Il captcha

Non è una divinità azteca. Se lo conosci lo odi. Ma potresti odiarlo meno dopo aver letto quello che segue.

Cosa sia un captcha lo sa chiunque. Magari non sa che si chiama così, ma chiunque se l’è trovato di fronte, soprattutto al termine della compilazione di un modulo in rete. Serve ad assicurarsi che il compilatore sia un umano e non un bot: solo gli umani infatti sanno riconoscere delle lettere o dei numeri in quelle immagini disturbate e incomprensibili. Dei bot no, non ce la fanno.

 

Fu inventato da Luis Von Ahn, un programmatore e ora professore associato alla Carnegie Mellon University, per un motivo apparentemente banale e molto materiale: evitare lo spam generato in maniera automatica da computer istruiti per spedire milioni di mail o per sferrare attacchi brute force a siti web. Oppure istruiti a comprare stock di biglietti di concerti per rivenderli a prezzi maggiorati.
Come si fregava una macchina? Chiedendogli di farsi riconoscere come un essere umano. Come? Ponendole un quesito che solo un umano può risolvere.

 

Captcha è l’acronimo di completely automated public Turing test to tell computers and humans apart ed è l’ultimo baluardo sino a qui noto per permettere a delle macchine di difendersi da altre macchine.

 

Ma la parte più interessante viene adesso.

Von Ahn si sentì in un certo senso in colpa: aveva costretto milioni di persone a perdere circa 10 secondi del proprio tempo per decifrare e digitare quello che gli appariva in un’immagine confusa a schermo. Come mettere a frutto questi secondi? Sembrano pochi, ma moltiplicati per tutti i captcha usati ogni giorno (più di 200 milioni) è tantissimo tempo.
Von Ahn fondò ReCAPTCHA, che divenne una startup che venne acquistata poi da Google. L’idea era quella di trasformare il tempo in qualcosa di utile: da allora quei caratteri confusi sono in realtà scansioni di testi che una macchina non potrebbe tradurre in parole comprensibili. Ma un umano sì.

Quindi quando ti trovi di fronte un captcha ora sai che stai partecipando ad un esperimento collettivo di trascrizione di libri. E ti sentirai parte di qualcosa di davvero grandioso. Anche se per i cospirazionisti starai comunque aiutando i vulcaniani a tradurre le mappe dei siti nucleari per sferrarci l’attacco finale. Questi perfidi vulcaniani.

 

Giudizio finale: figo, no?

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