{"id":41647,"date":"2025-05-21T00:32:35","date_gmt":"2025-05-21T00:32:35","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=41647"},"modified":"2025-05-22T00:35:04","modified_gmt":"2025-05-22T00:35:04","slug":"biscotti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/biscotti","title":{"rendered":"Biscotti"},"content":{"rendered":"<p>Nel 1970 John Baldessari bruci\u00f2 tutta la sua produzione, o almeno quella dal 1953 al 1966. Poi raccolse le ceneri di tutte le opere e ci fece dei biscotti. Di tutta la sua arte &#8211; fino a quel punto &#8211; fece un\u2019opera d\u2019arte chiamata \u201c<a href=\"https:\/\/www.tate.org.uk\/art\/artists\/john-baldessari-687\/lost-art-john-baldessari\">Cremation Project<\/a>\u201d, che consisteva in foto della cremazione (delle opere), in una targa che ricordava la nascita e la morte dell\u2019artista che era stato fino a quel punto &#8211; o almeno in quella fase della sua vita &#8211; e nella ricetta dei biscotti.<\/p>\n\n\n\n<p>Dall\u2019arte ricav\u00f2 arte, che parrebbe anche un po\u2019 cinico o opportunistico magari. Ma era anche una specie di ecologia dell\u2019arte, nel senso che da arte ne ricav\u00f2 arte, che non butt\u00f2 via niente.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, ne fece una cosa molto interessante.<\/p>\n\n\n\n<p>A dispetto dell\u2019ironia scanzonata del personaggio &#8211; ben narrata nel brevissimo e <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=eU7V4GyEuXA\">geniale documentario<\/a> letto dalla voce dell\u2019amico Tom Waits (\u201cJohn Baldessari ha voluto che questo documentario fosse narrato da me, Tom Waits\u201d), la sua arte \u00e8 molto concettuale e non particolarmente penetrabile, almeno all\u2019inizio. Usa molto la fotografia e soprattutto &#8211; specie dopo la celeberrima cremazione &#8211; i <em>dots,<\/em> cio\u00e8 i bolli adesivi da cancelleria, colorati e gioiosi, con cui obliterava le facce dei personaggi nelle sue composizioni. Se potesse tracciarsi un parallelo ( lo sto facendo ora) fra lui e Isgr\u00f2, potremmo dire che questo oblitera le parole (le sue famose cancellature) mentre Baldessari cancella i volti.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma questa \u00e8 la declinazione che ha preso la sua arte dopo la cremazione, che oltre che un\u2019ottima e audace performance artistica, gli permise anche di morire e rinascere, almeno artisticamente. Molti artisti attraversano diverse fasi evolutive &#8211; molti altri rimangono incastrati nella stessa che magari ha dato loro notoriet\u00e0 e danaro, e non vi si scollano pi\u00f9. Lui invece non solo super\u00f2 una sua fase ma la incener\u00ec, letteralmente. Facendone a sua volta arte, ma questo l\u2019ho gi\u00e0 detto.<\/p>\n\n\n\n<p>Quello che \u00e8 pi\u00f9 interessante di quel gesto &#8211; al di l\u00e0 dell\u2019averne fatto un\u2019opera d\u2019arte in s\u00e9 (generare arte dalla distruzione dell\u2019arte) \u00e8 che non solo rappresenta un tipo di morte ma \u00e8, a tutti gli effetti, un decesso: la fine di un filone espressivo e delle opere che lo rappresentano e anche la fine simbolica di un artista, almeno fino a un certo punto temporale.<\/p>\n\n\n\n<p>Baldessari insomma fece della morte un\u2019espressione artistica, cio\u00e8 la govern\u00f2. La us\u00f2, decidendo di farci quel che voleva. In un certo senso vinse sulla morte. Poi, con l\u2019ironia che di certo non gli mancava, ne fece dei biscotti.<\/p>\n\n\n\n<p>Si pu\u00f2 decidere di morire in pochi casi: fisicamente suicidandosi o praticando (o facendosi praticare) l\u2019eutanasia e, artisticamente, distruggendo ci\u00f2 che si \u00e8 prodotto. Del resto non \u00e8 stato neanche il primo a farlo, semmai \u00e8 stato il primo (non lo so con esattezza) a far diventare quel gesto un\u2019opera d\u2019arte.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordo che anche Munch aveva un rapporto un po\u2019 conflittuale con le sue opere: le lasciava all\u2019aperto, a prendere polvere e aria e pioggia. Una forma di morte diluita, una lenta distruzione per incuria programmatica. Era anche convinto che il tempo &#8211; il deposito del tempo in forma di polvere, pioggia, detriti &#8211; le modificasse e vi aggiungesse qualcosa. Coinvolgeva il caso e il tempo nel processo creativo, aumentando il livello di casualit\u00e0: il risultato finale non era prevedibile e proprio quello cercava, voleva insomma incorporare nelle sue tele pi\u00f9 elementi casuali possibili, attribuendo loro una responsabilit\u00e0 artistica che esulava dalla sua volont\u00e0. Quella che praticava era una specie di morte per procura, o almeno un anticipo di morte.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma non credo abbia mai pensato di farsi fotografare mentre lo faceva. Le lasciava all\u2019aperto a marcire, lasciava che la natura facesse il suo corso.<\/p>\n\n\n\n<p>Il caso di Baldessari mi sembra diverso: lui decise come inscenare la morte e come coreografarla. Alla cerimonia c\u2019erano i suoi amici. Dalle ceneri di tanti anni di pittura &#8211; che ormai rifiutava poich\u00e9 si stava orientando sempre pi\u00f9 verso l\u2019arte concettuale &#8211; ricav\u00f2 i biscotti, conservati nella sua prima opera concettuale vera e propria: un\u2019urna di vetro.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, era qualcosa di diverso.<\/p>\n\n\n\n<p>Sarebbe interessante poi capire quanto la morte dell\u2019opera sia anche la morte del suo autore. E se \u00e8 egli stesso a praticarla? \u00c8 una violenza domestica? Quanto c\u2019\u00e8 di un artista nelle sue opere? Tutto, direi. E quel Baldessari non esisteva pi\u00f9. Quello nuovo nasceva con un\u2019opera concettuale: una performance che metteva in scena morte e rinascita, sotto forma di biscotti, di un\u2019urna e di una targa commemorativa.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma non \u00e8 nemmeno questo il punto. Il punto \u00e8 &#8211; credo &#8211; che l\u2019arte superi la morte, o quantomeno la domini. Pu\u00f2 metterla in scena, praticarla e risolverla, facendola diventare un principio creativo, e questo mi sembra che dica la performance di Baldessari: morire per rinascere, come e quando decide l\u2019artista.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 anche un principio di volont\u00e0 non trascurabile: l\u2019essere umano attraversa molte fasi ma sono spesso subite pi\u00f9 che pianificate, o vengono modellate dai casi e dagli accidenti. Si cambia lavoro, si cambiano le relazioni, si cambia direzione ma senza un piano preciso. O magari esiste e lo si segue inconsciamente, mentre Baldessari lo mise in atto. Aveva una visione, e delle contingenze: doveva trasferirsi a insegnare altrove e non sapeva dove mettere tutto quanto fatto fin l\u00ec, che poi ormai non lo rappresentava nemmeno pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>Mise in atto una piece teatrale nata probabilmente da un\u2019ironica intuizione (l\u2019ironia, ripeto, non gli mancava): liberarsi di tutto, ma facendone arte.<\/p>\n\n\n\n<p>A quel punto poteva decidere di fare qualsiasi cosa di quelle ceneri: una statuetta votiva, un busto al s\u00e9 stesso del passato, una croce, l\u2019urna stessa. Invece ci fece dei biscotti. Ironico e irriverente (verso l\u2019arte forse, ma era la sua arte, poteva decidere di farci qualsiasi cosa, specie dopo averla bruciata) ma anche simbolico: ne fece cibo. Il fatto che non fosse commestibile \u00e8 trascurabile: \u00e8 il significato che conta, non la funzione.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:41px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>L\u2019arte, del resto, non ha una specifica funzione, o \u00e8 autoreferenziale, direi anzi autofunzionale. In s\u00e9 raccoglie il suo stesso significato e quei biscotti erano non solo un concetto ma anche la sostanza.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:41px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Dandosi la morte (per quanto artistica), infine, si decide anche di rinascere. Cosa impossibile da fare nel caso di morte di s\u00e9, ovviamente. Per\u00f2 insegna anche che l\u2019ego artistico pu\u00f2 essere eliminato e rinascere, che pu\u00f2 cambiare.<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 penso al Cremation Project e pi\u00f9 lo vedo come un progetto esistenziale e non solo artistico. Come una celebrazione della vita e delle mutazioni possibili. E anche come la capacit\u00e0 di camminare lontani da s\u00e9, di vedersi da distante, nella nostra irrilevanza. Il passato pu\u00f2 essere distrutto ma l\u2019atto (e il passato) ha senso solo se si trasforma in cibo. Deve alimentare il nuovo Io.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 una trasformazione, o la sua celebrazione, e deve concludersi con il sostentamento necessario per cominciare la nuova vita: il cibo.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo quel progetto Baldessari divent\u00f2 concettuale: usava video, foto, fotogrammi. Applicava i suoi dot, obliterava, cancellava e faceva cos\u00ec emergere significati nascosti. Scomponeva i gesti (il lancio di un peso, un golfista nell\u2019atto di colpire la palla). Analizzava ed esponeva. Aveva &#8211; mi piace pensare &#8211; la curiosit\u00e0 di un bambino che smonta un giocattolo e cerca di capire come funziona. Il risultato \u00e8 a volte incomprensibile: di un gesto vediamo l\u2019inizio e la fine ma quello che c\u2019\u00e8 in mezzo &#8211; la storia vera e propria &#8211; \u00e8 meno esplicita.<\/p>\n\n\n\n<p>Baldessari scelse di raccontare quelle storie, portando l\u2019attenzione su ci\u00f2 che \u00e8 trascurato o invisibile. Del resto i concetti lo sono per natura: sono astratti, sono calligrafie applicate sull\u2019aria. Bisogna smontare, capire, mostrare. E ogni tanto metterci un punto colorato sopra, a nascondere, per rivelare.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 1970 John Baldessari fece dei biscotti<\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":41648,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[90,415,93,429],"tags":[739,740,738,162,741],"class_list":["post-41647","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-art","category-pensiero-lungo","category-photography","category-umanesimo","tag-arte-concettuale","tag-cremazione","tag-john-baldessari","tag-morte","tag-mutazione"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41647","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=41647"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41647\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":41649,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41647\/revisions\/41649"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/41648"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=41647"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=41647"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=41647"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}