{"id":41391,"date":"2025-03-17T16:39:37","date_gmt":"2025-03-17T16:39:37","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=41391"},"modified":"2025-03-17T16:42:59","modified_gmt":"2025-03-17T16:42:59","slug":"contesto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/contesto","title":{"rendered":"Contesto"},"content":{"rendered":"<p>Nella mia ignoranza ho sempre pensato che i sei concerti Brandeburghesi di Bach fossero per clavicembalo e orchestra. Riascoltandoli con attenzione dal vivo ho dovuto ammettere che il clavicembalo c\u2019era eccome, ma era uno degli strumenti con cui vengono eseguiti. \u00c8 fondamentale ma non \u00e8 il solista.<\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019era della soglia di attenzione pari a quella di un criceto addormentato temevo anche che non sarei stato in grado di affrontare l\u2019ascolto dell\u2019integrale: sei concerti di musica composta pi\u00f9 di 300 anni fa (304, per la precisione), per un totale di pi\u00f9 di due ore di musica.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine avrei voluto che continuassero ancora qualche ora, mentre pensavo che quando l\u2019universo imploder\u00e0 fra qualche miliardo di anni, la musica di Bach continuer\u00e0 a essere udita per l\u2019eternit\u00e0. Non so da chi, ma ci sar\u00e0, ne sono certo.<\/p>\n\n\n\n<p>Confesso: ho una certa predilezione per lui.<\/p>\n\n\n\n<p>Questi Brandeburghesi mi hanno anche portato a pormi una domanda: la mia soglia di attenzione \u00e8 davvero diminuita o mi cibo (intellettualmente) di crocchette invece che di sostanziosi cibi?<\/p>\n\n\n\n<p>Mi trovo a pensarci ogni volta che leggo un libro per un\u2019ora di fila, senza sentire alcuna urgenza di controllare quale piega delirante ha preso il mondo nel frattempo.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>I libri si aprono come porte, ho scritto altrove, e un motivo ci sar\u00e0. Ogni volta che ne apro uno, ci entro, non resto sulla superficie. \u201cSono altrove\u201d dovrei appuntare sul mio corpo, da qualche parte visibile, per avvisare che non ci sono. Torno presto.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Forse, insomma, il problema \u00e8 trovare qualcosa che impieghi la mente a lungo, o pi\u00f9 a lungo di quanto ci si impieghi a leggere un post o a vedere una foto, pescate dal flusso ininterrotto (non a caso: stream) di cose importanti per evitare di sentirsi esclusi dal discorso pubblico. Di per s\u00e9 transeunte ed effimero.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho iniziato a chiamare queste unit\u00e0 di informazione \u201ccrocchette di pensiero\u201d. Rende bene la loro modesta entit\u00e0: modesta sia in termini nutritivi che dimensionali. Siamo diventati cani che mangiano crocchette per sapere cosa \u00e8 successo nel frattempo. Tiriamo fuori la testa dal flusso delle cose per vedere cosa galleggia di fianco a noi.<\/p>\n\n\n\n<p>A proposito di cani: il nuovo libro del notevole Mark Rowlands si chiama \u201cFilosofia del cane\u201d e conferma una mia teoria: che i cani siano, appunto, animali filosofici. Rowlands aggiunge un dettaglio importante: non sanno di esserlo, o non sanno cosa sia la filosofia.<\/p>\n\n\n\n<p>Il suo discorso si lega magicamente (ma niente \u00e8 casuale) a un altro libro che sto leggendo: \u201cModi di essere\u201d di James Bridle, che non \u00e8 facilmente riassumibile, o forse s\u00ec: cerca di dare una risposta a una domanda per niente peregrina, tipo \u201cE se l\u2019intelligenza umana fosse solo un tipo di intelligenza, e nemmeno il pi\u00f9 evoluto?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Circa, non la formula proprio cos\u00ec ma la risposta breve \u00e8: no. Ci sono molti diversi tipi di intelligenza, solo che noi umani pensiamo di essere gli unici a esserne dotati, forse per il fatto non trascurabile di aver dominato il globo. Il che ci renderebbe semmai indirettamente intelligenti, non di certo in modo assoluto. Ci renderebbe insomma forse i pi\u00f9 protervi e presuntuosi, pi\u00f9 violenti semmai e convinti che la nostra intelligenza sia la sola degna di questo nome.<\/p>\n\n\n\n<p>Del resto, come diceva Emo Philips:<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Pensavo che il cervello fosse l\u2019organo pi\u00f9 meraviglioso del mio corpo. Poi ho capito chi me lo stava dicendo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Insomma: dicevo del fiume in cui siamo immersi e mi confortavo a constatare che esistono ancora libri e concerti di 300 anni fa che riescono a deviare la nostra mente e a impadronirsene per qualche ora. Il sogno di qualsiasi media: sequestrare l\u2019attenzione.<\/p>\n\n\n\n<p>Bach continua a riuscirci, un buon libro altrettanto. Allora mi sono detto che non \u00e8 che la soglia di attenzione sia diminuita, ma \u00e8 calata l\u2019esposizione a cose buone e nutrienti. Quello che vediamo\/leggiamo\/ascoltiamo ogni giorno evidentemente non lo \u00e8, perch\u00e9 poi arriva Bach e riordina le priorit\u00e0, catturando una mente ridotta ormai a seguire i pensieri come un pastore che tenta di riportare all\u2019ordine le sue pecore. Che, dispettose, sfuggono in ogni direzione.<\/p>\n\n\n\n<p>Il problema \u00e8 il framing, il contesto. Nella dieta informativa proposta dai social &#8211; che non si pu\u00f2 trascurare dato che \u00e8 ormai la principale per moltissimi di noi, direi la stragrande maggioranza &#8211; non esiste un framing o ne esistono molti e diversi. Decisi in parte in maniera spontanea (come \u00e8 spontaneo l\u2019emergere di un meme rispetto ad altri 100) o controllata, attraverso la narrazione decisa dal potere, sia quello politico che mediatico.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Il medium era il messaggio. Ora il messaggio \u00e8 medio, poich\u00e9 la frammentazione dei messaggi sulle piattaforme porta matematicamente all\u2019affermarsi della mediet\u00e0. I valori medi sono i pi\u00f9 numerosi, e Gauss e la sua campana hanno ancora ragione.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Noi tutti stiamo l\u00ec, nei valori pi\u00f9 elevati della gaussiana, quella pi\u00f9 popolata. All\u2019interno di essa si formano isole in cui l\u2019informazione si concentra: \u00e8 dove si affollano le diverse narrazioni di cui parlavo, quelle che tutti commentiamo, che tutti leggiamo, quelle con cui siamo d\u2019accordo o meno. Le sparate di Trump, le polemiche del giorno, quelle cose l\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Della narrazione ne parlo da tempo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Il futuro ha la forma del pensiero presente, cio\u00e8 pensando uno o pi\u00f9 futuri possibili, si aumentano le possibilit\u00e0 che questi accadano, dato che le energie creative trovano sfogo verso una o pi\u00f9 direzioni.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Pensare \u00e8 anche creare un futuro.<\/p>\n\n\n\n<p>Non avevo mai pensato che le narrazioni avvengono all\u2019interno, appunto, di un framing, o di un contesto, per dirla all\u2019italiana.<\/p>\n\n\n\n<p>Me ne sono accorto guardando un video del bravissimo comedian Bill Burr. Non conta di cosa parlasse ma conta che, come un\u2019epifania, mi ha fatto capire l\u2019importanza del framing. Ogni suo spettacolo &#8211; e come lui, quelli di altri bravissimi comedian &#8211; si compone di unit\u00e0 che hanno strutture ben definite:<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Contesto (framing) + esempi + esposizione delle incongruenze<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il contesto\/framing serve a stabilire le regole di ingaggio, il perimetro all\u2019interno del quale le battute funzionano, gli esempi sollecitano l\u2019identificazione del pubblico, l\u2019esposizione delle incongruenze serve a portare il pubblico di fronte alla battuta. Si attua con un duplice processo di accettazione del contesto e di capitolazione di fronte all\u2019evidenza, del tipo \u201cSe avete riso per quello, allora dovete anche ridere per questo\u201d. Il meccanismo non funzionerebbe se mancasse il framing.<\/p>\n\n\n\n<p>C&#8217;\u00e8 un famoso numero di Louis C.K. che spiega molto bene quello che voglio dire. Potrei chiamarlo del &#8220;Of course, but maybe&#8221;. Louis C.K. propone due esempi antitetici: il primo \u00e8 di buon senso e il secondo lo sfida, dimostrando l&#8217;inganno mentale: se il pubblico \u00e8 d&#8217;accordo sul primo, dovrebbe esserlo anche sul secondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo dialogo funziona perch\u00e9 lui ha dato delle regole e il pubblico, ascoltandolo e ridendo, ha acconsentito. Poco alla volta gli esempi sono sempre pi\u00f9 estremi, e non ci si pu\u00f2 pi\u00f9 tirare indietro. Il sistema richiede che si stabilisca una connessione, e il comedian sembra alludere esplicitamente a una domanda a cui il pubblico risponde positivamente anche solo ridendo. La domanda \u00e8 \u201cSiete d\u2019accordo con me, vero?\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il framing consiste insomma nello stabilire delle regole, nel definire i confini e poi nel costruire l&#8217;edificio delle battute all&#8217;interno di quei confini. Definire i margini, accordarsi (implicitamente, senza doverlo dire) ad accettare un certo sistema di pensiero \u00e8 un modo molto efficace di &#8220;delivering the jokes&#8221; che i comedian usano.<\/p>\n\n\n\n<p>Se ci si fa caso \u00e8 trasversale: i pi\u00f9 bravi, consciamente o meno (sospetto pi\u00f9 la prima, magari senza neanche pensarci) lo usano. Tracciano un cerchio magico all&#8217;interno del quale tutto accade e dove si attua il patto fra comedian e pubblico. L\u00ec dentro succede tutto, l\u00ec dentro si pu\u00f2 ridere di tutto.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 una forma di pensiero per niente banale questa, e no, non sono solo battute.<\/p>\n\n\n\n<p>Come un buon numero di un comedian, anche un concerto di Bach stabilisce un contesto. I linguaggi sono diversi e i sei concerti Brandeburghesi non fanno per niente ridere (sono sublimi, direi piuttosto). Per\u00f2 tutte le opere d\u2019arte degne di questo nome creano un mondo. Nel caso dei comedian forse si tratta di un\u2019interpretazione condivisa del mondo pi\u00f9 che di un altro mondo vero e proprio ma in entrambi i casi ci sono delle regole. Quelle della parola, della musica, del segno o della luce. Quelle degli strumenti di ogni linguaggio, insomma.<\/p>\n\n\n\n<p>Il che riporta all\u2019inizio, pi\u00f9 o meno: ci alimentiamo con i messaggi e le informazioni e le conoscenze. C\u2019\u00e8 un\u2019estrema differenza fra di loro e oggi scegliamo di mangiare pi\u00f9 informazioni che conoscenze. Le informazioni e i messaggi sono i segnali che riceviamo dall\u2019ambiente e che ci relegano nella nostra animalit\u00e0: li ascoltiamo per capire se c\u2019\u00e8 pericolo e vi rispondiamo istintivamente. L\u2019elaborazione mentale a cui li sottoponiamo \u00e8 elementare: risponde alla domanda ancestrale \u201cAvendo ricevuto queste informazioni, sono o meno in pericolo di vita?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Alimentarsi con una dieta di sole informazioni significa alimentare solo lo stress poich\u00e9 richiede una continua risposta alla domanda \u201cSono spacciato o meno?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>La conoscenza \u00e8 l\u2019organizzazione delle informazioni, \u00e8 la loro collocazione in un sistema di significati frutto di un\u2019elaborazione pi\u00f9 raffinata. Avere informazioni significa acquisire dati grezzi, avere conoscenza significa elaborarli.<\/p>\n\n\n\n<p>Il livello successivo \u00e8 la saggezza: informazione \u00e8 cosa, conoscenza \u00e8 come, saggezza \u00e8 quando (usare la conoscenza).<\/p>\n\n\n\n<p>Lo spiegava benissimo il calciatore Brian O\u2019Driscoll che, in un\u2019intervista, fece questo esempio:<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Knowledge is knowing that a tomato is a fruit, wisdom is not putting it in a fruit salad.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Oggi siamo sovrastati, schiacciati, annichiliti dall\u2019informazione. Questa \u00e8 davvero l\u2019era dell\u2019informazione e purtroppo non sappiamo cosa farcene, se non alimentare uno stress che ci brucia come una fornace vorace e spietata.<\/p>\n\n\n\n<p>Non sono ottimista sulla diffusione delle conoscenze (costa fatica apprenderle, a scuola le chiamano \u201ccompetenze\u201d), figuriamoci sulla saggezza. Sembra molto pi\u00f9 diffusa la capacit\u00e0 di sfruttare la nostra ipersensibilit\u00e0 alle informazioni che si attua gettando ogni giorno svariati ossi ai cani, cio\u00e8 noi.<\/p>\n\n\n\n<p>Resta la scelta che, individualmente, si pu\u00f2 fare. Si tratta di una dieta, in fondo: continuare a mangiare quello che fa male con l\u2019illusione che ci protegga dal pericolo o scegliere qualcosa di pi\u00f9 sano?<\/p>\n\n\n\n<p>Bisogna esercitare il muscolo cerebrale, e non \u00e8 esperienza comune. Oppure bisogna abbandonarsi alle regole di un mondo creato da un artista. Bisogna accettare che Bach possa manipolare spazio e tempo di fronte ai nostri occhi e alle nostre orecchie, distorcendolo, stirandolo, dilatandolo e contraendolo. Fino a far sembrare sei concerti e due ore di orologio un battito di ciglia che contiene un\u2019eternit\u00e0.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Allarme! Pericolo! 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