{"id":41065,"date":"2024-09-16T19:03:00","date_gmt":"2024-09-16T19:03:00","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=41065"},"modified":"2024-10-10T23:07:34","modified_gmt":"2024-10-10T23:07:34","slug":"macchia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/macchia","title":{"rendered":"Macchia"},"content":{"rendered":"<p class=\"wp-block-paragraph\">Osservo una macchia che mi sono procurato mangiando un po\u2019 di cioccolato mentre guardavo la TV. Farlo &#8211; quelle rare volte che lo faccio &#8211; sdraiato scompostamente, \u00e8 uno dei tantissimi piaceri epicurei che mi procuro, oltre a quello di scrivere ogni settimana qui.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Della macchia mi accorgo solo dopo. Gli occhi sanno cogliere dettagli particolari: essendo l\u2019unica parte del cervello esterna alla scatola cranica, funzionano come il cervello, o sono governati dalle stesse leggi. Una di queste \u00e8 quella della conservazione dell\u2019energia, o piuttosto dell\u2019utilizzo razionale dell\u2019energia: come il cervello (a cui appartengono), ne usano il minimo indispensabile, e il cervello \u00e8 l\u2019organo pi\u00f9 energivoro che possediamo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dovendone insomma usare il giusto e non di pi\u00f9 (il corpo \u00e8 sempre ottimizzato come se vivessimo in un passato ancestrale in cui ogni energia \u00e8 vitale alla nostra sopravvivenza &#8211; e per molti versi \u00e8 ancora cos\u00ec), gli occhi notano la macchia e il cervello ne prende nota. La notano perch\u00e9 \u00e8 l\u2019unico dettaglio fuori posto. Prima (dell\u2019assunzione della cioccolata) la maglietta aveva un tono uniforme e non attirava lo sguardo del cervello. Ogni tanto controllava che il tono di blu fosse sempre blu e che fosse uniformemente disposto sulla sua interezza. Poi, il rumore nella matrice, il dettaglio fuori posto: la macchia. Ora gli occhi non riescono a vedere altro e cadono sempre l\u00ec. Il cervello \u00e8 furiosamente concentrato su quella macchia, a occhio e croce grande come un cinquecentesimo della maglietta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci sono dettagli che attirano l\u2019attenzione: diventano in breve ossessioni attorno a cui il cervello ruota vorticosamente. Pare non sapere pensare ad altro. \u201cForse non \u00e8 una macchia, controlliamo\u201d, e controlla. \u201c\u00c8 indiscutibilmente una macchia\u201d. Allora pensa alla sua origine. Era gi\u00e0 l\u00ec e l\u2019ho notata solo ora o me la sono procurata in un preciso momento? Deve essere stata la cioccolata mangiata prima. Si calma ma solo per un po&#8217;, perch\u00e9 poi ritorna sulla macchia, dato che la sua origine ha placato solo per pochi secondi l\u2019affanno di averla sempre in vista, esattamente nel campo visivo. Poteva essere scomoda da notare, sul gomito o sulla caviglia ma no, \u00e8 l\u00ec. Ogni volta che guardo il cellulare o dove metto i piedi camminando il cervello la rileva. Ogni volta ne \u00e8 sempre pi\u00f9 irritato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La macchia \u00e8 il punctum, \u00e8 l\u2019oggetto di attenzione maniacale, \u00e8 un miserabile dettaglio attorno a cui tutto inizia a gravitare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La macchia mi ha fatto pensare a noi, a me stesso, nonch\u00e9 alla potenza dei particolari. Non tutti li notano ma alcuni notano solo quelli. Io sono un buon osservatore e credo che i dettagli descrivano meglio dell\u2019immagine complessiva una persona, un luogo, un libro, una musica. \u00c8 una forma di ossessione &#8211; ne convengo &#8211; ma sono i dettagli a salvarti, sono i dettagli a fare la differenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il cervello, si diceva, rileva quelli perch\u00e9 sono i dettagli a fornirgli informazioni vitali. I nostri antenati hanno imparato a notarli in un mondo uniforme e apparentemente noioso: una prateria, un deserto, una ombrosa foresta. Ove tutto appare omogeneo, il pericolo \u00e8 rappresentato dal glitch: la fronda che si sposta, un rapido movimento di un\u2019ombra, un bagliore improvviso. Tutto ci\u00f2 che emerge dal placido consueto pu\u00f2 essere motivo di allarme.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oggi i dettagli raramente alludono a un allarme: lo fanno ancora ma statisticamente sono rilevanti perch\u00e9 fanno breccia nell\u2019uniformit\u00e0 del reale. Ecco perch\u00e9 noto la macchia, ecco perch\u00e9 osservo la barba poco curata o il rossetto sbavato. Il cervello lavora in economia, e quindi assume che se lo sfondo della visione non cambia, allora pu\u00f2 considerarlo come statico, rilevandone un\u2019immagine e conservandola mentalmente per operare un confronto: se niente si muove nella scena della vita, allora niente cambia, non vi sono pericoli o eventi da rilevare e quindi pu\u00f2 destinare meno o nessuna energia all\u2019osservazione specifica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Che meraviglioso organo il cervello: elabora solo le informazioni essenziali, anche perch\u00e9 non potrebbe processare in continuazione ogni elemento del reale che gli occhi (o le orecchie o il tatto o l\u2019olfatto) portano alla sua attenzione. Non ha sufficiente potenza di calcolo e non gli resterebbe nessuna energia per dedicarsi alla produzione del pensiero, cio\u00e8 alle speculazioni sull\u2019origine della macchia e sulle conseguenze che la sua esistenza sul tessuto della maglietta potrebbero portare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al centro del cervello c\u2019\u00e8 l\u2019Io: il cervello opera per la sua conservazione, cio\u00e8, in altri termine, per la conservazione di se stesso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A tal proposito, lessi una volta questa frase:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pensavo che il cervello fosse l\u2019organo pi\u00f9 meraviglioso del mio corpo. Poi ho capito chi me lo stava dicendo.<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Emo Philips<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Potremmo anche operare un\u2019identit\u00e0 fra cervello e Io: sono la stessa cosa? Il cervello \u00e8 un organo, l\u2019Io \u00e8 un\u2019entit\u00e0 pi\u00f9 sfuggente e non \u00e8 un organo. Alberga in quell\u2019organo e per i pi\u00f9 positivisti \u00e8 il risultato di processi biochimici che chiamiamo, per semplicit\u00e0, \u201ccoscienza\u201d. La sto facendo molto, troppo semplice ma il punto \u00e8 un altro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci arrivo lateralmente, citando David Foster Wallace, in quel discorso celeberrimo che fece agli studenti del Kenyon College. Quello dell\u2019acqua e dei pesci. \u00c8 lungo e articolato (lungo, per Wallace, \u00e8 un concetto elastico) ma normalmente, o proprio per la sua lunghezza, viene citato solo nelle sue prime righe, quelle, appunto, del vecchio pesce che chiede ai due giovani pesci \u201cCom\u2019\u00e8 l\u2019acqua?\u201d. Un inizio perfetto, non c\u2019\u00e8 che dire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma quel discorso dice molte altre cose e oggi l\u2019ho letto tutto, arrivando a un punto che mi ha fatto riflettere sulla macchia e sull\u2019Io e sull\u2019umanit\u00e0. Dice Wallace:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tutto nella mia esperienza immediata sostiene la mia profonda convinzione di essere il centro assoluto dell&#8217;universo; la persona pi\u00f9 reale, vivida e importante in assoluto. Raramente pensiamo a questo tipo di egocentrismo naturale e basilare perch\u00e9 \u00e8 socialmente ripugnante. Ma \u00e8 cos\u00ec per quasi tutti noi. \u00c8 la nostra impostazione predefinita, programmata nel nostro sistema alla nascita. Pensateci: non esiste un&#8217;esperienza che abbiate mai avuto in cui non siate stati il centro assoluto. Il mondo, come lo vivete, \u00e8 davanti a VOI o dietro di VOI, a sinistra o a destra di VOI, sulla TUA TV o sul TUO monitor.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il tutto diventa ancora pi\u00f9 interessante quando il fulcro si sposta su quello che definirei il&nbsp;<em>pensiero automatico:<\/em>&nbsp;tutto ci\u00f2 che facciamo perch\u00e9 cos\u00ec si fa, in assenza di giudizio ed elaborazione. Perch\u00e9 consuma meno energia, direi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 inevitabile essere giudici di ci\u00f2 che vediamo: come si diceva, ha a che fare con la propria sopravvivenza, \u00e8 normale che la misura di tutto sia l\u2019Io.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Altrove lessi (o sentii) che il comando base dell&#8217;essere umano \u00e8 sopravvivere. Ogni ulteriore e pi\u00f9 raffinata istruzione pu\u00f2 essere ricondotta a quella unica: fai ogni cosa che garantisca la sopravvivenza dell\u2019essere che ti ospita (ossia che ospita l\u2019Io, la mente e il cervello, se li si vuole considerare come entit\u00e0 separate).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019acqua \u00e8 insomma il reale, e al reale non pensiamo affatto: lo osserviamo, forse, ma sempre filtrandolo con la nostra esperienza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quello che trovavo pi\u00f9 interessante, e quello attorno a cui ho scritto altrove, \u00e8 che la macchia \u00e8 la perturbazione del campo, \u00e8 il dettaglio fuori posto, \u00e8 quello che rende reale il reale, perch\u00e9 lo rende notevole, cio\u00e8 degno di nota.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La macchia \u00e8 quello che ci fa accorgere che nel reale qualcosa vibra, che il reale cambia, che c\u2019\u00e8 perturbazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mentre meditavo, una sera ho provato a pensato a un concetto e al suo opposto, contemporaneamente. Mi sono stupito a constatare che, almeno per concetti semplici, non \u00e8 cos\u00ec difficile. Si pu\u00f2 pensare al caldo e al freddo nello stesso istante. Al bianco e al nero, al bene e al male (sotto forma di qualche immagine esemplificativa, magari). Tantissimi concetti possono essere pensati nella loro essenza positiva e anche in quella negativa, simultaneamente. Non \u00e8 cos\u00ec difficile, davvero.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Allora ho constatato un\u2019altra cosa: che in realt\u00e0, pensando a due concetti opposti ne pensiamo anche un terzo, che \u00e8 quello che li contiene. Ci sono insomma un concetto, il suo opposto e anche l\u2019idea di questi due concetti opposti, che altrimenti non potrebbero stare in relazione l\u2019uno con l\u2019altro. Probabilmente esiste pure l\u2019opposto del concetto che li lega, ma non ce l\u2019ho fatta ad arrivare a quattro concetti contemporanei, o almeno non ancora.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con ci\u00f2 non voglio dire di essere intelligente n\u00e9 un master nella meditazione. Non sono nessuna delle due cose. Dico solo che esiste una forma di pensiero pi\u00f9 complessa che riesce ad allontanare dal pensiero costante e ossessivo di se stessi. Che, ricordo, \u00e8 assolutamente lecito e naturale, oltre che esistenziale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019idea insomma che si possa superare, anche solo temporaneamente, lo stato di ego-centratura \u00e8 molto gratificante. \u00c8 un po\u2019 come accedere a una funzione complessa del proprio cervello che riserva interessanti sviluppi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tipo che esistono concetti opposti (e questo lo sa chiunque) ma che possono essere pensati dalla stessa persona. Si pensa comunemente che questo sia moralmente ripugnante ma, ci\u00f2 facendo, si pone sullo stesso piano intenzione e azione, pensiero e atto. Pensare qualcosa non significa farla, avere un\u2019idea non comporta il realizzarla (altrimenti saremmo i geni della lampada).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quindi non penso che poter giocare nella mente con concetti opposti abbia un\u2019analogia nel mondo reale: non si pu\u00f2 essere se stessi e il contrario di se stessi contemporaneamente. Sapere che per\u00f2 questa tensione pu\u00f2 essere pacifica e concepibile nel cervello \u00e8 confortante e soprattutto tiene occupato il cervello e gli evita di pensare all\u2019Io. Gli fa capire che non esiste una lettura univoca della realt\u00e0, ma soprattutto gli fa capire che una cosa e il suo opposto hanno eguale diritto di esistere, e l\u2019esistenza dell\u2019uno non nega quella dell\u2019altro. Anzi: la sostanzia e la rende possibile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ripenso alla macchia e la penso sempre pi\u00f9 come una possibile rappresentazione del disturbo al tessuto del reale, pi\u00f9 che a quello della maglietta. Un disturbo che ha rivelato dettagli che il cervello ha colto, elaborato e riferito ad altro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non so se Wallace avesse questo in mente, forse la sua orazione era piuttosto un\u2019esortazione al pensiero libero. Quello che ho inteso \u00e8 che il monito di questa storiella, se storiella pu\u00f2 essere definita, \u00e8 di far attenzione: indicando, riferendosi e condannando qualcosa, bisogna pensare al suo dritto e al suo rovescio, o almeno al fatto che la realt\u00e0 \u00e8 anche il suo opposto, che le persone contengono moltitudini e che ci\u00f2 che condanniamo negli altri \u00e8, molto probabilmente, ci\u00f2 che non amiamo di noi stessi. \u00c8 uno specchio che non vogliamo vedere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi guardo allo specchio e noto quella macchia: si vede, eccome, non c\u2019\u00e8 niente da fare.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho fatto molta fatica a non chiamarlo &#8220;131 &#8211; Fiat&#8221;, ma solo chi ha una certa et\u00e0 pu\u00f2 capire<\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":41066,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[693,392,696,700,694,349,699,703,695,704],"class_list":["post-41065","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-uncategorized","tag-cervello","tag-david-foster-wallace","tag-egocentrismo","tag-emo-philips","tag-energia","tag-meditazione","tag-particolari","tag-pensiero-automatico","tag-punctum","tag-tensione-mentale"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41065","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=41065"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41065\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/41066"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=41065"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=41065"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=41065"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}