{"id":41141,"date":"2024-12-02T22:48:57","date_gmt":"2024-12-02T22:48:57","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=41141"},"modified":"2024-12-11T11:45:24","modified_gmt":"2024-12-11T11:45:24","slug":"flagellazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/flagellazione","title":{"rendered":"Flagellazione"},"content":{"rendered":"<p>Anni fa ero a Urbino. A Urbino passeggi e ti inerpichi o discendi, guardi le colline che la cingono dai cannocchiali naturali che le sue vie formano e poi sali a Palazzo Ducale. Mentre lo fai &#8211; di salire a Palazzo Ducale &#8211; mediti sul fatto che quelle colline l\u00ec attorno non sono affatto diverse da quelle che dipinsero gli illustri pittori del Rinascimento, anzi: sono proprio quelle. Si sono conservate immutate: i calanchi, gli orridi, le cime dolci e rotonde, i crepacci, i prati e i boschi. Pare tutto uguale. (\u201corrido\u201d \u00e8 un\u2019altra parola interessante).<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre passeggiavo per le sue sale, a un certo punto mi trovai di fronte alla Flagellazione di Piero della Francesca. Non ricordavo n\u00e9 sapevo che fosse custodita l\u00ec, quindi lo stupore fu eguagliato dall\u2019ammirazione di quell\u2019opera sublime, tanto che non saprei dire se fossi pi\u00f9 deliziato dal contemplarla che dalla sorpresa di trovarmela di fronte, improvvisamente.<\/p>\n\n\n\n<p>La Flagellazione \u00e8 in realt\u00e0 una tavola di piccole dimensioni: misura 58,4\u00d781,5 cm. Ho controllato perch\u00e9 non lo so a memoria, anche se avrei indovinato bene o male quanto grande fosse: non tanto, o non di certo tanto quanto la meritata fama che ha.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"780\" src=\"https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/10d284a1-c65c-43e6-81e7-3ae233f7abfe_1700x1295-1024x780.webp\" alt=\"\" class=\"wp-image-41146\" srcset=\"https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/10d284a1-c65c-43e6-81e7-3ae233f7abfe_1700x1295-1024x780.webp 1024w, https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/10d284a1-c65c-43e6-81e7-3ae233f7abfe_1700x1295-300x229.webp 300w, https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/10d284a1-c65c-43e6-81e7-3ae233f7abfe_1700x1295-768x585.webp 768w, https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/10d284a1-c65c-43e6-81e7-3ae233f7abfe_1700x1295-16x12.webp 16w, https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/10d284a1-c65c-43e6-81e7-3ae233f7abfe_1700x1295.webp 1456w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Vi rimasi di fronte a meditare per un bel po\u2019 e pensai diverse cose.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima fu che aveva una forma irregolare, vagamente trapezoidale. Il lato sinistro \u00e8 inclinato a formare una base pi\u00f9 corta rispetto al lato superiore, quindi si tratta di un trapezio rovesciato.<\/p>\n\n\n\n<p>Non che conti, se non per il fatto che mi fece ricordare quando con mio padre misuravamo assieme a comp\u00ecti storici dei disegni di Carlo Scarpa. Mio padre misurava e declamava i numeri relativi e questo storico li annotava. Il fatto \u00e8 che a volte glieli comunicava scambiando l\u2019ordine della base e dell\u2019altezza. Lo storico gli disse che esisteva una regola scientifica, e che la base veniva sempre per prima, che quindi gli dicesse prima quella. \u201cE se i lati non sono uguali?\u201d disse mio padre, \u201cIn che senso?\u201d chiese quello, \u201cNel senso che questo (e indic\u00f2 una velina strappata in modo impreciso, probabilmente nella foga della creazione) \u00e8 un trapezio\u201d. \u201cComunque si misurano base e altezza, considerando la lunghezza del lato maggiore in caso siano diseguali\u201d, rispose quello stizzito. \u201cQuindi non si annota il lato minore\u201d, incalz\u00f2 mio padre \u201cNon mi sembra molto scientifico come metodo\u201d, e ridacchi\u00f2 divertito. Lo studioso non rise.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci ripensavo, appunto, perch\u00e9 la misura ufficiale della Flagellazione non dice che in realt\u00e0 si tratta vagamente di un trapezio, anche se il dipinto in s\u00e9 sta in un rettangolo regolare. Questione di supporto, poco male.<\/p>\n\n\n\n<p>Allora capii che stavo vivendo un\u2019esperienza un po\u2019 diversa dalla pura contemplazione di un\u2019opera somma. Ero di fronte a un varco spazio-temporale perch\u00e9 di fronte a quel quadro, alla stessa distanza a cui mi trovavo io osservandolo, 570 anni prima, c\u2019era Piero della Francesca. Esattamente dove sostavo io, pensando a quella forma irregolare, alla minuzia del tratto e alla ricchezza di dettagli, cercando di cogliere il simbolismo che di certo mi sfuggiva in molte parti, ecco, proprio l\u00ec per un certo periodo del 1450 c\u2019era lui.<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni quadro ha un autore, ogni quadro deve essere eseguito da qualcuno, quindi l\u2019esperienza pu\u00f2 essere rivissuta da chiunque si trovi in presenza di un\u2019opera manuale.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo miracolo della compressione del tempo avviene in forma mediata e meno potente nella riproduzione di un\u2019opera: una copia meccanica pu\u00f2 assomigliare pi\u00f9 o meno precisamente all\u2019originale ma di certo non si pu\u00f2 dire che di fronte a essa vi sia mai stato il suo autore o la sua autrice. Quel filo che collega le dimensioni temporali e non si esaurisce mai fintanto che l\u2019opera esiste si rinnova a ogni osservazione. C\u2019\u00e8 sempre.<\/p>\n\n\n\n<p>Piero della Francesca continua a vivere di fronte alla sua opera, anche se \u00e8 trasparente, non fisico. Eppure c\u2019\u00e8, perch\u00e9 c\u2019\u00e8 stato.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo \u00e8 un potere dell\u2019originale: \u00e8 un\u2019energia che continua a emanare perch\u00e9 la pagina scritta a mano da uno scrittore ne conserva la pressione del pennino e la tavola o la tela ricordano ogni pennellata, ogni stesura di colore, ogni istante impiegato per dipingere proprio quel segno, proprio quella sfumatura.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>L\u2019opera d\u2019arte cattura il tempo e non lo lascia pi\u00f9 sfuggire, ecco cosa stavo osservando.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 una cosa da poco e non mi vengono in mente molte altre esperienze che ne siano capaci. \u00c8 un potere dell\u2019arte, suppongo.<\/p>\n\n\n\n<p>In questi giorni riguardavo anche foto personali, fatte ormai pi\u00f9 di 10 anni fa. Questa volta ero io Piero della Francesca, non nel senso del talento ma in quanto autore. Ho osservato che ne davo una lettura diversa da quella che intendevo al tempo, quando le feci. A volte non ricordavo di averle fatte, a volte cercavo di ricordare lo stato d\u2019animo che avevo quando le scattai. Non lo ricordavo quasi mai, n\u00e9 ricordavo esattamente il momento. E allora mi sono chiesto che tempo catturavano quelle immagini, e se erano in grado di imprigionarlo come la Flagellazione. Ripeto: non \u00e8 un paragone, mi interessa solo capire se la forza di un\u2019immagine \u00e8 tale da sconfiggere il tempo, o almeno da sottometterlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Da quelle immagini affiorava ci\u00f2 che non immaginavo al tempo, quando le scattai. La memoria non ricostruiva l\u2019esatto momento e quindi il loro significato &#8211; quando ne avevano uno &#8211; era indipendente dalla mia mente: viveva di propria energia, era ci\u00f2 che aveva deciso di essere. Eppure quelli erano i miei ricordi, ma in un certo senso erano diventati ricordi di un\u2019altra persona, pur se indefinita.<\/p>\n\n\n\n<p>E allora ho pensato che con la fotografia o con l\u2019arte scriviamo lettere al nostro Io futuro. Non lo conosciamo n\u00e9 possiamo sapere cosa mai penser\u00e0 ma gli diciamo cose che forse riuscir\u00e0 a capire, anche se nel presente non le capiamo.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Cerchiamo &#8211; cerco &#8211; tutti i modi possibili per fottere il tempo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Rivedendo certe mie foto, mi dico che le ho fatte perch\u00e9 vi riconosco qualcosa, perch\u00e9 hanno un significato per me. E non \u00e8 detto che mi sia chiaro ma ce l\u2019hanno, anche se lo scoprir\u00f2 solo nel futuro, se mai lo scoprir\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Onore al merito all\u2019immagine, e non all\u2019autore, quantomeno nel mio caso.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel caso di Piero della Francesca il merito mi pare indiscutibile, e infatti la sua capacit\u00e0 resiste e si rinnova nei secoli dei secoli.<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta dell\u2019aura, della potenza evocativa dell\u2019originale, come dicevo prima e come diceva Walter Benjamin. Che \u00e8 quella persa nella riproduzione o nelle mostre immersive che si fanno spesso negli ultimi anni, che mi sembrano un modo per cercare un\u2019identificazione fra l\u2019osservatore e l\u2019opera rendendola apparentemente pi\u00f9 comprensibile (esplorabile!), ma tradendo cos\u00ec la sua essenza, che \u00e8 di essere unica.<\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019opera si pu\u00f2 riprodurre perfettamente, salvo nel suo essere un originale.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 una constatazione ovvia eppure \u00e8 ci\u00f2 che decreta la superiorit\u00e0 dell\u2019originale sulla sua copia: davanti a quello c\u2019era chi l\u2019ha fatto, davanti alla copia non c\u2019\u00e8 mai stato nessuno.<\/p>\n\n\n\n<p>Il che farebbe pensare che l\u2019originale evochi una precisa dimensione, o spieghi un costrutto non banale: il tempo esiste solo quando lo si pu\u00f2 esperire.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tempo umano almeno, cio\u00e8 quello sub\u00ecto e quello applicato all\u2019esistenza, esiste solo perch\u00e9 viene percepito e all\u2019interno di esso si vive. Altrimenti non esisterebbe, o non sarebbe cos\u00ec rilevante.<\/p>\n\n\n\n<p>Del resto ci si pensa e lo si subisce o sfrutta o teme perch\u00e9 c\u2019\u00e8 la morte a dargli una dimensione.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Il tempo ha una dimensione perch\u00e9 ha un&#8217; inizio e una fine. Il tempo del cosmo non esiste, o il cosmo \u00e8 indifferente al tempo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>L\u2019aura di cui scriveva Benjamin \u00e8 insomma &#8211; oltre che la forza che scaturisce da un originale, rendendolo insostituibile &#8211; una condizione che si crea solo quando l\u2019opera originale e l\u2019osservatore si ritrovano nello stesso spazio. Al di l\u00e0 della capacit\u00e0 democratizzante della riproduzione, che \u00e8 sempre benvenuta.<\/p>\n\n\n\n<p>E si ritorna a una dimensione fisica e metafisica insieme. Fisica poich\u00e9 unisce spazio (quello in cui l\u2019opera \u00e8 osservata da occhi umani) e tempo, che \u00e8 duplice: \u00e8 quello in cui si compie l\u2019atto dell\u2019osservazione ed \u00e8 quello catturato dall\u2019opera stessa. E metafisica poich\u00e9 si eleva al di sopra del contingente, rendendo superflui spazio e tempo. Nella dimensione matafisica spazio e tempo non contano, sono annullati.<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre, e infine, il miracolo del tempo fermato \u00e8 possibile solo quando qualcuno osserva: durante la notte, la Flagellazione torna a essere un quadro dipinto su una tavola vagamente trapezoidale, in una sala del Palazzo Ducale di Urbino. Il flusso del tempo pu\u00f2 essere fermato solo quando un osservatore la osserva, immagina Piero della Francesca a dipingerla cinque secoli e mezzo prima e, al suo fianco, rievoca quel tempo passato e ne collega i lembi a quello presente.<\/p>\n\n\n\n<p>Il varco \u00e8 aperto e ci si trova di fianco a Piero della Francesca a osservarlo. Si guarda nell\u2019abisso dell\u2019arte, si respira mentre tutto attorno smette di danzare e fare ed essere. Si respira, mentre il tempo trattiene il respiro.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il valore dell&#8217;opera originale e della sua aura, nell&#8217;epoca della riproduzione ecc.<\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":41142,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[91],"tags":[80,710,436],"class_list":["post-41141","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura","tag-arte","tag-pietro-della-francesca","tag-tempo"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41141","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=41141"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41141\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/41142"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=41141"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=41141"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=41141"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}