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I miei morti sono meglio dei tuoi

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Lo sviluppo del dibattito pubblico dopo un fatto devastante ha modalità prevedibili, che si ripetono quasi senza variazione, catastrofe dopo catastrofe.

  1. Costernazione
  2. Tentativi di comprendere la tragedia
  3. Ipotesi complottistiche
  4. Raccoglimento ed elaborazione del lutto
  5. Accuse che i tuoi morti sono meglio dei miei

Quando ci si raccogliere per piangere i propri morti inevitabilmente arriva quello con il ditino alzato che ti rimprovera perché non piangi questi altri morti e pure quegli altri. E non dimenticare gli altri ancora. Altrimenti? Altrimenti sei una creatura spregevole che piange solo i propri morti e declassa gli altri, considerandoli meno meritevoli degli altri.

La vicinanza emotiva

Innanzitutto distinguiamo morte e lutto, perché non sono la stessa cosa.

I morti sono tutti uguali, i lutti sono tutti diversi.

Per un motivo molto semplice: la morte è un fatto oggettivo, il lutto è un fatto intimo, vissuto individualmente o collettivamente a livello emotivo. Ci si commuove e addolora più intensamente tanto quanto si è più vicini emotivamente all’epicentro del dolore. Un evento mortale come quello di venerdì 13 a Parigi è come un sisma emotivo che è tanto più intenso quanto più ti trovi vicino. Le strade di Parigi le conosco. Conosco quelle facce. Conosco quei luoghi benissimo e potrei disegnarne la mappa ad occhi chiusi. Per questo sento questo lutto più intensamente.

Posso essere umanamente colpito dai morti dell’aereo del Sinai o da quelli degli innumerevoli attentati di Baghdad o di Beirut, o per la Palestina o anche per lo Sri Lanka ma non lo sarò mai tanto quanto per quelli di Parigi.

Non sono spregevole

Questo mi rende un essere orrendo? No. È semplicemente umano piangere i propri morti e provare solo compassione umana per i morti che ti sono più distanti. Per questi si prova un dolore indotto, come dire, perché è giusto moralmente provare dolore e compassione per ogni morte innocente. Ma per i nostri morti il dolore è più intimo e profondo.

L’accusa che “Piangi solo i tuoi morti” oppure “Non consideri tutti i morti ugualmente” è una variante più subdola de “I tuoi morti sono meglio dei miei”. Tra l’altro sottintende che gli altri morti (in genere di popoli distanti sia geograficamente che culturalmente) sono implicitamente meglio dei miei. O che chi ti accusa è meglio di te perché piange quelli e pure i tuoi.

Più che mostrare pietà umana, un atteggiamento del genere cerca solo di elevarsi moralmente grazie alla compassione espressa verso sconosciuti che hanno una caratteristica specifica: sono più sconosciuti degli sconosciuti degli altri.

Quindi, amico caro, se piangi tutti i morti, nessuno escluso, i miei e i tuoi e quelli distanti miliardi di anni luce, allora vai a tutti i funerali.

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