{"id":41729,"date":"2025-08-15T09:14:31","date_gmt":"2025-08-15T09:14:31","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=41729"},"modified":"2025-08-16T00:07:31","modified_gmt":"2025-08-16T00:07:31","slug":"41729-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/41729-2","title":{"rendered":"&amp;"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019@ \u00e8 facile da scrivere: si fa una <em>a<\/em> e ne prolunghi la grazia, inscrivendola in un cerchio. La <em>&amp;<\/em> \u00e8 pi\u00f9 difficile. Non la si usa frequentemente e il gesto per scriverla non \u00e8 quindi automatico. Deriva dalla legatura di <em>and<\/em> and <em>t<\/em> di origine latina ma oggi \u00e8 nota come E commerciale. Significa <em>and<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>In inglese si chiama <em>ampersand,<\/em> forma contratta e storpiata di <em>per se and,<\/em> cio\u00e8, presa singolarmente, <em>and,<\/em> o \u201cdi per s\u00e9 and\u201d. La formula \u201cper se\u201d deriva a sua volta dall\u2019usanza di recitare le lettere dell\u2019alfabeto precedute dal \u201cper s\u00e9\u201d, a indicare che la loro enunciazione fosse riferita alle lettere in s\u00e9, prese singolarmente.<\/p>\n\n\n\n<p>Una volta, nelle culture anglosassoni, era l\u2019ultima lettera dell\u2019alfabeto, il che spiega anche la forma storpiata con cui \u00e8 oggi indicata: ampersand sta per \u201cand per se and\u201d, cio\u00e8 la congiunzione \u201cand\u201d, considerata singolarmente in quanto tale.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 curioso che una congiunzione sia stata considerata per molto tempo una lettera dell\u2019alfabeto, per quanto composta da due lettere. La cosa ancora pi\u00f9 curiosa \u00e8 che l\u2019alfabeto terminasse con il suggerimento che qualcosa continuasse. L\u2019alfabeto \u00e8 comunemente considerato un&#8217;insieme finito: contiene un certo numero di elementi e non di pi\u00f9. Questi elementi sono le cellule base del linguaggio e niente pi\u00f9. Fine.<\/p>\n\n\n\n<p>Eccetto che per l\u2019&amp;, che ha occupato per molto tempo una posizione quasi filosofica, quasi a suggerire che l\u2019insieme non fosse affatto finito, e che potesse alludere ad altro.<\/p>\n\n\n\n<p>La scrittrice Kathryn Shultz \u00e8 stata la prima a farmi riflettere sulla &amp;. Nel suo libro <a href=\"https:\/\/www.bompiani.it\/catalogo\/lost-found-9788845298929\">Lost &amp; Found: a Memoir<\/a>, conclude la sua lunga riflessione sulla perdita del padre, la morte e l\u2019amore trovato casualmente per la moglie proprio con una riflessione sul valore dell\u2019<em>and,<\/em> cio\u00e8 di una congiunzione che \u00e8 additiva. \u00c8 anche, azzardo, la prima congiunzione che si impara, anche perch\u00e9 \u00e8 foneticamente pi\u00f9 semplice da pronunciare ed \u00e8 definita da un suono che qualsiasi infante sa produrre. Non \u00e8 un caso, credo, che sia anche la base della struttura delle storie raccontate dai bambini, che costruiscono il pensiero con logica cronologica e additiva, mettendo in fila i fatti da narrare, senza curarne l\u2019intreccio, anzi, evitandolo proprio perch\u00e9 appartenente a un livello narrativo pi\u00f9 complesso e adulto.<\/p>\n\n\n\n<p>I bambini hanno una visione lineare del tempo anche perch\u00e9 per loro tutto \u00e8 nuovo e tutto egualmente importante e stupefacente. Nell\u2019et\u00e0 adulta, si comprendere o subisce il dominio del tempo, e si riescono a mettere in relazione cause ed effetti, che \u00e8 un altro modo per intrecciare piani temporali diversi e distanti.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure, nota Kathryn Shultz, c\u2019\u00e8 qualcosa di generativo in questa congiunzione: la <em>and<\/em> stabilisce una relazione temporale (qualcosa viene dopo qualcosa che lo precede) o valoriale (qualcosa \u00e8 allo stesso livello di qualcos\u2019altro) ma \u00e8 anche capace di creare relazioni imprevedibili fra oggetti mentali e significati diversi.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre le altre congiunzioni implicano relazioni pi\u00f9 strette e vincolanti fra ci\u00f2 che legano (\u201csuccede qualcosa <em>ma<\/em> nel frattempo succede dell\u2019altro\u201d, e l\u2019insieme delle congiunzioni non copulative &#8211; come la e &#8211; ma avversative, conclusive ecc.) la <em>and<\/em> ha un maggior grado di libert\u00e0, non ultimo quello di creare significati non logici. Si prendano per esempio due oggetti distinti, come l\u2019elefante e il petrolio. Non vi \u00e8 alcuna relazione fra di loro ma proprio la presenza della <em>e,<\/em> magicamente, libera un possibile significato, e anzi pi\u00f9 di uno: quello della relazione inedita fra elefante e petrolio e quello dell\u2019elefante assieme al petrolio.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora, queste potrebbero sembrare oziose speculazioni linguistiche, se non fosse che, osserva sempre Kathryn Shultz, la vita \u00e8 esattamente cos\u00ec:<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:44px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>La vita \u00e8 un insieme di attimi che si sommano l\u2019uno all\u2019altro, e messi in fila fanno l\u2019arco di un\u2019esistenza.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:44px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Della vita si vorrebbe avere una visione coerente, e questa \u00e8 l\u2019educazione in cui bene o male chiunque \u00e8 stato formato, cio\u00e8 che essa debba dipanarsi lungo una linea evolutiva che, si spera, porti alla fine in uno stato di saggezza pi\u00f9 elevata di quella di partenza. Questa \u00e8 almeno l\u2019evoluzione auspicata e, grossomodo, anche la spina dorsale del pensiero occidentale.<\/p>\n\n\n\n<p>Specifico \u201coccidentale\u201d perch\u00e9 in Oriente &#8211; e mi riferisco in particolare alle culture buddiste e induiste &#8211; il concetto di tempo \u00e8 circolare e non lineare, e l\u2019eventuale evoluzione \u00e8 vista come esito dell\u2019alternarsi di cicli costruttivi e distruttivi (del resto Shiva \u00e8 il dio distruttore, meno noto \u00e8 che sia anche il costruttore, o almeno quello che distrugge per dare modo di ricostruire).<\/p>\n\n\n\n<p>Osservare la propria vita come un insieme di sviluppi coerenti e di azioni e decisioni che hanno portato a snodi evolutivi (o involutivi) \u00e8 un modo per costruire una narrazione coerente, una storia di se stessi. Ma \u00e8 anche &#8211; e questo \u00e8 un aspetto pi\u00f9 sottovalutato ma insidioso &#8211; un modo per giustificare a posteriori il motivo per cui ci si trova dove ci si trova.<\/p>\n\n\n\n<p>Se ora sto scrivendo queste parole \u00e8 perch\u00e9 ogni azione gesto decisione incontro libro letto pasto consumato emozione aspettativa delusa gioia dolore, tutto insomma quel che mi \u00e8 successo sino a questo momento mi ha condotto esattamente qui. Se si potesse decostruire a posteriori uno sviluppo del genere e ripercorrere la vita a ritroso si potrebbero individuare certamente degli snodi della narrazione ma si trascurerebbe che queste tensioni &#8211; poi sfociate in decisioni o non-decisioni &#8211; sono composte da unit\u00e0, da momenti insignificanti di per s\u00e9 eppure significativi nel loro insieme.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo senso, l\u2019<em>and<\/em> \u00e8 una <em>congiunzione filosofica<\/em>, \u00e8 l\u2019operatore linguistico ed esistenziale che lega tutti questi momenti e li accumula, costruendo una relazione fra di loro ed edificando una singola esistenza. L\u2019aspetto pi\u00f9 sottile del suo modo di funzionare \u00e8 per\u00f2 che non vi \u00e8 coerenza fra questi momenti, esattamente come la vita \u00e8 fatta di attimi che non sono necessariamente consequenziali ma sono, appunto, incoerenti. Eppure proprio nel loro accumulo sta il loro senso:<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:44px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Senza la somma dei singoli, insignificanti momenti della vita, non vi sarebbe alcuna evoluzione.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:44px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Se questa sembra l\u2019apologia dell\u2019insignificanza, \u00e8 perch\u00e9 lo \u00e8. O meglio: \u00e8 l\u2019apologia di ci\u00f2 che \u00e8 considerato insignificante, salvo esserlo, eccome.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 che unisce questi momenti \u00e8 una semplice congiunzione: prima succede qualcosa, poi succede un\u2019altra cosa. L\u2019unica relazione fra le due e poi fra queste e quelle che le precedono o le seguono \u00e8 il fatto di essere legate dalla congiunzione <em>and<\/em>. Esistendo fra momenti disposti lungo una linea temporale, questa semplice coniugazione crea oggetti e significati diversi. Un attimo e quello dopo sono frammenti di vita slegati, ma una volta legati da <em>and<\/em> diventano qualcosa di diverso, sino a creare episodi e storie che confluiscono nei nodi esistenziali.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure di questo svolgimento frammentato e dispersivo conserviamo solo i momenti significativi, quelle particolari accumulazioni di significato che cogliamo come fondanti, le articolazioni dell\u2019esistenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 ovviamente possibile avere contezza e contabilit\u00e0 di tutti questi frammenti, anche perch\u00e9 non v\u2019\u00e8 logica e conseguenza di uno con l\u2019altro ma \u00e8 innegabile che, se essi non esistessero, non esisterebbero nemmeno le pi\u00f9 ampie narrazioni e le pagine memorabili delle vite.<\/p>\n\n\n\n<p>E tutto sta in una <em>and<\/em>, nel suo potere accumulativo, e nella memoria di una lettera di un alfabeto che a un certo punto \u00e8 decaduta, e qui la si voleva celebrare.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>O nota come &#8220;ampersand&#8221;, \u00e8 una lettera ormai in disuso che ha una natura filosofica<\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":41730,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[415,429],"tags":[753,459,78],"class_list":["post-41729","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-pensiero-lungo","category-umanesimo","tag-linguaggi","tag-pensiero","tag-vita"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41729","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=41729"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41729\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":41732,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41729\/revisions\/41732"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/41730"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=41729"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=41729"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=41729"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}