{"id":40913,"date":"2024-07-01T14:05:50","date_gmt":"2024-07-01T14:05:50","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=40913"},"modified":"2024-07-01T14:05:52","modified_gmt":"2024-07-01T14:05:52","slug":"techno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/techno","title":{"rendered":"Techno"},"content":{"rendered":"<p>Sono nato al nord e riconosco in me una forte attrazione per l\u2019ordine e la precisione. Viaggiando ho per\u00f2 scoperto che il nitore di alcuni luoghi mi d\u00e0 disagio e che sono altrettanto attratto dal disordine di certi altri. La geografia \u00e8 destino: alcune citt\u00e0 del nord Europa sono funzionali e funzionanti e riducono il dominio del caso al minimo tollerabile. Altre citt\u00e0, soprattutto quelle che si affacciano sul Mediterraneo, ne sono l\u2019esatto opposto: clangore di gente e mezzi, traiettorie umane confuse e intersecanti, disordine. Dovrei esserne respinto e invece mi accade il contrario: quando mi ci trovo sono nel mio elemento, o almeno in uno degli elementi che mi definiscono. Contengo moltitudini, direbbe quello.<\/p>\n\n\n\n<p>Nietzsche direbbe invece che si tratta dei due tratti del mio carattere: quello apollineo &#8211; ossia l\u2019ordine, la razionalit\u00e0 e l\u2019armonia &#8211; e quello dionisiaco, cio\u00e8 l\u2019istinto, la creativit\u00e0, l\u2019estro. Le citt\u00e0 sono somme e acceleratori dei caratteri dei loro abitanti ed \u00e8 quindi inevitabile che finiscano per assomigliarvi e viceversa. Il risultato \u00e8 che gli elementi che mi definiscono &#8211; e che definiscono tutti, a saperli riconoscere &#8211; sono sparsi sul territorio in diverse citt\u00e0. Si pu\u00f2 essere nel proprio elemento in diversi luoghi e forse l\u2019unico discrimine \u00e8 il tempo: non si \u00e8 in equilibrio in un sol luogo ma lo si \u00e8 solo nel movimento e nell\u2019oscillazione. Da un luogo a un altro, da una citt\u00e0 a un\u2019altra, da un tempo a un altro. L\u2019importante \u00e8 muoversi,<\/p>\n\n\n\n<p>Mi accadde la prima volta che andai a Napoli, lo avvertii a Istanbul o a Palermo, in certi quartieri di New York o ad Atene o Arles. Non mi \u00e8 mai successo in Svizzera, chiss\u00e0 come mai.<\/p>\n\n\n\n<p>In certi luoghi avverto le vibrazioni dionisiache: sono sotterranee, sono vitali, sono irresistibili. Sta succedendo qualcosa, il caos domina, il caso non \u00e8 controllabile. La vita subisce un\u2019accelerazione, palpita, si ferma e riprende a camminare sulle gambe di centinaia di migliaia di persone. Le citt\u00e0 dionisiache producono la vita, quelle apollinee la contengono e le danno una forma.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi c\u2019\u00e8 Berlino.<\/p>\n\n\n\n<p>A Berlino ci sono stato due volte. La prima volta era il 1997 e non ne capii niente. La stavano ricostruendo da soli sette anni. Era stata divisa e lo era ancora nelle menti, come lo \u00e8 ancora oggi nel ricordo e anche nella toponomastica. \u00c8 una citt\u00e0 scritta, perch\u00e9 porta segni ovunque. A Berlino c\u2019\u00e8 la Topografia del Terrore, un edificio che avrebbe dovuto costruire l\u2019architetto svizzero Peter Zumthor ma che poi non realizz\u00f2 e al suo posto c\u2019\u00e8 un padiglione pi\u00f9 anonimo che raccoglie le memorie delle nefandezze della Gestapo e delle SS. Sorge sulle macerie delle rispettive sedi, edifici demoliti per cancellare e punire, e per ricordare poi con questo pieno urbano: un edificio con un nome cos\u00ec terribile ed evocativo che contiene la parola \u201cgrafia\u201d, la scrittura.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi ha sempre affascinato questo nome: l\u2019idea che si potesse scrivere del terrore, o che si potesse dare una forma ordinata e archivistica al caos mortale del nazismo. L\u2019idea che la scrittura abbia la forza di dare un senso, di creare un ricordo e di mantenerlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Tornai a Berlino nel 2016. I vuoti urbani che avevo trovato anni prima erano stati colmati da pieni progettati da architetti pi\u00f9 o meno famosi e la citt\u00e0 era stata suturata. Sembrava pi\u00f9 una citt\u00e0, non saprei dirlo diversamente. La forza creatrice e dionisiaca aveva unito due parti ed era diventata forma urbana.<\/p>\n\n\n\n<p>Continuavo a non capirla ma ci sono diversi modi per non capire qualcosa: pu\u00f2 significare non riuscire a interpretare un segnale o anche non riceverne alcuno. Invece Berlino emetteva milioni di onde radio. Berlino ribolliva e ribolle.<\/p>\n\n\n\n<p>Berlino si trova a nord, e quindi secondo la mia logica geografica dovrebbe essere una citt\u00e0 apollinea. Invece \u00e8 dionisiaca e apollinea, insieme.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p>Recentemente&nbsp;<a href=\"https:\/\/podcasts.apple.com\/it\/podcast\/search-engine\/id1614253637?i=1000659732378\">ho ascoltato un podcast<\/a>: parlava di un luogo di Berlino. Un edificio, ancora una volta. Un club, ossia il Berghain: il pi\u00f9 famoso ed esclusivo club techno di Berlino e forse del mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Definendolo \u201cesclusivo\u201d per\u00f2 non si dice tutto: lo \u00e8 perch\u00e9 accedervi \u00e8 difficilissimo (del resto \u00e8 un club, dice chi lo frequenta) ma non lo \u00e8 nella comune accezione. Non si pagano costosi abbonamenti per farne parte: \u00e8 esclusivo perch\u00e9 per riuscire a entrarvi bisogna superare la selezione dei severissimi bouncer. Guidati dall\u2019enigmatico Sven Marquardt &#8211; ex-punk e fotografo di talento &#8211; il loro ruolo \u00e8 quello di decidere chi \u00e8 adeguato al luogo. I criteri di selezione sono insondabili e quindi \u00e8 impossibile minimizzare il rischio di essere rifiutati. Non conta &#8211; o conta fino a un certo punto &#8211; come si \u00e8 vestiti o come ci si atteggia. Il giudizio dei buttafuori del Berghain \u00e8 inappellabile e ha la forma di un gesto: quello con cui dividono la fila in chi entra e in chi sta fuori, accompagnando questi ultimi con una rotazione del polso che indica di allontanarsi.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Berghain occupa un\u2019ex centrale per la produzione di corrente elettrica che si trovava nella parte est della citt\u00e0. \u00c8 un edificio gigantesco, spigoloso, impenetrabile. Una fortezza definita dall\u2019autore del podcast PJ Vogt \u201cBuckingham Palace in versione industriale, e occupato da squatter\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 un club dove si ascolta musica techno, dove si tengono feste che durano diversi giorni, noto e frequentato dalla comunit\u00e0 gay berlinese, famoso anche per la sua estrema riservatezza: all\u2019interno non si possono fare foto (le camere dei cellulari vengono oscurate e se ti scoprono a farne uso vieni sbattuto fuori) e di ci\u00f2 che accade dentro e di come sono gli ambienti si sa pochissimo perch\u00e9 pochissimo dicono quelli che ci sono stati.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure \u00e8 l\u2019esatto contrario di un club esclusivo, almeno per come lo si intende generalmente: entrarci (ammesso che ci si riesca) non richiede il pagamento di biglietti onerosissimi n\u00e9 le consumazioni sono particolarmente costose.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sono aspetti del Berghain, ho capito dopo, che mi hanno attratto, e finiscono con una domanda. La segretezza del luogo, la difficolt\u00e0 di accedervi e di intuire quali siano i criteri di selezione e infine i riti che avvengono dentro lo qualificano come un portale verso la dimensione dionisiaca.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella musica techno conta non solo chi fa la musica ma anche e soprattutto il pubblico. Chi prende parte al rito techno non \u00e8 uno spettatore passivo della cerimonia e contribuisce in maniera fondamentale a officiarla. Per questo \u00e8 essenziale che ogni persona sia accuratamente selezionata. Non ascolti la techno e non la balli: la fai. Per questo il pubblico viene selezionato in funzione di quanto attivo pu\u00f2 essere nel rito collettivo. Sapere poi in base a quali doti divinatorie i buttafuori arrivino a capirlo \u00e8 un altro discorso.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Non chiederti cosa pu\u00f2 fare il Berghain per te ma cosa puoi fare tu per il Berghain.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Dioniso ti chiede il sacrificio, quantomeno del tuo tempo e della tua forza creatrice. Dioniso ti pone una domanda: cosa puoi fare tu per me? Sarai in grado di farlo?<\/p>\n\n\n\n<p>Mi sono trovato a chiedermelo, apprendendo per la prima volta del Berghain e con la certezza quasi matematica che non mi farebbero mai entrare, ammesso poi che mi piacesse andarci (risposta: s\u00ec, anche solo per la curiosit\u00e0). Il fatto \u00e8 che non basta essere curiosi per entrarci perch\u00e9 il Berghain non vuole osservatori. Dioniso non vuole essere idolatrato: Dioniso accetta solo chi partecipata ai baccanali, chi li fa.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Berghain a cui mi riferisco \u00e8 pi\u00f9 che altro una categoria filosofica, una domanda esistenziale che prende la forma di un edificio tetragono in una citt\u00e0 dove esistono eruzioni di forza creativa e scritture che ricordano il terrore e la morte (due opposti che si combattono). La domanda finale si declina alla singola persona singolare:<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Quanto sei creativo? Quanto sei disposto a sacrificare alla creazione? Quanto sei disposto a dare a Dioniso?<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Alla fine ho capito che Dioniso mi chiedeva quanto fossi creativo e quanto fossi in grado di cedere di me stesso per esserlo, forse annullandomi. Ho dovuto alla fine ammettere: non abbastanza.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho ripensato al finale di Itaca di Kavafis:<\/p>\n\n\n\n<p><em>E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avr\u00e0 deluso.<br>Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso<br>gi\u00e0 tu avrai capito ci\u00f2 che Itaca vuole significare.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Berghain \u00e8 la fine di un viaggio, o l\u2019inizio di un altro. Non puoi ritornarci senza aver prima vissuto, creato, distrutto e rigenerato ancora. Berghain \u00e8 l\u2019ordine silenzioso fuori e il caos dentro: \u00e8 gli opposti, \u00e8 Apollo e Dioniso, \u00e8 la vita.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Apollo e Dioniso, Zurigo e Napoli, soprattutto Berlino e il Berghain<\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":40914,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[91,114,429],"tags":[571,278,572,308],"class_list":["post-40913","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura","category-featured","category-umanesimo","tag-berghain","tag-berlino","tag-dioniso-e-apollo","tag-filosofia"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40913","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=40913"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40913\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/40914"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=40913"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=40913"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=40913"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}