{"id":41766,"date":"2026-02-08T17:55:26","date_gmt":"2026-02-08T17:55:26","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=41766"},"modified":"2026-02-08T17:55:26","modified_gmt":"2026-02-08T17:55:26","slug":"narrazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/narrazione","title":{"rendered":"Narrazione"},"content":{"rendered":"<p>Annoto un giorno:<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:42px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Non conosciamo le persone, conosciamo le loro storie. Crediamo a una versione che ci raccontano o che ci raccontiamo noi su di loro.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:42px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>\u00c8 una cosa che penso, non ricordo neanche quando, camminando, un giorno.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa idea della narrazione mi occupa la mente da sempre, da quando sento che una voce nella mia testa mi dice cosa fare e pensare. \u00c8 la coscienza? \u00c8 uno sceneggiatore della mia vita? O sono io stesso e basta? A pensarci meglio, le voci sono almeno due. \u00c8 un dialogo quello che avviene dentro questa scatola montata sulle spalle. Se fosse solo una sapremmo sempre cosa fare. Invece valutiamo, pesiamo, discutiamo. C\u2019\u00e8 un dibattimento nella testa e, alla fine, una voce prevale e trasforma il pensiero in decisione. Questo processo \u00e8 narrazione pura: ha un dinamismo, prevede conflitti, genera un testo mentale.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 un pensiero affascinante, ma pericoloso: limita la visione della realt\u00e0 a un punto di vista soggettivo. Siamo tutti narratori inaffidabili che guardano il mondo dall\u2019interno di una feritoia, convinti di vederlo tutto. Molta filosofia ha indagato questo abisso, dal solipsismo a Kant: l\u2019idea che noi interagiamo solo con il fenomeno (la storia che ci raccontiamo dell\u2019altro) scontrandoci per\u00f2 con un noumeno (l\u2019altro reale) che resta inconoscibile. Non esiste insomma l\u2019oggettivit\u00e0, ma solo le sue interpretazioni.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:42px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>La realt\u00e0 non \u00e8 reale, \u00e8 soggettiva. O quella che chiamiamo realt\u00e0 \u00e8 una coincidenza statistica: in molti &#8211; a volte tutti &#8211; chiamiamo cavallo quello che vediamo essere un cavallo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:42px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Ma camminando mi chiedevo: se la realt\u00e0 \u00e8 una proiezione, cosa vediamo davvero degli altri? Un\u2019esperienza comune \u00e8 immaginare le vite altrui senza avere elementi di conferma. In metro, o passeggiando per strada guardando le finestre illuminate. Mi chiedo spesso: come sono le vite in quelle case che osservo dal marciapiede? Non ho elementi per capirlo, se non dettagli minimi: una luce accesa, un quadro. Posso indovinare, ma non sapere. Ho pensato allora che ci\u00f2 che crediamo di sapere sugli altri \u00e8, in realt\u00e0, ci\u00f2 che <em>non<\/em> sappiamo. La mente ha orrore del vuoto: deve pacificarsi costruendo una storia coerente. Quando mancano i fatti, riempiamo lo spazio opaco con la fantasia. Quelle case sono reali nell\u2019immaginazione, o almeno \u00e8 reale il racconto che ne facciamo.<\/p>\n\n\n\n<p>Quindi gli altri sono la somma di due parti: una oggettiva (minima) e una immaginata (enorme). E in questa parte immaginata, ci siamo noi. Friedrich Nietzsche diceva che \u201cnon esistono fatti, ma solo interpretazioni\u201d. Se \u00e8 cos\u00ec, l\u2019incontro con altre vite \u00e8 solo un incrocio di trame. \u00c8 rassicurante pensarlo: se l\u2019altro \u00e8 una mia proiezione, non pu\u00f2 ferirmi davvero, perch\u00e9 in fondo lo sto scrivendo io. Ma \u00e8 evidente che non \u00e8 cos\u00ec. Se avessimo il controllo della narrazione, decideremmo di non soffrire. Scriveremmo per gli altri ruoli comodi, rassicuranti. Invece gli altri ci feriscono, ci sorprendono, ci deludono.<\/p>\n\n\n\n<p>Quello che abbiamo \u00e8 il pensiero, \u00e8 il racconto. \u00c8 ci\u00f2 che interpretiamo della realt\u00e0, \u00e8 <em>come<\/em> la interpretiamo. Proiezioni soggettive, azzardi interpretativi. Carpiamo elementi dai racconti altrui e li completiamo con altri, immaginari e plausibili, come le vite degli altri che vediamo e immaginiamo guardando le loro case dal marciapiede o i loro volti su un treno.<\/p>\n\n\n\n<p>Quello che vediamo in loro \u00e8 la realt\u00e0 oggettiva, quello che ne pensiamo, immaginando le loro vite, \u00e8 il racconto. \u00c8 come se gli altri fossero quadri abbozzati: ne vediamo i tratti e, pi\u00f9 li conosciamo, pi\u00f9 ne completiamo il ritratto ma ci\u00f2 che non vediamo lo completiamo con l\u2019immaginazione. Quindi le altre persone della nostra vita &#8211; conosciute o anche sconosciute, frequentate o solo intercettate &#8211; sono in parte oggettive e in parte immaginate, sono una somma di realt\u00e0 e racconto della realt\u00e0. Ma in quel racconto ci siamo noi, ecco la cosa interessante.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma la realt\u00e0 e gli altri individui (chi non \u00e8 noi) che la popolano non sono racconti generati dalla proiezioni che ne facciamo. Sono semmai altre narrazioni che si intrecciano alla nostra ma che non controlliamo.<\/p>\n\n\n\n<p>La filosofa e scrittrice britannica Iris Murdoch distingueva tra <em>fantasia<\/em> and <em>immaginazione<\/em>. Non ci avevo mai pensato ma non sono affatto la stessa cosa. Secondo lei, ci\u00f2 che facciamo quando \u201cci raccontiamo storie sugli altri\u201d \u00e8 pura <em>fantasia<\/em>. \u00c8 un meccanismo egoistico in cui usiamo le persone come comparse nel nostro psicodramma personale per consolarci. La fantasia \u00e8 automatica e garantisce il pieno controllo. Pu\u00f2 essere attivata e disattivata a piacimento.<\/p>\n\n\n\n<p>Per lei non \u00e8 vero che \u201cviviamo solo di storie\u201d e basta. Viviamo sempre narrativamente, ma possiamo farlo in due modi: o nella fantasia, dove l\u2019altro \u00e8 ridotto a personaggio del nostro ego, o nell\u2019immaginazione, dove proviamo a guardarlo come realt\u00e0 autonoma, e quindi ad assumerci una responsabilit\u00e0 verso di lui.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019<em>immaginazione<\/em>, invece, \u00e8 uno sforzo morale estenuante. \u00c8 la capacit\u00e0 di vedere l\u2019altro <em>come \u00e8 davvero<\/em>, separato dalle nostre proiezioni e dai nostri bisogni. Murdoch lo definiva <em>\u201cunselfing\u201d<\/em> (uscire da s\u00e9). Uscire dalla nostra narrazione, immaginarne un\u2019altra.<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 pi\u00f9 un completamento di esistenze altrui in forma narrativa e fantasiosa (non \u00e8 pi\u00f9 il volto delle persone che vediamo in metropolitana che completiamo con un testo immaginato) ma un immaginare vite estranee alla nostra, non narrate con il nostro punto di vista.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 faticosissimo.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 uno strumento di psicologia cognitiva, la \u201cfinestra di Johari\u201d, che spiega bene questo inganno. Esiste in ognuno di noi un\u2019<em>area cieca<\/em>: \u00e8 ci\u00f2 che gli altri sanno di noi, ma che noi ignoriamo. L\u2019autonarrazione \u00e8 spesso una menzogna: ci raccontiamo di essere coraggiosi o generosi, ma gli altri vedono ci\u00f2 che noi non vediamo. Gli altri sono specchi impietosi. Vedono le nostre incoerenze. Hanno accesso a dati oggettivi sul nostro comportamento che a noi, intrappolati nel monologo interiore, sfuggono. L\u2019esistenza di questo sguardo altrui \u00e8 la prova che non siamo chiusi in una narrazione solipsistica. Con gli altri &#8211; conosciuti o sconosciuti &#8211; stiamo bene o male, amiamo o odiamo, siamo coinvolti o indifferenti.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:42px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Reagiamo, quindi siamo reali.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:42px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>E soprattutto non possiamo controllare la narrazione altrui: possiamo accettarla, rifiutarla, subirla ma non controllarla.<\/p>\n\n\n\n<p>Jacques Lacan definiva il <em>reale<\/em> come ci\u00f2 che non pu\u00f2 essere simbolizzato, ci\u00f2 che \u201cnon smette di non scriversi\u201d. Quando il reale irrompe nella vita \u2013 un lutto, un innamoramento, un tradimento \u2013 le storie che ci raccontiamo si disintegrano. La realt\u00e0 colpisce con una violenza che nessuna narrazione pu\u00f2 contenere. Ecco: le persone non sono le storie che ci raccontiamo. Le persone sono realt\u00e0 dense, opache e contundenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Non possiamo inventare e raccontare le storie altrui &#8211; non possiamo in definitiva entrare in altre narrazioni, in altre teste &#8211; ma possiamo leggerle, conoscerle.<\/p>\n\n\n\n<p>Scrivere storie altrui &#8211; peggio ancora: che collimino con la nostra stessa, che vi si accomodino dentro senza disturbare &#8211; \u00e8 un arbitrio e una forma di controllo. \u00c8 violenza. Leggerle \u00e8 un atto di amore e di umilt\u00e0. Lasciarsene modificare, accoglierle \u00e8 umano.<\/p>\n\n\n\n<p>Fare spazio agli altri e alle loro storie. Il racconto di noi stessi \u00e8 ricco di pagine bianche: quelle che dobbiamo ancora scrivere e quelle che scrivono gli altri.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:42px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Ognuno scrive il suo libro ma ognuno pu\u00f2 anche accogliere chi ama o vuole accanto a scriverne altre pagine.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:42px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>E bisogna leggere le pagine altrui, senza l\u2019ambizione (folle) di poterle scrivere nella propria testa, senza pensare di poter contenere la propria narrazione e anche quella altrui.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 vero che tendiamo a vivere nella narrazione ma lo sforzo ulteriore \u00e8 forse proprio quello di tentare, fallendo e riprovando, di uscirvi. Di vedere la propria storia dall\u2019esterno, con occhi altrui. Di esercitare quell\u2019immaginazione di cui parlava Iris Murdoch. Quel faticoso processo di creazione di mondi in cui noi siamo comparse e non protagonisti.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:42px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Immaginarsi protagonisti nella propria vita e comparse in quelle altrui.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:42px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Dobbiamo smettere di scrivere i personaggi che abbiamo attorno e iniziare a leggerli.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi ricollego per concludere ai volti visti in metropolitana di cui immagino (ora dovrei dire pi\u00f9 correttamente \u201cfantastico\u201d) le vite: non sono proiezioni di noi stessi ma altre vite, altre narrazioni da leggere.<\/p>\n\n\n\n<p>Emmanuel Levinas diceva dei volti che sono le presenze fisiche degli altri. Sono presenze diverse da noi stessi. Sono anche libri da leggere, con linguaggi e memorie diverse dalle nostre.<\/p>\n\n\n\n<p>Guardare davvero un volto significa riconoscere che l\u2019altro non \u00e8 un personaggio della nostra storia, ma un protagonista della sua. Rispetto alla quale siamo comparse.<\/p>\n\n\n\n<p>La realt\u00e0 \u00e8 l\u00e0 fuori, e il pi\u00f9 delle volte non \u00e8 quella che volevamo sapere. \u00c8 proprio per questo che vale la pena conoscerla.<\/p>\n\n\n\n<p>La narrazione \u00e8 lo scudo che usiamo per non farci ferire dalla realt\u00e0 dell\u2019altro. L\u2019altro porta una sua verit\u00e0, si pu\u00f2 decidere di accettarla abbassando lo scudo e aspettando l\u2019impatto, o si pu\u00f2 rimanere dentro la propria narrazione, guardandosi a uno specchio che riflette sempre la stessa immagine, infinite volte, fino a disintegrarsi in una massa inconoscibile. Uscendo dall\u2019autoriflessione conosciamo noi stessi.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:42px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Collidendo con altri troviamo i nostri limiti. Allontanandoci da noi stessi, paradossalmente ci troviamo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le storie che ci raccontiamo<\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":41767,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[91,415,429],"tags":[308,307,759],"class_list":["post-41766","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura","category-pensiero-lungo","category-umanesimo","tag-filosofia","tag-kant","tag-narrazione"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41766","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=41766"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41766\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":41768,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41766\/revisions\/41768"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/41767"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=41766"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=41766"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=41766"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}