{"id":40880,"date":"2024-05-20T23:06:40","date_gmt":"2024-05-20T23:06:40","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=40880"},"modified":"2024-05-20T23:06:58","modified_gmt":"2024-05-20T23:06:58","slug":"dovrei-rileggere-quel-racconto-di-carver","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/dovrei-rileggere-quel-racconto-di-carver","title":{"rendered":"Cattedrale"},"content":{"rendered":"<p>Direi che fermarsi al primo movimento della Quinta di Beethoven \u00e8 un peccato. \u00c8 il pi\u00f9 celebre per l\u2019incedere perentorio e inconfondibile, eppure potr\u00e0 stupire sapere che \u00e8 forse il meno interessante dell\u2019intera sinfonia. Questa potrebbe essere una metafora della pigrizia o dell\u2019apparenza: del fermarsi alla superficie delle cose, ammesso che il primo movimento della Quinta sia solo la sua superficie. Diciamo che la Quinta \u00e8 molto altro, per esempio \u00e8 composta da un secondo movimento &#8211; l\u2019Adagio &#8211; che \u00e8 uno dei pi\u00f9 belli che si possano sentire.<\/p>\n\n\n\n<p>Come sempre non ho un\u2019idea ben definita di cosa scrivere, ma questo \u00e8 un esercizio, \u00e8 la mia disciplina settimanale: \u00e8 un esercizio di scrittura, \u00e8 un flusso. L\u2019importante \u00e8 farlo, da qualche parte sapr\u00e0 condurre. Dove, non si sa.<\/p>\n\n\n\n<p>Ascoltavo la Quinta camminando, ovviamente non partendo dal primo movimento. Troppo inflazionato, troppo ascoltato: credo di non poter pi\u00f9 trarre alcuno stupore dal suo ascolto. Prima avevo ascoltato la Passione secondo Matteo di Bach. Ho pensato che non c\u2019\u00e8 musica che esprima pi\u00f9 precisamente in note l\u2019architettura: non nel senso di un edificio (quello, anche) ma nel senso della costruzione. Se la si ascolta a occhi chiusi si intuisce facilmente come Bach stia costruendo l\u2019edificio di quella Passione. Matematica, musica, materia, costruzione.<\/p>\n\n\n\n<p>Bach racconta una storia. E mi si perdoni l\u2019accostarlo a Steve Jobs (che non credo se ne avrebbe avuto a male) ma ho ripensato anche a cosa diceva quando era alla Pixar, e cio\u00e8 che la persona pi\u00f9 potente al mondo \u00e8 colui che \u00e8 capace di raccontare storie, perch\u00e9 \u00e8 in grado di comunicare una visione e dei valori e di dare forma a come penseranno intere generazioni. Lo disse alla Pixar e per capire quanto accurata fosse questa affermazione basta pensare a quale immaginario collettivo hanno saputo formare i suoi film. \u201cFormare\u201d, proprio nel senso di dargli forma. Esattamente come fece Walt Disney (sul quale ho diverse riserve che non esporr\u00f2 in questa sede).<\/p>\n\n\n\n<p>Non mi dilungher\u00f2 (lo dico sempre quando poi mi dilungo) ma non avendo un pensiero sistematico, questa volta metto su un tavolo immaginario dei foglietti mentali su cui ho annotato cose, confidando che l\u2019averlo fatto &#8211; cio\u00e8 avendole trovate interessanti tanto da annotarle &#8211; indichi un qualche legame fra di loro.<\/p>\n\n\n\n<p>Una di queste cose \u00e8 legata alla capacit\u00e0 di raccontare storie: non si tratta n\u00e9 della storia in s\u00e9 e forse nemmeno tanto nella tecnica con cui queste son narrate ma nella capacit\u00e0 evocativa. Jobs non avrebbe parlato di \u201cvisione e valori\u201d e solo di quelli se non avesse pensato che erano proprio quelli il centro gravitazionale della questione. Lo svolgimento della storia \u00e8 strumentale alla sua forza evocativa ma ci\u00f2 che conta \u00e8, appunto, cosa \u00e8 capace di evocare.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo potere \u00e8 cos\u00ec importante da poter emanare solo da chi possiede la capacit\u00e0 di esprimerlo. Cosa significa? Significa che l\u2019autorit\u00e0 e il ruolo non garantiscono il potere di saper evocare alcunch\u00e9. In un altro foglietto mentale ho annotato &#8211; dopo aver assistito a una convenzionale omelia di un vescovo &#8211; che l\u2019autorit\u00e0 non corrisponde all\u2019autorevolezza o che, in altri termini, \u00e8 data anche autorit\u00e0 senza potere. Specifico meglio: un certo potere \u00e8 garantito dal ruolo sociale e istituzionale (di certo un vescovo, in un determinato ambito, ne ha pi\u00f9 di me) ma chi \u00e8 capace di raccontare storie &#8211; cio\u00e8 di evocare valori e visioni &#8211; ha molto pi\u00f9 potere di chi si esprime per astrazioni e principi.<\/p>\n\n\n\n<p>Non ho mai amato molto le prediche in chiesa. Probabilmente ho incontrato raramente chi le sapesse fare. Mi pareva che riguardassero sempre altri, che non c\u2019entrassero con la mia vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre ascoltavo questa ennesima di un vescovo ho guardato la luce che entrava da un\u2019alta finestra della chiesa. Ho notato che guardo soprattutto quei dettagli: come la luce entra in una chiesa. \u00c8 pi\u00f9 raro che osservi i mille altri particolari ma quella la noto sempre. Le buone chiese sono sempre fatte di ottima luce e di sapienza nel saperla attrarre verso l\u2019interno.<\/p>\n\n\n\n<p>Allora ho pensato che frequento poco le chiese perch\u00e9 quando mi capita ci sono esseri umani dentro. Non ho niente contro di loro: ho solo pensato che forse dovrei andare in chiesa un mercoled\u00ec mattina qualsiasi o un venerd\u00ec dopo pranzo. Ci troverei qualche vecchietta o forse nessuno e potrei sedermi a guardare quella luce particolare.<\/p>\n\n\n\n<p>Le chiese sono anche ricolme di storie che non capisco. Dell\u2019apparato iconografico di una qualsiasi chiesa storica so cogliere forse un 5%. Riconosco le figure chiave ma non di certo i santi e le sante. So a malapena le storie della Bibbia, dubito di saperle indovinare dipinte alle pareti o scolpite su un pulpito. La luce per\u00f2 la capisco sempre: come si modula, come appare e scompare al passaggio di una nuvola, come trova la sua via verso l\u2019interno, per stagliarsi lass\u00f9 in alto.<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni volta che vado in chiesa ripenso a molte delle chiese che ho visitato. Se indugio a riflettere devo ammettere che a ogni chiesa \u00e8 legata una storia. Una mia storia: una funzione a cui ho assistito, un viaggio durante il quale ho visto proprio quella chiesa.<\/p>\n\n\n\n<p>Alle chiese mi legano (o ci legano) delle storie. Personali o collettive ma pur sempre frammenti di ricordi e quindi storie.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Il potere delle storie \u00e8 visibile quando pare che parlino solo a te. \u00c8 un punto di contatto fra il tempo in cui quella storia \u00e8 successa e il presente individuale. Un portale fra passato e presente che si apre.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Non sono credente ma sono spirituale e colgo certe vibrazioni. Almeno le colgo nelle chiese. Nella Passione secondo Matteo di Bach o nell\u2019Adagio della Quinta di Beethoven.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 un ultimo frammento ed \u00e8 un\u2019osservazione che ha fatto un amico a qualcosa che avevo scritto. Ha detto \u201cLa musica \u00e8 l\u2019unica arte che non tenta di imitare la realt\u00e0\u201d. La pittura &#8211; non quella astratta, ovviamente &#8211; o la scultura lo fanno ma la musica ha un linguaggio che non rappresenta niente di umano. O almeno non ha forma antropomorfa. Ha quella dell\u2019anima, forse, ammesso che si possa intuire quale forma ha.<\/p>\n\n\n\n<p>Dubito ne abbia una (sarebbe limitante ne avesse una) per\u00f2 credo ne possa avere una mediata, allusa: quella dell\u2019edificio che Bach costruisce con la sua musica, quella della luce che entra da una finestra di una chiesa. Non \u00e8 la luce del sole e del cielo ma \u00e8 la forma che ha attraversato il telaio e il disegno della vetrata. \u00c8 una luce con una forma che allude alla fonte che l\u2019ha generata, cio\u00e8 quella del sole o della volta celeste.<\/p>\n\n\n\n<p>Penetra in un edificio che uomini hanno costruito, che contiene storie, che genera altre storie. Forse il silenzio delle chiese \u00e8 pi\u00f9 eloquente delle parole umane che vi si pronunciano all\u2019interno.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/substack.com\/profile\/23532124-martinopietropoli\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><\/a><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dovrei rileggere quel racconto di Carver<\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":40881,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[91,115],"tags":[],"class_list":["post-40880","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura","category-letteratura"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40880","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=40880"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40880\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/40881"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=40880"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=40880"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=40880"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}