{"id":41250,"date":"2024-12-30T21:45:00","date_gmt":"2024-12-30T21:45:00","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=41250"},"modified":"2025-01-06T23:55:22","modified_gmt":"2025-01-06T23:55:22","slug":"silenzio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/silenzio","title":{"rendered":"Silenzio"},"content":{"rendered":"<p>La Nona sinfonia di Mahler si conclude con un silenzio. Non l\u2019avevo mai notato e l\u2019ho scoperto casualmente, guardando uno di quei video che Instagram ti propone cercando di indovinare i tuoi interessi, mentre occupi troppo a lungo il tempo fra una cosa che devi fare e la prossima, o mentre aspetti la pizza.<\/p>\n\n\n\n<p>A dirla tutta, la Nona di Mahler non \u00e8 proprio una di quelle musiche che ti ascolti in auto o mentre corri, cos\u00ec come un po\u2019 tutto Mahler. Secondo me Mahler te lo ascolti solo quando ti trovi in certi snodi cruciali della vita, e non saprei neanche bene perch\u00e9. A me \u00e8 capitato cos\u00ec e basta.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa volta per\u00f2 \u00e8 capitato per caso. Dirigeva Abbado, si sentiva solo il suono di qualche arco affievolirsi sempre di pi\u00f9 e poi nulla, il silenzio pi\u00f9 perfetto.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo silenzio appartiene al finale dell\u2019adagio (4\u00b0 e ultimo movimento). Dura qualche minuto, ed \u00e8 descritto come un finale che, al contrario di quelli romantici che normalmente sono epici e di volume (sonoro) tetragonale, si articola in una dissoluzione della musica.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cDissoluzione\u201d: descrivono questo silenzio proprio cos\u00ec, perch\u00e9 il suono si sfilaccia e sfibra e affievolisce sino a scivolare nel silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p>Quella definizione non ha potuto non attrarre la mia attenzione. Mahler la compose, si dice, in ricordo della figlia morta per malattia e ormai consapevole delle proprie precarie condizioni di salute.<\/p>\n\n\n\n<p>Leonard Bernstein descriveva questa dissoluzione\/silenzio come una delle esperienze pi\u00f9 profonde e trascendentali che si possa esperire. Qualcosa di mistico che richiede una partecipazione totale del pubblico. Affinch\u00e9 il miracolo si compia, nessun suono o rumore deve turbare il campo sonoro\/mistico che la dissolvenza della musica crea. Eppure quel silenzio \u00e8 ancora musica: forse quella pi\u00f9 pura che, da struttura organizzata, torna a essere suono puro e poi assenza di suono, come ritornando alle origini dell\u2019universo.<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 o meno negli stessi giorni stavo leggendo \u201cL\u2019avversario\u201d di Emmanuel Carr\u00e8re. Che non c\u2019entra niente con il silenzio o con la Nona di Mahler ma che ho chiuso all\u2019ultima pagina chiedendomi chi fosse questo avversario. Cio\u00e8: chiaramente lo era rispetto al protagonista (che comp\u00ec un atroce fatto di cronaca alla fine degli anni \u201890, quando stermin\u00f2 i genitori e la famiglia ormai sul punto di essere scoperto dopo 17 anni come uno che aveva inventato una carriera professionale inesistente e che aveva frodato amici e parenti per procurarsi soldi per vivere) ma avversario in che senso? Non mi ero mai accorto che in quelle pagine vi fosse un avversario pi\u00f9 o meno esplicito, forse perch\u00e9 ero distratto e disturbato dalla vicenda.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi ho capito: l\u2019avversario era s\u00e9 stesso, o meglio, l\u2019immagine che egli stesso aveva di s\u00e9, o quella che la societ\u00e0 proiettava su di lui e lui su di essa. L\u2019avversario \u00e8 l\u2019Io che il resto della comunit\u00e0 si aspetta che noi siamo, forse \u00e8 tutto quello che vede di noi: \u00e8 un\u2019immagine che rappresenta ma non \u00e8 la cosa rappresentata.<\/p>\n\n\n\n<p>E allora ho visto L\u2019avversario sotto una luce completamente diversa: ho visto me stesso e il mio stesso avversario. Che non sono io ma \u00e8 quello che il resto della societ\u00e0 pensa che io sia (anzi, peggio: \u00e8 quello che io penso la societ\u00e0 pensi, quando \u00e8 noto che la societ\u00e0 non pensa alcunch\u00e9 di me e di qualsiasi individuo), ed \u00e8 un\u2019illusione cos\u00ec reale e condivisa da essere scambiata per vera.<\/p>\n\n\n\n<p>La tensione di una vita intera pu\u00f2 essere quella di recitare la parte del proprio avversario (come il protagonista dell\u2019omonimo romanzo). Recitare e fingere, e quindi non-essere. Si pu\u00f2 arrivare al punto da identificarsi cos\u00ec tanto nell\u2019immagine del proprio avversario interno da dimenticarsi di essere s\u00e9 stessi, dal trascurare di vivere, nel frattempo. L\u2019avversario diventa un padrone invece che un termine di paragone che dovrebbe spronare al miglioramento, pur esistendo solo in una dimensione mentale.<\/p>\n\n\n\n<p>Quanto vi \u00e8 di vero in questo avversario immaginario? Qual \u00e8 la distanza fra ci\u00f2 che siamo realmente e ci\u00f2 che dovremmo essere, secondo questa immagine proiettata? Quanto ha senso poi usarla come criterio di riferimento?<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019analogia e il contrasto sono due modalit\u00e0 formative per l\u2019essere umano: si evolve cercando di assomigliare o meno a una figura, a un\u2019idea. Succede nell\u2019adolescenza e poi non smette mai, almeno fino a un certo punto. C\u2019\u00e8 chi ci arriva dopo, e chi non ci arriva mai (non che sia un traguardo, \u00e8 solo un percorso).<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Giungere alla constatazione che la distanza fra l\u2019Io e il suo avversario dovrebbe annullarsi e che la frustrazione non nasce dal non essere come il proprio avversario ma dal non essere come s\u00e9 stessi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Ho sempre capito poco di matematica ma mi ha sempre affascinato. Ne ho sempre visto la bellezza del ragionamento, anche senza riuscire a capirlo, o almeno non sempre.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi ha sempre confortato pensare che ne vedevo l\u2019eleganza pi\u00f9 che la funzione, come se l\u2019estetica e l\u2019asciuttezza del linguaggio fossero gi\u00e0 di per s\u00e9 ragione sufficiente per meritarle una dimensione artistica. Per me le espressioni sono belle come un quadro astratto: non le capisco (non sempre) ma le trovo enigmatiche, e quindi gi\u00e0 per questo cariche di significato.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019identit\u00e0 in termini matematici mi sembra descriva bene il rapporto sano che bisognerebbe avere con l\u2019avversario: il rapporto fra due espressioni diverse che per\u00f2 stanno fra di loro in un rapporto di identit\u00e0, appunto.<\/p>\n\n\n\n<p>La frustrazione che descrive lo scollamento fra queste due espressioni &#8211; l\u2019Io e il suo avversario &#8211; \u00e8 la mancanza delle condizioni che rendono possibile l\u2019identit\u00e0. Allora bisogna avvicinare i due estremi il pi\u00f9 possibile.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019inizio di questo ragionamento pensavo che la dissoluzione di cui parlavo prima fosse da applicare all\u2019avversario. Poi mi sono reso conto che ne volevo la distruzione, pi\u00f9 che la dissoluzione. L\u2019atto del dissolvere presuppone la comprensione dell\u2019elemento dissolto: \u00e8 ormai integrato, \u00e8 ovunque, \u00e8 come la musica che diventa silenzio nell\u2019adagio della Nona di Mahler, rimanendo pur sempre musica.<\/p>\n\n\n\n<p>Quindi mi chiedevo se l\u2019evoluzione del pensiero lungo sui cui medito da anni &#8211; cio\u00e8 la dissoluzione dell\u2019Io &#8211; dovesse passare per la dissoluzione dell\u2019avversario. No: significherebbe negarne l\u2019esistenza e la ragione d\u2019essere, e soprattutto verrebbe a mancare uno dei due termini dell\u2019identit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 che deve dissolversi \u00e8 la distanza fra Io e avversario. Le differenze, le distanze, le discrepanze.<\/p>\n\n\n\n<p>Si potrebbe pensare a questo punto che una possibile soluzione sia diventare finalmente l\u2019avversario ma questo non \u00e8 l\u2019Io, ne \u00e8 semmai un satellite.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi sono detto che il mio avversario non potrebbe esistere senza me stesso, mentre non \u00e8 vero il contrario: potrei farlo vivere accogliendolo mentre lui non pu\u00f2 fare altrettanto perch\u00e9 lui \u00e8 un\u2019idea, non \u00e8 reale.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>L\u2019avversario \u00e8 solo immaginato, io sono reale.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Torno al silenzio. Quello che non ho detto prima riguardo alla Nona di Mahler \u00e8 il silenzio non \u00e8 il niente ma \u00e8 il tutto. Il silenzio \u00e8, paradossalmente, parola. Quindi ascoltare quelle note inesistenti non significa ascoltare il nulla ma invece \u00e8 ascoltare la parola fondamentale e originale, forse il suono dell\u2019universo, quello che supera in potenza e in trascendenza ogni parola.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 un dialogo senza parole, \u00e8 l\u2019ascolto puro. Quel silenzio si sente non solo con le orecchie ma con il corpo e la mente, nella sospensione, nell\u2019estasi della percezione del primo suono dell\u2019universo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il suono della dissoluzione \u00e8 un silenzio, \u00e8 un dialogo che ascolta e non usa parole.<\/p>\n\n\n\n<p>Volevo dissolvere il mio antagonista e invece ho capito che non voglio pi\u00f9 assomigliargli: voglio solo ascoltarlo. E lui mi ascolter\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>In fondo, sono io a decidere.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E se camminare al contrario fosse una buona idea? <\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":41251,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[91,19,429],"tags":[349,187],"class_list":["post-41250","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura","category-music","category-umanesimo","tag-meditazione","tag-musica"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41250","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=41250"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41250\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/41251"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=41250"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=41250"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=41250"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}