{"id":41136,"date":"2024-11-25T22:43:27","date_gmt":"2024-11-25T22:43:27","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=41136"},"modified":"2024-12-10T22:48:21","modified_gmt":"2024-12-10T22:48:21","slug":"resistenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/resistenza","title":{"rendered":"Resistenza"},"content":{"rendered":"<p class=\"wp-block-paragraph\">Di Francis Bacon amo i quadri almeno tanto quanto ne sono terrorizzato. Non sono grotteschi perch\u00e9 il grottesco \u00e8 un filtro e mette qualcosa in mezzo tra l\u2019opera e l\u2019osservatore: ricorre a un codice linguistico che filtra la rappresentazione e la porge come trasformata e meno urticante. I suoi quadri sono quello che sono: non sono grotteschi perch\u00e9 dicono quello che rappresentano, non alludono a niente altro. Azzerano le interpretazioni possibili, sono veri perch\u00e9 non danno via d\u2019uscita: quello \u00e8, e una volta che si \u00e8 vista la forma della verit\u00e0 non la si pu\u00f2 pi\u00f9 dimenticare n\u00e9 fingere che non esista.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"839\" src=\"https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/a216da3a-3f4b-46ab-b583-2be918f41264_3522x2887-1024x839.webp\" alt=\"\" class=\"wp-image-41138\" srcset=\"https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/a216da3a-3f4b-46ab-b583-2be918f41264_3522x2887-1024x839.webp 1024w, https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/a216da3a-3f4b-46ab-b583-2be918f41264_3522x2887-300x246.webp 300w, https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/a216da3a-3f4b-46ab-b583-2be918f41264_3522x2887-768x629.webp 768w, https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/a216da3a-3f4b-46ab-b583-2be918f41264_3522x2887-15x12.webp 15w, https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/a216da3a-3f4b-46ab-b583-2be918f41264_3522x2887.webp 1456w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bacon dipingeva in uno studio che pareva modellato da un terremoto: carte ovunque, tubetti di colore mezzi usati gettati per terra o su ripiani, tele affastellate, incerte colonne di detriti, pennelli irti come spine insidiose, scritte sui muri, macerie varie.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo l\u2019iniziale stupore, ho cominciato a considerarlo una perfetta rappresentazione della sua anima. Doveva essere proprio fatta cos\u00ec, e da quella estraeva con violenza e sofferenza l\u2019immagine che trasferiva su tela. La sua verit\u00e0 era quel delirio interiore che assumeva una forma tridimensionale: quella del suo studio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Immagino riuscisse a trovarvi una qualche regola ma non credo anche una certa qual praticit\u00e0. Credo che fosse il suo studio perch\u00e9 lo rappresentava ma anche perch\u00e9 gli opponeva resistenza. Ogni cosa era al suo posto ma era anche celata e confusa. O forse lui trovava ordine nel caos, oppure trovava quello che cercava: quel colore, quel pennello. Ma non doveva essere semplice riuscirci: non per ossequio a un trasandato programma ma perch\u00e9 cos\u00ec voleva: i suoi quadri erano sofferenti e sofferente doveva essere il processo attraverso cui arrivava a dipingerli. Era una questione di resistenza programmatica. O almeno lo penso io, perch\u00e9 non ho modo di affermarlo altrimenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La resistenza \u00e8 una forza. Lo \u00e8 in fisica, lo \u00e8 nel mondo reale, ma quella che mi interessa \u00e8 una resistenza interiore: la resistenza a fare le cose, a iniziarle, a proseguirle, a finirle. Come se solo strisciando con la pelle contro la superficie ruvida della vita si potesse capire quanto \u00e8 capace di abradere, di far male.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando scrivo avverto una certa resistenza: \u00e8 quella del foglio di carta &#8211; (anche se \u00e8 immaginario, in quanto digitale): quando \u00e8 vuoto non contiene un\u2019assenza bens\u00ec la massima gravit\u00e0. Il nulla pesa in massimo grado e il foglio vuoto \u00e8 pesantissimo. La resistenza \u00e8 l\u2019assenza di volont\u00e0 di provare a sollevare questo immenso peso dell\u2019assenza di parola scritta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si dice che il momento pi\u00f9 difficile dello scrivere \u00e8 essere posti di fronte al foglio bianco perch\u00e9 l\u00ec, anche se invisibili, ci sono tutte le tracce possibili della storia, tutti i ragionamenti plausibili, tutte le strade e le direzioni che si possono intraprendere.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:44px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\" style=\"font-size:24px\"><em>Dal foglio bianco parte tutto, nel foglio bianco c\u2019\u00e8 tutto.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:44px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La resistenza \u00e8 lo spasmo della volont\u00e0 che non vuole procedere oltre, che sente ogni peso, che guarda con terrore quel vuoto. In quell\u2019assenza c\u2019\u00e8 ogni possibilit\u00e0 ma bisogna sceglierne qualcuna e sentire la sua voce. Scrivere, forse, \u00e8 l\u2019atto del trascrivere la voce che si sente provenire da quel vuoto. La resistenza \u00e8 la percezione della difficolt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ho sentito lo scrittore Steven Pressfield parlare di resistenza e mi sono chiesto in cosa io sono resistente, come la avverto, che forma assume. La stanchezza \u00e8 una sua forma, la svogliatezza nel cominciare a fare qualcosa \u00e8 un\u2019altra sua sembianza, il tergiversare, il rimandare, il procrastinare. Da buon americano lui vi vede un aspetto pratico: la resistenza, dice grossomodo, indica che percepiamo quell\u2019atto come difficile ma importante. La resistenza ci divide dallo scoprire qualcosa di fondamentale rispetto a noi stessi, qualcosa che potrebbe essere sconvolgente o risolutivo. La resistenza tende a proteggerci anche se in realt\u00e0 protegge solo se stessa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qualche esempio potrebbe spiegare meglio quante forme essa assuma:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Il non leggere un libro ma preferirgli una svogliata consultazione di qualche social media \u00e8 una resistenza<\/li>\n\n\n\n<li>Il guardare distrattamente un video o una puntata di una serie televisiva che in realt\u00e0 non si ha voglia di vedere \u00e8 una resistenza<\/li>\n\n\n\n<li>Il ripetere gli stessi schemi nel fare le cose \u00e8 una forma di resistenza<\/li>\n\n\n\n<li>Il non volersi alzare dal letto al mattino \u00e8 una forma di resistenza.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Resistendo ci si arrende a una qualche forza che ci vuole impedire di fare qualcosa, di vedere, di capire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Scegliendo di arrendersi alla resistenza si percorre la via di minor resistenza, appunto. Ci si arrende. Oltre quel limite c\u2019\u00e8 una conoscenza superiore. In mezzo c\u2019\u00e8 la fatica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La resistenza \u00e8 qualcosa che abbiamo dentro. Non so se conservi la nostra vera essenza o se le impedisca di maturare e rivelarsi. Non lo so davvero.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La metafora che la rappresenta \u00e8 quella del foglio vuoto, si diceva. Il suo svolgimento potenziale sono le infinite trame che contiene. La frizione a indagare serve a tenerci nella dimensione che gi\u00e0 conosciamo, quella rassicurante del noto, del \u201csi \u00e8 sempre fatto cos\u00ec\u201d, delle cose rimandabili all\u2019infinito, del \u201cvedremo poi\u201d, che \u00e8 un altro modo per dire \u201cnon voglio pensarci, spero che altro decida per me\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eppure, come dice Pressfield, lei fa di tutto per segnalarsi e per dire che qualcosa \u00e8 importante, tanto che il fatto che qualcosa venga facile \u00e8 giustamente interpretato con sospetto: se era facile farlo, non valeva poi molto l\u2019atto in s\u00e9 e tantomeno l\u2019esito. Considerazione che conduce all\u2019ultimo punto:<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:44px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\" style=\"font-size:24px\"><em>La resistenza \u00e8 il valore di qualcosa. Pi\u00f9 \u00e8 difficile farlo, pi\u00f9 essa ha valore.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:44px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Spesso si nasconde, la resistenza. Ci penso ogni volta che vedo un violinista eseguire un passaggio complicatissimo con estrema fluidit\u00e0 o quando vedo un tennista concludere un\u2019azione con eleganza leggera. Quei gesti vincono la resistenza perch\u00e9 sono l\u2019esito di un addestramento continuo e laboriosissimo al suo superamento. Che un gesto, un\u2019opera, un insieme di parole vengano fuori facilmente, non significa che lo siano in s\u00e9 ma solo che chi li ha prodotti ha vinto ogni resistenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ha lavorato, cio\u00e8 &#8211; risalendo all\u2019origine del termine&nbsp;<em>labor<\/em>&nbsp;&#8211; ha sofferto, ha faticato, ha superato un ostacolo.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il lavoro \u00e8 azione, \u00e8 fare. C\u2019\u00e8 una connessione fra azione e linguaggio, ed \u00e8 neurologica: le aree del cervello attivate nella gestione dei movimenti sono le stesse che producono il linguaggio, o almeno la sua parte visibile, udibile: del resto la produzione del linguaggio \u00e8 una questione di suoni, e per generarli si attivano muscoli e membrane in una danza raffinatissima.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fare e comunicare &#8211; cio\u00e8 produrre il linguaggio, metterlo all\u2019opera &#8211; hanno la stessa radice: l\u2019azione. Il movimento &#8211; che serva a spostare un corpo nello spazio o a produrre suoni &#8211; vince la resistenza alla mancanza di azione. La contemplazione di questi due opposti &#8211; azione e non azione, o immobilismo, dovrei dire &#8211; mi ha fatto tornare in mente quello che scrive Byung-Chul Han in&nbsp;<a href=\"https:\/\/amzn.eu\/d\/37HBdXU\">Le non-cose<\/a>. Lui distingue fra non-azione e inazione, che ha un\u2019accezione positiva:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Stiamo smarrendo il senso stesso dell\u2019inazione, che non rappresenta una mera incapacit\u00e0, un mero rifiuto, una mera assenza di azione, ma anzi dispone di facolt\u00e0 proprie.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019inazione \u00e8 un\u2019azione contemplativa, solo che non ha uno scopo nella societ\u00e0 contemporanea poich\u00e9 non produce niente, o almeno non in termini economici. Per lui l\u2019inazione \u00e8 come il silenzio per la musica:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Senza silenzio non c\u2019\u00e8 musica, solo rumore e baccano. \u00c8 dall\u2019inazione che la vita ottiene il proprio splendore.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Conosciamo e amiamo la musica (che \u00e8 un linguaggio e viene prodotta con l\u2019azione) grazie al silenzio, che \u00e8 l\u2019inazione rispetto al suono organizzato, cio\u00e8 che ha un senso poich\u00e9 \u00e8 comprensibile, almeno finch\u00e9 non si tratta di free jazz.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Giungendo a una sintesi, l\u2019inazione \u00e8 la forza che si oppone alla resistenza, anche se sembrerebbe un controsenso: come pu\u00f2 ci\u00f2 che non agisce opporre sufficiente forza in contrasto a ci\u00f2 che vincola il movimento? Pu\u00f2 perch\u00e9 agisce a un altro livello semantico: \u00e8 una forza pi\u00f9 grande che non genera significato in termini produttivi ed economici ma assoluti. \u00c8 un significato non efficiente, non funzionale, inutile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La resistenza insomma nasconde qualcosa che svelerebbe una verit\u00e0, qualcosa che \u00e8 meglio non sia conosciuto. L\u2019attrito e la difficolt\u00e0, almeno quelle di un certo tipo, hanno lo scopo di indicare la sua importanza, e allo stesso tempo, tentano di proteggerla dalla nostra volont\u00e0 di superarla, per procedere oltre. Per vedere cosa c\u2019\u00e8 oltre il confine. Che \u00e8 come l\u2019umanit\u00e0 si \u00e8 sempre evoluta: agendo, superando limiti, essendo stimolata dalla loro esistenza, senza sapere se abbia un senso superarlo, ma trovandolo nell\u2019atto stesso di superarlo. \u00c8 la natura della ricerca pura, dell\u2019arte, dell\u2019esplorazione: non cercare per trovare (che \u00e8 un fine per un\u2019azione) ma cercare per l\u2019atto in s\u00e9 del cercare (che \u00e8 un\u2019inazione).<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le cose nello studio di Francis Bacon sono la forma del caos, dell\u2019attrito, della resistenza all\u2019azione. Ma sono anche un memento dell\u2019inazione, di tutto ci\u00f2 che si frappone all\u2019atto della ricerca. Sulla tela del pittore e sul foglio bianco la resistenza \u00e8 esposta, i pesi sono tolti, la forma \u00e8 liberata. \u00c8 leggera e ineluttabile, adesso. Esiste, ed \u00e8 tutto ci\u00f2 che deve essere.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Allora mi sono chiesto che senso ha resistere<\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":41137,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[90,388,415,429],"tags":[80,709],"class_list":["post-41136","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-art","category-comunicazione","category-pensiero-lungo","category-umanesimo","tag-arte","tag-francis-bacon"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41136","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=41136"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41136\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/41137"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=41136"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=41136"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=41136"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}