{"id":40945,"date":"2024-08-06T15:32:00","date_gmt":"2024-08-06T15:32:00","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=40945"},"modified":"2024-08-07T16:12:03","modified_gmt":"2024-08-07T16:12:03","slug":"isola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/isola","title":{"rendered":"Isola"},"content":{"rendered":"<p>\u201cQui non ruba niente nessuno: dove vuoi che vada uno che ruba qualcosa?\u201d<br>Quello che affitta gli scooter mi dice una cosa che penso ogni volta che vengo in un\u2019isola: che sono i luoghi pi\u00f9 sicuri del mondo. Tutti si conoscono e quindi il controllo sociale \u00e8 pi\u00f9 efficace. Inoltre non c\u2019\u00e8 modo di scappare da un\u2019isola con la refurtiva, o almeno con quella pi\u00f9 voluminosa tipo un\u2019auto o una moto. Un gioiello forse, quello s\u00ec, ma qualcosa con una targa no, non la puoi rubare.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 un certo fascino in questo sistema sociale, almeno dal punto di vista della sicurezza. E poi, escluse le isole pi\u00f9 grandi, tutti conoscono tutti. Che pu\u00f2 essere un incubo o anche una serenit\u00e0, a seconda di come la si intende. Da provinciale ne capisco i potenziali (soprattutto quelli pi\u00f9 deleteri) ma ne riconosco anche i vantaggi: il controllo sociale, che ai livelli pi\u00f9 semplici si traduce in una forma di conoscenza e riconoscimento e niente altro, ha indubbi vantaggi perch\u00e9 pu\u00f2 tradursi in una specie di solidariet\u00e0 implicita. \u00c8 una struttura sociale particolare, almeno vista o immaginata senza viverci, senza sapere cosa significa sapere tutto o quasi degli altri isolani, e che loro sappiano altrettanto di te.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Bello, ma non so se ci vivrei. O almeno lo penso ogni volta che penso che vivere in un\u2019isola deve essere un\u2019esperienza. Non so se positiva o negativa, ma di certo \u00e8 un\u2019esperienza.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Poi penso che pensare alla sicurezza personale che un\u2019isola ti garantisce per le sue caratteristiche morfologiche e sociali \u00e8 quasi meschino, come se tutto si riducesse a quello, come se vivessimo in un\u2019ossessione dalla quale non riusciamo a fuggire neanche in vacanza. Ma il pensiero svanisce presto perch\u00e9 queste elucubrazioni sono un\u2019ombra che ti segue dalla terraferma e che viene dissipata non appena l\u2019atmosfera dell\u2019isola ti avvolge. E non c\u2019\u00e8 niente di reale in un\u2019isola perch\u00e9 l\u2019isola \u00e8 un miraggio, l\u2019isola \u00e8 una possibile verit\u00e0, l\u2019isola \u00e8 metafisica.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Quando si ha l\u2019esperienza di un\u2019entit\u00e0 geografica nella sua interezza? \u00c8 rarissimo. La gran parte delle citt\u00e0 in cui capita di entrare o di uscire non hanno confini precisi. Una volta c\u2019erano le mura ed eri dentro o fuori perch\u00e9 il limite era ben visibile. Oggi le citt\u00e0 appaiono poco alla volta crescendo come frattali dalla campagna per poi poi solidificarsi in qualcosa di anonimo e compatto, alto e denso, sino al centro storico. La citt\u00e0 contemporanea non ha margini, si forma man mano che la si penetra. Quando la si lascia per andare altrove &#8211; in un\u2019altra citt\u00e0 o al mare &#8211; scompare poco alla volta.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Un\u2019isola la vedi per intero, si staglia all\u2019orizzonte mentre con il traghetto ti ci approssimi. Ha un inizio e una fine, ha delle mura invisibili sulle quali si infrange il mare.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>L\u2019isola \u00e8 un\u2019esperienza dell\u2019intero, del finito, in una realt\u00e0 in cui i margini non esistono. L\u2019isola esiste in quella stessa realt\u00e0 ed \u00e8 reale. \u00c8 un oggetto che affiora dal pelo dell\u2019acqua e poco prima \u00e8 mare e poco dopo \u00e8 isola. L\u2019isola dovrebbe essere quindi il luogo della definizione, della certezza. Invece posato piede sull\u2019isola si \u00e8 altrove, in un luogo metafisico dove le regole sono simili alla terraferma ma i legami sociali sono diversi. Non saprei definirlo altrimenti che metafisico eppure se ne ha la percezione solo trovandovicisi. Sull\u2019isola leggo di pi\u00f9, scrivo di pi\u00f9, disegno di pi\u00f9. Non so se sia dovuto a una diversa percezione del tempo, che scorre ovviamente come altrove e ovunque. Forse ha pi\u00f9 a che fare con il valore del tempo: \u00e8 infinito e allora sembra che venga elargito sempre in abbondanza.<\/p>\n\n\n\n<p>Non sono sull\u2019isola per lavoro, non ho appuntamenti n\u00e9 scadenze e certo lo stato mentale sereno contribuisce a dare una diversa importanza al tempo, eppure pare che ve ne sia sempre, e che se manca, l\u2019isola ne abbia sempre un po\u2019 da mettere sul piatto, per far continuare il gioco.<\/p>\n\n\n\n<p>Quindi questo dev\u2019essere il luogo dell\u2019illusione. \u00c8 metafisico e quindi le regole fisiche non valgono: il tempo si misura ma non contano le misure, semmai conta l\u2019analogo: \u00e8 come se vi fosse un altro me stesso che fa le cose. Non lo vedo ma le fa, forse altrove, a centinaia di chilometri, sulla terraferma.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre scrivevo queste righe Spotify ha suonato Soiree di Bill Evans che mi ha fatto venire in mente un altro suo album stupendo e sperimentale: Conversations With Myself. Registrato solo in studio nel 1963, al tempo fu molto criticato dai puristi del jazz tanto che Evans si sent\u00ec in dovere di introdurlo e difenderlo. Cosa aveva di cos\u00ec oltraggioso? Era l\u2019esito di uno dei primi esperimenti di overdubbing, ossia di sovrapposizione di tre tracce registrate da Evans stesso e interpretate pi\u00f9 o meno diversamente e infine montate l\u2019una sulle altre, assemblandole in post-produzione.<\/p>\n\n\n\n<p>Evans si \u00e8 sentito in dovere di introdurlo con alcune righe in cui si dice conscio del fatto che la sola musica jazz live \u00e8 considerata pura e accettata ma la sua intuizione geniale fu diversa e non \u00e8 causale che sia suggerita dallo stesso titolo: Conversazioni con me stesso. O forse avrebbe dovuto dire \u201cCon tre versioni di me stesso in tre diversi momenti\u201d, perch\u00e9 si tratta di tre diversi Evans che dialogano su piani temporali (in tre tempi presenti, al tempo) diversi. Nota a margine: il piano utilizzato nelle registrazioni era lo Steinway CD 318 di Glenn Gould.<\/p>\n\n\n\n<p>Niente \u00e8 casuale e questa espansione del tempo esperito in un unico momento (tre tempi diversi \u201cascoltati\u201d nello stesso tempo) mi ha fatto pensare all\u2019amplificazione del tempo dell\u2019isola. Sull\u2019isola il tempo si piega e l\u2019isola decide che passo deve tenere, un po\u2019 come accade a Venezia e al suo fusorario, che notoriamente \u00e8 unico. A Venezia c\u2019\u00e8 l\u2019ora di Venezia, che \u00e8 diversa nella sostanza e nella pasta. Si misura in 60 minuti ma i segmenti che la compongono sono dilatati o contratti a seconda di come decide Venezia.<\/p>\n\n\n\n<p>E Venezia \u00e8 un\u2019isola.<\/p>\n\n\n\n<p>Ritorno sempre alla mia personale ossessione del tempo: esistono presenze fisiche che lo manipolano, pur essendo esso, assieme alla gravit\u00e0, l\u2019unica forza a cui il corpo umano non pu\u00f2 sfuggire.<\/p>\n\n\n\n<p>Salvo che sull\u2019isola. L\u2019isola preserva, l\u2019isola allontana i fattori deterioranti, l\u2019isola stabilisce un unico rapporto possibile: il tuo con se stessa.<\/p>\n\n\n\n<p>Ilulissat \u00e8 una piccola cittadina di poco pi\u00f9 di 4 migliaia di abitanti. Si trova in Groenlandia, che \u00e8 un\u2019isola. Pi\u00f9 grande dell\u2019isola di cui ho parlato sin qui (che per la cronaca \u00e8 Procida, ma \u00e8 qualsiasi isola di piccole dimensioni, nel racconto). La Groenlandia \u00e8 un\u2019isola immensa, di cui non si vedono i confini, e non ha niente di metafisico, o almeno non nel senso che ho inteso sin qui.<\/p>\n\n\n\n<p>A Ilulissat si trova l\u2019Ilulissat Ice Fjord Center o Museo del Freddo. \u00c8 un centro di ricerca che conserva i campioni dei carotaggi dei ghiacci perenni che raggiungono 124.000 anni di et\u00e0. Sono delle capsule del tempo che, nei diversi strati sovrapposti, conservano le tracce di ogni anno che si \u00e8 susseguito, cio\u00e8 tutti i 124.000 che alcune carote riescono a contenere. Sono libri che, invece che essere letti pagina dopo pagina, possono essere letti nel loro spessore. Il ghiaccio ha una memoria e quindi conserva il tempo: in alcuni campioni si leggono anni in cui l\u2019inquinamento \u00e8 stato pi\u00f9 violento, come quello di Londra degli anni \u201850 o gli esperimenti nucleari che si sono svolti in diverse parti del globo: il ghiaccio ha registrato molti di questi avvenimenti di portata planetaria.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando si estraggono queste carote si pu\u00f2 osservare in una forma finita un intervallo molto ampio di tempo: si pu\u00f2 leggere la storia qui e ora, dato che accade e si dipana davanti agli occhi di chi la osserva nel momento presente. Queste carote contengono il passato ma nel presente. Sono inoltre oggetti che vivono contemporaneamente in diversi tempi: contengono quelli passati e li mostrano nel presente e confutano la teoria della non esistenza del passato (da cui deriva l\u2019inutilit\u00e0 del pensarvi, non potendolo pi\u00f9 modificare). Il passato esiste in forma di pagina ghiacciata, o di strati sovrapposti dell\u2019atmosfera e dell\u2019aria di un tempo. Per questo la Groenlandia d\u00e0 una forma visibile al tempo che nell\u2019isola metafisica \u00e8 solo concettuale: in questa \u00e8 vissuto, nelle carote di ghiaccio \u00e8 contenuto. Nell\u2019isola metafisica \u00e8 percepito, nelle carote \u00e8 osservato perch\u00e9 ha una forma. La Groenlandia \u00e8 immensa (pur essendo un\u2019isola) ma offre a chi vi abita o al visitatore un\u2019altra percezione: quella del tempo passato e di quello odierno, nello stesso momento. L\u2019isola metafisica schiaccia il passato sul presente e azzera la prospettiva temporale: ogni giorno sull\u2019isola \u00e8 un nuovo giorno, ogni giorno si rinasce.<\/p>\n\n\n\n<p>Il ghiaccio si \u00e8 conservato su quella gigantesca isola e quello che trovo pi\u00f9 interessante in senso filosofico \u00e8 che l\u2019isola &#8211; in quanto concetto &#8211; conserva il tempo. L\u2019isola \u00e8 un oggetto che pu\u00f2 dominare il tempo: lo imprigiona, lo altera, lo dilata o comprime. Sull\u2019isola non c\u2019\u00e8 forse pi\u00f9 tempo ma c\u2019\u00e8 un tempo diverso. Quando si approda sull\u2019isola si cambia dimensione: tutto \u00e8 apparentemente uguale ma, a ben vedere, tutto cambia. Il viaggio per mare per raggiungerla \u00e8 un viaggio reale e simbolico che libera dal pensiero del tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>Sull\u2019isola restano le mogli dei naviganti e questi tornano cambiati dal lungo viaggio, a volte irriconoscibili. Vi sono innumerevoli racconti delle loro mogli che si chiedono se sono gli stessi uomini che hanno sposato, mentre silenziose li osservano e non li riconoscono.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mare cambia l\u2019identit\u00e0 e l\u2019isola la conserva perch\u00e9 l\u2019isola mette in salvo dallo scorrere del tempo: chi resta sull\u2019isola non deve evolvere perch\u00e9 gi\u00e0 \u00e8, chi la lascia e vi ritorna pu\u00f2 essersi perso nel frattempo. O aver trovato se stesso, come in Itaca di Kavafis:<\/p>\n\n\n\n<p>Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso<br>gi\u00e0 tu avrai capito ci\u00f2 che Itaca vuole significare.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 un luogo metafisico nello spazio fisico, ed \u00e8 un&#8217;isola. 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