{"id":40989,"date":"2024-08-19T22:19:00","date_gmt":"2024-08-19T22:19:00","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=40989"},"modified":"2024-09-05T22:24:19","modified_gmt":"2024-09-05T22:24:19","slug":"montaggio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/montaggio","title":{"rendered":"Montaggio"},"content":{"rendered":"<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Non ho mai saputo raccontare storie.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019ho sempre detto e continuo a dirlo. Per\u00f2 aggiungo un altro dettaglio, non secondario: so riconoscere quando una storia \u00e8 raccontata bene. E per \u201criconoscere\u201d intendo che riesco a smontarla e a capire perch\u00e9 le sue parti e come sono accostate e incastrate e sistemate l\u2019una accanto all\u2019altra funzionano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una premessa doverosa: non parlo di storie lineari, ossia di quelle che racconterebbe un bambino: succede una cosa, poi un\u2019altra che ne causa un\u2019altra e cos\u00ec via, fino alla naturale (e prevedibile) conclusione. Le storie migliori &#8211; o meglio narrate, dovrei dire &#8211; non hanno mai un montaggio lineare. Le storie, che l\u2019umanit\u00e0 ha sempre amato e continuer\u00e0 ad amare finch\u00e9 esister\u00e0 l\u2019umanit\u00e0, devono sorprendere, sconvolgere, insegnare, coinvolgere, confondere, terrorizzare, rassicurare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il loro aspetto pi\u00f9 importante \u00e8 per\u00f2 un altro: le migliori storie sono quelle che hanno bisogno di essere ascoltate, cio\u00e8 che richiedono la presenza dell\u2019ascoltatore: lo stimolano, gli danno l\u2019illusione di partecipare alla loro costruzione, gli fanno capire che senza di lui loro non esisterebbero.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Secondo me ci riescono grazie a uno stratagemma: quello del montaggio. Le storie sono fatte di parti e come queste si stimolano a vicenda, come funzionano da prologhi, sviluppi ed epiloghi e come un epilogo si traveste da prologo e viceversa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le storie attivano la mente e l\u2019immaginazione. Ascoltandole le animiamo nella mente e, assieme a quello che suscitano, creiamo altri mondi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per spiegare meglio cosa significa il montaggio, user\u00f2 un esempio solo apparentemente distante: user\u00f2 una musica, o la susciter\u00f2. \u00c8 famosissima e stupenda: \u00e8 \u201cRapsodia in Blu\u201c di Gershwin.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si tratta di una delle composizioni pi\u00f9 belle e perfette della storia della musica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"\"><\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec bella e perfetta? Innanzitutto perch\u00e9 \u00e8 musicalmente magnifica: ha una complessit\u00e0 melodica di rara purezza e un montaggio imprevedibile e instancabile. \u00c8 sia jazz che classica, \u00e8 incongruente e caotica, \u00e8 precisa e implacabile, \u00e8 grandiosa e spavalda. \u00c8 l\u2019idea di un\u2019America possibile, anzi: \u00e8 l\u2019America Possibile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gershwin la compose su commissione nel 1924, per un concerto che avrebbe dovuto mostrare lo stato dell\u2019arte della composizione musicale americana. Lo fece a modo suo: fondendo il jazz al linguaggio classico, nel tentativo da lui sempre perseguito di fondare la Musica Classica Americana. Per farlo aveva a disposizione pochissime settimane.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Raccont\u00f2 al suo biografo che l\u2019idea centrale gli venne in treno per Boston: il ritmo regolare della meccanica e la furia dei tempi moderni infusero lo spirito in questa musica che raccoglie tantissimi stati d\u2019animo: dallo svagato ed elegante inizio solista del clarinetto (un\u2019invenzione del clarinettista che la esegu\u00ec alla prima, che \u201ctrascin\u00f2\u201d in un glissando le note del monologo di Gershwin, cosa che gli piacque molto, tanto da chiedergli di rifarla alla prima), alle riflessioni a volte pacate e altre volte focose e nevrotiche del piano solista, fino ai respiri grandiosi dell\u2019orchestra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si pu\u00f2 osservare a questo punto che la Rapsodia \u00e8 una storia in s\u00e9 ma \u00e8 cos\u00ec interessante anche per le storie che ha generato la sua stessa creazione: il treno per Boston, il clarinettista ecc. Sembra di essere partecipi alla sua genesi. Storie dentro storie che mi hanno fanno venire in mente una cosa che diceva E. M. Forster:<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\" style=\"font-size:24px\"><em>\u2018The king died and then the queen died\u2019 is a story. \u2018The king died and then the queen died of grief\u2019 is a plot.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La prima formulazione \u00e8 quella che impiegherebbe un bambino: prima muore lui, poi muore lei. La seconda aggiunge un elemento che dischiude la possibilit\u00e0 di una trama pi\u00f9 complessa: la regina non \u00e8 solo morta dopo il re, ma \u00e8 morta per il dolore provocato dalla sua morte. La cosa si fa pi\u00f9 interessante.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tornando a Rapsodia in Blue, la cosa pi\u00f9 moderna e avanguardistica di questa composizione (non a caso completamente fraintesa da quasi tutti i critici dell\u2019epoca) \u00e8 la sua struttura imprevedibile e poco classica. Per molti versi i momenti da cui \u00e8 composta non si susseguono con logica ma sono montati in modo caotico. Io preferisco dire che sono montati in modo contemporaneo e aperto. Non a caso il solito ottimo Leonard Bernstein ne notava proprio questa particolarit\u00e0 (ovviamente amandola): diceva che la Rapsodia la puoi allungare o accorciare, la puoi tagliare a pezzi, la puoi smontare e rimontare al contrario (una cosa che fa impazzire i puristi della classica, comprensibilmente) ma alla fine resta sempre la Rapsodia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi \u00e8 capitato poi di vedere una conferenza di Trey Parker e Matt Stone, i creatori di South Park, cio\u00e8 una cosa decisamente distante da Rapsodia in Blu. Cosa dicevano? Dicevano che se una storia la racconti usando \u201cand then\u201d (cio\u00e8 \u201caccade una cosa e poi ne accade un\u2019altra\u201d) la stai raccontando male. Se invece usi \u201cbut\u201d e \u201ctherefore\u201d (\u201cma\u201d e \u201cquindi\u201d, di conseguenza) lo stai facendo bene. Una buona storia \u2014 o meglio, una storia raccontata bene \u2014 si compone di parti che si susseguono in modo imprevedibile facendone germogliare altre ancora, non di frammenti arrangiati in modo lineare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La Rapsodia in Blue \u00e8 composta per \u201cbut\u201d e \u201ctherefore\u201d e mai con \u201cand then\u201d. Non c\u2019\u00e8 mai quello che ti aspetti dopo, anche se il suo tema ti accompagna dall\u2019inizio alla fine. La voce con cui si fa sentire il tema (la musica, insomma) non \u00e8 mai consecutiva ma consequenziale, e consequenziali possono essere anche parti che si contraddicono fra di loro, o coppie di elementi in contrasto fra di loro ma in accordo con un terzo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C\u2019\u00e8 infine lo spazio dell\u2019immaginazione, cui accennavo prima: \u00e8 quello riempito dall\u2019ascoltatore\/lettore. Non \u00e8 detto, \u00e8 semmai alluso o suggerito ma mai esplicitamente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A rappresentarlo sommamente c\u2019\u00e8 il fumetto. Come nota Scott McCloud:<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\" style=\"font-size:24px\"><em>La magia dei fumetti accade fra le vignette, perch\u00e9 \u00e8 l\u00ec che il lettore immagina la storia non disegnata.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le storie non esisterebbero senza l\u2019umanit\u00e0 che le inventa, le racconta e soprattutto le ascolta, immaginandole. Non \u00e8 un caso che il montaggio sia cos\u00ec determinante: serve a tenere sempre desta l\u2019attenzione e a non fornire mai elementi della trama prevedibili, pena la distrazione e alla fine la perdita di interesse dell\u2019ascoltatore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La capacit\u00e0 di inventare e soprattutto raccontare storie \u00e8 un potere immenso e non a caso Steve Jobs diceva che \u201cLa persona pi\u00f9 potente al mondo \u00e8 colui che \u00e8 capace di raccontare storie, perch\u00e9 \u00e8 in grado di comunicare una visione e dei valori e di dare forma a come penseranno intere generazioni.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le storie diventano narrazioni e le narrazioni plasmano la realt\u00e0 e come la si legge, dando quindi forma al futuro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si pu\u00f2 anche definire il passaggio dall\u2019et\u00e0 infantile a quella adulta come quella fase durante la quale ci si appropria &#8211; se se ne \u00e8 in grado &#8211; degli strumenti per modificare le storie, cio\u00e8 per montarle diversamente dal loro svolgimento naturale e prevedibile. Significa avere potere sul tempo perch\u00e9 lo si pu\u00f2 fermare, anticipare, posticipare, cancellare e accelerare, anche se solo nella sua forma trasposta, cio\u00e8 quella della narrazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le storie sono uno dei pochi strumenti che abbiamo per manipolare il tempo, cio\u00e8 l\u2019unica grandezza e forza &#8211; assieme alla gravit\u00e0 &#8211; alla quale siamo soggetti, senza possibilit\u00e0 di fuga.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un giorno di decine di migliaia di anni fa un essere umano prese in mano il filo del tempo e se lo avvolse al dito. Attraverso la parola lo descrisse raccontandolo in forma di storie, prese la catena dei fatti e la smont\u00f2, rimontandola in modo diverso. Vide che funzionava, e continua a farlo ancora oggi.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non quello dei mobili Ikea, quello delle storie<\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":40990,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[91,429],"tags":[528],"class_list":["post-40989","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura","category-umanesimo","tag-storie"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40989","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=40989"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40989\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/40990"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=40989"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=40989"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=40989"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}