{"id":41047,"date":"2024-10-07T22:21:00","date_gmt":"2024-10-07T22:21:00","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=41047"},"modified":"2024-10-10T22:26:07","modified_gmt":"2024-10-10T22:26:07","slug":"essere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/essere","title":{"rendered":"Essere"},"content":{"rendered":"<p>Giorni fa ho avuto una conversazione telefonica. A volte accadono eventi che, inaspettatamente, rivelano aspetti nascosti o ne mettono altri in evidenza. La conversazione era professionale e fin qui, niente di particolare. L\u2019aspetto singolare era che fino a un punto abbastanza avanzato del dialogo non riuscivo a capire come il mio interlocutore si rivolgesse a me. Intendo: me ne sta parlando in quanto architetto, fotografo, illustratore, autore o cosa? Poi la questione si \u00e8 chiarita e non \u00e8 strano che non lo fosse fino a quel punto dato che l\u2019argomento si prestava a essere affrontato da diversi punti di vista e con diverse professionalit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Il punto per\u00f2 non \u00e8 l\u2019argomento in s\u00e9, quanto che non riuscissi a capire a quale Martino si rivolgesse. Non era un suo problema e non \u00e8 nemmeno un problema, a dirla tutta. \u00c8 legato piuttosto al fatto che spesso le persone non hanno chiaro cosa faccio: magari mi conoscono per un aspetto e non per gli altri, magari sanno tutto quello che faccio e quindi sono ancora pi\u00f9 confusi e allora &#8211; avendo da risolvere qualcosa, pensano a chi fa solo quello e non altre cinque cose &#8211; si rivolgono a chi fa solo quella cosa. \u00c8 tutto comprensibile e non \u00e8 nemmeno l\u2019oggetto di queste riflessioni, che potrebbero tradursi nella mia personale difficolt\u00e0 a essere inquadrato in una professione specifica, restando quindi &#8211; come \u00e8 giusto che sia &#8211; un mio problema.<\/p>\n\n\n\n<p>Infatti non mi interessa parlarne. Quello che mi interessa \u00e8 altro, e cio\u00e8: siamo le cose che facciamo, cio\u00e8 il nostro lavoro ci definisce, almeno in seno alla societ\u00e0. Quindi \u00e8 un problema di identit\u00e0, e non \u00e8 una questione marginale.<\/p>\n\n\n\n<p>La questione dell\u2019identit\u00e0 mi si \u00e8 presentata diverse volte negli stessi giorni, in modo casuale. In modo casuale? In fondo la mente collega punti che magari si presentano casualmente ma ai quali&nbsp;<em>cerca di dare un senso<\/em>. Insomma: mi accadevano cose a cui davo una lettura inquadrata in un certo schema, cio\u00e8 quello dell\u2019identit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Chi sei, alla fine?<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Detta in questi termini, non una questione marginale. Non \u00e8 \u201cTi piace di pi\u00f9 la margherita o la pizza e funghi?\u201d ma proprio \u201cChi sei e cosa sei?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Forse bisognerebbe partire proprio dalla seconda parte della domanda, e cio\u00e8 \u201cCosa sei?\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima parte \u00e8 esistenziale (qual \u00e8 la tua essenza?) e la seconda \u00e8 funzionale (cosa fai per la societ\u00e0?). Vista dal punto di vista funzionale, la questione dell\u2019identit\u00e0 si risolve nella collocazione all\u2019interno del grande schema delle funzioni sociali: essere medici, operai, architetti, intellettuali, meccanici, disoccupati.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco: disoccupati, per esempio. Non \u00e8 casuale che esista una categoria per chi non lavora, cio\u00e8 per chi non assolve una funzione all\u2019interno della societ\u00e0, o ne svolge una neutra (non contribuisce) o negativa (\u00e8 a carico del sistema). Viviamo in un gigantesco formicaio e, come noto, ogni formica ha una funzione. Come in un alveare, del resto, e non \u00e8 un caso che siano due strutture spesso associate per affinit\u00e0 a quella umana per complessit\u00e0 organizzativa. Un\u2019altra cosa che mi \u00e8 capitato di leggere negli ultimi giorni \u00e8 che la specie umana \u00e8 l\u2019unica che ha saputo organizzarsi in forma complessa, gerarchica, articolata. Come le api o le formiche, ma con le dovute differenze.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, qualsiasi aggregazione di un numero notevole di simili porta alla costruzione di strutture gerarchiche, anche se magari le api \u201coperaie\u201d le chiamiamo solo noi cos\u00ec, tanto per capirci. Loro non si chiamano o si chiamano Clara e Paolo, vai tu a sapere.<\/p>\n\n\n\n<p>Il problema, dicevo, \u00e8 che una struttura cos\u00ec complessa \u00e8 tanto pi\u00f9 efficiente quanto pi\u00f9 sono definite le funzioni delle sue parti, quindi quanto pi\u00f9 ognuno sa cosa deve fare e lo fa decentemente bene. \u00c8 ancora una questione di collocazione, cio\u00e8 di dove stare nel grande schema delle cose (umane).<\/p>\n\n\n\n<p>Un altro assioma \u00e8 che, pi\u00f9 complessa \u00e8 la societ\u00e0, pi\u00f9 devono essere specifiche le sue parti, specie in ambiti molto vasti come, per esempio, la medicina. Ormai non esiste pi\u00f9 l\u2019oncologo generico: esiste quello pediatrico, quello geriatrico e quello in mezzo, che non so come si chiama. Non \u00e8 un vezzo ed \u00e8 giusto che sia cos\u00ec perch\u00e9 ogni et\u00e0 e ogni genere hanno particolarit\u00e0 che meritano ed esigono attenzioni particolari che una professionalit\u00e0 generica non pu\u00f2 assolvere. L\u2019opposto di questo assioma (controassioma? Boh) \u00e8 che ogni multiprofessionalit\u00e0 non ha una collocazione ben precisa: chi fa tante cose non ne fa nessuna in particolare e di certo non in maniera eccellente, Jake of all trades, quella roba l\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Si capir\u00e0 che \u00e8 un cruccio esistenziale per me, e poi arrivano certe telefonate che ti fanno capire che alle altre persone &#8211; ripeto: comprensibilmente &#8211; non \u00e8 chiaro esattamente quello che fai. A volte vorrei essere quello che nella linea di assemblaggio della Porsche (non scelta a caso) si occupa solo di stringere certe viti e lo deve fare con precisione nanomillimetrica e non deve occuparsi di come funzionano i fari o di quale lega viene usata per il telaio. Chissenefrega, io stringo solo viti.<\/p>\n\n\n\n<p>Non mi \u00e8 evidentemente capitato di stringere solo viti perch\u00e9 non amo la profondit\u00e0, cio\u00e8 non amo affrontare un argomento e capirlo sino alla fine. Che enorme ammissione di superficialit\u00e0, si dir\u00e0 e in effetti \u00e8 cos\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Sulla superficie posso spostarmi (cambiare collocazione), nella profondit\u00e0 posso solo scendere, escludendo il resto.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Alla fine \u00e8 il problema di Matrix e della pillola blu o rossa: quale scegli?<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto quanto precede avrebbe senso in una logica binaria, cio\u00e8: \u201csei questo o sei quello, non puoi essere entrambi.\u201d E ci sta, posso capirlo. La logica binaria \u00e8 facilmente comprensibile, specie perch\u00e9 focalizza l\u2019attenzione su un solo aspetto dei due, rispetto a qualsiasi cosa.<\/p>\n\n\n\n<p>La logica binaria \u00e8 concettualmente potente perch\u00e9 \u00e8 elementare e non \u00e8 un caso che sia cos\u00ec spesso adottata, basti pensare alla politica o al dibattito pubblico o praticamente a qualsiasi aspetto della vita, tipo la preferenza per la Coca Cola o la Pepsi (fortunatamente in questo caso esiste l\u2019opzione \u201cNessuna delle due\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Per\u00f2 \u00e8 anche molto limitata e limitante, perch\u00e9 non tollera le sfumature e azzera la complessit\u00e0. In quanto esseri umani non siamo solo bianchi o neri ma conteniamo sfumature e declinazioni, particolarit\u00e0 e peculiarit\u00e0. La classificazione organizza il pensiero e colloca, ma fa strazio di ogni categoria o qualit\u00e0 che non sia collocabile.<\/p>\n\n\n\n<p>Dico tutto questo non per giustificare la mia difficile collocazione ma per capirla un po\u2019 meglio e basta. Per farci pace.<\/p>\n\n\n\n<p>Cercando poi fra i miei appunti per scrivere di essere e identit\u00e0, ho ritrovato qualcosa che avevo annotato da una conversazione con un amico, cio\u00e8 il&nbsp;<em>concetto di sonder.<\/em>&nbsp;Deriva dal suo libro che ha un titolo stupendo: &#8220;The Dictionary of Obscure Sorrows&#8221;, tradotto bene in \u201cIl dizionario delle tristezze senza nome\u201d, in cui Koenig crea termini per descrivere emozioni complesse e difficili da esprimere.&nbsp;<em>Sonder<\/em>&nbsp;\u00e8 il momento di consapevolezza in cui si capisce che ogni persona incontrata, anche solo fugacemente, ha una vita complessa e piena quanto la nostra, fatta di esperienze, emozioni, pensieri e relazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Chiunque si incontri sta vivendo una vita di cui \u00e8 protagonista, esattamente come capita a te, che pensi che nella tua vita gli altri siano comparse pi\u00f9 o meno importanti mentre tu sei il vero protagonista. E le vite sono tutte cos\u00ec ma avere una percezione della tua e delle altre e delle similitudini e del fatto che si \u00e8 protagonisti della propria ma anche attori o insignificanti comparse di quelle altrui \u00e8 la condizione del sonder. O della sonder, chiss\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 chiaramente un concetto basato sulla ricerca di empatia e sulla volont\u00e0 di comprendere gli altri immedesimandovici, assumendo altri punti di vista.<\/p>\n\n\n\n<p>Direi che \u00e8 appropriato in questa argomentazione, poich\u00e9 le professioni e il lavoro ci collocano, dicevamo, e forniscono anche un\u2019immediata rappresentazione della nostra identit\u00e0. Cos\u00ec potente che, almeno nella societ\u00e0, finisce a essere tutto. \u201cQuello \u00e8 medico, quella \u00e8 insegnante, quell\u2019altra \u00e8 ingegnere\u201d, cose cos\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Quindi il mio cruccio sul come mi colloco non \u00e8 tanto una questione funzionale, per tornare all\u2019inizio, ma esistenziale: significa non essere interpretati e collocati precisamente, cio\u00e8&nbsp;<em>essere sempre un po\u2019 fuori posto.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Lo si \u00e8 dal punto di vista sociale, ma in quella dimensioni viviamo, quindi con quella dobbiamo misurarci.<\/p>\n\n\n\n<p>Ovviamente se medito o dormo o guardo un albero e rifletto sulle diramazioni delle sue radici non penso alla societ\u00e0 o a come vi si collocano gli individui: penso ad altro, e mi illudo che sia quello che davvero conta (le radici degli alberi, per quanto scontate siano, sono davvero importanti).<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine della telefonata si \u00e8 chiarito in quale veste volesse parlare con me, cio\u00e8 come mi vedeva. Fortunatamente andavo bene anche in quella, ed era anche l\u2019unica che lui conoscesse bene o meglio delle altre.<\/p>\n\n\n\n<p>Per\u00f2 il pensiero dell\u2019identit\u00e0 mi ha accompagnato sin qui, e lo far\u00e0 molto oltre. Credo perch\u00e9 \u00e8 legato al concetto di essere, di cui il lavoro risolve solo una piccola parte: essere nel senso di avere una funzione. Stabilendolo ci si colloca in un qualche spazio della societ\u00e0 e lo si arreda, cercando di renderlo confortevole o almeno tollerabile.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi ci si siede davanti al camino acceso e una domanda ci coglie impreparati:<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Ma io sono davvero le cose qui attorno? Questo ambiente mi definisce? Chi sono davvero io?<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>La fiamma brucia e non ha una risposta, se non \u201cIo sono il fuoco, e so di esserlo\u201d.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chi siamo, dove andiamo e cos&#8217;\u00e8 il concetto di sonder.<\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":41048,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[415,92,429],"tags":[597,596,605,608,603,607,599,595,598,611,609,600],"class_list":["post-41047","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-pensiero-lungo","category-societa","category-umanesimo","tag-collocazione-sociale","tag-complessita","tag-concetto-di-sonder","tag-empatia","tag-esistenzialismo","tag-essere-e-identita","tag-funzioni-sociali","tag-identita","tag-multiprofessionalita","tag-ricerca-di-senso","tag-ruolo-nella-societa","tag-strutture-gerarchiche"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41047","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=41047"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41047\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/41048"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=41047"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=41047"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=41047"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}