{"id":41702,"date":"2025-06-11T10:08:25","date_gmt":"2025-06-11T10:08:25","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=41702"},"modified":"2025-06-11T10:17:09","modified_gmt":"2025-06-11T10:17:09","slug":"rinascimento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/rinascimento","title":{"rendered":"Rinascimento"},"content":{"rendered":"<p>Che gli artisti debbano essere spiantati, miserabili e vessati dalla vita e dalla perenne carenza di denaro \u00e8 una di quelle verit\u00e0 che non vengono quasi mai messe in dubbio. \u00c8 una vera e propria narrazione &#8211; come si ama dire oggi (e non narrativa, come spesso viene tradotta impropriamente dall\u2019inglese&nbsp;<em>narrative<\/em>) che li dipinge come creature irrimediabilmente romantiche, nell\u2019accezione&nbsp;<a href=\"https:\/\/open.substack.com\/pub\/martinopietropoli\/p\/168-romanticismo?r=e0di4&amp;utm_campaign=post&amp;utm_medium=web&amp;showWelcomeOnShare=false\">che dicevo qui<\/a>. Cio\u00e8 destinate a subire come una condanna la loro vocazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Che un artista sia povero \u00e8 la regola e che possa essere ricco \u00e8 l\u2019eccezione, come se un artista non possa anche essere un buon imprenditore di se stesso, come se fosse deprecabile che sappia anche come sfruttare a proprio vantaggio le regole del mercato, come se fosse disdicevole che sappia come vendersi (del resto parliamo pur sempre di un mercato).<\/p>\n\n\n\n<p>Alcuni fanno risalire l\u2019origine di questa particolare natura dell\u2019artista al Rinascimento e pi\u00f9 in particolare a Michelangelo Buonarroti, che \u00e8 sempre stato tramandato e raccontato come una creatura geniale ma sofferente.<\/p>\n\n\n\n<p>Anni fa lo storico dell&#8217;arte Rab Hatfield ebbe l\u2019occasione di esaminare i suoi registri bancari, scoprendo che egli era tutt\u2019altro che povero. Di certo all\u2019immagine sofferente e indifferente ai beni materiali aveva contribuito lui stesso, lamentandosi con i committenti delle sue precarie condizioni economiche, anche per suscitare una qualche forma di finanziaria empatia e per sollecitarli a pagare, in modo da veder realizzate le opere che gli avevano commissionato.<\/p>\n\n\n\n<p>Michelangelo insomma manteneva per indole uno stile di vita frugale &#8211; era sempre vestito allo stesso modo, abitudine che lo rendeva trasandato e poco incline a indulgere sull\u2019estetica personale &#8211; ma probabilmente, da abile uomo d\u2019affari quale era, aveva anche intuito che poteva usare il suo trasporto per il minimalismo esistenziale per far leva sui committenti e per suscitare una forma di empatia e compassione in chi lo frequentava.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure alla fine della sua vita egli accumul\u00f2 una fortuna considerevole grazie alle commissioni di papi e principi e alle propriet\u00e0 immobiliari che nel frattempo aveva acquistato. Per il soffitto della Cappella Sistina venne pagato circa 3400 ducati d&#8217;oro o per la statua del David 400.<\/p>\n\n\n\n<p>Rab Hatfield ha stimato che, al momento della sua morte, il suo patrimonio ammontasse a circa 50.000 fiorini, una somma che all&#8217;epoca superava la ricchezza di molti principi e duchi. Il suo valore attualizzato \u00e8 collocato infatti tra i 47 e i 50 milioni di dollari. Non esattamente un poveraccio.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure la percezione che lasci\u00f2 di s\u00e9 fu quella dell\u2019artista sofferente e in difficolt\u00e0 economica. Per l\u2019avidit\u00e0 dei suoi committenti, e non di certo per la sua incapacit\u00e0 imprenditoriale che possedeva invece in tal grado da far credere di non possederla affatto.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma non \u00e8 delle ricchezze di Michelangelo che mi interessa parlare quanto piuttosto del fatto che sia stato &#8211; oltre che un sommo artista &#8211; anche uno dei primi a essere consapevole del potere della narrazione. Nel suo caso, quella di se stesso. Un altro suo capolavoro meno noto eppure altrettanto potente fu insomma come forgi\u00f2 la sua immagine di artista, oltre a quella delle sue opere.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure questa \u00e8 solo una parte della storia, cio\u00e8 quella funzionale al suo obiettivo contingente, ossia di sembrare povero. L\u2019altra \u00e8 invece quella che era nota ai suoi committenti, che alla fine dovevano pagarlo. Michelangelo contribu\u00ec insomma anche a dare un valore ai servigi dell\u2019artista, facendosi pagare lautamente per i suoi sforzi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora ci vorrebbe un esperto del Rinascimento per spiegare esattamente come gli artisti fossero percepiti al tempo, e poi uno storico economista a spiegare perch\u00e9 quest\u2019aura cos\u00ec abilmente costruita si sia spenta nei secoli, per arrivare alla percezione contemporanea dell\u2019artista che \u00e8 visto come un romantico esistenziale, ossia come uno che si illude che la sua arte possa dargli diritto d\u2019essere pagato, come se facesse qualcosa di utile per l\u2019economia e la societ\u00e0. Quale ardire.<\/p>\n\n\n\n<p>E Michelangelo non era nemmeno l\u2019unico a farsi pagare bene. Un altro era Raffaello che, per la brevit\u00e0 della sua esistenza su questo mondo (37 anni contro gli 88 di Michelangelo) non accumul\u00f2 altrettante ricchezze ma che visse non facendo mistero di amare i lussi e i piaceri, tanto che il Vasari alluse alla sua inclinazione per le donne come causa della morte prematura.<\/p>\n\n\n\n<p>Per una serie di comprensibili circostanze insomma, in quegli anni gli artisti avevano uno status sociale che oggi non \u00e8 pi\u00f9 attribuito ai loro contemporanei. Ma forse cambiano le professioni e le societ\u00e0, i costumi e le usanze, e i Michelangelo o i Raffaello di oggi sono i registi o i musicisti, quelli per\u00f2 di pi\u00f9 grande successo. L\u2019arte \u00e8 una degna professione (nel senso di denaro con cui ce ne si appropria) solo se genera un capitale proporzionale.<\/p>\n\n\n\n<p>Quello che in verit\u00e0 mi interessa \u00e8 per\u00f2 il potere delle narrazioni, cio\u00e8 la capacit\u00e0 che hanno sempre avuto e hanno ancora le storie di generare idee capaci di radicarsi nella mente delle persone. Tornando a quegli anni e anche prima, l\u2019idea che re e principi fossero investiti di qualche potere divino o soprannaturale faceva parte della narrazione, e spesso proprio la narrazione afferiva a entit\u00e0 supreme per sostanziarsi.<\/p>\n\n\n\n<p>Una volta lessi una frase &#8211; non ricordo di chi &#8211; che portava l\u2019attenzione su un fatto incontestabile: i re erano i discendenti (o erano loro stessi) di sanguinari predatori che avevano avuto il solo merito &#8211; se cos\u00ec si pu\u00f2 definire &#8211; di uccidere e depredare pi\u00f9 nemici.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:42px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>L\u2019istituto della corona \u00e8 insomma una forma di legalizzazione del tribalismo pi\u00f9 puro.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:42px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>O l\u2019esito di un\u2019allucinazione collettiva, e cio\u00e8 che il pi\u00f9 violento abbia qualche diritto in pi\u00f9 degli altri. A uccidere a sua volta e a possedere e a esigere tributi dai suoi sudditi. Parte dell\u2019antipatia di cui le religioni secolari &#8211; non tutte ma molte &#8211; soffrono deriva proprio dal fatto che sono state usate per giustificare il potere di questi individui, o sono state cinicamente usate da questi per perpetuare il loro potere.<\/p>\n\n\n\n<p>Il potere \u00e8 del resto una forza capace di piegare i destini di intere nazioni e popolazioni. \u00c8 un magnete irresistibile che genera un movimento, e con esso alimenta la propria esistenza. Per esistere, il potere ha bisogno del potere.<\/p>\n\n\n\n<p>Non si presenta solo sotto forma di sopraffazione militare o economica. Ce n\u2019\u00e8 una culturale che ha radici lontanissime, rinascimentali appunto (anche se non escludo che esistano esempi precedenti).<\/p>\n\n\n\n<p>Ne avevo sentito parlare in merito alla Firenze Rinascimentale, la culla del Rinascimento, come giustamente \u00e8 ricordata (lo ricordo perch\u00e9, curiosamente, almeno per noi italiani, cosa sia il Rinascimento e come si collochi nel flusso della Storia non \u00e8 cos\u00ec scontato, ma ci arrivo dopo). Firenze, quella dei Medici, era una citt\u00e0 ricchissima e povera di difese. Era facilmente aggredibile da un esercito e altrettanto facilmente conquistabile. Eppure non accadde.<\/p>\n\n\n\n<p>La spiegazione &#8211; una possibile &#8211; \u00e8 che l\u2019intelligenza strategica e politica dei Medici si espresse in un modo nuovo e imprevisto, facendo leva anche su un capitale insospettabile: quello culturale.<\/p>\n\n\n\n<p>Firenze era una citt\u00e0-stato estremamente ricca essendo capitale dell&#8217;industria tessile e del settore bancario, ma non era difesa da alleanze militari ed era anzi priva di una nobilt\u00e0 diplomatica, dato che accidentalmente aveva eliminato i suoi nobili locali. La sua reputazione internazionale era inoltre quella di una citt\u00e0 dedita alla perversione e alla sodomia.<\/p>\n\n\n\n<p>Come nota la storica Ada Palmer in&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/Inventing-Renaissance-Myth-Golden-Age\/dp\/0226837971\">Inventing The Renaissance<\/a>, per difendersi, Firenze svilupp\u00f2 e afferm\u00f2 l\u2019idea della sua supremazia culturale. Il visitatore del tempo che giungeva in citt\u00e0 incontrava palazzi di sbalorditiva ricchezza e bellezza, passeggiava all\u2019ombra della cupola di una delle chiese pi\u00f9 grandi mai costruite dall\u2019ingegno e dal lavoro umano e poteva facilmente incontrare studiosi che parlavano greco antico, cio\u00e8 una lingua creduta morta.<\/p>\n\n\n\n<p>Il potere della narrazione &#8211; perch\u00e9 di ci\u00f2 si trattava &#8211; cambi\u00f2 gli equilibri al punto che chiunque l\u2019avesse aggredita per depredarla sarebbe apparso come uno sconsiderato barbaro. Tutti, o molti, vollero quindi diventarne alleati, per essere illuminati dalla luce della cultura che essa emanava. Firenze e i suoi signori seppero tessere una trama di alleanze matrimoniali, di vincoli commerciali e soprattutto seppero rendere la citt\u00e0 un luogo culturalmente sacro, cio\u00e8 un centro urbano che sarebbe stato inconcepibile aggredire militarmente.<\/p>\n\n\n\n<p>E non mantenne questo predominio allora ma anche nei secoli, come \u00e8 facile constatare ancora oggi: l\u2019ultima discendente dei Medici, Anna Maria Luisa de&#8217; Medici, mor\u00ec senza eredi. Decise allora di lasciare ogni bene alla citt\u00e0 a un\u2019unica condizione: che niente venisse venduto o ceduto. Ecco perch\u00e9 Firenze \u00e8 ancora oggi una potentissima capitale culturale: la cultura, nella forma dell\u2019arte o dei libri, non l\u2019ha mai lasciata e le ha risparmiato bombardamenti e saccheggi durante le guerre.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma, dicevamo, la narrazione. Anche quello \u00e8 un potere. L\u2019uomo pi\u00f9 potente del mondo &#8211; diceva Jobs &#8211; \u00e8 colui che sa raccontare le storie. Firenze e i Medici raccontarono una storia e lo fecero in maniera cos\u00ec persuasiva da far riverberare la sua aura ancora oggi.<\/p>\n\n\n\n<p>La storia non \u00e8 la verit\u00e0, cos\u00ec come la storia \u00e8 scritta dai vinti e ha un autore (o molti). Le storie sono insomma parziali e offrono un punto di vista, raramente o quasi mai quello dei deboli e sconfitti.<\/p>\n\n\n\n<p>Altrove scrissi dell\u2019<a href=\"https:\/\/martinopietropoli.substack.com\/p\/164-assenza?utm_source=publication-search\">Archivio dell\u2019Universo<\/a>, ossia della biblioteca immaginaria che conserva tutto ci\u00f2 che non \u00e8 ricordato altrove, specie nei libri di storia. La potenza della narrazione mi affascina, cos\u00ec come mi affascina la sua capacit\u00e0 di mettere in ombra o di elidere gli altri protagonisti della storia. \u00c8 l\u2019attrazione per il lato oscuro della luna, o una cosa del genere.<\/p>\n\n\n\n<p>Michelangelo, tornando all\u2019inizio, raccont\u00f2 pi\u00f9 o meno consapevolmente la sua storia. Decise di oscurare una parte della sua vita (della sua luna) e di portare luce e attenzione su un\u2019altra. Oggi probabilmente accadrebbe il contrario, e l\u2019artista che avesse avuto fortuna non ne farebbe mistero (ve ne sono molti esempi).<\/p>\n\n\n\n<p>Una narrazione ancora pi\u00f9 grande di quella dei singoli artisti o signori di un tempo \u00e8 quella dell\u2019intera citt\u00e0 di Firenze. Come nota ancora Ada Palmer, la storia del Rinascimento \u00e8 cos\u00ec potente da confondere anche i confini storici. Per spiegarlo fa l\u2019esempio di quanto sia difficile per gli storici definirlo come periodo storico. Per quelli italiani coincide con la parabola degli Umanisti, quindi dal 1250 con Dante fino al 1450; per gli inglesi \u00e8 invece Shakespeare a essere rinascimentale.<\/p>\n\n\n\n<p>In genere, continua Palmer, il Rinascimento \u00e8 usato come categoria culturale e filosofica che trae forza dalla storia per irradiare il contemporaneo, compreso quello storicizzato. Lo dimostra il fatto che gli edifici delle istituzioni hanno avuto e hanno ancora un gusto rinascimentale o classico (che \u00e8 poi il gusto di molte architetture rinascimentali) che ne decreta l&#8217;autorevolezza. Non tutti, non sempre ma \u00e8 indubbiamente un codice estetico ancora molto potente. La storia si perpetua per onde che superano i secoli.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:42px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>A queste storie decidiamo pi\u00f9 o meno consapevolmente di credere. e\u00a0credere\u00a0significa non mettere in dubbio, e avere fede (questo il potere lo sa benissimo).<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:42px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Mi dilungherei troppo se parlassi della percezione della storia e di cosa la plasmi. Una forza \u00e8 quella del gi\u00e0 citato potere ma oggi si sta evolvendo &#8211; o involvendo, forse &#8211; una dinamica ancora pi\u00f9 complessa e accelerata.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi, e da molti anni ormai, siamo sopraffatti dalle storie, che siano reali, storiche e consolidate, vere o false. La storia non \u00e8 la verit\u00e0, si diceva, ma oggi la verit\u00e0 \u00e8 morta o \u00e8 esplosa in mille individuali verit\u00e0. Ognuno ha una propria versione dei fatti che coincide con la sua visione del mondo, o con quella della parte di persone &#8211; sia una bolla, sia la parte politica o sociale &#8211; in cui si riconosce. La versione individuale \u00e8 stata proiettata su quella sociale, annullando ogni distinzione.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:42px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>\u00c8 come se la realt\u00e0 oggettiva non esistesse pi\u00f9, e fosse stata sostituita dalla somma delle realt\u00e0 individuali.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:42px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>La proliferazione di queste storie che pretendono di essere egualmente legittimate a esistere, ha prodotto l\u2019et\u00e0 della post-post-verit\u00e0: quella in cui la verit\u00e0 \u00e8 individuale, circoscritta e non condivisa, e molto spesso in conflitto con le altre verit\u00e0. Se ogni verit\u00e0 ha diritto di esistere, allora non esiste una verit\u00e0. Il che potrebbe anche essere un\u2019interessante evoluzione rispetto alla verit\u00e0 dominante che \u00e8 in realt\u00e0 un\u2019espressione del potere, ma nell\u2019affermarsi erode ogni valore attorno a cui una vita condivisa \u00e8 stabilita.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:42px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Se ognuno ha una propria verit\u00e0 che considera superiore a quelle altrui, non esiste pi\u00f9 un ordine perch\u00e9 non esistono valori.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:42px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Potrebbe trattarsi di un termine evolutivo interessante e quasi auspicabile, dato che annulla ogni potere centrale, ma ogni societ\u00e0 \u00e8 basata su una gerarchia e su valori condivisi. Senza una struttura in qualche modo ordinata, le geometrie dei rapporti fra le persone vengono meno, non esistendo pi\u00f9 n\u00e9 regole n\u00e9 sanzioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed \u00e8 esattamente quello che sta succedendo nella politica: la realt\u00e0 non solo \u00e8 continuamente riscritta nel suo contrario, ma \u00e8 sovrascritta e superata da una versione diversa e pi\u00f9 nuova, fino alla prossima. Imminente.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 morta la vergogna, che ha bisogno dell\u2019occhio sociale per esistere e funzionare: la vergogna privata del giudizio che la sanziona non ha senso di esistere.<\/p>\n\n\n\n<p>Non so se questo sia l\u2019esito della narrazione frantumata in miliardi di narrazioni diverse. So che una costante temporale dell\u2019umanit\u00e0 \u00e8 la forza delle storie e il loro potere persuasivo. La storia di Michelangelo, quella di Firenze e quelle grandi e piccole che si sono affastellate nel flusso degli eventi. In alcune abbiamo creduto, in altre meno. Alcune sopravvivono, altre sono finite nell\u2019archivio di quelle dimenticate.<\/p>\n\n\n\n<p>Ada Palmer racconta che la narrazione curata delle storie di personaggi notevoli \u00e8 antica. Di Machiavelli si ricorda il cinismo e la lucida spietatezza con cui descriveva il Principe e l\u2019ideale politico del tempo. Meno nota \u00e8 la sua figura privata, piuttosto distante da quella dello studioso attratto dall\u2019osservazione del potere. Si conservano alcune lettere della madre, che si raccomandava che mangiasse verdure. Quando quella manc\u00f2, la sostitu\u00ec la moglie, che cercava di non fargli mai mancare qualche porzione di quei cibi che evidentemente, concentrato nella sua dimensione cerebrale, dimenticava di assumere.<\/p>\n\n\n\n<p>Essere animali sociali comporta non solo cercare il sostegno e il confronto altrui ma anche l\u2019onere di curare l\u2019immagine sociale individuale. Come si \u00e8 percepiti, chi si d\u00e0 l\u2019idea di essere. Machiavelli che trascura le verdure fa sorridere ma lo restituisce in una luce pi\u00f9 fragile e umana.<\/p>\n\n\n\n<p>Le narrazioni non devono solo essere create, ma anche controllate. E dalle loro crepe esce una luce che, sfuggendo all\u2019ordine del racconto, rivela. Per fortuna.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><\/h3>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come la narrazione modella la realt\u00e0<\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":41703,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[90,209,415,429],"tags":[],"class_list":["post-41702","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-art","category-italia","category-pensiero-lungo","category-umanesimo"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41702","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=41702"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41702\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":41704,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41702\/revisions\/41704"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/41703"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=41702"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=41702"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=41702"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}