{"id":40993,"date":"2024-08-26T22:24:00","date_gmt":"2024-08-26T22:24:00","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=40993"},"modified":"2024-09-05T22:30:23","modified_gmt":"2024-09-05T22:30:23","slug":"emozione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/emozione","title":{"rendered":"Emozione\u00a0"},"content":{"rendered":"<p>Non ho mai avuto un buon rapporto con le emozioni, il che, in linguaggio umano (o maschile, dovrei specificare) significa che le ho sempre represse. L\u2019ho fatto non solo in pubblico ma anche con me stesso: reprimerle non significa non provarle ma non farle trasparire. Ci\u00f2 non mi identifica come un cyborg n\u00e9 come un insensibile: come dicevo, ho sempre provato emozioni. Provarle ed esprimerle sono due cose diverse.<\/p>\n\n\n\n<p>Un giorno mi chiesero se avevo paura di volare. Dissi di no ma poi ci riflettei pi\u00f9 attentamente: in verit\u00e0 io ho paura di volare, esattamente come ho paura di fare o provare qualsiasi cosa che non sia naturale, cio\u00e8 che non faccia parte della natura umana. Volare di certo non \u00e8 umano. Io ho paura di volare ma non ci bado, quindi controllo razionalmente questo timore. Con le emozioni faccio un po\u2019 la stessa cosa: le provo ma le controllo.<\/p>\n\n\n\n<p>Si dice che guardare la bocca di un vulcano in eruzione &#8211; ammesso che ci si possa avvicinare cos\u00ec tanto da assistere al sublime spettacolo (il che \u00e8 impossibile) &#8211; coincida con il desiderio di buttarvicisi dentro. Non per istinto suicida ma perch\u00e9 una forza misteriosa ci attrae. Si dice anche le vertigini siano una reazione razionale all\u2019irrazionale tensione che abbiamo a lanciarci nel vuoto. Si dice, nel senso che non so quanto di scientifico vi sia in tutto ci\u00f2 ma mi pare plausibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando cammino sulla bocca di un vulcano o sul cornicione di un grattacielo e quando provo emozioni faccio la stessa cosa: fingo di non vedere, fingo che non stia succedendo niente.<\/p>\n\n\n\n<p>Fino a ora.<\/p>\n\n\n\n<p>In data 19 agosto 2024 ho annotato sul mio diario:<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Ho deciso che sono abbastanza forte per cedere all\u2019emotivit\u00e0, o che non sono abbastanza debole per vergognarmene. Ho deciso di sedermi al suo fianco e parlarci: io e la mia emotivit\u00e0, per i cani, per le cose fragili e che si allontanano nel tempo, ho deciso che per loro posso essere altrettanto fragile ed emotivo, riempirmi gli occhi di calde lacrime, vederci un po\u2019 di meno, pensare che le cose che contano sono l\u00ec, quelle che vedo fra le lacrime e gli occhi lucidi. Posso essere emotivo, finalmente.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Ho capito che qualcosa stava cambiando nel mio rapporto con l\u2019emotivit\u00e0 grazie ai cani. Ho scoperto che un motivo del legame cos\u00ec profondo che abbiamo con loro \u00e8 dovuto al fatto che i loro occhi mostrano la sclera, facendoli assomigliare a esseri umani. In effetti da quando ho un cane ho constatato che \u00e8 l\u2019animale pi\u00f9 umano che mi sia mai capitato di osservare. Affettuosamente lo paragono a un umano che ha avuto un ictus e non pu\u00f2 parlare. Vorrebbe tantissimo ma non ci riesce.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando vedo dei cani osservo, anche se in forma traslata e ben sapendo che non sono umani, degli esseri umani. Provo emozioni. Non ho rielaborato molto di pi\u00f9 questa constatazione ma ho deciso che commuovermi ed emozionarmi per i cani andava benissimo.<\/p>\n\n\n\n<p>In quel frangente si \u00e8 aperta la prima crepa nel muro che avevo eretto a difesa della mia emotivit\u00e0: avevo sempre pensato che celarla l\u2019avrebbe salvata, che non manifestare emozioni le avrebbe preservate. Ho sempre avuto emozioni, sono un essere umano, eppure ho sempre pensato che manifestarle significasse esporle e quindi metterle in pericolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il cambiamento di passo non consiste nel provare emozioni ma nel manifestarle e ragionarci attorno. Non dico sia giusto o sbagliato mostrarle, dico che ora sono pronto per farlo. Pur senza trasformarmi in una fontana di lacrime a ogni video di animali in difficolt\u00e0, c\u2019\u00e8 pur sempre una misura.<\/p>\n\n\n\n<p>Una volta mi trovai a piangere vedendo il trailer di un remake di Cenerentola al cinema. Complice il buio in sala, il famoso groppo in gola sal\u00ec fino agli occhi ed esplose in lacrime. Cenerentola, per dio! Ero esaurito o cosa? Perch\u00e9 proprio Cenerentola? Mi identificavo forse in una ragazza maltrattata e non compresa, sfruttata da orribili sorellastre? Niente di tutto ci\u00f2. Constatavo solo che, non visto da nessuno, quel sentimento era sgorgato dal profondo dell\u2019animo ed era diventato lacrime.<\/p>\n\n\n\n<p>Le emozioni hanno poi un\u2019altra peculiarit\u00e0: sono dinamiche, cambiano in continuazione. Cio\u00e8, non \u00e8 che non lo sapessi anche prima, ma invece di percepire questa instabilit\u00e0 come un difetto ho imparato a capirne il potenziale: cambiano come cambia tutto, cambiano come si modifica costantemente la percezione che abbiamo della realt\u00e0. Provarle ed esprimerle \u00e8 insomma un modo per navigare le acque del contingente, \u00e8 un modo per restare a galla sulla superficie di ci\u00f2 che ci accade. Contenerle o negarle significa invece tentare di fermare questa corrente, un\u2019operazione chiaramente impossibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Quindi provare ed esprimere emozioni \u00e8 pi\u00f9 saggio che negarle e reprimerle.<\/p>\n\n\n\n<p>Resta il problema di come fare, che non \u00e8 nemmeno un problema. Bisogna trovare il giusto modo, il rapporto sano con le emozioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho imparato a sedermi accanto a loro e a parlarci. Non si tratta di un dialogo vero e proprio ma piuttosto di un ascolto. Le emozioni sono come bambini: scalpitano e strepitano finch\u00e9 non presti loro attenzione. Se invece ti siedi al loro fianco e ci parli (o le ascolti) si calmano e ti spiegano come si sentono e perch\u00e9 sentono la necessit\u00e0 di manifestarsi.<\/p>\n\n\n\n<p>Spesso (sempre) confondiamo le emozioni con i loro effetti. Siamo tristi e pensiamo che la tristezza sia una condizione pi\u00f9 che una manifestazione o un effetto. Qualcosa di pi\u00f9 profondo prende la forma di un\u2019emozione, eppure pensiamo che l\u2019emozione sia tutto, sia un oggetto solido, finito, autogenerato. L\u2019emozione rimanda ad altro ed \u00e8 una reazione. Non parlarci &#8211; cio\u00e8 negare qualsiasi rapporto con essa &#8211; significa interrompere il legame che essa ha con la causa che l\u2019ha generata.<\/p>\n\n\n\n<p>Non sempre capisco perch\u00e9 sono triste o agitato o pessimista o anche ottimista o euforico. So solo che non sedermi a fianco della tristezza, dell\u2019agitazione, del pessimismo o dell\u2019ottimismo o dell\u2019euforia e iniziare una conversazione non pu\u00f2 di certo aiutarmi a capirne le cause.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019ho messo solo cinquant\u2019anni a capire una cosa del genere ma credo che, oltre alle emozioni, dica un\u2019altra cosa altrettanto importante: la conversazione, la parola e l\u2019ascolto sono sempre veicoli fondamentali di comprensione.<\/p>\n\n\n\n<p>Allora ho capito perch\u00e9 non volevo manifestare emozioni: perch\u00e9 non le conoscevo e non pensavo mi descrivessero. Non le sapevo ascoltare e loro gridavano ancora pi\u00f9 forte.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando parlo con loro &#8211; ho imparato &#8211; hanno un tono pacato: vogliono solo essere ascoltate. Io in fondo non sapevo ascoltare me stesso, e queste parole che ho scritto oggi, per quanto confuse e poco organizzate, sono un primo tentativo per dire \u201cTi ho sentita emozione: parliamo, parliamone\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi pare giunto il tempo di farlo. Anche il mio cane \u00e8 d\u2019accordo.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 ora di provare questa nuova funzione umana<\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":40994,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[91],"tags":[582],"class_list":["post-40993","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura","tag-emozioni"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40993","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=40993"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40993\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/40994"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=40993"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=40993"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=40993"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}