sapere già cosa pensare, subito. Non pensando che la prima risposta che ti viene in mente è spesso la più sbagliata, che non si tratta di risolvere un’equazione, che anzi, proprio come un’equazione, un’opinione dovrebbe essere ponderata almeno tanto quanto ci metteresti a risolvere un’equazione, pure semplice. Invece sulla fecondazione eterologa, sulla pena di morte, sugli sbarchi degli immigrati, sui derivati, su qualsiasi cosa la rete ha un’opinione, subito.

 

 

Una grande pancia

Forse la rete è una gigantesca pancia. Un Jabba The Hutt che rutta SÌ e NO a richiesta. Gli si propone un quesito, meglio se profondissimo e moralmente intricato, e lei restituisce sempre una risposta.
È perfetto no? Le televisioni non aspettavano altro, non devono nemmeno spendere soldi in sondaggi. Ce li hanno lì, spontaneamente offerti e gratuiti.

 

Cosa si aspettano in fondo? Una risposta. Non importa che sia quella giusta perché l’illusione della democrazia diretta è troppo forte. Se milioni di persone — anzi di utenti di qualche social — si sono espressi per un SÌ o per un NO quello è il parere del popolo, no? Deve essere giusto perché la democrazia è questo.

 

No

La democrazia è il sistema politico che assume semplicemente che quanto deciso dalla maggioranza sia il bene per il popolo. La democrazia non dà risposte giuste o sbagliate. Dà risposte che esprimono la volontà della maggioranza. Fine. E potrebbero essere pure sbagliate e lo sono state mille e mille volte nella storia dei sistemi democratici.

 

 

Eppure sopravvive questa idea che l’opinione della maggioranza sia quella giusta. Anche nel caso in cui la maggioranza sia solo quella che popola un social, che quindi di per sé è scarsamente rappresentativa di tutta la maggioranza.

 

Meglio credere che milioni di persone la pensano così che sostenere che milioni di persone pensano semplicemente idiozie. Perché la loro opinione è confortata dai numeri e far valere la propria, contro quella di milioni, sai che fatica.

 

 

La penso come la maggioranza. La maggioranza ha deciso così. Mi sento meglio.

 

Che si mangia stasera? La maggioranza ha abolito la cena? Oh wait, come sarebbe?

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