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Importanti considerazioni sui pesci in un acquario

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L’osservazione dei pesci in un acquario ha dei curiosi paralleli con quella del fuoco che arde in un caminetto: sono due visioni calmanti e vagamente ipnotiche. Si guarda il fuoco—o i pesci, a scelta—come se dovessero rivelarci qualche mistero. Oppure si guarda e basta, perché è una vista rilassante e a volte fa bene osservare senza pensare a niente.
Salvo che guardando i pesci in un acquario qualche pensiero ti viene. Tipo:

  1. E se si stessero antipatici?
    Sono costretti a vivere in uno spazio angusto e non si sono scelti: che dramma sarebbe se non si sopportassero? Ma poi: i pesci hanno un carattere, una personalità?
  2. Sanno di essere costretti in uno spazio limitato?
    Essendo abituati a considerare i pesci come creature che vivono in un ambiente naturale infinito (per loro), saperli imprigionati in una scatola di vetro stringe il cuore. Però: sono nati in allevamento quindi non hanno nemmeno il concetto di infinito né sanno che potrebbero nuotare in linea retta finché non si ritrovano a fare il giro completo della terra, ammesso che ci riescano e ammesso che si trovino a nuotare in un oceano. Dove probabilmente finirebbero in pasto a pesci più grandi nel giro di qualche ora. Per i pesci in un acquario insomma, l’acquario è il tutto.
  3. Quando si mangia?
    Questa deve essere la loro principale preoccupazione. Hanno pochi stimoli se non quelli visivi e sonori (i faccioni dilatati dal vetro di quelli che li osservano dal di fuori, gli altri pesci e i rumori delle ditine di bambino che cercano di attirare la loro attenzione tichettando sull’acquario) e quindi sentono il loro corpo. O il loro stomaco, meglio. Vivono attendendo il prossimo pasto insomma.
  4. E se fossimo noi i pesci in un acquario molto grande?
    Se i pesci non pensano di essere prigionieri di alcunché perché quella per loro è la sola condizione esistenziale che conoscono non sapendo che si può vivere anche nell’infinito—cioè in mare aperto o in un lago o in un fiume—non varrà lo stesso per noi umani che pensiamo non tanto di avere ogni libertà di movimento ma soprattutto che la nostra esistenza abbia potenzialità infinite mentre in realtà sbattiamo contro il vetro di un acquario che nemmeno vediamo? Non siamo infine noi stessi dei pesci? Non guardiamo per caso quelli dentro pensandoli prigionieri e non rendendoci conto di esserlo noi stessi? E anche: non saremo noi i prigionieri pur se ci troviamo al di fuori dell’acquario mentre chi c’è dentro—cioè i pesci—nella loro ignoranza sono in verità ben più liberi?
    Ecco forse perché guardiamo con interesse e rapimento queste creature, pensandole prigioniere ma essendo in realtà affascinati dalle loro evoluzioni: perché cerchiamo delle risposte. Perché sappiamo che potrebbe darcele un volume di vetro riempito con qualche decina di litri di acqua e con dei pesci dentro che non sanno di essere quelli che sanno più di tutto e tutti, pur non sapendolo.

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