{"id":41478,"date":"2025-04-29T09:28:19","date_gmt":"2025-04-29T09:28:19","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=41478"},"modified":"2025-04-29T09:28:20","modified_gmt":"2025-04-29T09:28:20","slug":"giovinezza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/giovinezza","title":{"rendered":"Giovinezza"},"content":{"rendered":"<p>\u00abSe a una certa et\u00e0 dovessi mai dire che la musica dei giovani \u00e8 uno schifo, ti prego di abbattermi\u00bb, dissi un giorno a un amico. Probabilmente l\u2019ho detto a diversi amici. Invecchiando, non volevo diventare uno di quelli che smettono di sentire e di cercare di capire i nuovi linguaggi. Avevo ascoltato troppi vecchi lamentarsi di non capire pi\u00f9 i giovani e non volevo diventare proprio quel tipo di vecchio.<\/p>\n\n\n\n<p>Per altri versi, volevo (e voglio tutt\u2019ora) conservare una sana curiosit\u00e0 verso i nuovi linguaggi. Non pretendo di capirli, ma almeno ci provo. Se non li capisco, non li derubrico a rumore incoerente: semplicemente penso si tratti di un sistema di codici che non riesco a interpretare.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019atteggiamento del \u00abdove andremo a finire\u00bb mi ha sempre infastidito. Anche valutandolo solo dal punto di vista statistico \u2014 se avesse mai rivelato un andamento della civilt\u00e0 tale da comprometterne le fondamenta \u2014 avrebbe dovuto decretare la fine del genere umano da millenni.<\/p>\n\n\n\n<p>Del resto, l\u2019avversione per i nuovi strumenti (e i nuovi linguaggi) \u00e8 antica: Platone raccontava dell\u2019avversione di Seneca per la scrittura, che secondo lui avrebbe compromesso la memoria dell\u2019umanit\u00e0, affidandola ai testi scritti invece che alla propria capacit\u00e0 mnemonica.<\/p>\n\n\n\n<p>Come amo ripetere, anche le persone intelligenti a volte dicono cose poco intelligenti. E l\u2019idea di trovare Seneca un po\u2019 meno intelligente di se stesso \u00e8 irresistibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Il fatto \u00e8 che la giovinezza, nella forma della giovent\u00f9, \u00e8 \u2014 a dir poco \u2014 un punto nodale della vita di ognuno di noi. A ben pensarci, \u00e8 cos\u00ec importante da diventare un sistema di riferimento, a tratti talmente centrale da essere l\u2019unico.<\/p>\n\n\n\n<p>Allontanando il pensiero di trasformarmi in quei vecchi malmostosi, cercavo (cerco) di non diventare schiavo della mia stessa giovinezza, o almeno di non restare bloccato a quell\u2019et\u00e0, che prende il nome di giovent\u00f9, cio\u00e8 l\u2019et\u00e0 del massimo splendore.<\/p>\n\n\n\n<p>Non voglio misurare ogni cosa mi accada, ogni esperienza, ogni espressione dell\u2019intelletto umano e ogni manifestazione dei tempi rispetto a quanto mi accadde ormai decenni fa.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 poi la giovinezza se ne sta l\u00ec, in mezzo alla vita, come un monolite inscalfibile? \u00c8 una fase dell\u2019esistenza che, come mani invisibili e forti, ci ha modellati. Eravamo creta informe, pronta a ricevere una forma: l\u2019infanzia, il distacco dai genitori, la ricerca dell\u2019indipendenza ci hanno dato un\u2019impronta.<\/p>\n\n\n\n<p>Cercavamo la nostra posizione, e le esperienze maturate in quegli anni hanno impresso una direzione. Sono state onde che hanno deviato o assecondato la via della nostra prua. Abbiamo iniziato a solcare mari sconosciuti e, lungo la navigazione, abbiamo conosciuto persone e cose e in alcune di esse ci siamo riconosciuti.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel viaggio ha deciso come saremmo stati, o ha mostrato come eravamo.<\/p>\n\n\n\n<p>Non parlo di viaggio a caso: esso comporta una direzione e una visione, un senso e un sistema di navigazione. Abbiamo imparato allora come galleggiare, cosa ci dava fiducia e ci rifletteva. Avevamo bisogno di trovare uno specchio che ci restituisse un\u2019immagine: quello specchio erano la musica, i libri, i film. Linguaggi di mondi che magicamente riuscivamo a comprendere.<\/p>\n\n\n\n<p>Siamo restati legati a quelle prospettive, a quegli orizzonti, a quelle esperienze di comprensione e di decifrazione.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:43px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Nella giovinezza ci parve di capire le cose, per la prima volta. Non sapevamo che dopo non avremmo pi\u00f9 capito niente.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:43px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Di quegli anni conserviamo la nostalgia. Non un sentimento legato a cose precise, ma piuttosto a sensazioni. La nostalgia della comprensione dell\u2019esistenza e della ricchezza di prospettive.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 qualcosa di profondamente rivelatore nel modo in cui riferiamo il nostro sistema di valori alla giovinezza. Non \u00e8 solo una questione anagrafica: \u00e8 un intreccio di prospettive, di possibilit\u00e0, di quella particolare forma di libert\u00e0 che deriva dal non avere ancora stabilito confini definitivi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 come se la giovinezza fosse non tanto un\u2019et\u00e0 quanto uno stato mentale che permette di vedere il mondo come una tela bianca, invece che come un dipinto finito.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci penso spesso quando cerco di interpretare il pensiero dei conservatori, di quelli che bramano un ritorno a un passato mitico mai esistito.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 curioso desiderare la ripresa di una dimensione che non \u00e8 mai esistita, o che \u00e8 esistita in tutt\u2019altra forma, e di cui \u00e8 sopravvissuto solo un ricordo emendato e dorato, fatto di eventi mai accaduti o, comunque, non con quelle modalit\u00e0 e quei tratti.<\/p>\n\n\n\n<p>Allora ho capito che i conservatori non vogliono semplicemente riportare indietro l\u2019orologio della storia: vogliono tornare giovani. Vogliono riavere la prospettiva sgombra che avevano a quella et\u00e0. Non bramano che rivivano quegli anni, ma piuttosto che riviva loro stessi e la loro giovinezza.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa visione del mondo come possibilit\u00e0 illimitata \u00e8 ci\u00f2 che rende la giovinezza cos\u00ec attraente, soprattutto per chi l\u2019ha lasciata alle spalle. La nostalgia dei conservatori per un passato idealizzato nasconde un desiderio pi\u00f9 sottile e personale: non \u00e8 tanto il desiderio di riportare indietro il tempo, quanto quello di riavere quella prospettiva aperta, quella capacit\u00e0 di vedere il mondo come possibilit\u00e0 anzich\u00e9 come limite.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 un paradosso interessante: chi vuole conservare, in realt\u00e0, vuole tornare a quella sensazione di potenziale illimitato che caratterizza la giovinezza.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:43px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Del resto, si pu\u00f2 conservare \u2014 eventualmente \u2014 solo il presente. Conservare inteso come atto di restaurazione del passato \u00e8 l\u2019equivalente della riesumazione di un cadavere.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:43px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Mi \u00e8 capitato, nel frattempo, di sentire un\u2019intervista a Slavoj \u017di\u017eek. Parlando di tutt\u2019altro (lui parla contemporaneamente di 320 cose, ha una capacit\u00e0 funambolica di sostenere svariati discorsi paralleli), ha detto questa cosa:<\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u00abPer me \u00e8 successo tutto tra il \u201960 e il \u201870, in quel periodo sono successe le cose pi\u00f9 interessanti, oggi viviamo ancora l\u2019eco di quegli anni.\u00bb<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ho annuito. Poi mi sono chiesto se alla fine non fossi diventato proprio quel vecchio malmostoso che il mio amico avrebbe dovuto abbattere.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure non posso negare che l\u2019arte, le battaglie civili e, in genere, la cultura nata in quegli anni abbiano tutt\u2019ora una potenza e un riverbero che sembra non diminuire. Non intendo che siano intensi come allora: intendo che ancora propagano onde, e sono ancora un sistema di riferimento imprescindibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho capito allora che \u017di\u017eek suggeriva una lettura diversa: non tanto un elogio nostalgico del passato, quanto una critica implicita all\u2019incapacit\u00e0 del presente di generare trasformazioni altrettanto fondanti. Ancora oggi quella cultura \u2014 che diversi critici considerano fondamentale per la contemporaneit\u00e0, grazie alla concomitanza di molteplici condizioni sociali e alla loro rapidit\u00e0 \u2014 \u00e8 capace di essere un parametro rispetto al quale si misura la bont\u00e0 della cultura corrente, proprio perch\u00e9 ancora vibra vitale. Parlo dei film, dei libri, della musica nati in quegli anni. Parlo della fondazione di una cultura che resta viva perch\u00e9 fu fondativa e non si concluse. Gli echi di cui parla \u017di\u017eek sono i suoi movimenti: sono la ricerca di una definizione che ancora non si \u00e8 acquietata.<\/p>\n\n\n\n<p>La sua affermazione potrebbe sembrare problematica, perch\u00e9 sembra confermare una visione conservatrice \u2014 il famoso e infame \u00abera meglio prima\u00bb \u2014 ma in realt\u00e0 coglie un punto fondamentale: quegli anni furono rivoluzionari non perch\u00e9 migliori, ma perch\u00e9 fondativi.<\/p>\n\n\n\n<p>La cultura che emerse in quel periodo non si limit\u00f2 a modificare l\u2019esistente o a ergersi sul suo terreno: cre\u00f2 nuove fondamenta, ancora oggi solide nonostante i tentativi di erosione. Fu un momento di rottura genuina, di creazione autentica, non di semplice evoluzione o adattamento.<\/p>\n\n\n\n<p>Esiste una verit\u00e0 essenziale sulla natura del cambiamento culturale: una cultura veramente potente deve essere autofondante. Non pu\u00f2 limitarsi a costruire su ci\u00f2 che gi\u00e0 esiste, se non forse all\u2019inizio e per contrasto. La forza della cultura giovanile degli anni \u201960 e \u201970 fu proprio questa: la capacit\u00e0 di creare nuovi linguaggi, nuove forme di espressione, nuovi modi di pensare che non derivavano da quelli precedenti. Era una cultura che non chiedeva permesso, che non cercava legittimazione nel passato, ma che si autorizzava da s\u00e9 attraverso la forza delle proprie idee e la genuinit\u00e0 della propria espressione.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella semplificazione della lettura del mondo si potrebbe pensare che lo scontro avvenga fra due visioni antitetiche: una conservatrice e una progressista, una nostalgica e una ottimista. In verit\u00e0, a opporsi sono anche i linguaggi, non solo le prospettive. Queste visioni del mondo hanno anche linguaggi diversi. Linguaggi che smettono di comunicare tra loro.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019incomprensione genera attrito, e l\u2019attrito porta a un circolo vizioso: prima il ridimensionamento attraverso la retorica del \u00absi stava meglio prima\u00bb, poi l\u2019attacco frontale per silenziare le voci del cambiamento. \u00c8 un processo che si ripete ciclicamente, ogni volta che una nuova generazione cerca di affermare la propria visione del mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Vi \u00e8 anche un paradosso: questi linguaggi diversi non dovrebbero comunicare, eppure comunicano \u2014 attraverso l\u2019incomunicabilit\u00e0 stessa (anche non comunicare \u00e8 una forma di comunicazione, o quantomeno porta alla constatazione che non vi \u00e8 comunicazione.)<\/p>\n\n\n\n<p>Il conflitto generazionale, insomma, non \u00e8 tanto un conflitto di valori quanto un conflitto di linguaggi. Ogni generazione sviluppa i propri codici, le proprie forme di espressione, i propri modi di interpretare e rappresentare la realt\u00e0. Questi linguaggi non sono semplicemente diversi: sono spesso mutuamente incomprensibili, non tanto per una questione di vocabolario quanto per i mondi che creano attraverso il racconto delle proprie storie.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019incomunicabilit\u00e0, allora, non diventa un fallimento, ma un indicatore prezioso delle trasformazioni culturali in atto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>La vera rivoluzione culturale non sta nel rifiutare il passato, ma nel creare nuovi linguaggi capaci di esprimere il presente in modo autentico, senza necessariamente derivare da ci\u00f2 che \u00e8 venuto prima.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 in questa capacit\u00e0 di creazione autonoma che risiede il vero valore della giovinezza: non come et\u00e0 anagrafica, ma come stato mentale capace di vedere e creare possibilit\u00e0 nuove.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa comprensione conduce a una conclusione importante: il valore della giovinezza sta nella sua capacit\u00e0 di reinventare il futuro. \u00c8 questa potenzialit\u00e0 rivoluzionaria che la rende tanto preziosa e, allo stesso tempo, tanto temuta da chi vorrebbe restaurare un passato in cui esisteva una giovinezza mai esistita.<\/p>\n\n\n\n<p>La giovinezza evocata \u00e8, semmai, quella che cancella un futuro che \u00e8, oggi, il presente. Le forze conservatrici non hanno cittadinanza nella visione di quella giovinezza, perch\u00e9 essa ha senso solo rinnovando incessantemente le prospettive, reinventandosi in continuazione.<\/p>\n\n\n\n<p>La cultura rivoluzionaria di quegli anni del secolo scorso \u00e8 ancora vitale perch\u00e9 non ha mai assunto una forma precisa: non ha confini n\u00e9 limiti, ma ha uno spirito, che \u00e8 ancora vivo. Genera ancora possibilit\u00e0, come la giovinezza.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019et\u00e0 adulta e conservatrice vede il futuro come conservazione; quella giovane, come possibilit\u00e0. Da una parte vi \u00e8 chi brama un ritorno allo stato mentale della giovinezza perch\u00e9 non riesce ad accettare che il tempo cambia e che l\u2019unica soluzione \u00e8 cambiare con esso: nel passato il tempo era un insieme di possibilit\u00e0; nel presente, una manciata di opzioni. Nel passato era un paesaggio sgombro; nel presente \u2014 che \u00e8 il futuro realizzatosi, alla fine \u2014 \u00e8 un insieme di scelte obbligate.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:43px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Il presente opera nella scarsit\u00e0 delle opzioni, mentre il passato sposta il presente al futuro e lo carica di aspettative e potenzialit\u00e0.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:43px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Ogni cultura genera un linguaggio, e ogni nuovo linguaggio illude \u2014 o forse conferma \u2014 che esista la possibilit\u00e0 concreta di immaginare un futuro diverso.<\/p>\n\n\n\n<p>Il linguaggio, del resto, genera mondi.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non un&#8217;et\u00e0 della vita ma uno stato mentale<\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":41479,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[91,415,92,429],"tags":[735,262,436],"class_list":["post-41478","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura","category-pensiero-lungo","category-societa","category-umanesimo","tag-gioventu","tag-politica","tag-tempo"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41478","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=41478"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41478\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":41480,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41478\/revisions\/41480"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/41479"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=41478"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=41478"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=41478"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}