{"id":41062,"date":"2024-09-23T22:56:00","date_gmt":"2024-09-23T22:56:00","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=41062"},"modified":"2024-10-10T23:00:42","modified_gmt":"2024-10-10T23:00:42","slug":"cinquanta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/cinquanta","title":{"rendered":"Cinquanta"},"content":{"rendered":"<p>A questo punto, a cinquant\u2019anni, \u00e8 arrivato il momento di scrivere quello che rimando di scrivere da molti mesi, forse anni: qualcosa sul tempo. Non \u00e8 un caso che lo rimandi perch\u00e9 per scriverne dovrei averne capito qualcosa e invece ne capisco sempre meno, pur essendo questa la mia pi\u00f9 lunga speculazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho davanti almeno due strade: tentare di scriverne o arrendermi e ammettere che non lo capir\u00f2 mai. Posso capirlo dal punto di vista oggettivo, scientifico, ontologico, posso misurarlo e maledirlo, aggirarlo e subirlo ma non lo capir\u00f2 mai dal punto di vista filosofico ed esistenziale. Allora non resta &#8211; o almeno a me non resta &#8211; altro che accettarlo.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Accettare<\/em>&nbsp;potrebbe essere il mantra per i prossimi anni. Sono arrivato a 50 e lo dico come se fossi arrivato in un luogo o a una tappa, ma \u00e8 chiaro che \u00e8 l\u2019abitudine o la preparazione a questo momento a decretare l\u2019importanza di questa data pi\u00f9 che la data in s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho 50 anni e non ho capito molto di pi\u00f9 di qualsiasi altra cosa, come se a 50 avessi dovuto trovare una carta in una giacca che non usavo da anni con una spiegazione chiara e lineare del senso di tutto ci\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>No: accettazione, si diceva.<\/p>\n\n\n\n<p>Accettare non \u00e8 un\u2019azione passiva ma \u00e8 una forma di saggezza, ecco, questo l\u2019ho capito. Invecchiare \u00e8 forse un\u2019illuminazione che finalmente rende pi\u00f9 evidente tutto. Non direi, e di certo il minuto prima della mezzanotte dell\u2019ultimo giorno in cui avevo 49 anni e il primo minuto dopo non \u00e8 cambiato niente, come era prevedibile che fosse.<\/p>\n\n\n\n<p>Sto ascoltando il Quartetto Nr 10 Op. 74 di Ludwig van Beethoven e penso che non \u00e8 cambiato: lo amo esattamente come la prima volta che lo ascoltai. Parlando di costanti nella vita bisognerebbe pensare pi\u00f9 a cose cos\u00ec: un quartetto che opera come un chirurgo ogni volta che lo ascolti: ti apre il cuore e controlla che le emozioni siano al loro posto. D\u00e0 loro aria e le lascia libere di vedere la luce.<\/p>\n\n\n\n<p>Approssimandomi ai 50 ho pensato e scritto che, molto serenamente, per gli anni che avevo di fronte avrei voluto fare una sola cosa, o almeno provarci: imparare a morire. Non perch\u00e9 senta la fine vicina &#8211; diomio, come sarebbe presuntuoso invecchiare e pensare una cosa cos\u00ec banale &#8211; ma perch\u00e9 \u00e8 pi\u00f9 vicina della mia nascita. Un po\u2019 di logica non guasta a volte, soprattutto se c\u2019\u00e8 da pianificare qualcosa. Lo dice uno che \u00e8 un disastro a pianificare o che lo fa nascondendolo a se stesso: cos\u00ec bene che non so neanche con vaghezza dove sono diretto. Chi potrebbe mai saperlo, del resto? Almeno lo ammetto, anche se ho il sospetto che la mia mente sappia qualcosa che non vuole rivelarmi, e mi fa seguire un percorso invisibile. Lei collega fatti e oggetti, suggestioni e conoscenze ma non mi dice perch\u00e9. Abbiamo questo rapporto, ormai c\u2019ho fatto l\u2019abitudine.<\/p>\n\n\n\n<p>I quartetti di Beethoven invece sono scogli nel mare dell\u2019esistenza: affiorano sempre, stanno per millenni testardamente in quei punti. L\u2019acqua pu\u00f2 aver levigato la loro superficie ma non ha alterato la forma: torno a nuoto su quegli scogli e ne riconosco la sagoma e l\u2019asperit\u00e0. Loro sono, loro stanno, loro non mutano.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAlleggerirsi\u201d, ecco a cosa penso: inizio questa nuova fase (nuova almeno numericamente) pensando pi\u00f9 a quello di cui mi voglio liberare piuttosto che a quello che vorrei avere. E penso a quello che ho, ovviamente.<\/p>\n\n\n\n<p>Le cose ti possiedono, si dice. Il corollario \u00e8 che bisognerebbe scegliere con cura le cose che possiedi perch\u00e9 rivelano molto di te. Sei quello che mangi ma sei anche quello che possiedi. Quello che possiedi non lo puoi portare con te, dopo. Puoi goderne qui ma \u00e8 saggio lasciarlo in custodia a chi resta. Allora penso sempre pi\u00f9 a liberarmi delle cose.<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni volta che preparo una valigia non penso a ci\u00f2 che vorrei portare ma a ci\u00f2 che non mi dispiace lasciare dietro. Mi chiedo di cosa ho davvero bisogno. Di cosa ho bisogno, davvero? \u201cDi poco peso\u201d. Dell\u2019essenziale, che \u00e8 ci\u00f2 che resta quando evapora tutto il resto. Quando preparo la valigia mi compiaccio di quanto poco posso portare con me e di quanto posso lasciare indietro. Viaggiare leggeri \u00e8 un modo per godersi il viaggio. Le cose che ci portiamo dietro sono cose di cui poi dobbiamo occuparci: dove ho messo quella maglia? Dov\u2019\u00e8 l\u2019orologio? Dove ho lasciato la macchina? Troppe cose, ce ne vogliono meno.<\/p>\n\n\n\n<p>Quindi mi \u00e8 venuta questa idea: che se invecchiare significa diventare saggi, allora la saggezza \u00e8 l\u2019arte di lasciare un po\u2019 tutto, di liberarsi, di ammettere non solo che non si \u00e8 capito niente ma anche che non importa, che va benissimo cos\u00ec. Lascio che restino nella memoria gli affetti, i quartetti di archi, i libri. Che poi, se ci pensi, sono le cose o le persone che hanno viaggiato con te.<\/p>\n\n\n\n<p>Guardo il cursore lampeggiare. Dovrei scrivere ancora? Potrei? Forse s\u00ec ma voglio alleggerirmi anche di quello: del dover dire, del voler per forza specificare, dettagliare, perfezionare.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho ripetuto molte volte in questi mesi la parola \u201cvapore\u201d. \u00c8 tutto ci\u00f2 che sta attorno a qualcosa, \u00e8 la forma invisibile o intuibile dell\u2019anima delle cose. Non si pu\u00f2 dire a parole ma la si percepisce. \u00c8 lo spazio indefinito, \u00e8 un\u2019espansione del senso e della vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel vapore non si pu\u00f2 descrivere ma dice come stiamo in questo piano del reale, come ci stanno le cose. \u00c8 lo spazio delle non parole, dell\u2019essere. Eppure \u00e8 vapore.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo lascio qui, come spazio, alla fine. Eccolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il viaggio continua.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La vista, da qui.<\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":41063,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-41062","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-uncategorized"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41062","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=41062"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41062\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/41063"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=41062"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=41062"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=41062"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}