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La nostalgia del futuro

(Capri/Ischia/Procida)

Una foto di viaggio ha una componente nostalgica e una documentaristica. Quella nostalgica è più evidente per chi l’ha scattata, a prescindere dal suo valore artistico e fotografico: chi è stato in un luogo e ha scattato una foto ricorda attraverso essa anche uno stato d’animo e una giornata ben precisa.

In questo momento, a causa del COVID-19, sta avvenendo uno spostamento percettivo senza precedenti. Globalmente le foto di viaggio generano un effetto nostalgico in chiunque le guardi, a prescindere dal fatto di conoscere o meno i luoghi ritratti. 

La nostalgia è diventata da intima e personale un fenomeno globale: oggi, nel 2020 (e lo scrivo qui a futura memoria), non sappiamo esattamente quando potremo ricominciare a viaggiare per il puro piacere di farlo. Non sappiamo quando potremo riprendere un aereo, non sappiamo quando mangeremo la prossima volta in un ristorante. 

Sono tutte esperienze che abbiamo già fatto e che, oggi, non sono contemplate fra le possibilità che la vita contemporanea ci riserva. A meno che non lo dobbiamo fare per lavoro, viaggiare per piacere e con la libertà che fino a mesi fa era data per ovvia non è più scontato. 

Oggi, improvvisamente, la nostalgia è diventata una questione globale e un sentimento slegato dalla conoscenza diretta di un luogo. Oggi abbiamo nostalgia di luoghi mai visti, non perché non sappiamo quando ci torneremo ma perché non sappiamo quando potremo mai andarci. 

 


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