{"id":41694,"date":"2025-06-04T21:08:29","date_gmt":"2025-06-04T21:08:29","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=41694"},"modified":"2025-06-04T21:09:37","modified_gmt":"2025-06-04T21:09:37","slug":"romanticismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/romanticismo","title":{"rendered":"Romanticismo"},"content":{"rendered":"<p><em>La conquista dell&#8217;inutile<\/em>&nbsp;\u00e8 il libro in cui Werner Herzog racconta l&#8217;avventura di Fitzcarraldo, uno dei suoi film pi\u00f9 celebri. Lo fa a vent&#8217;anni di distanza da quando lo gir\u00f2 \u2013 tra il 1979 e il 1981 \u2013 basandosi sui diari che tenne durante la lavorazione. Il film l&#8217;ho visto, in realt\u00e0 neanche tanto tempo fa, forse meno di un anno fa. Sulla sua produzione esistono mille aneddoti che lo fanno assomigliare alla vicenda stessa narrata, almeno in termini di difficolt\u00e0, problemi di budget, tensioni e incomprensioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Rileggendone la sinossi, ho ricordato un dettaglio che avevo dimenticato: l&#8217;epilogo della vicenda \u00e8 uno spettacolo d&#8217;opera galleggiante che Fitzcarraldo allestisce a Manaus, al quale partecipa il suo maiale da compagnia, comodamente sistemato su una poltrona tutta sua.<\/p>\n\n\n\n<p>Se si dovesse identificare un simbolo eloquente del trionfo dell&#8217;inutilit\u00e0 \u2013 al di l\u00e0 dell&#8217;intera vicenda narrata in quel film \u2013 il maiale sarebbe perfetto. Per quale motivo Fitzcarraldo si \u00e8 indebitato, ha trascinato una nave su una montagna per poi lanciarla sulle rapide del Pongo das Mortes, ha litigato con un equipaggio che voleva essere pagato, ha sopportato un cuoco alcolizzato, il caldo e gli indigeni che l&#8217;hanno \u2013 fortuna sua \u2013 scambiato per un&#8217;apparizione divina e non per il prossimo pranzo? Per far vedere al suo maiale da compagnia un&#8217;opera galleggiante. Uno spettacolo surreale e sublime. Mi sembra un\u00a0ottimo motivo, perch\u00e9 non ha motivo, \u00e8 folle, \u00e8 delirante. E questi motivi mi interessano sempre di pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>Pensavo all&#8217;ossessione che abbiamo per la\u00a0produttivit\u00e0. Sembra non avere fine, sembra scalare verso dimensioni infinite. C&#8217;\u00e8 un limite alla produttivit\u00e0? Credo la morte dell&#8217;individuo, ma vorrei arrivarci con calma e a tempo debito.<\/p>\n\n\n\n<p>In realt\u00e0, stavo riflettendo sull&#8217;involontaria ironia del marketing di certi prodotti, basato esclusivamente sull&#8217;idea di aumentarla. A parte che \u00e8 quasi sarcastico che un prodotto pensato per farti lavorare in modo pi\u00f9 efficiente sia commercializzato proprio per questo effetto (che \u00e8 come vendere cibo non perch\u00e9 ti nutra ma perch\u00e9 ti fa ingrassare), mi dicevo che \u00e8 straordinario come sia efficace il messaggio. Alla domanda &#8220;Vuoi essere pi\u00f9 produttivo?&#8221;, rispondiamo entusiasticamente &#8220;Certo che s\u00ec!&#8221;, non indagando gli esiti secondari: il tempo liberato dall&#8217;aumento di produttivit\u00e0 \u00e8 presto saturato da altro lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco perch\u00e9 qualsiasi cosa proposta come antiproduttiva ed economicamente ingiustificabile ha subito la mia attenzione.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:44px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Mi sembra l&#8217;ultimo, estremo, bastione di resistenza verso l&#8217;aggressione dell&#8217;utile.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:44px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Forse a questo punto bisognerebbe anche chiedersi se qualcosa di utile \u00e8 anche umano. Se la produttivit\u00e0 sia una dimensione sostenibile e naturale. Ancora una volta: umana. Esistiamo per produrre, per fare?<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 indubbio che&nbsp;<em>fare cose<\/em>&nbsp;sia un efficace metro di giudizio per verificare la nostra esistenza: una cosa fatta certifica l\u2019esistenza di chi l\u2019ha fatta. Non fa una piega.<\/p>\n\n\n\n<p>Il problema \u00e8 che abbiamo inquadrato il senso delle cose fatte solo nell\u2019ottica economica: una cosa non deve solo essere stata fatta ma deve incorporare il motivo della sua esistenza, che \u00e8 sempre economico. Non meraviglia che sia cos\u00ec: l\u2019economia misura, \u00e8 basata sui numeri e i numeri hanno una discreta credibilit\u00e0 e oggettivit\u00e0. Ci sono burloni che sostengono che il risultato di un\u2019addizione sia opinabile ma, diciamo, sono un\u2019infinitesima minoranza.<\/p>\n\n\n\n<p>Sui numeri tutti siamo d\u2019accordo, specie sui rapporti fra cui stanno tra di loro, nello specifico fra ci\u00f2 che \u00e8 maggiore di ci\u00f2 che gli \u00e8 minore.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 un ottimo sistema di misurazione &#8211; banale ed elementare ma di certo funzionale &#8211; eppure non dice molto oltre i numeri e i rapporti fra cui stanno. Non mi sembra molto umano, come dire. Non cito Kahneman ma lo cito: oltre una certa soglia, la crescita di reddito non \u00e8 proporzionale a quella della felicit\u00e0. Il che non nega che i soldi alleggeriscano la vita e la rendano un po\u2019 pi\u00f9 serena ma dice che lo fanno in modo lineare solo fino a una certa soglia.<\/p>\n\n\n\n<p>E soprattutto: non mi pare che l\u2019aumento di produttivit\u00e0 abbia reso le persone pi\u00f9 serene o felici, anzi.<\/p>\n\n\n\n<p>Siccome sono una mente semplice e avanzo per le vie della vita, se una non pare portarmi alla destinazione desiderata ne scelgo un\u2019altra.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 da questa semplice considerazione che nasce la mia indagine sul valore dell\u2019inutilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:44px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Se ci\u00f2 che \u00e8 socialmente utile (produttivo e profittevole) non sembra nobilitare, forse lo far\u00e0 l\u2019opposto.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:44px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>\u00c8 una logica un po&#8217; brutale, ma mi pare di essere sempre meno solo nel pensarlo. Sar\u00e0 un bias, ma l&#8217;occhio mi cade sempre pi\u00f9 spesso su titoli di articoli che parlano della lentezza e di come le nuove generazioni non scelgano il lavoro come strada per la realizzazione. Ne vedono i limiti, o forse non gli piace e basta, o almeno a molti di loro. Non mi \u00e8 chiaro come facciano senza, ma provengo pur sempre da un&#8217;altra generazione e devo lavorare per vivere. Ho imparato cos\u00ec e non ho avuto molte altre scelte.<\/p>\n\n\n\n<p>Quello che oggi \u00e8 chiamato elogio o riscoperta della lentezza io l&#8217;ho sempre chiamato romanticismo. Fare cose inutili \u00e8 romantico. Amare autori sconosciuti \u00e8 romantico. Apprezzare gesta senza senso \u00e8 romantico. Anche apprezzare \u2013 chess\u00f2 \u2013 cantanti un tempo molto famosi e ora dimenticati \u00e8 molto romantico.<\/p>\n\n\n\n<p>Il romanticismo \u00e8 l&#8217;amore per tutto ci\u00f2 che \u00e8 abbandonato, tutto ci\u00f2 che \u00e8 stato rifiutato dalla societ\u00e0. Ci\u00f2 che non merita pi\u00f9 attenzione perch\u00e9 non suscita interesse e quindi non pu\u00f2 essere fatto oggetto di commercio.<\/p>\n\n\n\n<p>Il che postula anche che, quando qualcosa che apparteneva al dominio del romantico viene riscoperto per interesse commerciale o per un suo presunto potenziale tale, perde la qualifica di romantico. Ma pu\u00f2 riacquistarla.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:44px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Essere romantici significa essere custodi della memoria dimenticata e dell&#8217;oblio.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:44px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Significa ricordare ci\u00f2 che un tempo faceva parte di un qualche ciclo produttivo o catena di valore (o che non vi ha mai fatto parte) e che ora non vale niente, quantomeno in un certo contesto sociale.<\/p>\n\n\n\n<p>Non c&#8217;entra niente con il romanticismo letterario o musicale tedesco, se non forse in un certo qual spirito del sublime, perch\u00e9 \u2013 signore e signori \u2013 il sublime non conosce alto o basso, prosaico o profano: il sublime \u00e8 qualsiasi cosa, il sublime \u00e8 duplice. \u00c8 divino e prosaico, \u00e8 bello e brutto, \u00e8 terrificante e suadente. Il sublime contiene moltitudini. Solo una cosa non \u00e8: interessante economicamente.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9? Perch\u00e9 non pu\u00f2 essere misurato, non pu\u00f2 essere descritto da un numero.<\/p>\n\n\n\n<p>Che disegno esistenziale era mai quello di Fitzcarraldo? Di far godere al suo maiale un&#8217;opera flottante, comodamente seduto in poltrona? Che senso aveva?<\/p>\n\n\n\n<p>Nessuno. In un mondo in cui tutto deve avere un senso (il che non significa che ce l&#8217;abbia, ma solo che ha il dovere di averne uno), non avere senso \u00e8 liberatorio e rivoluzionario.<\/p>\n\n\n\n<p>Ha forse senso produrre? No. Ma l&#8217;unica risposta che siamo riusciti a dare a questa domanda \u2013 per ora \u2013 \u00e8 rallentare, o almeno cercare di farlo. Che, a ben pensarci, ha un senso solo all&#8217;interno del sistema di pensiero che spinge verso l&#8217;accelerazione pi\u00f9 insensata, verso l&#8217;accumulo e la crescita infinita.<\/p>\n\n\n\n<p>Pu\u00f2 essere una risposta transitoria e soddisfacente \u2013 per quanto, ci si faccia caso, \u00e8 diventata oggetto di teorie e attenzioni, che \u00e8 il passo che precede la sua monetizzazione \u2013 mentre la soluzione radicale sposta il contrasto su un territorio che mette in crisi l&#8217;economia e i numeri: quello dell&#8217;inutilit\u00e0, quello del romanticismo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il romanticismo \u00e8 inutile, e per questo \u00e8 esistenzialmente necessario.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 un maiale che ascolta &#8220;I puritani&#8221; di Vincenzo Bellini, eseguita su una barca a Manaus<\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":41695,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[91,415],"tags":[145,745,746,744],"class_list":["post-41694","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura","category-pensiero-lungo","tag-cinema","tag-fitzcarraldo","tag-opera","tag-werner-herzog"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41694","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=41694"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41694\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":41698,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41694\/revisions\/41698"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/41695"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=41694"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=41694"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=41694"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}