{"id":41374,"date":"2025-03-05T23:43:45","date_gmt":"2025-03-05T23:43:45","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=41374"},"modified":"2025-03-16T23:46:33","modified_gmt":"2025-03-16T23:46:33","slug":"alluminio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/alluminio","title":{"rendered":"Alluminio"},"content":{"rendered":"<p>Potrei partire dal non avere molto da scrivere e arrivare al non scrivere poi molto, ma poi alla fine potrei scrivere anche troppo, o a lungo.<\/p>\n\n\n\n<p>Come ripeto sempre, so dove parto e non so dove finisco. O dove arrivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Per dire: ho iniziato a scrivere queste righe avendo in mente un titolo, che \u00e8 come sempre una parola: alluminio. Non so perch\u00e9 l\u2019avessi in mente. Mi piace l\u2019alluminio, forse pi\u00f9 di un metallo cromato. Le superfici satinate sembrano pi\u00f9 consapevoli della loro bellezza estetica rispetto a quelle cromate, che han bisogno di riflettere l\u2019esterno per credersi importanti, per sentirsi ci\u00f2 che non sono. Sono semplici metalli, ma cromati. L\u2019alluminio invece \u00e8 consapevole di s\u00e9, \u00e8 economico, \u00e8 elegante. Non riflette e quindi accoglie sotto la sua superficie il riflesso dell\u2019esterno, trattenendolo e non restituendolo pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>La cromatura protegge e non lascia penetrare, e solo ci\u00f2 che \u00e8 debole deve essere protetto.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho pensato alla debolezza esposta &#8211; e quindi umana, e quindi delicata e lodevole &#8211; qualche giorno fa, ascoltando un\u2019intervista a Ben Stiller. Parlava dello stupendo Severance. A un certo punto dice che le critiche che la serie ha ricevuto &#8211; che oscillano quasi universalmente dal positivo all\u2019entusiastico &#8211; l\u2019hanno stupito perch\u00e9 non c\u2019era abituato. E non era finta modestia la sua: pur essendo uno degli attori comici pi\u00f9 famosi della sua generazione, \u00e8 sempre stato abbastanza massacrato dalla critica, nonostante sia giustamente popolare e amato dalle masse. Sentirsi elogiato per una serie che ha diretto e prodotto \u00e8 stata un\u2019esperienza mai provata per lui.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi ha fatto pensare a quanto l\u2019ironia sia un abito dell\u2019intelligenza, e quanto colto possa essere il cervello comico. Saper fare ridere \u00e8 una sapienza rara: significa saper mescolare piani semantici diversi, incrociare i significati, abbassare l\u2019elevato ed ergere l\u2019infimo.<\/p>\n\n\n\n<p>Una delle qualit\u00e0 della battuta &#8211; oltre al beneficio liberatorio che dona &#8211; \u00e8 che di per s\u00e9 \u00e8 inerte ma diventa materia viva quando incontra la mente di chi l\u2019ascolta. Una battuta non \u00e8 un oggetto assoluto ma ha bisogno di chi la dice e di chi l\u2019ascolta. Deve essere tradotta e capita nella mente di chi la riceve. La magia non \u00e8 nemmeno nella battuta in s\u00e9 (anche in quello ma non solo) ma nel fatto che richiede un orecchio ricevente e un cervello che la elabora. Chi ascolta gode di una buona battuta perch\u00e9 l\u2019ha capita, e, facendolo, se ne sente parte. La battuta deve essere \u201cattivata\u201d da chi l\u2019ascolta.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:41px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Si gode a percepire di essere parte di un gioco mentale di cui si \u00e8 un necessario attore.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:41px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Ben Stiller ha fatto battute pi\u00f9 o meno sagaci per tutta la sua vita e poi ha fatto una serie TV incredibile e i critici si sono accorti di lui. Forse perch\u00e9 ha parlato per la prima volta il linguaggio che questi amano ascoltare: quello colto e polimorfo. Quello che ha una latitudine di comprensione molto estesa, perch\u00e9 pu\u00f2 essere letto sulla superficie (una bella serie il cui meccanismo narrativo \u00e8 cos\u00ec semplice da poter essere reso in poche parole, e cio\u00e8 \u201ci protagonisti sono persone comuni che vivono una scissione volontaria tra vita privata e lavorativa, e quando vestono i rispettivi panni non ricordano quanto accade all\u2019altro s\u00e9\u201d) ma anche in profondit\u00e0: nella fotografia superlativa, nei riferimenti culturali, nel messaggio sociale o nella difficolt\u00e0 di pronunciarne uno. O anche, forse, nella volont\u00e0 di essere sfuggenti, ambigui, inafferrabili.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 differenza fra il Ben Stiller comico e il regista. Il comico porge battute che sono equazioni con una sola possibile soluzione mentre il regista racconta una storia pi\u00f9 complessa, che pu\u00f2 avere elementi di comicit\u00e0 o ironia ma che ha diversi livelli di lettura.<\/p>\n\n\n\n<p>Una battuta \u00e8 come una chiave che gira dentro una serratura: se funziona quella si apre, altrimenti non succede niente. Un\u2019opera stratificata come Severance ha diverse voci e molteplici codici visivi. Lo dimostra il fatto che ognuno vi legge cose diverse e che il messaggio che porge \u00e8 un solido a molte facce, e ognuna riflette il volto diverso di chi lo osserva. C\u2019\u00e8 chi vi vede una critica del capitalismo, chi del futuro, chi delle radici del presente. Ogni orecchio la sente parlare con una lingua familiare, e forse questa \u00e8 una caratteristica delle pi\u00f9 riuscite opere dell\u2019ingegno: essere chiare ed inequivocabili per molti, suscitare qualcosa e pur sempre cose diverse negli animi di chi vi si trova al cospetto.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma non voglio parlare solo di Severance. Mi serviva pi\u00f9 che altro come pretesto per parlare di una peculiarit\u00e0 di certe opere, ossia dell\u2019alternanza energetica che innescano nell\u2019osservatore. Questa definizione, che ho appena coniato, definisce il potere che hanno di evocare un\u2019immediata identificazione (nella comprensione dei riferimenti, nella forza evocativa delle immagini, anche nella potenza visiva dell\u2019iconografia) e anche un vuoto: soddisfano insomma l\u2019esigenza manifesta di trovarsi di fronte a un messaggio e di capirlo, cos\u00ec come creano spazio per l\u2019esplorazione mentale.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:41px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Certe opere d\u2019arte, insomma, sono capaci di dare risposte ma anche di generare domande, non necessariamente riferite a se stesse.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:41px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Pensando ai riferimenti culturali, colti o meno, delle opere d\u2019arte non posso non riferirmi ai simboli e alle allegorie dei cicli pittorici di secoli addietro. Chiss\u00e0 &#8211; mi chiedo &#8211; se la chiamavano o intendevano come arte gi\u00e0 allora, o se erano opere descritte per ci\u00f2 che erano: tele, pale, affreschi, sculture. \u00c8 possibile che l\u2019arte sia un concetto moderno o siamo (sono) cos\u00ec egoriferiti da pensarlo, come se il pensiero fosse un\u2019invenzione tutto sommato recente? Eppure pensavano gi\u00e0 &#8211; ed eccellentemente &#8211; i filosofi dell\u2019antichit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>In verit\u00e0 mi chiedo se i riferimenti culturali e simbolici che un rinascimentale (nel senso di \u201cvissuto\u201d in quel periodo) sapeva cogliere dei cicli pittorici del tempo sono diventati i riferimenti a opere contemporanee e culturali nel presente.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse il processo manifesto \u00e8 lo stesso: ci\u00f2 che si vede non si esaurisce in se stesso ma rimanda sempre ad altro: a frammenti pi\u00f9 o meno complessi di altre opere, letture e scritture. Un\u2019opera d\u2019arte non \u00e8 mai solo quello che appare o che se ne vede: \u00e8 essa stessa e anche tutte le altre opere a cui rimanda.<\/p>\n\n\n\n<p>Una battuta \u00e8 invece solo se stessa: ha il potere di innescare una reazione in chi la ascolta e di risolversi nell\u2019incontro con una mente (la chiave che apre la serratura) ma per sua natura non evoca altro, non lascia spazio al vuoto della speculazione mentale: \u00e8 un divertimento che soddisfa la mente che la decifra.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse ho paragonato due cose &#8211; battuta e opera d\u2019arte &#8211; che non hanno niente in comune. La battuta spiega, l\u2019opera d\u2019arte suscita identificazione o meno ma fa anche spazio, lascia entrare, allarga la mente.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono due cose diverse. Ne volevo solo parlare rispetto a Ben Stiller perch\u00e9 \u00e8 come se avesse compiuto un\u2019evoluzione che l\u2019ha portato dal far ridere a far riflettere, perch\u00e9 la battuta spiega ma l\u2019arte avvia una conversazione che porta in regioni inesplorate e mostra scenari possibili.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 infine un altro modo di definire questo improprio paragone: la battuta \u00e8 presente, l\u2019opera d\u2019arte \u00e8 futuro poich\u00e9 inizia una conversazione che a volte lo anticipa.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli artisti &#8211; spesso intesi come incomprensibili e quindi inutili nella logica produttiva corrente &#8211; sono messaggeri che hanno visitato il futuro e che lo raccontano nel presente. Per questo bisognerebbe ascoltarli e far spazio nella propria mente per accogliere quel vuoto creativo che porta altrove.<\/p>\n\n\n\n<p>Bisognerebbe ascoltare i pensieri che un\u2019opera d\u2019arte genera, anche se sembrano incoerenti. Bisognerebbe educare l\u2019anima a espandersi oltre la realt\u00e0, a indugiare in quel vuoto e a esplorarlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ben Stiller l\u2019ha fatto creando un\u2019opera che non \u00e8 altro che se stessa ma che riesce anche a fare spazio, e a riempirlo con domande. Raccontando una storia, ne ha raccontate altre che non si mostrano ma che germogliano nelle menti di chi osserva.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Severance, il senso del comico e quello dell&#8217;espansione della mente<\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":41375,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[149,91,415],"tags":[],"class_list":["post-41374","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cinema","category-cultura","category-pensiero-lungo"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41374","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=41374"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41374\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":41376,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41374\/revisions\/41376"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/41375"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=41374"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=41374"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=41374"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}