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48—Non me ne frega più niente di avere ragione

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Ciao caro diario,

questa volta sono 48 e sento che la vita è come uno zaino: devi portarti dietro sempre meno cose. Devi viaggiare leggero, con il minimo indispensabile.

C’era quel film con George Clooney che diceva proprio una cosa così: lui lo faceva per lavoro, girava per gli USA a tagliare teste, metaforicamente insomma, licenziava. Non una bella cosa ma non è questo il punto. Il punto era che doveva avere appresso pochissime cose, quelle davvero importanti.

Il punto è che più invecchio, più voglio essere leggero. 
Mi pare di riuscirci.

La leggerezza — di cui poi vado parlando da anni — era un’aspirazione e ora è sempre più una regola.

Ho viaggiato fisicamente abbastanza quest’anno. In certi periodi avevo sempre una valigia pronta. Mi piace molto farlo e mi è capitato di essere anche solo, completamente solo a farlo. Ho viaggiato con me stesso, che è quel genere di viaggio che può metterti di fronte a certe cose che normalmente sfuggi e invece non mi sono trovato insopportabile come compagno di viaggio di me stesso, quindi chissà, è da ripetere.

In questi casi la leggerezza è fondamentale ed è anche una rappresentazioni di te stesso.

Gli abiti in più che mettiamo in valigia hanno il peso della nostra insicurezza.

Mi servirà anche quella camicia? L’ennesimo maglione? Sono tutte il peso delle indecisioni.

La leggerezza quindi è sia fisica che metaforica: la vita stessa è un viaggio da un punto a un altro e invecchiando è buona regola abbandonare certe incertezze e portarsi dietro solo le cose utili, quelle che servono davvero. Un libro, una macchina fotografica, soldi, vestiti. 
Il pensiero, l’occhio indagatore, una qualche vaga sicurezza, una qualche protezione. Non c’è bisogno di molto altro.

Una delle cose che ho abbandonato con più leggerezza ma anche convinzione — è una leggerezza pesante e meditata, insomma — è la volontà e quasi l’urgenza di avere ragione.

Nelle discussioni non me ne frega più niente di avere ragione.

Se le intraprendo con persone che intellettualmente rispetto e i nostri punti di vista divergono, vedo di far tesoro delle loro opinioni, specie se sono distanti dalle mie: oscillare o almeno provarci è sempre un buon esercizio.

Se sono discussioni con persone che non conosco o che non stimo particolarmente lascio perdere subito.

Avere ragione con o da un cretino (che non ammetterà mai che tu ce l’abbia) non è questa gran cosa, non mi pare un gran merito.

Il che comporta che praticamente non discuto più di niente, o solo se la discussione è interessante. Perché il bello della discussione non è aver ragione ma scambiarsi qualcosa, crescere nel capitale di idee, contenere moltitudini, sempre di più. Espandersi.

Anche questa è una forma di leggerezza perché le idee in fondo non hanno un peso, le puoi portare con te e si accomodano dove le metti, semmai è quando le fai diventare cose reali che acquistano gravità ma altrimenti sono foglie al vento.

L’essere leggeri ha un altro paradosso: ti crea spazio dentro e attorno. Quando viaggi e sei leggero puoi permetterti di portare a casa qualcosa dai tuoi viaggi. Le idee che difendi volendo aver solo ragione (e non mettendole in discussione) sono grigi e pesanti oggetti mentali che ti tirano la testa verso il basso. Le idee più interessanti amano essere messe in discussione, sono indisciplinati folletti che non stanno mai fermi.

E come ogni anno, buon compleanno a me, a Bruce e a John Coltrane, che pure loro li compiono oggi.

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