{"id":41426,"date":"2023-08-21T21:06:00","date_gmt":"2023-08-21T21:06:00","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=41426"},"modified":"2025-03-27T22:01:17","modified_gmt":"2025-03-27T22:01:17","slug":"america-infine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/america-infine","title":{"rendered":"America, infine"},"content":{"rendered":"<p>Per passare il tempo nella metro mi metto a guardare le pubblicit\u00e0. Ce ne sono di avvocati che promettono risarcimenti importanti, di app per cercare case o per capire se paghi troppo o troppo poco di affitto, di scuole o universit\u00e0. Le pubblicit\u00e0 &#8211; penso &#8211; rispondono a delle esigenze contingenti delle persone che viaggiano sui vagoni della metro: parlano di cosa vedere in tv, di uno show di Broadway, di un\u2019opportunit\u00e0 di lavoro o di studio. Tutte cose che, statisticamente, possono interessare.<\/p>\n\n\n\n<p>Ce n\u2019\u00e8 una che attira la mia attenzione. Parla di un test per il fentanyl. Escludendo che un tossico voglia testare la droga che deve assumere, non capisco nemmeno se forse si rivolga a chi vede qualcuno in overdose. Non mi pare la spiegazione pi\u00f9 plausibile, dubito che uno che vuole aiutare una persona in overdose si metta a fare il sommelier della droga per capire di quale si tratta: chiama il 911 e semmai aspetta che arrivino i soccorsi.<\/p>\n\n\n\n<p>E invece il test serve proprio ai tossicodipendenti, lo capisco poi informandomi. Le possibilit\u00e0 di comprare droga tagliata male o con dosi eccessive di fentanyl pu\u00f2 causare overdose letali. Un articolo di marzo del 2023 <a href=\"https:\/\/www.nytimes.com\/2023\/03\/24\/nyregion\/fentanyl-test-strips-nyc.html\">sul New York Times<\/a> parla di 2.100 morti accidentali per overdose nel 2021 solo a New York. 2.100 persone che pensavano di assumere qualche altra droga o proprio il fentanyl ma non aveva idea di quale percentuale ne contenesse la dose acquistata. Il fentanyl \u00e8 letale se assunto in dosi eccessive (e una dose eccessiva pu\u00f2 essere anche modestissima in quantit\u00e0, da questo punto di vista non perdona) e con questi test si pu\u00f2 capire cosa \u00e8 contenuto nella dose e in che percentuali. Si chiamano <em>strips<\/em>, e sono delle strisce che si acquistano a un dollaro.<\/p>\n\n\n\n<p>Quindi: se la pubblicit\u00e0 che vedi nella metro esprime esigenze, desideri e bisogni di chi la usa, la droga rientra in una di queste categorie, o almeno in un\u2019altra: quella delle emergenze.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo tipo di comunicazione non tradisce una caratteristica degli americani, ossia il senso pratico: se c\u2019\u00e8 un problema sociale del genere \u00e8 meglio riconoscerlo, informare e prevenire piuttosto che considerarlo un vulnus che imbarazza e del quale \u00e8 meglio non fare cenno. Almeno dal punto oltre il quale un problema individuale e circoscritto diventa endemico, e quello degli oppioidi \u00e8 decisamente endemico negli USA.<\/p>\n\n\n\n<p>Del resto loro hanno sempre fatto dell\u2019iperbole un modo di comunicare, come se per mostrare ci\u00f2 che sono (o pensano di essere) ci sia sempre bisogno di esagerare. Non hanno mai fatto nemmeno mistero di certe loro debolezze o difficolt\u00e0, n\u00e9 gli si pu\u00f2 addebitare d\u2019essere ipocriti. Riconoscendosi come societ\u00e0 in buona dose violenta, hanno sempre esportato l\u2019immagine di un popolo &#8211; o di gente, un popolo ha un\u2019omogeneit\u00e0 che gli americani non hanno, essendo molto eterogenei &#8211; che cura la violenza con la violenza.<\/p>\n\n\n\n<p>E anche con l\u2019ironia e l\u2019arte, ma la trasmissione della cultura popolare \u00e8 spesso avvenuta usando la chiave della violenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo \u00e8 stato vero fino a 10-15 anni fa. <a href=\"https:\/\/martinopietropoli.substack.com\/p\/75-america-ancora\">Come dicevo<\/a>, ora gli USA sono una cultura decadente e certe loro produzioni artistiche sono fra le cose pi\u00f9 interessanti e profonde che si possano vedere, leggere o ascoltare. Rimosso l\u2019elemento dell\u2019autocompiacimento, sopravvive l\u2019introspezione o l\u2019osservazione scientifica di ci\u00f2 che accade all\u2019animo umano. Con ci\u00f2 intendo che film, libri e musica &#8211; almeno quelli di una certa qualit\u00e0 &#8211; non spiegano ma osservano e riportano. Non assolvono n\u00e9 condannano e, credo intimamente, una societ\u00e0 che non assolve n\u00e9 condanna \u00e8 una societ\u00e0 che si sta evolvendo.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"848\" height=\"565\" src=\"https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/e7e7631e-5526-4009-b215-b0ba01282f66_3814x2542.webp\" alt=\"\" class=\"wp-image-41431\" srcset=\"https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/e7e7631e-5526-4009-b215-b0ba01282f66_3814x2542.webp 848w, https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/e7e7631e-5526-4009-b215-b0ba01282f66_3814x2542-300x200.webp 300w, https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/e7e7631e-5526-4009-b215-b0ba01282f66_3814x2542-768x512.webp 768w, https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/e7e7631e-5526-4009-b215-b0ba01282f66_3814x2542-18x12.webp 18w\" sizes=\"(max-width: 848px) 100vw, 848px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Parlando di condanna, il pensiero va alle carceri. Il sistema penitenziario americano \u00e8 uno dei pi\u00f9 affollati del mondo (forse il pi\u00f9 affollato). Un sistema carcerario affollato pu\u00f2 dimostrare che le forze dell\u2019ordine lavorano molto e bene oppure che la percentuale di popolazione criminale \u00e8 elevata. Nessuno dei due casi \u00e8 vero, o almeno non totalmente vero. Stupir\u00e0 constatarlo ma ci\u00f2 che \u00e8 criminale non \u00e8 universalmente oggettivo. Vi sono attivit\u00e0 considerate criminali in alcuni paesi e lecite in altri, oppure gli stessi crimini non hanno eguale pena in diverse parti del mondo. Ma il discorso sulle carceri \u00e8 troppo gigante per parlarne qui e ora. Mi serviva per parlare di una cosa che era criminale fino a pochi anni fa e ora non lo \u00e8 pi\u00f9, e ha a che fare con il consumo delle droghe leggere.<\/p>\n\n\n\n<p>Prima di tornare nel 2022 a New York, vi mancavo da quasi 10 anni. La prima differenza che colsi fu l\u2019aroma che sentivo passeggiando per strada, praticamente per qualsiasi strada. Era inconfondibile ed era ovunque, senza distinzione fra zone ricche e meno ricche. Era l\u2019aroma della marijuana. Ormai ovunque si passeggi se ne sente l\u2019odore, con una frequenza che fa impallidire Amsterdam, dove anzi fumare per strada non \u00e8 visto di buon occhio.<\/p>\n\n\n\n<p>Si potrebbero dare molte letture di questo fenomeno: che ha avuto il merito di legalizzare (e, quindi, non criminalizzare) un uso piuttosto diffuso delle droghe leggere, facendolo emergere e rendendolo visibile, senza stigma sociale; che ha riconosciuto uno stato di fatto e che ha infine formalizzato un atteggiamento maturo, e cio\u00e8 quello di accettazione del consumo di certe sostanze.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 anche una lettura psicologica pi\u00f9 complicata da sostanziare ma che trovo coerente con lo spirito americano. \u00c8 mia e me ne assumo paternit\u00e0 e responsabilit\u00e0. Dice che questa liberalizzazione \u00e8 la conseguenza di un tratto tipico di questa gente ed \u00e8 la mancanza di ipocrisia. Non significa che la societ\u00e0 americana non conosca ipocrisia, ma che rispetto a certi temi sociali \u00e8 capace, appunto, di non essere ipocrita. \u00c8 una societ\u00e0, si diceva, che affronta pubblicamente certe debolezze, esportandole pure (e capitalizzando su di esse, particolare non trascurabile). Me ne sono accorto quando &#8211; ormai da qualche anno a questa parte &#8211; i temi della salute mentale sono diventati sempre pi\u00f9 discussi e centrali. Ho notato che molti che ne avevano avuto esperienza ne hanno poi parlato pubblicamente: per condividere e aiutare, certo, ma anche diventandone esperti, parlandone in conferenze e simposi e scrivendoci libri. Guadagnandoci.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:41px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Gli americani trovano sempre un modo per capitalizzare. Qualsiasi cosa.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:41px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Guardo sempre con atteggiamento misto questi fenomeni: da un lato io sono il risultato di una cultura che ha pudore anche quando non ne dovrebbe avere (specie quando il pudore allontana dalla soluzione dei problemi, relegando all\u2019esperienza individuale traumi che potrebbero essere pi\u00f9 serenamente risolti stemperandoli nella collettivit\u00e0) e dall\u2019altro non riuscirei mai a trasformare una difficolt\u00e0 temporanea in un\u2019occasione di lucro, o la interpreterei come un\u2019immeritata ricompensa. Evidentemente non \u00e8 cos\u00ec per molti americani che, attraversate situazioni di sconforto, ne mettono l\u2019esperienza a reddito.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img decoding=\"async\" width=\"848\" height=\"581\" src=\"https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/dba9dd2b-3cfb-475a-a9b3-6f7ad3194bb1_2450x1678.webp\" alt=\"\" class=\"wp-image-41430\" srcset=\"https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/dba9dd2b-3cfb-475a-a9b3-6f7ad3194bb1_2450x1678.webp 848w, https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/dba9dd2b-3cfb-475a-a9b3-6f7ad3194bb1_2450x1678-300x206.webp 300w, https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/dba9dd2b-3cfb-475a-a9b3-6f7ad3194bb1_2450x1678-768x526.webp 768w, https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/dba9dd2b-3cfb-475a-a9b3-6f7ad3194bb1_2450x1678-18x12.webp 18w\" sizes=\"(max-width: 848px) 100vw, 848px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>In fondo che se ne possa ricavare qualcosa \u00e8 il minore dei problemi quando, facendolo, si aiutano altre persone, no? Immagino sia cos\u00ec ma lo ascrivo allo stesso tempo alla capacit\u00e0 che hanno di non lasciare niente di intentato, forse perch\u00e9 sono sempre sull\u2019orlo di perdere tutto. Dipende ovviamente dal reddito e dall\u2019animo delle persone ma non escludo che accada lo stesso anche per chi ha una certa solidit\u00e0 finanziaria.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:41px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Gli USA sono il paese della transitoriet\u00e0. Le cose oggi sono cos\u00ec e domani cambieranno.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:41px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Questa visione del mondo gli deve essere stata inoculata sin da piccoli o la imparano vivendo ma si ha l\u2019impressione che si tratti del popolo pi\u00f9 abituato ai rovesci della fortuna e, probabilmente anche per questo, pi\u00f9 reattivo e capace di riprendersi.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 forse anche un altro motivo che giustifica l\u2019apparente leggerezza con cui gli americani assumono sostanze psicotrope (e, in questo caso, alla marijuana aggiungo anche gli psicofarmaci) ed \u00e8 la volont\u00e0 di eliminare qualsiasi ostacolo si frapponga fra loro e la massima espressione performativa individuale. La ricchezza e la sua ricerca sono la Chiesa Americana, e il perseguire un ideale di stabilit\u00e0 economica e di collocazione sociale \u00e8 una possibile risposta alla domanda esistenziale sul senso della vita. Il senso \u00e8 trovare un luogo dove stare, cio\u00e8 occupare una posizione sociale o una qualsiasi posizione che collochi l\u2019individuo in un luogo, fisico o mentale. Non \u00e8 casuale che gli americani siano anche assai poco stanziali e abituati a spostarsi nel loro paese con una frequenza inusitata. Alla ricerca di un riscatto o di una posizione pi\u00f9 alta nella scala sociale. O anche solo cercando di stare a galla.<\/p>\n\n\n\n<p>Non riesco insomma a leggere questo trasporto per il consumo di droghe leggere come si fa normalmente, ossia come di fuga dalla realt\u00e0. Secondo me \u00e8 un modo per abbassare il volume della vita e concentrarsi su altri obiettivi, per avere meno distrazioni. Non in ogni caso (le droghe ricreative sono anche evasive, non si discute) ma molto spesso, s\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Quest\u2019anno gli americani che hanno richiesto un passaporto non sono mai stati cos\u00ec numerosi. Gli USA, curiosamente, erano un paese i cui abitanti avevano percentualmente meno passaporti che in molti altri paesi sviluppati. \u00c8 come se prima si fossero risolti e conclusi in s\u00e9 e ora invece cercassero altrove stimoli e risposte. Anche questa \u00e8 una tesi non dimostrabile (\u00e8 dimostrabile solo che abbiano richiesto pi\u00f9 passaporti di una volta) ma pu\u00f2 indicare una certa curiosit\u00e0 o necessit\u00e0 di guardare altrove, convinti &#8211; forse inconsciamente &#8211; che nei loro territori e nelle loro citt\u00e0 non vi sia una risposta. Che il loro paese non li contenga pi\u00f9 o non contenga la risposta. \u00c8 un\u2019idea.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:41px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Comunque li si guardi e valuti, gli americani sono costantemente alla ricerca di qualcosa di nuovo e diverso. Il mito della frontiera non \u00e8 tramontato.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:41px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Delle tre parti di una trilogia, questa \u00e8 l\u2019ultima. La decisione \u00e8, come ogni decisione, arbitraria. Per naturale e non pianificata evoluzione ho deciso che le parti dovessero essere tre, e basta. Tre \u00e8 anche la ripartizione del tempo, tre sono le fasi del fluire delle cose: passato, presente e futuro. Non so se di questo mio trittico <a href=\"https:\/\/martinopietropoli.substack.com\/p\/74-america\">il primo pannello<\/a> sia il passato, <a href=\"https:\/\/martinopietropoli.substack.com\/p\/75-america-ancora\">il secondo<\/a> il presente e questo il futuro. Dovrei sforzarmi di vedere un po\u2019 oltre e cercare nel presente segnali che alludano al futuro ma non amo le previsioni n\u00e9 chi le fa.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel tragitto della mia vita sin qui ho potuto osservare che nel mio passato l\u2019America era il futuro e la si guardava come una nave pi\u00f9 avanti di noi, come un\u2019avanguardia che mandava dispacci alle retrovie e ci raccontava cosa vedeva sulla linea dell\u2019orizzonte. Noi saremmo arrivati, dopo.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img decoding=\"async\" width=\"848\" height=\"565\" src=\"https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/6371f5d2-dade-47ec-98ef-622e71467a21_4192x2795.webp\" alt=\"\" class=\"wp-image-41429\" srcset=\"https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/6371f5d2-dade-47ec-98ef-622e71467a21_4192x2795.webp 848w, https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/6371f5d2-dade-47ec-98ef-622e71467a21_4192x2795-300x200.webp 300w, https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/6371f5d2-dade-47ec-98ef-622e71467a21_4192x2795-768x512.webp 768w, https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/6371f5d2-dade-47ec-98ef-622e71467a21_4192x2795-18x12.webp 18w\" sizes=\"(max-width: 848px) 100vw, 848px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Se posso vedere un futuro dalla sue tracce lasciate nel presente, oggi non colgo pi\u00f9 questa visione. \u00c8 come se l\u2019Occidente si fosse scisso in due o pi\u00f9 Occidenti: uno \u00e8 quello degli USA e uno \u00e8 il nostro, o quello degli altri, altri Occidenti. \u00c8 chiaramente una semplificazione brutale e non tiene conto di una miriade di variazioni e casi particolari.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi mi \u00e8 capitato di leggere <a href=\"https:\/\/www.adelphi.it\/libro\/9788845935183\"><em>Quando abbiamo smesso di capire il mondo<\/em><\/a> di Benjamin Labatut e, poco dopo, di meditare. Nel mezzo (fra la fine del libro e la meditazione) ho annotato \u201cIl momento in cui chiudi un libro che ti \u00e8 piaciuto e guardi un punto all\u2019infinito \u00e8 l\u2019inizio di una nostalgia.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>La fine \u00e8 un punto di partenza, e quando un libro termina &#8211; se ha avuto un senso per noi &#8211; ha piantato un seme, quindi \u00e8 un inizio che porta in s\u00e9 la radice di un tempo, cio\u00e8 una nostalgia: del tempo trascorso a leggerlo, dei sedimenti che ha lasciato.<\/p>\n\n\n\n<p>La meditazione ha invece lasciato una traccia diversa (normalmente medito per immagini, questa notte ho meditato per concetti o questo si \u00e8 appalesato): quella del tempo circolare e di quello lineare.<\/p>\n\n\n\n<p>In Occidente viviamo in un tempo lineare, o nella sua illusione: sappiamo di avere il passato alle spalle e un futuro di fronte. Nel mentre occupiamo un punto che \u00e8 il presente.<\/p>\n\n\n\n<p><em>(\u00c8 giusto specificare che il libro di Labatut narra storie di matematici e fisici e culmina con il congresso di fisici \u201cElectrons et photons\u201d a Bruxelles, nel 1927, quello in cui nacque ufficialmente &#8211; anche se era ovviamente gi\u00e0 nata &#8211; la fisica quantistica. Lo dico perch\u00e9 pu\u00f2 darsi che la meditazione ne sia stata influenzata)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>E se invece occupassimo un tempo circolare? Le implicazioni non sono marginali: oltre alle ricorsivit\u00e0 degli eventi, un altro portato sarebbe quello della sostanziale impossibilit\u00e0 di collocare passato prima e futuro dopo. Un cerchio non ha un senso di lettura, o entrambi valgono. Si pu\u00f2 stare su un suo punto (il presente) e avere qualcosa davanti e dietro, e viceversa. In quest\u2019ottica passato e futuro sarebbero intercambiabili e l\u2019uno varrebbe come l\u2019altro: potremmo aver gi\u00e0 vissuto il futuro e non avere ancora vissuto il passato, o potremmo ingannarci inconsapevolmente e pensare che il passato sia ci\u00f2 che dobbiamo ancora vivere e il futuro il suo opposto.<\/p>\n\n\n\n<p>Il nostro rapporto con gli USA &#8211; e qui ne do una lettura quantistica e quindi influenzata da quel libro &#8211; non \u00e8 pi\u00f9 quello che vede in loro il nostro futuro ma un presente alternativo, o insieme siamo due presenti contemporaneamente attuali e plausibili.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:41px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Gli USA &#8211; ammesso che lo siano mai stati e non si siano solo voluti rappresentare cos\u00ec, illudendoci di esserlo &#8211; erano un futuro e ora sono un altro possibile presente.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:41px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>La foto di copertina per questo articolo \u00e8 la spirale del Guggenheim di Frank Lloyd Wright. Un edificio che si articola su, appunto, una spirale ascendente lungo la quale sono esposte le opere dell\u2019omonima collezione. Un controsenso poich\u00e9, trattandosi di una rampa, i quadri appesi risultano sempre inclinati rispetto al pavimento (o viceversa) e un affronto polemico in s\u00e9 poich\u00e9 inserisce nella trama ortogonale di Manhattan un corpo circolare.<\/p>\n\n\n\n<p>Si diceva che Wright non amasse New York perch\u00e9 vi dominava l\u2019angolo retto e allora vi introdusse questo corpo alieno. Le grandi culture contengono i propri opposti, il tempo contiene ogni dimensione di s\u00e9 (passato presente futuro) e New York alla fine ha integrato il Guggenheim nel suo grembo, facendolo anzi diventare uno dei suoi edifici pi\u00f9 iconici.<\/p>\n\n\n\n<p>Visitiamo un paese e le sue citt\u00e0 e ne osserviamo le culture, cercando di penetrarle. \u00c8 impossibile capirle in due settimane e forse nemmeno in due vite, quindi questa trilogia non \u00e8 una risposta perch\u00e9 non ho risposte ma \u00e8 solo un insieme di frammenti e pensieri annotati qua e l\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>La citt\u00e0 \u00e8 un organismo, \u00e8 un corpo: ha testa, mani, braccia, gambe, sistema circolatorio, organi interni.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019inizio di questo viaggio parlavo delle persone che si vedono qui, che sono senza pelle, che sembrano sentire tutto pi\u00f9 vividamente di altre. Poi ho pensato che quando si viaggia con la metropolitana si entra in uno dei sistemi circolatori di una citt\u00e0. Mi piaceva l\u2019immagine e mi ha anche fatto pensare che il viaggiatore raccoglie solo impressioni e immagini ma non per questo \u00e8 meno esposto a ci\u00f2 che vede, anzi. A volte ha ancora meno pelle di chi ci vive poich\u00e9 \u00e8 esposto a tutto, contemporaneamente. L\u2019abitudine di chi ci vive seleziona ci\u00f2 che uno vede: le stesse strade e lo stesso tipo di persone, ogni giorno, andando e tornando dal lavoro, per esempio. Alla fine tutto compone uno schema chiuso, ripetitivo e rassicurante.<\/p>\n\n\n\n<p>Il viaggiatore vede queste scene familiari per chi vi abita ma le vede tutte insieme. L\u2019impatto pu\u00f2 essere molto violento perch\u00e9 lo espone a dosi massicce di realt\u00e0, sempre che abbia la sensibilit\u00e0 di coglierle.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"848\" height=\"669\" src=\"https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/098e0191-5ed3-4707-a497-41fce124b2bf_2008x1584.webp\" alt=\"\" class=\"wp-image-41428\" srcset=\"https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/098e0191-5ed3-4707-a497-41fce124b2bf_2008x1584.webp 848w, https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/098e0191-5ed3-4707-a497-41fce124b2bf_2008x1584-300x237.webp 300w, https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/098e0191-5ed3-4707-a497-41fce124b2bf_2008x1584-768x606.webp 768w, https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/098e0191-5ed3-4707-a497-41fce124b2bf_2008x1584-15x12.webp 15w\" sizes=\"(max-width: 848px) 100vw, 848px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Visti i principali monumenti e i luoghi pi\u00f9 importanti, amo osservare le citt\u00e0 nella loro onesta essenza, oltre l\u2019apparenza. Mi piace vedere ci\u00f2 che non mostrerebbero per rappresentarsi nella loro bellezza e che, per tanto, tendono a oscurare. Vicoli, quartieri trascurati, marciapiedi rotti, umanit\u00e0 instabile sulle proprie gambe ma, proprio per questo, pi\u00f9 sincera e vera.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 come leggere un romanzo che contiene tutto, anche le parti stralciate. \u00c8 un\u2019immagine tridimensionale e pi\u00f9 completa e, come tale, contiene numerosissimi dati. Li contiene tutti.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando cammini per Manhattan questo romanzo ha un volume, a tratti &#8211; quasi sempre &#8211; insopportabile. Manhattan ha un volume intollerabile, sembra che tutti ti parlino contemporaneamente, gridandoti nelle orecchie. Ho ripensato alla composizione <em>4\u201933\u2019\u2019<\/em> di John Cage: quattrominutietrentatre secondi di silenzio. Fu composta nel 1952 con precise indicazioni rispetto agli strumenti musicali con cui eseguirla: qualsiasi strumento, dato che consiste in 4 minuti e 33 secondi di silenzio. Ma non di semplice silenzio, altrimenti chiunque se la potrebbe ascoltare semplicemente ascoltando il silenzio a casa propria. Gli esecutori fanno parte dell\u2019esecuzione perch\u00e9 sono presenti sul palco e non suonano. Il pubblico stesso \u00e8 parte dell\u2019esecuzione perch\u00e9 il suo ascoltare il silenzio lo rende presente, lo rende \u201cascoltato\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>A New York ho ascoltato il silenzio o c\u2019ho almeno pensato, l\u2019ho bramato. Tutta la citt\u00e0 urlava ed era un teatro in continuo movimento. Chiunque sapeva apparentemente dove andare, ognuno aveva un obiettivo. Ogni tanto vedevo qualcuno emarginato da questo flusso: senza una direzione, senza niente da fare. Queste persone stanno, non si muovono. Sono l\u2019immagine del silenzio e, restando ferme, sono pi\u00f9 visibili delle comparse che appaiono e scompaiono ai margini del campo visivo. Ho cercato di vederli. C\u2019ho provato, almeno.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019America intanto cambiava e cambia, ancora, incessantemente, attorno a loro, attorno a me.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-0201c9a4bdfb286fe64660e3eb14a38c\">LA TRILOGIA AMERICANA<\/p>\n\n\n\n<p>1. <a href=\"https:\/\/martinopietropoli.com\/america\">America<\/a> | 2. <a href=\"https:\/\/martinopietropoli.com\/america-ancora\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/martinopietropoli.com\/america-ancora\">America, ancora<\/a> | 3. America, infine<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il futuro degli USA non \u00e8 pi\u00f9 il nostro futuro<\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":41427,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[91,1],"tags":[174],"class_list":["post-41426","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura","category-uncategorized","tag-usa"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41426","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=41426"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41426\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":41457,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41426\/revisions\/41457"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/41427"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=41426"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=41426"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=41426"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}