{"id":41419,"date":"2023-08-14T20:58:00","date_gmt":"2023-08-14T20:58:00","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=41419"},"modified":"2025-03-27T21:45:46","modified_gmt":"2025-03-27T21:45:46","slug":"america-ancora","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/america-ancora","title":{"rendered":"America, ancora"},"content":{"rendered":"<p>La colonna sonora di Star Wars, gi\u00e0 dal primo ascolto, si incide nella mente dell\u2019ascoltatore. Chiunque la sa fischiettare e le sue note evocano precise sensazioni di terrore, paura, dominio, potere, speranza e redenzione.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ha scritta John Williams che, prima e dopo quella, ne scrisse altre di memorabili. Quello che si sa di meno \u00e8 che quella colonna sonora non sarebbe potuta esistere se non fosse esistito Anton\u00edn Dvo\u0159\u00e1k e, assieme a lui, altri compositori otto e novecenteschi accomunati da una particolarit\u00e0: nessuno di loro era nato negli Stati Uniti.<\/p>\n\n\n\n<p>Dvo\u0159\u00e1k arriva a New York nel 1891, su invito della mecenate Jeannette Thurber, che pochi anni prima aveva fondato il National Conservatory of Music of America. Gli ha offerto la direzione dell\u2019istituto che lui ha accettato, anche grazie al compenso promesso. L\u2019anno dopo compone una delle sinfonie pi\u00f9 famose della storia: la numero 9, conosciuta anche come \u201cDal Nuovo Mondo\u201d, un titolo che decide lui stesso preferendolo a \u201cSinfonia Americana\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa opera di rara potenza e chiarezza espressiva \u00e8 fondamentale per la sua bellezza e il suo valore musicale ma anche per altri motivi. Se la si ascolta con attenzione vi si scorgono echi di colonne sonore di film che sarebbero venuti anni dopo, e anzi \u00e8 pi\u00f9 giusto dire che sono gli echi della sua Nona a farsi sentire in musiche venute anni dopo.<\/p>\n\n\n\n<p>Come accadde per altri compositori coevi di Dvo\u0159\u00e1k, le loro musiche sono state spesso citate da molti che hanno scritto per i film, in forma di esplicito tributo, non di certo volendosene attribuire l\u2019origine. Oltre alla Nona, John Williams &#8211; che abbiamo conosciuto nelle prime righe &#8211; ha citato anche i \u201cPianeti\u201d dell\u2019inglese Gustav Holst (in realt\u00e0 composti tra il 1914 e il 1916, quindi posteriori alla Nona di Dvo\u0159\u00e1k) nelle musiche di Star Wars, e, come si diceva, ha citato Dvo\u0159\u00e1k nella potenza marziale della Marcia Imperiale. Vi sono infine altri compositori europei &#8211; per essere molto poco precisi, e me ne scuso, trattandosi di inglesi, boemi, austriaci, tedeschi &#8211; che hanno contribuito a costruire la narrazione americana e a fondarne un certo immaginario collettivo: Schoenberg, Mahler, Smetana e altri. Artisti europei hanno insomma dato una forma all\u2019idea degli Stati Uniti, basti pensare a Gropius, Schindler, Neutra e Mies van de Rohe nell\u2019architettura: in particolare il grattacielo Seagram Building di quest\u2019ultimo a New York (poi ripetuto in maniera ossessiva e con poche variazioni anche a Chicago) ha fondato <em>una certa idea di cosa \u00e8 un grattacielo e come \u00e8 fatto.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:41px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Non che io voglia dimostrare che gli Stati Uniti sono tali grazie gli europei, perch\u00e9 non \u00e8 cos\u00ec. Lo sono per\u00f2 anche grazie agli europei. Ed \u00e8 una constatazione e anzi, ancora una volta, un tributo al loro spirito.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:41px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>ll Seagram Building di Mies van de Rohe \u00e8 sulla destra e non si vede, troppo facile essere letterali e mostrarlo. Comunque questa \u00e8 Manhattan, vicino a quel grattacielo. Insomma, si \u00e8 capito credo.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-cover\"><span aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-cover__background has-background-dim\"><\/span><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" class=\"wp-block-cover__image-background wp-image-41421\" alt=\"ll Seagram Building di Mies van de Rohe \u00e8 sulla destra e non si vede, troppo facile essere letterali e mostrarlo. Comunque questa \u00e8 Manhattan, vicino a quel grattacielo. 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Lui stesso raccont\u00f2 di averla composta tentando di incorporarvi la nuova grammatica musicale che stava conoscendo in quegli anni, ossia quella americana, dei canti dei nativi o degli spiritual. Non li cita ma, per sua stessa ammissione, li traduce e li filtra attraverso la sua sensibilit\u00e0, dando loro una nuova forma. \u00c8 come se se ne cogliesse il riverbero senza poterli identificare con precisione: sono presenti nello spirito ma non nella sostanza.<\/p>\n\n\n\n<p>Trovo il tema della costruzione di una narrazione molto affascinante e, credo, uno dei pi\u00f9 elevati e ambiti dagli artisti. Quando riesce, quando la propria opera \u00e8 talmente potente da poter scrivere delle pagine di un racconto corale, l\u2019impeto dell\u2019espressione artistica individuale acquista un\u2019ampiezza straordinaria: \u00e8 come se l\u2019artista non desse solo voce a s\u00e9 stesso ma a un popolo intero. E non parlo di inni nazionali o bandiere: parlo di opere d\u2019arte in cui milioni di persone si riconoscono perch\u00e9 parlano la loro stessa voce.<\/p>\n\n\n\n<p>A questo punto ci si pu\u00f2 chiedere se queste opere abbiano valore perch\u00e9 riescono a fare esprimere una particolare voce collettiva o se in realt\u00e0 abbiano generato quella stessa voce, in cui poi un popolo si \u00e8 identificato, facendola propria. Probabilmente \u00e8 una domanda che non ha risposta ma che conduce a un tema altrettanto interessante, ossia quello dell\u2019originalit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Molte di queste espressioni dello spirito americano possono essere ascritte ai contributi di artisti che americani non erano, ma ve ne sono altrettante nate proprio su quel suolo, basti pensare al blues, al jazz poi e all\u2019hip hop, per parlare solo e ancora della musica.<\/p>\n\n\n\n<p>O, per tornare all\u2019architettura, basti citare Frank Lloyd Wright che svilupp\u00f2 una grammatica molto personale che non aveva legami con quella europea, che del resto al tempo era anche molto meno conosciuta dato che i libri e le riviste non avevano una circolazione cos\u00ec ampia da favorire ibridazioni. Fino alla Seconda Guerra Mondiale e alla conseguente diaspora di molti artisti e intellettuali europei insomma le due culture si erano fuse e influenzate assai poco. Finch\u00e9 non si sono incontrate, l\u2019opera di Wright aveva un carattere di originalit\u00e0 che la rendeva splendente nel suo essere unica e non somigliante a niente. O apparentemente a niente, dato che lo stesso Wright citava prima i suoi maestri americani (Sullivan su tutti) e poi altri nativi americani, come gli Inca e le loro decorazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>La casa\/studio di Frank Lloyd Wright a Oak Park, Chicago. Un\u2019opera per cui bisognerebbe scrivere pi\u00f9 di un articolo, fondamentale anche solo per il fatto di essere stata campo di sperimentazione dell\u2019architetto americano per molti anni. Lui stesso raccontava che ogni 15 giorni qualche dettaglio cambiava<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"682\" src=\"https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/5d14eeb1-cb6d-48ae-9fc8-4fe284b8e112_5515x3673-1024x682.webp\" alt=\"La casa\/studio di Frank Lloyd Wright a Oak Park, Chicago. 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Innanzitutto che non esiste una cultura davvero originale e che, fortunamente, tutte ereditano o si appropriano di elementi generati altrove. E poi che la cultura \u00e8 la materia per eccellenza capace di farsi plasmare e amalgamare con le sue diverse derivazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa \u00e8 per\u00f2 la cultura del mito fondativo degli Stati Uniti: quella che li ha resi cos\u00ec inediti e nuovi agli occhi degli europei e quella che, con pochi dubbi, ha generato il mito di una nazione capace di creare dal nulla, in un frenetico e incessante processo generativo. Per decenni insomma l\u2019Europa ha guardato oltre oceano e vi ha visto ci\u00f2 che non riusciva o non poteva pi\u00f9 essere: la Terra del Nuovo.<\/p>\n\n\n\n<p>Del resto il Vecchio Continente era sopravvissuto a due guerre ed era impegnato a risollevarsi in mezzo alle macerie. Sempre con il peso della storia e degli errori passati sulle spalle.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Europa di fine \u2018800 aveva per\u00f2 anche vissuto una fase culturale fra le pi\u00f9 esaltanti e rivoluzionarie della storia, anticipata dalla crisi delle scienze e dell\u2019uomo contemporaneo: dall\u2019Umanesimo che lo poneva al centro dell\u2019universo all\u2019indagine sulla liceit\u00e0 dell\u2019occupazione di quel luogo mentale e culturale, sino alla ricerca di una nuova collocazione per lo spirito umano. In genere questi sono i parti di una cultura decadente e quella, in quel preciso momento in Europa, lo era decisamente: decadente, di una decadenza mai vista prima.<\/p>\n\n\n\n<p>Le culture decadenti sono anche le pi\u00f9 interessanti, almeno tanto quanto le civilt\u00e0 in fase di crescita non lo sono o molto poco, almeno dal punto di vista culturale. In genere le nazioni alle prese con una potente e veloce crescita economica sono troppo impegnate a produrre e molto poco a farsi domande sulla direzione in cui stanno andando. Quelle mature, ricche e riflessive, indugiano invece in una speculazione pi\u00f9 sfinente ma anche pi\u00f9 interessante: non si interessano neanche pi\u00f9 della direzione presa ma si chiedono se hanno diritto di puntare a quella, se ha senso, se ne sono in grado. \u00c8 il pregio e la condanna delle societ\u00e0 ricche: che, superate le necessit\u00e0 di darsi un\u2019identit\u00e0 dopo essere nate e raggiunta non solo la ricchezza ma anche l\u2019opulenza, si ripiegano su se stesse e pensano, pensano, pensano.<\/p>\n\n\n\n<p>Chicago<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"681\" src=\"https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/9196e135-c021-4530-aed0-25e4925fad29_2819x1875-1024x681.webp\" alt=\"Chicago\" class=\"wp-image-41424\" srcset=\"https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/9196e135-c021-4530-aed0-25e4925fad29_2819x1875-1024x681.webp 1024w, https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/9196e135-c021-4530-aed0-25e4925fad29_2819x1875-300x199.webp 300w, https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/9196e135-c021-4530-aed0-25e4925fad29_2819x1875-768x511.webp 768w, https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/9196e135-c021-4530-aed0-25e4925fad29_2819x1875-18x12.webp 18w, https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/9196e135-c021-4530-aed0-25e4925fad29_2819x1875.webp 1456w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>In genere il risultato di tutte queste elucubrazioni \u00e8 molto interessante, e ne \u00e8 prova il fervore intellettuale della fine del secolo scorso.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora: la mia tesi \u00e8 che gli Stati Uniti siano la nuova patria della decadenza. Non \u00e8 nemmeno una tesi originale: da chi preconizzava la fine della Storia a chi interpreta la ricerca dell\u2019aumento del PIL e dell\u2019ossessiva e folle espansione economica come evidenti sintomi di una cultura che ha perso la direzione, molti fattori individuano proprio in quel paese l\u2019epicentro della cultura &#8211; una delle culture almeno &#8211; pi\u00f9 interessanti. E, mi ripeto, il fatto di essere decadente non implica che sia meno interessante da studiare poich\u00e9 contiene elementi autodistruttivi o nichilisti. Anzi, \u00e8 proprio vero il contrario.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:42px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Le culture decadenti sono estremamente vitali, e quella americana lo \u00e8 e continua a esserlo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:42px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Sarebbe interessante e gentile nei confronti del lettore tirare ora le somme: ho cominciato parlando dei contributi della cultura europea a quella statunitense e dell\u2019originalit\u00e0 della stessa. Non ho per\u00f2 una risposta, o forse riesco a coglierne una sintesi nella mutazione della cultura americana verso il decadentismo. Che, in quanto tale e per quello che gi\u00e0 si \u00e8 detto, \u00e8 anche un tipo di cultura molto prolifico e originale. Lo \u00e8, se si cercano degli esempi, nella letteratura e nelle serie TV e nella capacit\u00e0 di alcune di queste di raccontare il tempi contemporanei con un linguaggio che ha la forza non solo di correre parallelo e trarre ispirazione da quello corrente, ma anzi di anticiparlo, formando quello reale e parlato, quindi. \u201cLe serie tv sono la letteratura della nostra generazione\u201d disse un\u2019amica che cito spesso, perch\u00e9 mi pare che definizione pi\u00f9 precisa non ci possa essere. Le serie TV sono letteratura, parafraso ulteriormente.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa \u00e8 in sostanza la forza che la cultura continua ad avere e forse \u00e8 anche la risposta alle domande e alle tesi esposte in queste righe:<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:42px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>La cultura \u00e8 quella espressione che, anticipando i linguaggi e i tempi, li crea.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:42px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Pu\u00f2 sembrare una variazione aulica dell\u2019uovo e della gallina ma la trovo comunque interessante quantomeno per un motivo: si pensa comunemente che la vita di una nazione e la sua cultura (nella manifestazione delle espressioni artistiche) siano due universi che non hanno contatti, mentre gli scambi fra i due sono frequenti e continui: l\u2019arte si ispira alla vita e la vita \u00e8 plasmata dall\u2019arte.<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 neanche casuale che la pi\u00f9 importante creazione artistica americana degli ultimi decenni &#8211; ossia l\u2019hip hop &#8211; non sia nata da se stessa ma si basi sulla riarticolazione di frammenti musicali provenienti dalla musica pregressa. Per lo meno alle sue origini.<\/p>\n\n\n\n<p>Non che il blues e il jazz non lo fossero altrettanto ma nell\u2019hip hop la citazione \u00e8 letterale, nel jazz \u00e8 rielaborata e filtrata.<\/p>\n\n\n\n<p>La cultura decadente \u00e8 insomma una cultura di sintesi: non nel senso di brevit\u00e0 ma di composizione di fonti e ispirazioni diverse.<\/p>\n\n\n\n<p>In quanto tale in essa vi si colgono elementi noti, cos\u00ec come in Star Wars si sentono gli echi degli archi della Nona di Dvo\u0159\u00e1k. Che fond\u00f2 una certa idea di musica Dal Nuovo Mondo, diventato ora Il Mondo Decadente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-5c7510d16a006d4d9f8004cdad56d1c6\" style=\"font-size:20px\">LA TRILOGIA AMERICANA<\/p>\n\n\n\n<p style=\"font-size:20px\">1. <a href=\"https:\/\/martinopietropoli.com\/america\">America<\/a> | 2. America, ancora | 3. <a href=\"https:\/\/martinopietropoli.com\/america-infine\">America, infine<\/a><br><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quella americana \u00e8 una cultura decadente?<\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":41420,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[97,91],"tags":[174],"class_list":["post-41419","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-architettura","category-cultura","tag-usa"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41419","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=41419"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41419\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":41458,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41419\/revisions\/41458"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/41420"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=41419"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=41419"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=41419"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}