{"id":40983,"date":"2024-08-12T09:35:00","date_gmt":"2024-08-12T09:35:00","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=40983"},"modified":"2025-05-22T00:36:48","modified_gmt":"2025-05-22T00:36:48","slug":"napoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/napoli","title":{"rendered":"Napoli"},"content":{"rendered":"<p>All\u2019arrivo a Napoli, in mezzo al traffico, si immette nella rotatoria di piazza Bovio un quad, uno di quegli incroci fra una moto e un mezzo a quattro ruote. Ha montato davanti e dietro due ceste in plastica grigia abbastanza capienti. Dentro ci sono 5 cani: due davanti e tre dietro. Evidentemente vanno a farsi un giro con il loro padrone e sembrano molto a loro agio.<\/p>\n\n\n\n<p>Il giorno dopo noto a spasso per via dei Librai un padrone e il suo cane. Un\u2019immagine normalissima, se non che il cane ha degli occhiali da sole. Rosa.<\/p>\n\n\n\n<p>Queste non sono immagini isolate, anzi, sono piuttosto frequenti a Napoli.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma non mi interessa parlare di questa citt\u00e0 come di un freak show. Non c\u2019\u00e8 un\u2019immagine che la pu\u00f2 descrivere e di certo qualche giorno passato l\u00ec, sostanzialmente solo in centro e a camminare al caldo con una macchina fotografica e accompagnato dal caso non ne restituisce neanche il pi\u00f9 minimo frammento di verit\u00e0. Curioso parlare di verit\u00e0 a Napoli e non perch\u00e9 sembri paradossale dato che molto in lei sembra teatrale e quindi artefatto. Mi sembra invece la parola pi\u00f9 appropriata perch\u00e9 Napoli \u00e8 brutalmente vera, e non lo nasconde.<\/p>\n\n\n\n<p>Del resto nessuna citt\u00e0 di queste e pi\u00f9 grandi dimensioni potrebbe essere descritta da un solo suo quartiere. Si potrebbe parlare di New York citando solo Manhattan? O Brooklyn? Per quanto si tratti di immensi brani di quella citt\u00e0, non la descrivono completamente. Una citt\u00e0 &#8211; ogni citt\u00e0 &#8211; \u00e8 fatta di mille parti, sarebbe come dire che un pistone \u00e8 il motore o che una gamba \u00e8 un essere umano. Le citt\u00e0 sono organismi.<\/p>\n\n\n\n<p>Quindi parto dalla verit\u00e0, e non so dove arrivo, come sempre. Non ho che da offrire immagini, perch\u00e9 quelle ho visto, e quelle si son volute far vedere.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Teschi<\/h3>\n\n\n\n<p>Parto dalla fine, cio\u00e8 dalla morte. A Napoli la morte non \u00e8 la fine e di teschi ce ne sono ovunque. C&#8217;e ne sono a migliaia, anche dove non li vedi. Ci sono le catacombe, o almeno quelle sopravvissute e visitabili (mi pare ne abbiano censite dodici ma quelle accessibili sono solo tre, cio\u00e8 San Gennaro, San Gaudenzio e San Severo). Nella catacombe sono rimasti i loculi esposti in cui venivano deposti i corpi scolati. Scolati di cosa si pu\u00f2 facilmente immaginarlo anche dalle dimensioni di questi giacigli eterni, piccoli anche per le stature del tempo. I corpi rattrappiscono (un po\u2019 come diceva un\u2019amica all\u2019altra mentre le faceva una foto a Procida: \u201cNon ti rattrappire\u201d, intendendo che non doveva fare una faccia accigliata. Il linguaggio \u00e8 ricco di figure ed estremamente vitale e immaginifico, ma magari ne parlo dopo) e li puoi immaginare l\u00ec dentro.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella catacomba di San Gaudenzio c\u2019\u00e8 un corridoio di notabili e ricchi che pagarono cifre cospicue (la guida dice nell\u2019ordine del milione di euro attuali) perch\u00e9 lungo le sue pareti venisse murato il loro semicranio, inserito al culmine di un affresco che ne raffigurava il corpo (scheletrico) rivestito degli abiti sociali: c\u2019\u00e8 la nobildonna, c\u2019\u00e8 il giudice, c\u2019\u00e8 l\u2019artista. A testimoniare che sono loro c\u2019\u00e8 la met\u00e0 posteriore del loro cranio, una scelta curiosa che non conservava le fattezze del volto, per quanto sia possibile riconoscere qualcuno dal suo cranio.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><a href=\"https:\/\/substackcdn.com\/image\/fetch\/f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep\/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F3608b1cd-9ed3-4f3e-87b3-afac1b7188fc_4288x2848.jpeg\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/substackcdn.com\/image\/fetch\/w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep\/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F3608b1cd-9ed3-4f3e-87b3-afac1b7188fc_4288x2848.jpeg\" alt=\"\"\/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p>Alla Certosa di Machebellissimonome (San Martino) c\u2019\u00e8 il cimitero dei monaci. \u00c8 delimitato da un recinto in pietra punteggiato da diversi teschi, se non si capisse immediatamente la sua funzione. Migliaia ce ne sono al cimitero delle Fontanelle, purtroppo in ristrutturazione, e che quindi non ho potuto visitare.<\/p>\n\n\n\n<p>Sotto l\u2019Ospedale degli Incurabili dicono esista quella che chiamano \u201cpiscina dei cadaveri\u201d, una fossa comune dove sarebbero stati gettati milioni di morti. Non l\u2019hanno ancora trovata ma non conta che esista. A Napoli le storie sono pi\u00f9 vere della realt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><a href=\"https:\/\/substackcdn.com\/image\/fetch\/f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep\/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa23b4630-734d-4bd3-a9f8-2930542c2702_4288x2848.jpeg\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/substackcdn.com\/image\/fetch\/w_2400,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep\/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa23b4630-734d-4bd3-a9f8-2930542c2702_4288x2848.jpeg\" alt=\"\"\/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p>Questa insistenza sulla morte mi ha portato a chiedermi se si trattasse di un\u2019ossessione o piuttosto dell\u2019esito della costruzione di un sano rapporto con la morte. Propendo per questa seconda ipotesi.<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo me i napoletani hanno capito benissimo come convivere con la morte. Non perch\u00e9 se la vedono a ogni angolo ma perch\u00e9 ne hanno un rapporto di rispetto e quasi di amicizia: vogliono che sia loro familiare. Rispettandola e facendola partecipare del flusso dell\u2019esistenza la riconoscono, non la nascondono. E pensavo a quanto noi la rimuoviamo: abbiamo (ho) intellettualizzato anche i cimiteri e li intendo come portali con altre dimensioni o luoghi di pace e riflessione (cosa che sono, intendiamoci) mentre Napoli mi ha riportato a una dimensione pi\u00f9 elementare e semplice: i morti sono morti e un morto \u00e8 rappresentato dal suo teschio. La verit\u00e0, per cortesia.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Scrittura<\/h3>\n\n\n\n<p>Pochi muri di Napoli &#8211; almeno di quella che ho visto &#8211; sono liberi da graffiti, scritte, insegne. Barthes l\u2019avrebbe chiamata&nbsp;<em>L\u2019impero dei segni<\/em>, anche se lui lo diceva del Giappone. Non so se Barthes leggesse il giapponese ma questa considerazione mi porta a un\u2019altra riflessione: che non serve capire un linguaggio per esserne affascinati. Che sia parlato o scritto, un linguaggio mette in rapporto cose e persone, persone e persone, persone e luoghi.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><a href=\"https:\/\/substackcdn.com\/image\/fetch\/f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep\/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe893dcb8-4362-497b-9c20-4022379d6adb_2070x1284.png\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/substackcdn.com\/image\/fetch\/w_2400,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep\/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe893dcb8-4362-497b-9c20-4022379d6adb_2070x1284.png\" alt=\"\"\/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p>I napoletani hanno deciso che la loro citt\u00e0 \u00e8 una pagina su cui scrivere. Non sempre capisco cosa c\u2019\u00e8 scritto ma quest\u2019abitudine &#8211; che altrove troverei poco rispettosa &#8211; mi dice qualcosa di diverso: che per i napoletani su Napoli ci puoi scrivere le cose. Forse \u00e8 un modo di appropriarsi di quei muri, di fargli raccontare storie. Allora cammino per Spaccanapoli (a proposito: che nome, diomio!) e mi fermo a osservare un graffito. Colgo l\u2019ironia dei nomi di certi negozi: il parrucchiere si chiama \u201cMai Di Luned\u00ec\u201d, la pelletteria \u201cAmici per la pelle\u201d. Al rione Sanit\u00e0, nella piazza, c\u2019\u00e8 una scultura in memoria di Genny Cesarano, un diciassettenne ucciso accidentalmente nel settembre del 2015, durante un conflitto a fuoco fra clan del rione. Una storia, tragica.<\/p>\n\n\n\n<p>Per questo ho capito che i napoletani e Napoli sono la stessa cosa, e ancora una volta \u00e8 la parola a sancire questa unione: quando i napoletani parlano di Napoli in realt\u00e0 parlano di se stessi. Quando parlano delle strade dei palazzi dei monumenti parlano di un continuum che dalla pietra diventa carne e ossa e viceversa. Non c\u2019\u00e8 differenza. Della loro citt\u00e0 non ci si vedono abitanti ma ne sono la materia stessa.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho il sospetto che di storie sia scritta tutta Napoli, e ne contenga, e ne straripi. Sono storie i teschi visibili o invisibili, sono storie le scritte, sono storie quelle che si raccontano.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:39px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Ma a Napoli le storie sono qualcosa di diverso: superano la narrazione e diventano realt\u00e0. \u00c8 un po\u2019 come se il racconto diventasse una cosa vera, non pi\u00f9 solo verosimile. Per questo le scritte non sono sui muri ma sono i muri di Napoli. Ed \u00e8 anche per questo che il memento mori continuo diventa vita: si muore, quindi ricordati di vivere. E allora mi chiedo se non abbiano capito qualcosa di molto importante:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Per dimenticare devi ricordare, per sopportare devi accettare ci\u00f2 che \u00e8 insopportabile. Per vivere devi ricordarti che devi morire.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:39px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Materia<\/h3>\n\n\n\n<p>Appunto: la materia. Le pietre laviche dei vicoli e delle strade, il tufo dei palazzi, l\u2019intonaco scrostato degli scenografici scaloni della Sanit\u00e0 o di via Toledo. Proprio a via Toledo cammino una sera, \u00e8 quasi il tramonto. Improvvisamente ho un\u2019allucinazione: mi pare che chiunque stia mangiando qualcosa di fritto. Calcolo mentalmente che l\u201982% (le percentuali sono precise nelle allucinazioni prodotte dai sogni lucidi) dell\u2019olio usato in Italia per friggere venga consumato a Napoli. Sento odore di fritto ovunque. Anche il cibo \u00e8 una materia e se il viaggio anagrafico (cio\u00e8 se camminando per Napoli camminassi in realt\u00e0 dentro la mia biografia) ora sarei al punto in cui scopro i sapori del cibo.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima volta che andai a Napoli mi parve di non aver mai mangiato prima. Non parlo della pizza o degli spaghetti (anche): parlo del sapore. \u00c8 difficile non essere agiografico a questo punto ma ho capito i pomodori i limoni la pasta il dolce l\u2019amaro solo a Napoli. Un po\u2019 come se fino a quel punto della mia vita avessi mangiato idee di cibo, non cibi veri e propri.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche il cibo \u00e8 materia e rido fra me e me pensando a quanto friggono a Napoli. Un\u2019altra sera compro qualcosa da mangiare e chiedo se per caso hanno qualcosa che non sia fritto, voglio stare un po\u2019 leggero, son giorni che mangio la qualsiasi fritta. Mi dicono che a Napoli alla dieta ci pensi quando torni a casa. Concordo e prendo qualcosa di fritto. Il sole del tramonto su via Toledo si riflette con un angolo tesissimo sul mare del golfo e punta diretto sui miei occhi. Devo chiuderli e procedo in un sogno in cui mi oriento solo con i profumi. C\u2019\u00e8 fritto ovunque, il fritto \u00e8 aria e materia. Mi piace, non lo annoto mentalmente con fastidio, anzi.<\/p>\n\n\n\n<p>Napoli, si sar\u00e0 capito, mi piace da morire.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando ci sono arrivato questa volta era sera. Sono andato a camminare ai quartieri Spagnoli e dopo un po\u2019 ho avvertito una certa tensione muscolare al volto: stavo sorridendo ormai da una mezz\u2019ora. Che faccia ebete devo aver avuto ma anche felice, e soprattutto chissenefrega.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Dioniso<\/h3>\n\n\n\n<p>Queste mie parole sono molto incoerenti, ne convengo. Non mi giustifico: \u00e8 impossibile parlare di Napoli in maniera coerente, o io non ci riesco.<\/p>\n\n\n\n<p>Napoli \u00e8 la prima citt\u00e0 che per\u00f2 mi ha permesso di capire che sono fatto di almeno due parti:&nbsp;<a href=\"https:\/\/martinopietropoli.substack.com\/p\/120-techno?utm_source=publication-search\">quella apollinea e quella dionisiaca<\/a>. Frequento per origine la prima ma sono felice solo nella seconda. Il rumore di Napoli, la confusione, le voci, la trascuratezza e il disordine sono un problema urbano ma sono anche una manifestazione di vitalit\u00e0 prorompente. Procedo con cautela perch\u00e9 l\u2019effetto cartolina e la condiscendenza del \u201c\u00e8 fatta cos\u00ec, cosa ci vuoi fare\u201d sono sempre in agguato.<\/p>\n\n\n\n<p>Non so immaginare come sarebbe Napoli se fosse ordinata e pulita e aggiustata e tutta in ghingheri. Ho chiuso gli occhi e ho immaginato un universo parallelo in cui Napoli \u00e8 cos\u00ec. Forse Chiaia o Posillipo sono cos\u00ec ma quelle sono parti di Napoli, non sono Napoli. Quindi non ho immaginato niente e con ci\u00f2 non intendo che la natura e la condanna di Napoli siano essere cos\u00ec com\u2019\u00e8 ma intendo solo che non saprei immaginarla diversamente.<\/p>\n\n\n\n<p>Non dico che sia un bene o un male n\u00e9 so dire se sia la sua condanna o la sua redenzione. Dico che a Napoli il magma del Vesuvio si \u00e8 trasformato nella citt\u00e0 stessa: Napoli ribolle e cambia e non sta ferma se la fotografi.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima volta che andai a Napoli mi accorsi che aveva la stessa energia di New York. Non \u00e8 un caso (si trovano anche sullo stesso parallelo): c\u2019\u00e8 lo stesso fermento culturale e lo stesso modo di incanalare le energie, nell\u2019arte, nella musica, nel cibo e nella curiosit\u00e0 per la vita. Sono citt\u00e0 di porto che accolgono e che mescolano e non sai mai cosa esce dall\u2019amalgama. Ma sono anche citt\u00e0 in cui la forza vitale \u00e8 cos\u00ec potente da darti l\u2019impressione che l\u00ec la morte ci sia ma che sia solo invitata al banchetto. Non \u00e8 la fine, \u00e8 solo un momento. Ti sembra che siano citt\u00e0 che hanno scoperto come fottere la morte.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019inizio dicevo che a Napoli le storie sono pi\u00f9 vere della realt\u00e0. Le storie, raccontate a voce o dai muri o dagli odori e profumi e suoni e rumori sono la realt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Ieri ho visto per la prima volta&nbsp;<em>Cos\u00ec parl\u00f2 Bellavista.&nbsp;<\/em>Ha 40 anni. Potrebbero girarlo oggi e Napoli non sarebbe molto diversa. Gli stessi muri scrostati, le stesse cose arrangiate, gli stessi guizzi geniali. Il montaggio di quel film \u00e8 ancora modernissimo: \u00e8 fatto di frammenti che sembrano parti di diversi discorsi, come se si fosse di fronte a un televisore in cui diverse persone raccontano storie diverse. Poi tutto acquista magicamente una coerenza. A guardare il dettaglio a Napoli non ne capisci l\u2019origine, ma mettendo i dettagli in fila appare un\u2019immagine perfettamente coerente. Un\u2019immagine corale, brutale, potente, dolce, suadente, urlante, bollente, stridente, scrostata, magistrale, maestosa, precisa, slabbrata, sublime, infima, infame, elegante, nobile, alta, bassa, reale, regale, prosaica, sacra, asfissiante, corroborante, solitaria, abbandonata, amata, posseduta, lasciata, raccontata, dimenticata, morta, rinata. Totale.<\/p>\n\n\n\n<p>Napoli \u00e8 un vocabolario intero, e non bastano tutte le parole per definirla.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><a href=\"https:\/\/substackcdn.com\/image\/fetch\/f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep\/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fbd2b2c01-540b-44da-a19d-1c80299aa016_886x886.jpeg\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/substackcdn.com\/image\/fetch\/w_2400,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep\/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fbd2b2c01-540b-44da-a19d-1c80299aa016_886x886.jpeg\" alt=\"\"\/><\/a><\/figure>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non ci sta tutta in un miliardo di parole<\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":40984,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[91,209,210,415,92],"tags":[162,581],"class_list":["post-40983","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura","category-italia","category-italy","category-pensiero-lungo","category-societa","tag-morte","tag-napoli"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40983","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=40983"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40983\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":41650,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40983\/revisions\/41650"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/40984"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=40983"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=40983"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=40983"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}