{"id":40906,"date":"2024-06-16T14:18:14","date_gmt":"2024-06-16T14:18:14","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=40906"},"modified":"2024-06-16T20:32:58","modified_gmt":"2024-06-16T20:32:58","slug":"rane","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/rane","title":{"rendered":"Rane"},"content":{"rendered":"<p>Questa settimana ho partecipato a un seminario. Ero fra filosofi e sociologi. Mentre ero l\u00ec pensavo ovviamente a cosa ci stessi facendo (ma non conta) ma soprattutto pensavo alla mia ossessione per il linguaggio. I sociologi parlano per astrazioni, o almeno quelli che ogni tanto mi capita di frequentare. Mi affascina il loro modo di parlare anche se confesso di capirne a malapena un 20%. Non usano solo astrazioni ma anche molte espressioni che evidentemente sono chiare solo a loro. \u00c8 logico e pratico: un concetto noto a un gruppo di persone pu\u00f2 essere richiamato da una precisa combinazione di parole.<\/p>\n\n\n\n<p>A un certo punto uno ha detto \u201cQuesto \u00e8 un oggetto di frontiera\u201d, allora ho chiesto \u201cCosa intendi per \u2018oggetto di frontiera\u2019?\u201d. Me l\u2019ha spiegato e ho capito. Un concetto interessante riassunto in un\u2019espressione elegante. \u201cOggetto di frontiera\u201d, bello.<\/p>\n\n\n\n<p>Allora ho pensato all\u2019\u201dorizzonte degli eventi\u201d, che invece \u00e8 un\u2019espressione astrofisica che ha qualcosa di ancora pi\u00f9 poetico. I linguaggi specialistici hanno a volte qualcosa di particolarmente raffinato, anche se magari non vi era questa intenzione in chi li ha inventati. Ecco perch\u00e9 mi ossessiona il linguaggio: perch\u00e9 suscita immagini diverse nella mente di chi lo elabora, in funzione della conoscenza o come del contenuto che richiama. Un oggetto \u00e8 un oggetto (e chiunque pu\u00f2 pensare a qualsiasi oggetto o al concetto di oggetto&#8221; quando sente la parola \u201coggetto\u201d) ma un oggetto di frontiera ha una semantica molto diversa, pur essendo un\u2019espressione sintetica: rimanda ad altro, di pi\u00f9 ampio.<\/p>\n\n\n\n<p>Allora ho pensato alle rane.<\/p>\n\n\n\n<p>A dirla tutta, questa settimana ho imparato un\u2019altra espressione. In realt\u00e0 l\u2019avevo gi\u00e0 sentita ma finalmente ho capito cosa significa. L\u2019espressione \u00e8 \u201creferente assente\u201d e indica la mancanza di qualcosa che \u00e8 presente in una sua parte, o anche la presenza di qualcosa che proviene da qualcosa che \u00e8 assente. L\u2019ambito da cui \u00e8 nata l\u2019espressione &#8211; cio\u00e8 quello dell\u2019attivismo vegetariano e femminista, in particolare espresso da Carol J. Adams &#8211; spiega meglio di cosa si tratta.<\/p>\n\n\n\n<p>Una bistecca \u00e8 ci\u00f2 che resta di un referente (la mucca) che \u00e8 assente (nella sua interezza). La naturalezza con cui molti la mangiano \u00e8 legata al fatto che la mente non collega l\u2019oggetto-bistecca all\u2019animale. Sa da dove proviene ma non la colloca nell\u2019oggetto-mucca, n\u00e9 probabilmente sa da quale parte dell\u2019animale proviene, anche perch\u00e9 nel frattempo l\u2019animale \u00e8 morto. L\u2019interruzione della catena di collegamenti fra le parti permette di superare il disgusto che si potrebbe provare all\u2019idea di mangiare un animale, o almeno lo rende trascurabile. A un certo livello di elaborazione gastro-mentale, la parte dell\u2019animale non \u00e8 l\u2019animale. La decontestualizzazione rende lecito consumare animali e contemporaneamente risolve anche l\u2019idea di morte dell\u2019animale da cui proviene e, in senso pi\u00f9 lato, anche l\u2019idea della morte stessa. La bistecca \u00e8 viva, \u00e8 nel piatto, esiste. L\u2019animale da cui proviene non esiste pi\u00f9 poich\u00e9 \u00e8 morto ed \u00e8 eventualmente altrove, dove per altro non \u00e8 visibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Tagliando una bistecca ci si pu\u00f2 concentrare sul tutto-animale e immaginarlo nella sua interezza ma si tratta pur sempre di un\u2019evocazione: una bistecca proviene da un&#8217;animale ma non \u00e8 l\u2019animale, che \u00e8 assente. Pertanto \u00e8 tollerabile il cibarsene. O trascurabile, poich\u00e9 mangiare una parte di animale non evoca l&#8217;intero animale.<\/p>\n\n\n\n<p>Il referente assente mi ha fatto ricordare che non avevo mai mangiato rane prima di una sera, pi\u00f9 di due decenni fa, in Vietnam.<\/p>\n\n\n\n<p>Ne avevo ordinate un piatto intero: ricordo che erano fritte, una specialit\u00e0 locale di una cittadina di cui non ricordo il nome lungo il Mekong. Le attendevo con ansia e una certa fame.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando posarono il piatto di fronte a me pensai \u201cSono proprio rane\u201d. Erano intere, erano fritte, erano rane. O erano state rane.<\/p>\n\n\n\n<p>Erano ancora rane? Erano di certo cibo che proveniva da un animale che prima era stato vivo e ora era morto. Oggi capisco che il referente era presente, vivo o morto che fosse (decisamente morto, a dire il vero).<\/p>\n\n\n\n<p>Ero cos\u00ec incuriosito dal provare a cibarmene che ne staccai una zampa posteriore e la addentai. Mangiare una rana \u00e8 come mangiare un piccolo pollo: la carne ha un sapore molto simile, anche se le dimensioni sono molto pi\u00f9 contenute. Mentre lo masticavo pensavo che effettivamente assomigliava moltissimo al pollo. Poi provai una nausea sempre pi\u00f9 innegabile. Mentre continuavo a masticare una delle rane che erano nel mio piatto vedevo le altre, intere ancora per un po\u2019. Ma gi\u00e0 morte, decisamente morte. Le lasciai quasi tutte nel piatto.<\/p>\n\n\n\n<p>Non riuscivo a non pensare all\u2019animale intero, anche perch\u00e9 ce l\u2019avevo di fronte a me.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci si pu\u00f2 chiedere perch\u00e9 non abbia mai provato la stessa sgradevole sensazione per un pollo che, come una rana, viene servito intero.<br>Ho un paio di spiegazioni e sono personali (nel senso che non so se la scienza le confermi o meno).<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\"><li>Mangiare un pollo \u00e8 un\u2019esperienza pi\u00f9 comune ed \u00e8 probabile che moltissime persone abbiano visto e mangiato un pollo sin da bambini, e quindi non ci trovino niente di strano. La mente ha gi\u00e0 risolto molti anni addietro che quello \u00e8 un animale ma non se ne cura.<\/li><li>Un pollo non ha la testa, quindi \u00e8 privato di una parte che ne definisce l\u2019identit\u00e0, che lo rende una creatura completa. Un pollo decapitato \u00e8 un pollo decapitato, nel senso che non \u00e8 pi\u00f9 un pollo intero. Ogni parte sottratta all\u2019animale intero aggiunge distanza emotiva fra chi se ne ciba e l\u2019animale vivo. Fino all\u2019estremo esempio della bistecca, che non ha nemmeno una forma che evochi l\u2019animale di provenienza. Ma la rana no: quella \u00e8 intera.<\/li><\/ol>\n\n\n\n<p>Si potrebbe avanzare la stessa osservazione anche per i pesci e infatti vi sono persone che non ne mangiano perch\u00e9 razionalmente o irrazionalmente infastidite dal vederli interi. Non nel mio caso e credo per un motivo preciso: gli animali terrestri hanno arti e parti riconducibili a un\u2019unit\u00e0 antropomorfa. Hanno braccia e gambe e testa, anche se si chiamano diversamente. Un pesce ha una forma senza riferimenti che possano evocare parti del corpo umano.<\/p>\n\n\n\n<p>Come accennato prima, l\u2019assenza cui si riferisce il referente assente \u00e8 la morte stessa: essendo assente non viene suscitata nella mente di chi si ciba di carne o pesce. Mangiando animali morti si pu\u00f2 non pensare alla morte poich\u00e9, trasformati dal processo di cottura e dall\u2019essere ridotti in parti non fan venire in mente la morte.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho ripensato inevitabilmente a&nbsp;<em>Il cuoco, il ladro, sua moglie e l&#8217;amante di&nbsp;<\/em>Greenaway. Il banchetto finale si conclude con un piatto molto particolare: l\u2019amante della moglie del criminale protagonista, cotto. L\u2019idea di servirlo all\u2019odiato marito viene alla moglie dopo che, scoperto il tradimento, lui l\u2019ha fatto uccidere.<\/p>\n\n\n\n<p>Vidi questo film tantissimi anni fa eppure si \u00e8 sedimentato nella memoria. Bisognerebbe sempre prestare attenzione alle memorie perch\u00e9 seguono una logica di archiviazione molto precisa: ci si ricorda solo ci\u00f2 che ha importanza e significato, e quel film evidentemente ce l\u2019aveva, o almeno per me. Solo che l\u2019ho scoperto molto tempo dopo, e cio\u00e8 oggi.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel film risolve l\u2019enigma del referente assente, trasformandolo nel referente presente: di fronte al marito c\u2019\u00e8 il corpo dell\u2019amante, \u00e8 intero, \u00e8 riconoscibile come tale ed \u00e8 morto. Eppure esiste in una forma diversa e lui \u00e8 costretto dalla moglie che gli punta una pistola addosso a cibarsene.<\/p>\n\n\n\n<p>Il cannibalismo \u00e8 inaccettabile non solo socialmente ma anche geneticamente, nel senso che \u00e8 scritto nel nostro stesso codice. Mangiare un corpo umano significa mangiare se stessi ma mangiando se stessi ci si d\u00e0 anche la morte. Si mangia la morte e non si riesce contemporaneamente a sconfiggerla.<\/p>\n\n\n\n<p>Se il cibo \u00e8 vitale poich\u00e9 necessario alla sopravvivenza, mangiare se stessi significa garantirsi la vita e la morte allo stesso tempo, giungendo all\u2019elisione dei due opposti, cio\u00e8 al nulla.<\/p>\n\n\n\n<p>Allora la scelta \u00e8 fra la morte e il nulla, ed \u00e8 ardua: la prima allude alla vita che l\u2019ha preceduta (non si potrebbe essere morti senza prima essere stati vivi), mentre il secondo pu\u00f2 esistere in assoluto, senza bisogno di misurarsi con un opposto. Il nulla riempie ogni spazio e non ha bisogno di altre per esistere: non della vita, non del tutto. Il nulla \u00e8 ovunque ma non contempla la vita. Nel nulla non si pu\u00f2 esistere n\u00e9 tantomeno morire.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sul referente assente<\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":40907,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[149,91,1],"tags":[145,568,567],"class_list":["post-40906","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cinema","category-cultura","category-uncategorized","tag-cinema","tag-peter-greenaway","tag-rane"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40906","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=40906"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40906\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/40907"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=40906"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=40906"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=40906"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}