{"id":41461,"date":"2025-04-04T22:16:22","date_gmt":"2025-04-04T22:16:22","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=41461"},"modified":"2025-04-04T22:16:23","modified_gmt":"2025-04-04T22:16:23","slug":"pensare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/pensare","title":{"rendered":"Pensare"},"content":{"rendered":"<p class=\"wp-block-paragraph\">Non so mica se penso quando cammino. Cio\u00e8, s\u00ec, penso ma \u00e8 un po\u2019 diverso dal pensare che faccio da seduto, davanti a un computer. Forse diamo un nome (un verbo) a un\u2019attivit\u00e0 che invece ha molte declinazioni. Tipo: quando penso correndo lo faccio per immagini, quando penso scrivendo lo faccio come un LLM (vedo il testo comporsi visivamente ma a parole, o token, come li chiamerebbe chi si occupa di AI), quindi dovrei dire che lo faccio ancora per immagini, solo che si tratta di blocchi di parole che vanno in una certa direzione, o pi\u00f9 direzioni. Sono dei convogli, dei treni, ecco.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A volte (spesso) mi stufo di pensare e cerco un bottone di reset. C\u2019\u00e8 da qualche parte? Temo di no, il nostro corpo non ha un reset, oppure lo fa, ma durante la notte. Il sogno non \u00e8 un pensiero, oppure \u00e8 un pensiero per immagini, e ritorno al punto di partenza. L\u2019unica differenza \u00e8 che del sogno non controllo niente: osservo e basta. Quando penso invece ho &#8211; bene o male &#8211; il governo di quello che succede nella mia testa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ho finito Filosofia del cane di Mark Rowlands. Parla della differenza fra uomini e cani e alla fine argomenta che i cani pensano, solo che lo fanno al risparmio. Dice che, siccome vivono con noi da tipo 15.000 o 25.000 anni &#8211; ora non ricordo &#8211; hanno capito che a tante cose ci pensiamo noi, quindi perch\u00e9 darsi pena? Non \u00e8 un ragionamento stupido, e infatti per certi versi sono molto pi\u00f9 intelligenti di noi perch\u00e9 usano il cervello solo quando ne hanno davvero bisogno, quando non c\u2019\u00e8 alternativa. Allora sono pure capaci di certe raffinatezze cerebrali. Noi diremmo che sono svogliati o stupidi e invece sono solo pi\u00f9 attenti a non usare il loro organo pi\u00f9 esoso di energia, almeno quando non serve. Ci pensa l\u2019uomo in quel caso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Rowlands concorda con me nel dire che i cani sono animali filosofici (grazie), anche se non sanno cos\u2019\u00e8 la filosofia. Forse la vivono, pi\u00f9 che pensarla, la filosofia. L\u2019hanno talmente interiorizzata che hanno superato ogni questione epistemiologica: il pensiero esiste, pu\u00f2 essere articolato dal cervello ma ci\u00f2 non significa che debba essere fatto. \u00c8 una scelta fra potenza e azione. Fra il potere farlo e il farlo davvero.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un\u2019altra differenza fra noi e loro &#8211; dice sempre Rowlands &#8211; \u00e8 che noi viviamo due vite diverse &#8211; quella interna, in cui percepiamo noi stessi e sentiamo e sappiamo di esistere, e quella esterna, cio\u00e8 quella in cui ci osserviamo da fuori. I cani hanno elegantemente eliminato questa seconda modalit\u00e0, ottenendo il pregevole risultato di potersi dedicare solo alla vita interiore. Noi invece vaghiamo tra l\u2019una e l\u2019altra. Pensando. Ed essendo eternamente insoddisfatti perch\u00e9 non ne realizziamo nessuna delle due. Non ce le godiamo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Allora ho pensato che \u00e8 il pensiero il problema, che \u00e8 gi\u00e0 di per s\u00e9 un curioso attorcigliamento, perch\u00e9 il pensiero che pensare sia un problema \u00e8 pensato, e non si sa se sia il pensiero a farlo o il cervello, che produce comunque pensiero. Non se ne esce.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come fermare il pensiero? Come vivere come dei cani? Ho una soluzione pratica, che \u00e8 anche una regola che mi sono dato, o che cerco di applicare in questo periodo: quando sento che sto per pensare, faccio qualcosa. Quando insomma non voglio pensare, agisco.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In genere funziona, almeno nel mitigare il solipsismo del pensiero, che \u00e8 quell\u2019attivit\u00e0 che piace tanto alla mente umana, ossia il pensare per il gusto di farlo. Esiste un modo per non farlo? Si pu\u00f2 controllare il pensiero?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Intanto ho individuato il problema e anche qualche soluzione. Per esempio mi sono dato questa regola:<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\" style=\"font-size:24px\"><em>Il pensiero \u00e8 permesso solo durante la scrittura. L\u2019azione (il fare cose) limita il pensiero, quindi quando non voglio pensare, disegno, cammino, cucino.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non che non pensi quando cammino ma col disegno invece funziona. Quando disegno mi pare di non pensare. Del resto si tratta di uno dei linguaggi meno mediati che esistano, e se non \u00e8 mediato significa che il suo segnale non \u00e8 modulato o disturbato da filtri. \u00c8 un pensiero puro, o forse \u00e8 la forma pi\u00f9 libera e primigenia di pensiero. \u00c8 istinto, \u00e8 espressione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ormai da pi\u00f9 di un mese disegno petali. Sono inventati, immaginati, figurati. Senza molto rifletterci &#8211; e forse questo mi ha convinto che fosse una buona idea disegnarli &#8211; ogni giorno ne disegno uno. L\u2019unico stimolo programmatico \u00e8 stato il piacere di disegnare qualcosa di cos\u00ec fragile, leggero e vulnerabile, in un periodo come questo, in cui sembra che tutto stia impazzendo. Come con la scrittura &#8211; cio\u00e8 quando penso &#8211; quando disegno mi esprimo in pura azione. La cosa pi\u00f9 importante nel disegno \u00e8 la mia mano che si muove, non la testa. Il disegno non ha uno scopo, quindi non ha sovrastruttura. Azione contro pensiero.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando disegno non so cosa voglio dire perch\u00e9 in verit\u00e0 non voglio proprio dire niente: disegno petali, se \u00e8 un programma questo, va bene. Per me sono disegni di petali e basta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ogni notte, prima di addormentarmi, ne disegno uno o due. A volte sullo schermo dell\u2019iPhone, direttamente col dito. Mi servono a non pensare ed \u00e8 curioso che siamo arrivati al punto di cercare il modo di non pensare, non di pensare meglio. Il desiderio di non pensare \u00e8 in realt\u00e0 solo un modo per abbassare il volume dentro la testa, per sentire altre cose, pi\u00f9 semplici ma molto eloquenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Attendo ogni giorno con impazienza e gioia questo momento. So che a notte fonda disegner\u00f2 un petalo e sorrido a pensarci. Pu\u00f2 accadere quello che vuole nel resto del mondo ma io disegno un petalo. E dopo medito, o anche prima, non ha importanza. Mentre medito non penso ai petali, non mi dico \u201cAdesso lo faccio cos\u00ec o col\u00e0\u201d, non sono io che disegno petali, sono loro che decidono come vogliono essere disegnati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Forse, capisco ora, sono un po\u2019 come un cane per i petali che disegno. Dico \u201cPensateci voi come volete che vi disegni, io intanto vi disegno\u201d, perch\u00e9 non voglio pensare, almeno non in quella mezz\u2019ora in cui disegno. Voglio solo disegnare, voglio che ci pensino i petali. Come un cane, che ci pensi il mio padrone, che io devo risparmiare il cervello, che poi fa solo quello: pensa, pensa, pensa, perch\u00e9 crede di saperlo fare bene.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Allora glielo lascio fare, di pensare: quando scrivo gli dico \u201cEcco, adesso puoi pensare\u201d e lui \u00e8 contento e pensa e io scrivo queste cose qui.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poi esco a camminare o disegno un petalo. Voglio un po\u2019 di silenzio, qui dentro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho deciso di assecondare il mio cervello: voglio pensare sempre meno<\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":41462,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[91,415,429],"tags":[728,349],"class_list":["post-41461","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura","category-pensiero-lungo","category-umanesimo","tag-cani","tag-meditazione"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41461","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=41461"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41461\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":41463,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41461\/revisions\/41463"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/41462"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=41461"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=41461"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=41461"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}