{"id":40998,"date":"2024-09-02T22:31:00","date_gmt":"2024-09-02T22:31:00","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=40998"},"modified":"2024-09-05T22:34:54","modified_gmt":"2024-09-05T22:34:54","slug":"impostore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/impostore","title":{"rendered":"Impostore"},"content":{"rendered":"<p>Sono a una festa, di quelle a cui non sono molto abituato. Ci sono galleristi, personaggi eccentrici, milionari, anziane e sofisticate signore scariche di gioielli (perch\u00e9 esserne cariche sarebbe una manifestazione di cattivo gusto &#8211; l\u2019abbondanza economica deve essere solo allusa, mai esposta).<\/p>\n\n\n\n<p>Una volta avrei interpretato il mio disagio come timidezza, ora lo interpreto come il timore di essere scoperto. Cosa ci faccio io qui? Si accorgeranno che io non c\u2019entro niente? Guardo come sono vestito: ho i jeans neri con cui credo di stare bene o almeno mi sento bene, un paio di Nike da collezione (l\u2019unico vezzo che pu\u00f2 cogliere solo chi \u00e8 appassionato di scarpe), una t-shirt e una vecchia giacca che sar\u00e0 costata 200 euro ma che mi sta bene. Di certo si accorgeranno che vale poco, il taglio sulle spalle non \u00e8 perfetto e le maniche sono troppo lunghe, di almeno un centimetro. I centimetri sui polsini sono chilometri, come diceva il mio professore di tecnica alle medie: \u201cI centimetri sulla carta sono chilometri sulla strada\u201d. Sorrido ricordandolo. Penseranno \u201cCosa ha da ridere quello?\u201d ma pi\u00f9 probabilmente non mi considereranno.<\/p>\n\n\n\n<p>Pensare di essere osservati \u00e8 una forma di egocentrismo. Agli altri di te non gliene fotte niente.<\/p>\n\n\n\n<p>Per fortuna, almeno in questo caso.<\/p>\n\n\n\n<p>Le tecniche per superare l\u2019imbarazzo in genere non funzionano, almeno con me. \u201cPensali tutti nudi\u201d, \u201cPensali mentre sono seduti sul water\u201d. Niente, non funzionano. Mentre mi aggrappo al mio drink come fosse un\u2019ancora e una giustificazione della mia esistenza in quel contesto, cerco di capire cosa pensano guardandomi. La lettura pi\u00f9 ricorrente \u00e8 che non pensino niente o che mi derubrichino come \u201cnon interessante\u201d, \u201cnon influente\u201d, il che giustificherebbe il non attaccare bottone, il non provarci nemmeno. Ma poi, perch\u00e9 dovrebbero? Forse dovrei io. Tutti questi ragionamenti sono solo proiezioni dell\u2019insicurezza, cio\u00e8 forme che prende il mio essere un impostore. Se ne accorgeranno, prima o poi.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi penso che ognuno ha il suo impostore personale e quelli che appaiono pi\u00f9 sicuri non \u00e8 che non ce l\u2019abbiano, \u00e8 che sono riusciti a silenziarlo meglio. L\u2019hanno nascosto dietro una maschera di controllo e dominio. Ognuno sa di essere un impostore e allora mi dico che bisognerebbe lasciare che queste altre identit\u00e0 &#8211; quelle celate per pudicizia o vergogna &#8211; si svelassero, almeno fra di loro. Hanno vergogna &#8211; o hanno vergogna i rispettivi padroni e le rispettive padrone &#8211; dell\u2019atto di essere scoperti, non di esistere. Non conoscono altra realt\u00e0 che non essere capaci di far qualcosa, o di poter essere scambiati come capaci di fare cose che non sanno fare.<\/p>\n\n\n\n<p>Bisognerebbe lasciare che si parlassero. In fondo tutti sanno degli altri omologhi di essere ci\u00f2 che sono: inadeguati incapaci.<\/p>\n\n\n\n<p>Chiss\u00e0 cosa si direbbero. \u201cCosa nascondi?\u201d \u201cQuale incapacit\u00e0 rappresenti?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Questa festa \u00e8 metaforica, \u00e8 una rappresentazione quasi teatrale della mia inadeguatezza, ed \u00e8 anche la forma che ha preso mille volte la mia vita e che, credo, prender\u00e0 per sempre, finch\u00e9 campo: saper fare qualcosa e poi trovarsi a farne un\u2019altra, che almeno all\u2019inizio non so fare, ovviamente.<\/p>\n\n\n\n<p>In questi frangenti mi ripeto:<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Non \u00e8 che non lo so fare, non lo so ancora fare. \u00c8 diverso.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Ogni fenomeno, ogni aspetto della realt\u00e0, ogni accadimento della vita pu\u00f2 essere visto da almeno due punti di vista. La percezione dell\u2019inadeguatezza pu\u00f2 prendere la forma di un\u2019energia annichilente oppure pu\u00f2 diventare lo stimolo a migliorare. Non so ancora fare qualcosa, quindi lo imparer\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 poi un altro aspetto insidioso del percepirsi impostore: \u00e8 tranquillizzante, \u00e8 confortante. Non spinge al miglioramento e all\u2019evoluzione ma consola nell\u2019indugiare nella condizione di inadeguatezza.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho studiato per essere architetto ma poi ho finito per scrivere e parlare e insegnare (altre sembianze del comunicare). Non sapevo di saper scrivere &#8211; ammesso che lo sappia fare oggi &#8211; n\u00e9 di saper disegnare dipingere fotografare o quant\u2019altro sappia fare, bene o male.<\/p>\n\n\n\n<p>Il fatto \u00e8 che siamo anche vittime del mito del talento, cio\u00e8 del destino. Il destino \u00e8 in effetti un\u2019altra tranquillizzante forma che lasciamo imprimere sull\u2019argilla della nostra esistenza, come se si nascesse quadrati e si fosse destinati a morire altrettanto. Ci si pu\u00f2 trasformare, solo che costa fatica.<\/p>\n\n\n\n<p>Sentirsi impostori e inadeguati \u00e8 un importante livello della consapevolezza perch\u00e9 se non ci si sentisse tali non saremmo nemmeno spinti a evolverci. Ci sentiremo compresi e realizzati nel nostro essere in controllo. Non presteremmo ascolto all\u2019urgenza della curiosit\u00e0 che spinge a non sentirsi mai soddisfatti e a rincorrere sempre un\u2019altra spiegazione, a intraprendere sempre il percorso sul sentiero nascosto che a un certo punto si apre sulla strada maestra.<\/p>\n\n\n\n<p>Il sentirsi impostori &#8211; mi dicevo poi &#8211; non \u00e8 una condizione ma la spia di qualcosa di diverso. Esserlo significa infatti fingere di essere chi non si \u00e8, e aggiungo \u201cchi non si \u00e8 ancora\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Manca sempre la dimensione temporale, ecco, mi dicevo compiaciuto. Ci si pensa sempre come materia immutabile, come quadrati che nascono tali e non sono destinati a essere altro che quadrati, cose cos\u00ec. Non ci si pensa mai in una qualche prospettiva che dia proporzione alle cose. Oggi, adesso e domani, nel futuro. Cose cos\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa considerazione non mi salver\u00e0 dall\u2019imbarazzo sociale di farmi cogliere per quel che sono dagli illustri invitati a questa festa: loro sanno gi\u00e0 di essere ci\u00f2 che sono e io so di non essere ancora chi e ci\u00f2 che potrei essere e sar\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Il divenire costante \u00e8 faticoso, \u00e8 davvero una dannazione: ogni volta che diventi qualcosa hai solo raggiunto uno stato che prelude al successivo. Che ovviamente non conosci. Non sai dove si trova n\u00e9 come ti trasformer\u00e0. Sai solo che ti render\u00e0 diverso, che cambierai pelle nel raggiungerlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Temo che non smetter\u00f2 mai di sentirmi un impostore. Lo considero il residuo della timidezza che con il tempo ho perso. A cosa serve la timidezza se non a proteggerci? A un certo punto ho smesso di volermi o dovermi proteggere, tanto avrei scoperto modi per ferirmi da solo o mi sarei trovato ferito da altri senza nemmeno immaginare come, senza aspettarmelo, senza capirne alcunch\u00e9 e perch\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p>Allora quel che sopravvive della timidezza \u00e8 il senso di inadeguatezza, \u00e8 la sindrome dell\u2019impostore. Quanto l\u2019hanno amata in questi anni praticamente tutti: dava una risposta medica e psicologica plausibile al sentirsi costantemente fuori luogo.<\/p>\n\n\n\n<p>Fuori tempo e fuori luogo: sentirsi impostori \u00e8 una sindrome da dislocazione. Le ho trovato un nome migliore, che so solo io (e ora tu che leggi, se la troverai definizione adeguata).<br>Dislocazione errata nel flusso del tempo e nel luogo.<\/p>\n\n\n\n<p>Allora la si pu\u00f2 intendere come una condizione invalidante (\u201cnon sono mai n\u00e9 sar\u00f2 mai al mio posto, pur non sapendo nemmeno quale sia il mio posto\u201d) o come uno stimolo a cambiare condizione, stato, assetto:<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Essere qui, ora per capire che non si appartiene al qui e all\u2019ora e che si deve tendere altrove.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Non volevo complicare cos\u00ec tanto le cose, volevo solo parlare del sentirmi impostore.<br>E volevo anche continuare a immaginare queste sindromi convenute a questa festa, ben celate dietro i sorrisi compiaciuti e compiacenti degli invitati: so che tutti ne nascondete una, quindi lasciamo che si parlino. Sono la parte pi\u00f9 pura e per questo da difendere con pi\u00f9 impegno: non finge di essere niente e nessuno, il suo unico destino \u00e8 essere qualcosa in costante evoluzione. Va protetto, va conservato, ecco perch\u00e9 abbiamo inventato la timidezza e poi, quando da adulti era disdicevole dirsi timidi, l\u2019abbiamo chiamata \u201csindrome\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Volevamo solo proteggerla, volevamo solo difenderla. \u00c8 sempre lei: \u00e8 l\u2019anima. Non pu\u00f2 prendere freddo n\u00e9 essere esposta all\u2019esterno del corpo, potrebbe morirne.<\/p>\n\n\n\n<p>Allora ho immaginato queste anime che si parlavano, a questa festa. \u00c8 diversa, ora: le anime non hanno un sistema sociale che ne organizza la collocazione e il senso; non hanno ambiti e funzioni e scopi. Sono anime e basta. Si mettono a parlare fra di loro, indipendentemente dai corpi in cui albergano.<\/p>\n\n\n\n<p>Si raccontano come \u00e8 essere s\u00e9 stesse e ridono dell\u2019abito da impostore che si sono messe addosso. Non \u00e8 per loro, \u00e8 per gli umani. Amano confondersi cos\u00ec, scambiandosi per altro, credendo di essere ci\u00f2 che non sono e di non essere ci\u00f2 che sono.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCosa prendi da bere?\u201d<br>\u201dAcqua, grazie. Va benissimo l\u2019acqua\u201d.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho iniziato a parlarci, forse vuole solo essere ascoltato<\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":40999,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[91,114,125,20],"tags":[583],"class_list":["post-40998","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura","category-featured","category-politica","category-social","tag-sindrome-dellimpostore"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40998","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=40998"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40998\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/40999"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=40998"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=40998"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=40998"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}