{"id":41080,"date":"2024-11-05T00:36:27","date_gmt":"2024-11-05T00:36:27","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=41080"},"modified":"2024-11-15T23:36:46","modified_gmt":"2024-11-15T23:36:46","slug":"distanza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/distanza","title":{"rendered":"Distanza"},"content":{"rendered":"<p>Senza essere evocata, era riaffiorata una memoria a cui non pensavo da decenni. Ho ripensato alla barca di mio zio. Ci andavo da adolescente, quindi parecchio tempo fa.<\/p>\n\n\n\n<p>Non ne ricordavo esattamente la forma ma ricordavo con precisione incredibile i dettagli, avrei potuto ridisegnarli: il bordo rialzato del tavolino del quadrato, quella cornice fatta per evitare che il rollio facesse scivolare a terra gli oggetti; il disegno dei pannelli del pavimento (in noce, forse, e le fughe in teak chiaro, o bamb\u00f9); i paioli del pozzetto, che erano incernierati allo schienale e si sollevavano per poter lavare la seduta; la cromatura dei winch lievemente scrostata dalla salsedine in alcuni punti; la consistenza della randa e la superficie di alluminio dell\u2019albero maestro. Mi sono ricordato solo dopo che di alberi ne aveva due. E come era scritto il nome, con che caratteri? Forse a semplici decalcomanie, senza estri particolari (l\u2019importante \u00e8 non cambiare mai il nome delle barche, e quello era il nome deciso dal fantomatico proprietario precedente, sibillinamente e ieraticamente definito \u201cL\u2019Ingegnere\u201d). Ricordo anche gli strumenti che c\u2019erano ai lati del boccaporto che dava accesso al quadrato (ma si chiamava poi boccaporto?): erano coperti da una tavoletta che sporgeva di 10 mm dal bordo, era in teak pure quella, aveva gli angoli stondati. Ne sentivo la superficie sui polpastrelli delle dita, come se li stessi accarezzando in quel momento.<\/p>\n\n\n\n<p>In questa evocazione della memoria mi sono tuffato, ho sentito l\u2019acqua che mi inghiottiva, quel ritorno (ecco: ritornavo a casa, cio\u00e8 all\u2019acqua, al mare) e poi ho ricordato i pomeriggi, all\u2019ombra, a leggere un libro, cercando di ricordarmi se allora mi annoiavo, o cercando di ricordarmi come si fa ad annoiarsi.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi ho aperto gli occhi e ho pensato che la memoria si misura in distanze.<\/p>\n\n\n\n<p>Non sono distanze fisiche e non appartengono nemmeno al mondo reale: sono distanze che possono essere infinite e incommensurabili (quando non ricordi pi\u00f9 qualcosa in verit\u00e0 non la riesci pi\u00f9 a vedere nella memoria), oppure brevissime, che le puoi afferrare con una mano perch\u00e9 ti stanno davanti agli occhi, sono qui e ora. Come la barca in cui ho passato diverse estati, a cercare di vedere il sole aprendo appena le palpebre, finch\u00e9 faceva male e le richiudevo o guardavo altrove.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche guardare il mare significa misurare una distanza. Guardiamo l\u2019orizzonte e ci aspettiamo sempre una risposta. Gettavo in acqua domande e mi aspettavo risposte. La linea dell\u2019orizzonte stava sempre l\u00e0, distante e vicina, cerchi di raggiungerla a remi o a nuoto ma si sposta sempre: \u00e8 troppo distante.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mare tace, o meglio: non parla. Romba, sciaborda, gorgheggia, pulsa, stilla, sibila, gracchia, stride, fruscia e scivola ma non usa parole. Per quello non risponde alle domande che gli getti dentro ma restituisce solo silenzi. Il mare \u00e8 uno specchio e non sa o sa tutto: riflette te stesso che gli fai domande perch\u00e9 non vuoi risposte ma non ne ha e ti rende un silenzio, un\u2019impossibilit\u00e0 di dire cosa c\u2019\u00e8 nel futuro. La distanza \u00e8 infinita.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tempo si misura in distanze, in metri temporali. La memoria \u00e8 un insieme di frammenti che vengono spinti distanti dalla mente o vicinissimi: vengono evocati e ricordati, fino a tenerli in una mano per osservarli.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho scoperto un giorno meditando che potevo evocare i sapori e le consistenze dei cibi. Potevo ordinare da un menu mentale una fragola e quella si materializzava nel gusto e nella consistenza e la potevo mordere e sentirne il succo dolce. Poi evocavo una fetta di pizza margherita e ci affondavo i denti che incontravano la mozzarella e la salsa di pomodoro. Pensavo a che dieta incredibile avevo scoperto: potevo godere dei cibi senza mangiarli, l\u2019esperienza era identica. Qualsiasi cosa avessi mai mangiato la potevo mangiare ancora, nella memoria. Lo stomaco non era d\u2019accordo ma la mente era placata.<\/p>\n\n\n\n<p>Non so se c\u2019entrasse la meditazione ma mi accadde mentre meditavo. Cos\u00ec come da una visione di un\u2019altra meditazione \u00e8 riaffiorata quella barca e vi ero ancora una volta a bordo: ne accarezzavo le superfici e sentivo il calore dei suoi legni scaldati dal sole d\u2019agosto.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho sempre accarezzato gli oggetti. Sentirne la consistenza e la resistenza al tatto \u00e8 una forma di conoscenza. Ne ho costruito un catalogo minuzioso (deve essere lo stesso che consulto quando evoco una pesca o il meltemi che in Grecia quell\u2019estate soffi\u00f2 per settimane intere). Sapere come rispondono al tatto \u00e8 un modo per collocarmi e sapere dove sono, su cosa poggio. \u00c8, ancora una volta, un modo per annullare le distanze (un polpastrello posato sull\u2019intonaco di una casa \u00e8 un modo per azzerare la distanza da quella superficie).<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:39px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Una distanza nulla non smette di essere una distanza.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:39px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>In verit\u00e0. ho pensato di scrivere qualcosa sulla distanza perch\u00e9 \u00e8 una misura di ci\u00f2 che pu\u00f2 stare fra me e altro, fra il silenzio che bramo e il rumore attorno. Ho ripensato a \u201cLa giusta distanza\u201d di Carlo Mazzacurati. Parlava della distanza che il giornalista deve avere dagli eventi, per conservare un giudizio sereno e lucido. La distanza in questo caso \u00e8 la misura della cautela e del giudizio, \u00e8 la pausa prima della parola, \u00e8 l\u2019indugio. Nel cercare le parole per dire qualcosa (nel silenzio per farlo) non esiste il verbo, inteso in senso biblico come la parola, appunto. Le parole sono tali se non sono ancora proferite? Una parola \u00e8 tale solo se \u00e8 detta o anche se \u00e8 solo pensata?<\/p>\n\n\n\n<p>La distanza \u00e8 la misura fra la parola pensata e quella detta. Fra le parole che ci stanno attorno e che arrivano da ovunque e quelle che abbiamo dentro, silenziose.<\/p>\n\n\n\n<p>Scrivevo in \u201c<a href=\"https:\/\/martinopietropoli.substack.com\/p\/90-mappa?utm_source=publication-search\">Mappa<\/a>\u201d della relazione tra distanza, tempo e memoria. Man mano che il tempo aumenta, aumenta anche la distanza dei ricordi dal centro della nostra mappa mentale, spingendoli in regioni inesplorate\u2060\u2060. Distanza e tempo quindi sono due funzioni dell&#8217;equazione della memoria e insieme descrivono in termini pseudomatematici la mappa mentale\u2060\u2060.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 da qualche parte una mappa, solo che la percorriamo al buio perch\u00e9 \u00e8 mentale e temporale allo stesso tempo: di questa mappa sono oscurati il passato e il futuro ed esiste solo il presente, ma \u00e8 il punto su cui sostiamo. Descrive un territorio che \u00e8 stato visto nel passato e non ancora visto nel futuro. \u00c8 una mappa temporale, appunto.<\/p>\n\n\n\n<p>Ritorno al mare. Il mare dice della sua infinit\u00e0, la montagna invece inganna: lo sguardo si posa su ogni sua cima e crede di capire quanta distanza vi sia fra di loro e fra esso e quelle. Le montagne fanno credere, il mare dice di essere infinito: mostra la sua fine e la chiama orizzonte, ma \u00e8 in un luogo a distanza infinita. Ma te lo confessa (\u00e8 l\u2019unica cosa che ti dice, perch\u00e9 alle domande non risponde ma questa cosa &#8211; l\u2019unica &#8211; te la dice subito).<\/p>\n\n\n\n<p>Fra le montagne e il mare si pu\u00f2 solo scegliere l\u2019inganno o l\u2019infinito. La disillusione e l\u2019illusione.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho il sospetto che, alla fine, entrambi dicano di non avere risposte e che \u00e8 anche protervo pretenderne. Loro stanno e basta. Esistono. E non \u00e8 poco e potrebbe bastare.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse le risposte non sono nel presente ma nella memoria. Quando si annulla quella distanza prende vita la risposta. \u00c8 la superficie scabra dei legni della barca, \u00e8 il suo metallo reso incandescente dal sole violento delle estati di decenni fa. Nella memoria le cose rievocate sono pi\u00f9 reali di quanto lo fossero quando le si tocc\u00f2 e sfior\u00f2 tanto tempo fa.<\/p>\n\n\n\n<p>La memoria \u00e8 la verit\u00e0, o almeno una verit\u00e0, o una risposta possibile. Quella dell\u2019onest\u00e0 delle cose, che stanno e fanno quello che solo san fare: esistere.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una distanza nulla \u00e8 pur sempre una distanza<\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":41081,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[415],"tags":[],"class_list":["post-41080","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-pensiero-lungo"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41080","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=41080"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41080\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/41081"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=41080"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=41080"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=41080"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}