{"id":41651,"date":"2025-05-26T16:42:03","date_gmt":"2025-05-26T16:42:03","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=41651"},"modified":"2025-05-26T16:42:07","modified_gmt":"2025-05-26T16:42:07","slug":"senso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/senso","title":{"rendered":"Senso"},"content":{"rendered":"<p>Una volta mi capit\u00f2 di vedere un film vecchissimo, in bianco e nero. Non ci sarebbe niente di strano se quello che avessi voluto fare fosse vedere un film in bianco e nero, per giunta raro. Il fatto \u00e8 che ero convinto di partecipare a una conferenza sulla genitorialit\u00e0. I miei figli erano piccoli e volevo mettercela tutta per essere un buon padre.<\/p>\n\n\n\n<p>Vidi tutto il film chiedendomi cosa c&#8217;entrasse con il tema della serata e cercando di coglierne un messaggio nascosto. Non aiutava il fatto che riguardasse un gruppo di borseggiatori spinti al crimine da una vita di stenti. C&#8217;era in effetti un ragazzino in questo film, quindi \u2014 forse \u2014 potevo rintracciare nel rapporto fra lui e il borseggiatore esperto che doveva addestrarlo una qualche forma di relazione fra anime che si stanno formando e spiriti guida. Poteva avere un senso, ma era davvero faticoso coglierlo, specie perch\u00e9 sembrava davvero tirato per i capelli.<\/p>\n\n\n\n<p>Non potevano semplicemente proiettare un film che parlasse esplicitamente di padri, madri, figli e figlie? Perch\u00e9 tutta quella fatica? Confidavo nel successivo dibattito. Quella cosa da cinema d&#8217;essai, quella pratica cos\u00ec desueta del &#8220;Seguir\u00e0 dibattito&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Ovviamente non ci fu nessun dibattito. Me ne andai chiedendomi dove fosse la conferenza a cui dovevo partecipare e anche se fosse mai esistita o me la fossi sognata.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo \u00e8 solo uno dei tanti episodi di cose senza senso a cui ho partecipato e che ho collezionato durante la vita. Siccome conservo anche a questa et\u00e0 non pi\u00f9 giovane la convinzione che il mio tempo sia infinito, non vi ho dato molto peso. Non ho, insomma, pensato di aver perso del tempo. So di averlo perso, ma una parte della mia mente (per ora ancora dominante) ha deciso che non \u00e8 che non avessero senso: il fatto \u00e8 che non l&#8217;avevo ancora colto.<\/p>\n\n\n\n<p>A tutt&#8217;oggi non so che senso avesse nella mia parabola esistenziale quel film. Lo derubrico a quell&#8217;altro insieme di esperienze fatte e portate a termine, anche se non ne capivo il motivo. Perch\u00e9 restare a questa riunione? Perch\u00e9 non andarmene dalla visione di un film noioso? Perch\u00e9 non smettere un libro che non mi interessava? Perch\u00e9 non andare invece a fare un bagno in spiaggia al tramonto? Questa \u00e8 facile: perch\u00e9 non vivo al mare.<\/p>\n\n\n\n<p>Comunque: ho sempre sospettato che un senso, un giorno, si sarebbe palesato.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:42px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Non ho l&#8217;urgenza di capire tutto, e nemmeno il bisogno. Sono convinto che una certa dose di mistero sia vitale. Non capire tutto \u00e8 un&#8217;esperienza nella quale sono perfettamente a mio agio.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:42px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Leggevo<a href=\"https:\/\/substack.com\/inbox\/post\/162742703\">\u00a0un articolo di\u00a0<\/a><a href=\"https:\/\/open.substack.com\/users\/208463458-davide-etzi?utm_source=mentions\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Davide Etzi<\/a>\u00a0sulla crisi del lavoro, o meglio: sulla crisi del senso che la societ\u00e0 contemporanea associa ormai al lavoro. Non sappiamo pi\u00f9 a cosa serva lavorare, al di l\u00e0 della sempre pi\u00f9 labile sicurezza economica offerta come contropartita. Il proposito di ci\u00f2 che facciamo lavorando (per almeno un terzo della vita adulta, quindi non per poco) si \u00e8 frantumato.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci stiamo insomma chiedendo che senso abbia tutto ci\u00f2. Torna il senso, o la ricerca di un senso. E io sono partito a scriverne qui dicendo che non lo capisco e che, forse, non mi interessa nemmeno trovarlo. Ma sono impreciso: in verit\u00e0 ho detto che non pretendo di capirlo adesso. E che spero di capirlo un giorno. Non ero finito a vedere quel film in bianco e nero per lavoro, ma per caso, aspettandomi di partecipare a una conferenza. Non stavo perdendo tempo produttivo. Ero un&nbsp;<em>fl\u00e2neur<\/em><strong>&nbsp;<\/strong>della mia stessa esistenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Facciamo esperienza (viviamo) per costruire memorie con cui cercare di capire il senso \u2014 ancora \u2014 della strada percorsa, fiduciosi di aver intrapreso la direzione giusta. La memoria sono le briciole che lasciamo dietro di noi, pensando che, ritornando a raccoglierle, la strada che prima si illuminava passo a passo sar\u00e0 chiara e segnata. Capiremo perch\u00e9 l&#8217;abbiamo iniziata.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora non sono pi\u00f9 tanto convinto che la cosa funzioni in questi termini. La memoria mi sembra piuttosto organizzata come un contenitore di biscotti frantumati: li riconosci come tali, ma sono parti, non unit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Le memorie sono riferibili a parabole esistenziali definite ma non complete. Di un giorno di 28 anni fa ricordo 15 minuti, e nient&#8217;altro del resto. \u00c8 fisiologico che sia cos\u00ec: non posso ricordare ogni dettaglio, anche perch\u00e9 sarebbe inutile farlo. Mi trascinerei appresso una quantit\u00e0 inutile di dati.<\/p>\n\n\n\n<p>Per\u00f2 ricordo quello che conta, o dovrebbe essere cos\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma perch\u00e9 lo ricordo? Ecco, in questa domanda &#8211; o nella sua risposta &#8211; colloco il senso.<\/p>\n\n\n\n<p>A volte mi piace ricordare di quando un giorno, tornando dalla stazione, alzai gli occhi a guardare un fregio su un edificio pubblico a cui non avevo mai prestato particolare attenzione. Aveva qualcosa di familiare: mi ricordava un disegno che avevo fatto mesi o settimane prima. La cosa interessante \u00e8 che se mi avessero chiesto di descrivere il soggetto o lo stile di quel particolare fregio avrei risposto &#8220;Fregio? Quale fregio?&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure l&#8217;avevo memorizzato da qualche parte, e lui era riaffiorato dall&#8217;inconscio, o dalla memoria. Il che non significa solo che l&#8217;avevo visivamente memorizzato ma anche che la mia mente era stata in grado di tenermi all&#8217;oscuro di quell&#8217;unit\u00e0 di memoria, e aveva deciso di farla riaffiorare un giorno di 20 anni dopo, non si sa per quale motivo (per farci un disegno, ecco perch\u00e9).<\/p>\n\n\n\n<p>Siamo insomma tenuti all&#8217;oscuro di dettagli salienti da noi stessi. I ricordi, del resto, sono autonomi: se li evochi non ascoltano, decidono loro di riaffiorare quando sentono un profumo che gli ricorda il rag\u00f9 della nonna o una canzone ascoltata anni prima. E sarebbe anche facile che funzionasse cos\u00ec: la memoria suscitata per associazioni, insomma. Non \u00e8 sempre cos\u00ec, perch\u00e9 ce n&#8217;\u00e8 un&#8217;altra, pi\u00f9 profonda, che raggiunge la superficie autonomamente. O per la quale \u00e8 pi\u00f9 difficile scoprire le associazioni che l&#8217;hanno evocata.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma tornando all&#8217;inizio: la memoria illumina il senso? Non so. Di certo so che \u00e8 fatta di pagine che, messe insieme, sono un libro personale, e forse, riarrangiate in altro modo, sono una mappa del futuro. Potrebbe essere.<\/p>\n\n\n\n<p>Dicevo: cercare un senso. Il senso \u00e8 una questione molto personale. Il senso non \u00e8 il significato. Dire &#8220;Che senso ha?&#8221; \u00e8 diverso da dire &#8220;Cosa significa?&#8221;, anche se nel linguaggio parlato sono espressioni quasi identiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Il significato ha un valore oggettivo e condiviso: una casa \u00e8 una casa e chiunque, se dico &#8220;casa&#8221;, capisce cosa intendo. Ma il&nbsp;<em>senso della casa<\/em>&nbsp;\u00e8 un concetto pi\u00f9 sfumato e personale. \u00c8 legato all&#8217;esperienza, agli affetti, ai dolori, al radicamento o allo sradicamento. Ha un senso filosofico ed esistenziale..<\/p>\n\n\n\n<p>Se ne deduce che il senso \u00e8 soggettivo. \u00c8 imprevedibile. Eppure l&#8217;abbiamo sempre pi\u00f9 appaltato ad altri, alla societ\u00e0, ai media, ai politici. Pensiamo che loro sappiano dare un senso alle cose. Abbiamo smesso di cercarlo individualmente.<\/p>\n\n\n\n<p>Dico in genere, io provo ancora a farlo. Ho capito per esempio che di ci\u00f2 che, dall&#8217;esterno, \u00e8 indicato come gravido di senso \u2014 ci\u00f2 che devo assolutamente sapere \u2014 in genere non sopravvive alla notte. Domani ci sar\u00e0 un nuovo senso, afferibile a tutt&#8217;altro ambito.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:42px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Il senso di oggi ha domani come scadenza.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:42px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Allora, non me ne si voglia, ma me ne frego di questo senso esogeno. Cerco quello endogeno, che \u00e8 poi il&nbsp;<em>senso del senso<\/em>: quello interiore. Quello che collima o meno con la personale visione del senso delle cose.<\/p>\n\n\n\n<p>Wittgenstein diceva che i limiti del linguaggio sono i limiti del nostro mondo. Oltre quei limiti c&#8217;\u00e8 qualcosa che non pu\u00f2 essere detto, solo mostrato. A quei confini si ferma il linguaggio e la realt\u00e0. Eppure ci\u00f2 che non riesco a dire esiste comunque, solo che non so dirlo, e quindi per me non esiste, non ha senso.<\/p>\n\n\n\n<p>La memoria in fondo \u00e8 un linguaggio personale. \u00c8 interpretabile dal solo possessore di quella memoria e spesso nemmeno da quello.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\">***<\/p>\n\n\n\n<p>Onkalo \u00e8 un deposito geologico situato a 500 metri di profondit\u00e0 nella roccia della penisola di Olkiluoto, in Finlandia. L\u00ec si sta costruendo da anni il primo sito permanente per lo stoccaggio sicuro delle scorie radioattive prodotte dalle centrali nucleari.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;obiettivo \u00e8 tenerle isolate dal mondo per almeno 100.000 anni. La prospettiva \u00e8 per\u00f2 quella di evitare che chi vi si avviciner\u00e0 in un futuro remoto \u2014 quando presumibilmente non esister\u00e0 pi\u00f9 nessuna lingua parlata oggi \u2014 capisca che deve starne alla larga.<\/p>\n\n\n\n<p>Il problema non \u00e8 solo l&#8217;isolamento di materiale radioattivo che impiegher\u00e0 tempi ancora pi\u00f9 lunghi a decadere e diventare innocuo ma, prima ancora, \u00e8 un problema di linguaggio.<\/p>\n\n\n\n<p>Sappiamo che con buona approssimazione, in un tempo cos\u00ec distante nel futuro, non si parleranno le nostre lingue ma non si pu\u00f2 nemmeno lontanamente prevedere quali nuove lingue si parleranno.<\/p>\n\n\n\n<p>Hanno pensato di rendere l&#8217;intero ambiente in superficie estremamente inospitale oppure di mettervi all&#8217;ingresso un&#8217;iconografia molto comprensibile: un volto che urla, immagino ispirato dall&#8217;<em>Urlo di Munch<\/em>. Eppure, anche questa espressione facciale \u2014 per noi inequivocabile \u2014 avr\u00e0 lo stesso significato fra 100.000 anni? Magari significher\u00e0 felicit\u00e0 e spensieratezza, chiss\u00e0. E tutti si infileranno nel deposito di scorie radioattive.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 un problema di linguaggio e dei suoi confini. La realt\u00e0, in altri termini, \u00e8 condizionata dal linguaggio (che la esprime) e dal tempo (che la definisce, costringendola). Il significato ha un valore temporale, basti pensare a quante cose considerate inappropriate decenni fa oggi lo sono. E viceversa.<\/p>\n\n\n\n<p>Con i linguaggi costruiamo universi di segni e sensi e con le memorie ne conserviamo le unit\u00e0 minime, pensando di capirle, un giorno.<\/p>\n\n\n\n<p>Un giorno, in futuro. Nel flusso del tempo e nella variabilit\u00e0 del senso delle cose.<\/p>\n\n\n\n<p>Che senso ha avuto quel film? Non lo so, e dicendo che non lo so non sto dicendo che non fosse importante. Dico solo che non l&#8217;ho capito. Ancora.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Del non capire buona parte di ci\u00f2 che si fa<\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":41652,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[415,429],"tags":[163,742,743],"class_list":["post-41651","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-pensiero-lungo","category-umanesimo","tag-memoria","tag-senso-delle-cose","tag-wittgenstein"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41651","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=41651"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41651\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":41653,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41651\/revisions\/41653"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/41652"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=41651"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=41651"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=41651"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}