{"id":40903,"date":"2024-06-09T14:12:00","date_gmt":"2024-06-09T14:12:00","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=40903"},"modified":"2024-06-16T14:14:48","modified_gmt":"2024-06-16T14:14:48","slug":"affioramento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/affioramento","title":{"rendered":"Affioramento\u00a0"},"content":{"rendered":"<p>Racconta uno in un podcast che ora non ricordo &#8211; uno americano &#8211; che uno che conosce gli ha raccontato una storia. Un giorno aveva assistito a una sessione creativa di Kanye West (immagino pre-delirio) e funzionava cos\u00ec: lui e altri erano in sala di registrazione e cantavano, o facevano rime, rappavano, inanellavano lines, non so come si dice. Puro flusso di coscienza: quello che veniva, veniva. Uno a un certo punto dice \u201cAspetta aspetta che registro\u201d e Kanye West dice \u201cAssolutamente no. Non si registra niente. Quando abbiamo finito vediamo cosa ci ricordiamo, quella \u00e8 la roba migliore\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi ha ricordato un sistema di scrittura un po\u2019 brutale ma molto efficace, specie per riassumere o ridurre all\u2019essenziale un testo: consiste nello scriverlo, cancellarlo e riscriverlo a memoria. Quello che sopravvive \u00e8 solo ci\u00f2 che merita di sopravvivere, cio\u00e8 solo la parte davvero buona. Che \u00e8 anche, contemporaneamente, un riassunto di quanto scritto nella prima stesura, perch\u00e9 ricordarsi tutto \u00e8 impossibile e non \u00e8 nemmeno lo scopo dell\u2019esercizio.<\/p>\n\n\n\n<p>La memoria \u00e8 una straordinaria selezionatrice perch\u00e9 trattiene solo ci\u00f2 che \u00e8 veramente importante, almeno per il proprietario di quella stessa memoria.<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni settimana penso al tema da trattare per il nuovo numero de Il Pensiero Lungo. L\u2019esercizio che faccio consiste nel ripensare il giorno stesso in cui lo scrivo agli argomenti a cui ho pensato durante la settimana. Non devo ricordarli tutti: devo solo capire quali mi vengono in mente improvvisamente. Per lo stesso criterio selettivo di West, quelli che raggiungono la superficie sono quelli di cui voglio parlare, o quelli \u201cche voglio essere esplorati\u201d. Giacch\u00e9 penso che, a modo loro, mi chiamino o almeno indichino se stessi come interessanti, almeno per me.<\/p>\n\n\n\n<p>I frammenti che affiorano fanno parte della memoria, anche se di una sua porzione a breve termine: una settimana circa.<\/p>\n\n\n\n<p>Mesi fa li annotavo e poi ne sceglievo uno; ora lascio che decidano loro. L\u2019unico criterio \u00e8 che se ci penso ancora il sabato o la domenica (quando scrivo, generalmente in una o due sessioni al pi\u00f9, di getto, editando e correggendo solo alla fine) allora c\u2019\u00e8 qualcosa da indagare. Come ho gi\u00e0 scritto altre volte, lascio che sia la scrittura a scoprire cosa: quando inizio a scrivere non ho una traccia da seguire, quella si rivela man mano che scrivo. Questo esercizio settimanale mi serve a scoprire pi\u00f9 che a comunicare. Poi, se dice qualcosa anche ad altri, ne sono felice.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono cos\u00ec affascinato dalla forza dei concetti e delle idee che gli riconosco una volont\u00e0 e un\u2019identit\u00e0. Mi capita con una ricerca che sto facendo: c\u2019\u00e8 un concetto che credo sia una chiave di volta: allora lo osservo da distante e lo mantengo all\u2019interno del campo visivo mentale. Non lo avvicino subito (per avvicinarlo non potrei fare altro che scriverne, dato che ragiono scrivendo, non scrivo ragionando), scruto se resta in vista. Se c\u2019\u00e8 anche dopo qualche settimana ha forza, ha un significato che devo scoprire.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa procedura pu\u00f2 sembrare, me ne rendo conto, un po\u2019 incomprensibile ma non \u00e8 molto diversa dalle formazioni rocciose mentali che osserviamo con i nostri occhi interiori per mesi o anni: i problemi, i complessi, le ansie, le speranze. Di alcuni non sappiamo spiegarci l\u2019esistenza, li vediamo come ombre che nascondono i tratti delle persone a cui appartengono. Eppure ci sono e non resta che avvicinarle e chiedergli cosa vogliono, gentilmente. Perch\u00e9 sento l\u2019ansia? Perch\u00e9 ho un pensiero ossessivo? Quelle cose l\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Possono anche essere pensieri positivi e allora li voglio solo contemplare, senza sapere perch\u00e9 esistono e perch\u00e9 ci penso.<\/p>\n\n\n\n<p>Intendo che, quanto pi\u00f9 scrivo, tanto meno penso che il mio potere (del tutto relativo e ininfluente) sia di descrivere queste idee ma piuttosto sia quello di avvicinarle e di chiedere loro chi sono, cosa fanno e cosa vogliono.<\/p>\n\n\n\n<p>La scrittura \u00e8 lo strumento per dare loro voce.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mio ruolo \u00e8 quello di dar loro voce. So che si formano nella mia mente, ma non credo vengano prodotte proprio l\u00ec dentro: credo che le idee nascano e si sviluppino in una realt\u00e0 autonoma e noi possiamo solo riconoscerle e stare ad ascoltarle. Qualche filosofo &#8211; forse diversi &#8211; hanno detto qualcosa del genere, anche se non ricordo chi.<\/p>\n\n\n\n<p>Sarebbe molto presuntuoso pensare di essere davvero in grado di dare vita a un\u2019idea ma non credo sia cos\u00ec: loro esistono a prescindere da noi, e noi possiamo solo riconoscerle.<\/p>\n\n\n\n<p>Allo stesso tempo gli serviamo: senza di noi continuerebbero a esistere ma il loro piano esistenziale non potrebbe mai intersecarsi con la realt\u00e0: hanno bisogno di noi per assumere una forma. Hanno bisogno del nostro orecchio e della nostra scrittura.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando scrivo il Pensiero Lungo &#8211; me ne accorgo sempre di pi\u00f9 &#8211; non scrivo di un\u2019idea che ho avuto ma trascrivo quello che lei mi dice. Altrimenti saprei gi\u00e0 alla prima parola cosa devo scrivere, cosa voglio scrivere. Invece non so niente e le prime righe sono solo i primi passi per portarmi pi\u00f9 vicino a lei o a loro.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa settimana non parlo di un\u2019idea ben definita ma piuttosto di una meta-idea: dell\u2019idea dell\u2019idea, o del rapporto che ho con le idee.<\/p>\n\n\n\n<p>Se loro esistono a prescindere da noi, le notiamo solo perch\u00e9 illuminano qualcosa in noi: reagiscono, come una sostanza reagisce a un\u2019altra sostanza. Ci sono idee a cui mi avvicino senza che avvenga alcuna reazione e altre che attivano un flusso di pensieri, cos\u00ec come ci sono libri (che contengono idee) che non mi interessano perch\u00e9 non mi dicono niente (e ad altri possono dire molto o tutto) e allora non li leggo.<\/p>\n\n\n\n<p>Soffro anche di una certa bulimia da scrittura e da ascolto: penso che dovrei leggere e annotare qualsiasi cosa, perch\u00e9 tutto ci\u00f2 che esiste \u00e8 importante e invece bisognerebbe prestare caso solo a ci\u00f2 che affiora, solo a ci\u00f2 che si nota: quella \u00e8 l\u2019unica cosa davvero importante, per noi.<\/p>\n\n\n\n<p>Le cose e le idee esistono a prescindere da noi e, se non le notiamo, non facciamo loro un torto. Non credo abbiano sentimenti, non si offendono: esistono e basta.<\/p>\n\n\n\n<p>Saper vedere solo ci\u00f2 che affiora aiuta a selezionare, a concentrare l\u2019attenzione: pi\u00f9 si ascolta un\u2019idea, pi\u00f9 le si porta rispetto e allo stesso tempo non si fa torto alle altre idee. Non sono interessanti, per noi.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fare ci\u00f2 che si vuol fare, fare ci\u00f2 che conta fare<\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":40904,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[91,429],"tags":[163,187],"class_list":["post-40903","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura","category-umanesimo","tag-memoria","tag-musica"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40903","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=40903"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40903\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/40904"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=40903"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=40903"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=40903"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}