{"id":41473,"date":"2025-04-23T15:22:12","date_gmt":"2025-04-23T15:22:12","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=41473"},"modified":"2025-04-23T15:22:12","modified_gmt":"2025-04-23T15:22:12","slug":"fragile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/fragile","title":{"rendered":"Fragile"},"content":{"rendered":"<p class=\"wp-block-paragraph\">Ho appunti su osservazioni e note sulla politica di Trump ma ho deciso di non pubblicarli. Ho deciso di non rispondere alle provocazioni, come se poi fossero dirette a me. Pi\u00f9 che altro non ho voglia di essere una cavia, usata dal loro cinismo per capire fino a dove possono spingersi, fino a dove pu\u00f2 essere ampliata la finestra di Overton.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi sono chiesto: se alla provocazione si oppone il silenzio, cosa si ottiene? Che il provocatore crede che gli sia lecito fare ci\u00f2 che pensa e vuole? Che il coltello pu\u00f2 essere affondato senza che gli venga opposta resistenza, tanto i tessuti hanno ormai ceduto? Non so, so solo che fino a ora si \u00e8 sperimentato solo di opporvi indignazione (nemmeno resistenza), con il risultato di giocare con regole decise altrove, da altri. \u00c8 un grande, planetario esperimento per mettere alla prova l\u2019elasticit\u00e0 del tessuto sociale, per espanderlo fino e oltre il punto di rottura. Allora bisogna ristabilire le leggi della fisica sociale: un corpo non si pu\u00f2 espandere indefinitamente. Dov\u2019\u00e8 quindi il punto di rottura?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da quando le cose hanno iniziato a peggiorare &#8211; e per il mondo intero c\u2019\u00e8 ormai una data ben precisa, anche se non tutti la vedono allo stesso modo &#8211; ho deciso di reagire in un modo romantico e inutile: ho deciso di guardare e fare solo cose belle. Un po\u2019 egoistico, si dir\u00e0 (chi lo dir\u00e0, poi &#8211; chissenefregher\u00e0, piuttosto) ma io racconto solo cosa ho deciso di fare, che poi ha significato solo intensificare quello che gi\u00e0 faccio da anni.<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\">\n<li>Ho iniziato a condividere quasi ogni giorno un\u2019opera d\u2019arte altrui, trovata su Artsy. Col tempo \u00e8 diventata la collezione d\u2019arte che non mi posso permettere ma che idealmente vorrei avere, se avessi i soldi e tutte le pareti necessarie per esporla.<\/li>\n\n\n\n<li>Ho raccontato un po\u2019 pi\u00f9 sporadicamente le storie dietro i nomi delle vie, perch\u00e9 volevo conoscerle, e perch\u00e9 pensavo e penso sia interessante conoscerle.<\/li>\n\n\n\n<li>Ho pubblicato (quello s\u00ec, ogni giorno) il disegno di un petalo fatto da me. Una cosa ancora una volta inutile ma fragile e delicata, cio\u00e8 l\u2019esatto opposto di questi tempi crudeli e violenti.<\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019idea da cui son partito \u00e8 stata semplice: non lasciarsi prendere dal pessimismo, condividere la bellezza e la storia, dimostrare che si pu\u00f2 sempre scegliere, almeno in questo mondo qui, per ora libero.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non so che effetto ha avuto e sta avendo tutto ci\u00f2, non lo misuro, non ho metriche e non mi interessa averne. Lo faccio e basta, a prescindere. Ostinatamente. Per guardare ogni giorno qualcosa di sereno e pacifico, e per ricordarsi che esiste comunque, a prescindere da tutto e da tutti.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"681\" src=\"https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/c92f0ec6-fbc2-40d2-ae3c-5c658ba1f42b_2316x1542-1024x681.webp\" alt=\"\" class=\"wp-image-41475\" srcset=\"https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/c92f0ec6-fbc2-40d2-ae3c-5c658ba1f42b_2316x1542-1024x681.webp 1024w, https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/c92f0ec6-fbc2-40d2-ae3c-5c658ba1f42b_2316x1542-300x200.webp 300w, https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/c92f0ec6-fbc2-40d2-ae3c-5c658ba1f42b_2316x1542-768x511.webp 768w, https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/c92f0ec6-fbc2-40d2-ae3c-5c658ba1f42b_2316x1542-18x12.webp 18w, https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/c92f0ec6-fbc2-40d2-ae3c-5c658ba1f42b_2316x1542.webp 1456w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Viviamo in un tempo in cui la provocazione non \u00e8 pi\u00f9 un\u2019eccezione: \u00e8 un metodo, una strategia nemmeno tanto raffinata che serve solo a misurare i limiti. Fino a dove si pu\u00f2 dire qualcosa senza pagarne il prezzo? Fino a quando si pu\u00f2 deformare la realt\u00e0? Fino a che punto si pu\u00f2 mentire?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come dicevo, da tempo ormai non reagisco alle provocazioni. In questo, il mio snobismo mi ha preservato dal far parte della massa indignata. Non voglio indignarmi perch\u00e9 l\u2019indignazione \u00e8 una reazione sterile, si autoalimenta e brucia di s\u00e9 stessa: non produce niente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Queste forze provocatrici hanno bisogno delle reazioni perch\u00e9 misurano non solo l\u2019efficacia della loro azione ma anche il grado di estensione delle tolleranza sociale. Per ora hanno solo operato in modo da portare il tessuto coesivo fino allo sfibramento, fiduciosi che potesse arrivare a estensioni imprevedibili, fino ad accogliere l\u2019impensabile, almeno fino a quel punto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non volevo reagire e penso tutt\u2019ora che non sia intelligente farlo. La reazione fa rilevare ai loro strumenti che la lama \u00e8 penetrata. D\u2019altro canto, mi dico, non reagire pu\u00f2 avere un duplice esito: lasciar intendere che la strada non \u00e8 presidiata e che si pu\u00f2 procedere, oppure non fornire alcun riscontro, e trasferire l\u2019incertezza della reazione all\u2019azione. Un\u2019azione che non provoca reazione esiste? Ottiene un risultato?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi capita, dicevo, di scegliere il silenzio. O di popolarlo di oggetti di bellezza, per quanto io possa col mio modesto contributo &#8211; foto, disegni, scritti &#8211; dissimulandoli con l\u2019indifferenza. Non voglio partecipare al gioco. Un modo per sottrarsi a quella dinamica binaria \u2013 dire qualcosa o subire qualcosa \u2013 che ormai lascia spazio solo al rumore. Il silenzio diventa pausa, spazio vuoto, interruzione. Non assenso ma diserzione.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:41px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\" style=\"font-size:24px\"><em>Il silenzio non \u00e8 passivo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:41px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il problema \u00e8 che il silenzio \u00e8 ambiguo: pu\u00f2 essere letto come debolezza, come rinuncia. Pu\u00f2 lasciare intendere che lo spazio civile non \u00e8 presidiato, che c\u2019\u00e8 libert\u00e0 di azione e distruzione. \u00c8 il rischio del silenzio: quello di essere interpretato dal potere come un vuoto da riempire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La provocazione non si combatte solo con la reazione, ma nemmeno con l\u2019assenza di reazione. Allora serve qualcos\u2019altro. Individualmente, ci provo insistentemente, con piccoli silenziosi gesti di bellezza (non mi arrogo l\u2019onore di definire ci\u00f2 che faccio \u201cbello\u201d, uso questo attributo per opporlo alla crudelt\u00e0 dell\u2019altra parte &#8211; crudelt\u00e0 contro bellezza, neanche bruttezza contro bellezza, la crudelt\u00e0 \u00e8 gi\u00e0 brutta di suo).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Che forza pu\u00f2 assumere la somma di tanti frammenti individuali di resistenza? Qualcosa che non sia n\u00e9 indignazione n\u00e9 resa, ma costruzione. Un\u2019altra narrazione. Un racconto che non nasce come risposta (azione e reazione), ma come alternativa. Un campo semantico diverso, costruito sulla volont\u00e0 di usare un codice diverso, un linguaggio diverso, che non si adatta a un\u2019agenda dettata da altri. \u00c8 un territorio diverso, definito da una mappa che il nemico non possiede.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ho individuato tre nodi possibili.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Silenzio surreale<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un approccio possibile \u00e8 il surreale, e non \u00e8 nemmeno nuovo. Usare un nuovo linguaggio significa spostare il campo d\u2019azione, spiazzare, non farsi trovare dove si \u00e8 attesi. Mi spiace usare questo linguaggio bellico (azione\/reazione, campo di battaglia, sfida ecc.) ma la semantica sta tutta l\u00ec, ed \u00e8 per farsi capire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una via \u00e8 il glitch, l\u2019errore di programmazione (ancora una volta: l\u2019inatteso). Come&nbsp;<a href=\"https:\/\/martinopietropoli.substack.com\/p\/112-anomalia\">scrivevo<\/a>, \u201c<em>L\u2019anomalia rivela un\u2019altra realt\u00e0. Un errore nel codice non riesce a nascondere che quella in cui viviamo \u00e8 una possibile versione di noi, o del mondo. Quello che l\u2019anomalia fa vedere \u00e8 incomprensibile, e non potrebbe essere altrimenti. In quella realt\u00e0 non vale Cartesio, non valgono i riferimenti consueti, la materia ribolle senza avere una forma riconoscibile.<\/em>\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alla fine, a questa versione della realt\u00e0 senza senso (non ha precedenti, non ha memoria) se ne pu\u00f2 opporre una che non ne ha altrettanto. Anzi, neanche opporre ma piuttosto&nbsp;<em>proporre<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo senso anche il silenzio \u00e8 un linguaggio. Come nota Byung-Chul Han in&nbsp;<em>Vita Contemplativa<\/em>:<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:41px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\" style=\"font-size:24px\"><em>\u00c8 solo il silenzio a consentirci di dire qualcosa di mai udito prima.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:41px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In determinati contesti, il silenzo pu\u00f2 caricarsi di significato e diventare una forma di linguaggio potente proprio perch\u00e9 inatteso. Di fronte alla provocazione che cerca una reazione immediata, il silenzio spiazza. \u00c8 come lanciare un sasso in uno stagno immobile: nessuna onda si propaga come previsto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il silenzio di chi \u00e8 provocato pu\u00f2 anche paradossalmente creare uno spazio di riflessione per chi osserva la scena. Invece di essere trascinati nel meccanismo della reazione emotiva, il silenzio crea lo spazio mentale per indagare le ragioni della provocazione e sulla reazione soffocata che ha generato (\u00e8 sempre pi\u00f9 utile chiedersi perch\u00e9 si reagisce in un certo modo pi\u00f9 che interrogarsi su ci\u00f2 che ha provocato una certa reazione).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Confesso inoltre di aver scelto di non reagire perch\u00e9 \u00e8 un&#8217;affermazione di controllo. Non concedo al provocatore il potere di dettare i termini dell&#8217;interazione. Le provocazioni sono anche (spesso, quasi sempre) distrazioni dal tema principale. In quello sta ogni debolezza del provocatore e solo da quello vuole distogliere l\u2019attenzione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Infine, il silenzio \u00e8 ambivalente e non facilmente interpretabile, o si presta a pi\u00f9 letture. Pu\u00f2 essere sdegno, superiorit\u00e0, indifferenza, paura, o persino come una forma di resistenza pi\u00f9 profonda. L\u2019ambivalenza genera incertezza nel provocatore, che non registra pi\u00f9 la reazione che attendeva.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">L\u2019ironia<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una volta non amavo l\u2019ironia, la consideravo una debolezza, una via di fuga. Ho cambiato idea. L\u2019ironia \u00e8 il soffio di vento che scompiglia le carte, \u00e8 l\u2019irruzione dell\u2019inaspettato, \u00e8 un caos controllato (opposto al caos distruttivo del provocatore).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 un registro comunicativo sottile ma potentissimo, capace di smascherare l&#8217;assurdit\u00e0 e la pretenziosit\u00e0 senza cadere nella trappola dell&#8217;indignazione frontale. Rivela la debolezza dell\u2019azione provocatoria che spesso si ammanta di seriet\u00e0 e di ineluttabilit\u00e0. L\u2019ironia \u00e8 un filtro che isola la rabbia o la frustrazione e diventa una risata, uno sberleffo. Richiede una decodificazione del messaggio, una sua destrutturazione ed esposizione delle parti deboli. Il linguaggio aggressivo, una volta smontato, \u00e8 inerte. L\u2019ironia ne espone la debolezza.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Il tempo<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il caro, vecchio tempo. \u00c8 una dimensione, \u00e8 una condizione, \u00e8 una condanna? \u00c8 l\u2019acqua dei pesci di Wallace: c\u2019\u00e8 e non ci si pu\u00f2 fare molto. Il fatto che ci sia e che esista indica per\u00f2 anche qualcosa di diverso: ne siamo tutti soggetti, provocatori e provocati. Il tempo non \u00e8 dominabile ma ci\u00f2 che si fa col tempo e nel tempo \u00e8 una scelta di libero arbitrio (per questo, anche, ho deciso di disegnare petali o collezionare quadri che non posseder\u00f2 mai).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Chi provoca ha sempre fretta. \u00c8 convinto che distruggere cose sia una forma attiva di costruzione (oppure vuole solo fare spazio, liberare la visuale, chi lo sa) ma sa anche &#8211; pur senza confessarselo &#8211; che il tempo gli \u00e8 contro. Il tempo costruisce con tempo, il tempo non concede vita a ci\u00f2 che si \u00e8 sviluppato in un fiato e non sa respirare. La loro \u00e8 l\u2019ossessione per il presente continuo e indifferente, sempre uguale e quindi dominabile, come se vi avessero scoperto la chiave di lettura. La riflessione del tempo lungo, costruito con la pazienza scopre invece le infinite chiavi di lettura,\u00a0<em>le chiavi mutevoli<\/em>. Del resto il tempo lungo, quello che serve a comprendere, sedimentare, costruire, non \u00e8 compatibile con la retorica dell\u2019onda d\u2019urto.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:41px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\" style=\"font-size:24px\"><em>Il tempo \u2013 sembra un paradosso \u2013 \u00e8 un dispositivo di sottrazione. \u00c8 lo spazio in cui si sciolgono le trappole narrative, si smascherano i trucchi. Il tempo toglie la maschera all\u2019inganno e mostra la verit\u00e0. \u00c8 lo strumento pi\u00f9 sottovalutato della resistenza: quello che permette di non rispondere subito, non per ignorare, ma per trasformare la reazione in pensiero.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:41px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Chi provoca teme il tempo perch\u00e9 il tempo discerne, purifica, divide il valore dalla miseria. Ogni provocazione non accolta resta invece a decantare, rivela il proprio vuoto, diventa solo un\u2019eco che non trova risposta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il tempo, quindi, \u00e8 una scelta. \u00c8 una lentezza attiva. \u00c8 abitare la profondit\u00e0. \u00c8 il ritmo di chi non rincorre ma coltiva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il tempo si compone di tempi: quello dell\u2019accoglienza silenziosa della provocazione, quello dell\u2019analisi, quello della costruzione della visione.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:41px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\" style=\"font-size:24px\"><em>Il contesto in cui sfidare il provocatore \u00e8 il tempo dilatato.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:41px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 un\u2019operazione profondamente politica, perch\u00e9 toglie potere a chi lo esercita attraverso l\u2019urlo e lo sposta verso chi racconta. Ogni storia ha un suo tempo, ogni provocazione ha l\u2019estensione di un urlo prepotente. Il silenzio \u00e8 potente.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Catrame(pod)<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono stato ospite di&nbsp;<a href=\"https:\/\/substack.com\/profile\/7816632-paola-natalucci\">Paola Natalucci<\/a>&nbsp;e del suo&nbsp;<a href=\"https:\/\/open.spotify.com\/show\/3yuitRhYoMaKhLx6AsMYHT?si=e4f79f72c6664917\">CatramePod<\/a>. Abbiamo parlato di meditazione, di libri fondativi, di come leggere la filosofia francese contemporanea e di vita. Grazie Paola!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo spazio dove la riflessione e la resistenza risuonano assordanti<\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":41474,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[125,429],"tags":[449,262,436],"class_list":["post-41473","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-politica","category-umanesimo","tag-ironia","tag-politica","tag-tempo"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41473","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=41473"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41473\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":41476,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41473\/revisions\/41476"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/41474"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=41473"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=41473"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=41473"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}