{"id":41706,"date":"2025-06-23T10:41:27","date_gmt":"2025-06-23T10:41:27","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=41706"},"modified":"2025-06-23T10:41:55","modified_gmt":"2025-06-23T10:41:55","slug":"frizione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/frizione","title":{"rendered":"Frizione"},"content":{"rendered":"<p>Mi sono accorto che il mio campo visivo d\u00e0 forma anche al mio campo mentale. Non so se sia un\u2019esperienza comune: non so se chiunque, chiudendo gli occhi, abbia l\u2019impressione che la propria immaginazione abbia un angolo di visuale simile a quello che avrebbe a occhi aperti. Gli occhi della mente, pensavo, possono vedere quello che vedono quelli del mio corpo. L\u2019esperienza mentale \u00e8 un modello di quella fisica.<\/p>\n\n\n\n<p>Non ci avevo mai fatto caso fino a quando non ho iniziato a meditare. In quella particolare condizione, chiusi gli occhi, continuavo a vedere (o immaginare) un paesaggio e una scena che aveva molti elementi del reale e anche lo stesso angolo di visuale. Volevo vedere di pi\u00f9 e superare quello che consideravo un limite e il limite, in questo caso, ero io stesso.<\/p>\n\n\n\n<p>Il campo visivo dell\u2019occhio, nella vista bioculare, copre un angolo variabile dai 190 ai 220 gradi. Avrei detto di meno ma c\u2019\u00e8 anche da considerare che quello che vediamo nitidamente \u00e8 una porzione relativamente ristretta al centro. Nel resto del campo visivo la definizione \u00e8 meno nitida mentre \u00e8 acuita la percezione dei movimenti e dei cambi di stato al contorno. \u00c8 il risultato dell\u2019evoluzione del nostro corpo e quindi anche degli occhi.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure la mente &#8211; o almeno la mia &#8211; voleva vedere oltre, non essendo vincolata agli occhi se non per l\u2019esperienza percettiva del mondo circostante, che le fa assumere che anche quello interiore sia simile, o leggibile attraverso il cono ottico. Eppure, pensavo, ci deve essere di pi\u00f9, ci deve essere almeno una possibilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima idea fu di superare il vincolo della vista oculare, che oltre a essere limitata \u00e8 anche soggettiva. La soggettivit\u00e0, pare banale constatarlo, presuppone l\u2019esistenza di un soggetto osservante, e quindi di un centro di osservazione. Ammesso che si possa giungere a vedere &#8211; almeno con la mente &#8211; fino a coprire un campo visivo totale di 360\u00b0, il vincolo del punto di vista individuale resta. Volevo andare oltre. Volevo uscire dal mio corpo, o almeno voleva riuscirci la mia mente.<\/p>\n\n\n\n<p>A volte, meditando, ci riesco. Mi sollevo e volo verso il cielo e mi vedo laggi\u00f9. Ho l\u2019illusione di aver superato i limiti del campo visivo e poi capisco di averli solo spostati in un punto pi\u00f9 alto. Sono di nuovo al punto di partenza.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 un problema che non ha soluzione, e forse non \u00e8 neanche un problema. \u00c8 un limite, e i limiti definiscono &#8211; \u00e8 la loro ragione d\u2019essere &#8211; ma danno anche un valore alle cose. Potrei annullare la soggettivit\u00e0 del punto di vista individuale &#8211; ammesso sia possibile &#8211; assumendo ogni punto di vista, ma negherei anche la natura del punto di vista, che \u00e8 di essere unico. E di essere limitato dal campo visivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo ragionamento mi serviva a parlare del tema, che \u00e8 la frizione, cio\u00e8 l\u2019impedimento, l\u2019accidente, l\u2019inciampo.<\/p>\n\n\n\n<p>La tesi da cui parto \u00e8, lo dico subito, indimostrabile. La tesi \u00e8 che le frizioni nella vita formano il carattere, o meglio che l\u2019assenza delle frizioni non produrrebbero un organico fiorire delle inclinazioni individuali.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:41px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>I limiti accentuano i tratti del carattere e lo forgiano; la loro assenza non produrrebbe un risultato altrettanto interessante. Ci si evolve o meno grazie ai limiti. I limiti abilitano e non limitano.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:41px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>La tesi, dicevo, \u00e8 indimostrabile perch\u00e9 non \u00e8 dato sapere che forma assumerebbe una vita priva di qualsiasi costrizione, e non si possono vivere due vite per portare a termine un A\/B test.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 poi importante tentare di immaginare come saremmo se non esistessero limiti? A prestar attenzione al dibattito pubblico parrebbe di s\u00ec, anche se i limiti sono ormai definiti traumi. Per le nuove generazioni, qualsiasi impedimento o accidente \u00e8 un trauma. Generalizzo ma si pu\u00f2 facilmente capire cosa intendo. Quando tutto ci\u00f2 che si frappone fra l\u2019individuo e la realizzazione delle sue inclinazioni \u00e8 considerato un trauma, si finisce per patologizzare la realt\u00e0, con la conseguenza che l\u2019individuo \u00e8 un eterno malato. Il malato ha bisogno di cure continue perch\u00e9 vive in una condizione di cronicizzazione delle proprie patologie. Che non sono endogene bens\u00ec esogene: derivano sempre dall\u2019esterno.<\/p>\n\n\n\n<p>La loro soluzione prevederebbe un\u2019azione endogena, ossia una reazione. Lo strumento che, storicamente, governa la reazione alle condizioni ambientali (che costruisce un rapporto fra mente e realt\u00e0) \u00e8 il carattere. Che, non a caso, si dice si formi proprio nello scontro e nella sua risoluzione con la realt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Il carattere \u00e8 insomma in origine un\u2019argilla priva di forma. La realt\u00e0 sono le mani che la modellano.<\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019argilla c\u2019\u00e8 il potenziale ma \u00e8 solo plasmandola che si rivela la forma che imprigiona. In origine possiamo essere qualsiasi cosa e qualsiasi essere umano &#8211; cos\u00ec come l\u2019argilla contiene ogni forma &#8211; mentre la forma che assumiamo (che assume l\u2019argilla diventando vaso o statua) \u00e8 il risultato di un insieme di limiti e costrizioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Quindi ho il sospetto che non ci si potrebbe in alcun modo evolvere se non esistessero dei limiti.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma esiste un limite diverso dagli altri, uno che non plasma il carattere ma lo definisce completamente: il tempo che abbiamo a disposizione. \u00c8 questo limite temporale che d\u00e0 urgenza alle nostre scelte, peso alle nostre decisioni, valore alle nostre relazioni. Senza di esso, tutto sarebbe procrastinabile all&#8217;infinito.<\/p>\n\n\n\n<p>Parlo, chiaramente, della morte. L&#8217;idea che la vita sia infinita, che la morte possa essere sconfitta, appartiene a chi \u00e8 al punto pi\u00f9 distante da essa: i bambini per innocenza, certi miliardari per presunzione. L&#8217;abbondanza di ricchezze pu\u00f2 far credere di non essere soggetti alle leggi fisiche, ma \u00e8 solo un&#8217;illusione che allontana dalla costruzione di un rapporto maturo con il nostro limite ultimo.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel primo caso si tratta di inconsapevole ignoranza anagrafica, nel secondo di presunzione di non essere limitati. Come se la morte, oltre a essere l\u2019esperienza pi\u00f9 naturale dopo la vita e una manciata di fragole (che sono sempre meno naturali) fosse un intralcio, quello supremo che li limita nella loro ricerca di non si sa ben cosa. Per questo, allungando la vita allontanano la morte, che \u00e8 cosa diversa dall\u2019eliminarla.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora, questo non \u00e8 di certo l\u2019elogio della morte.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:41px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>La morte c\u2019\u00e8, \u00e8 un portale verso il niente o verso quel che si vuol credere. Comunque \u00e8 meglio farne qualcosa, non so: chiacchierarci.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:41px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>\u00c8 un\u2019interlocutrice alquanto silenziosa. Al pi\u00f9 dice \u201cPer me devi passare\u201d. Non \u00e8 invitante, non sembra aver fretta. Sa gi\u00e0 quando ti rivedr\u00e0, nel mentre sta nel tuo campo visivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Senza volerlo (giuro) ho scritto \u201ccampo visivo\u201d. Vedi un po\u2019 a cosa serve la scrittura: se fossi uno di quelli bravi a scrivere, avrei costruito tutto questo pezzo per arrivare circolarmente qui, al punto da dove ero partito. Al campo visivo. A cui si \u00e8 aggiunto un elemento: la morte. Sta, non visibile ma <em>percepibile<\/em>. \u00c8 il limite del campo, \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8 concesso vedere. Dopo, oltre, non c\u2019\u00e8 nulla. O non si sa. Lei \u00e8 solo un varco, dicevamo. Oddio: \u00e8 un varco se desse accesso a un\u2019altra dimensione, ma in fondo chi lo sa?<\/p>\n\n\n\n<p>Un varco non \u00e8 nemmeno un limite, perch\u00e9 pu\u00f2 essere superato. La morte \u00e8 un limite, una soglia: oltre non c\u2019\u00e8 la vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Se non esistesse non ci sarebbero limiti, o ci sarebbe tutto. Nessuna individualit\u00e0, nessuna forma, nessun punto di vista. Tutto sarebbe presente contemporaneamente e quindi non esisterebbe il tempo. E il tempo \u00e8 la dimensione pi\u00f9 forte della morte perch\u00e9 la contiene: la morte \u00e8 nel flusso del tempo ma non pu\u00f2 interromperlo. La morte odia il tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019assenza di limiti \u00e8 la negazione del punto di vista di cui parlavo all\u2019inizio: non averne nessuno &#8211; per assurgere a una visione totale, che \u00e8 poi impossibile &#8211; significa averli tutti ma essere tutto significa non essere niente e nessuno in particolare. Non \u00e8 un caso &#8211; mi complimento con il me stesso del passato &#8211; che quando ne scrissi definii il processo come quello di una disintegrazione. In effetti perdere la propria individualit\u00e0 per diventare tutto significa tornare a essere polvere cosmica, cio\u00e8 materialmente morti. O meglio: clinicamente morti, perch\u00e9 materialmente si proseguirebbe a esistere, come polvere cosmica, appunto.<\/p>\n\n\n\n<p>E alla fine ho capito che il campo visivo non \u00e8 il limite della vista ma \u00e8 solo &#8211; che scoperta! &#8211; il limite del visibile. Oltre c\u2019\u00e8 lo spirito, che non pu\u00f2 essere visto ma intuito. Che non pu\u00f2 essere spiegato ma percepito.<\/p>\n\n\n\n<p>E non volevo finire a parlar bene della morte, che gode di scarsa simpatia e ha un pessimo ufficio stampa, ma ho pensato se non esistesse, e se tutto fosse uguale e non si sapesse quando tutto finisce, ecco: non so se ne sarei felice.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho sentito due raccontare della madre o della nonna, e c\u2019era tutto l\u00ec dentro:<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u2014 Quanti anni ha adesso?<br>\u2014 102.<br>\u2014 E come sta?<br>\u2014 Non ne pu\u00f2 pi\u00f9.<\/em><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci evolviamo a causa o a discapito degli impedimenti della vita?<\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":41708,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[91,415,429],"tags":[747,748],"class_list":["post-41706","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura","category-pensiero-lungo","category-umanesimo","tag-carattere","tag-miglioramento"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41706","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=41706"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41706\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":41707,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41706\/revisions\/41707"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/41708"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=41706"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=41706"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=41706"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}