{"id":40860,"date":"2024-05-05T00:10:00","date_gmt":"2024-05-05T00:10:00","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=40860"},"modified":"2024-05-09T00:12:32","modified_gmt":"2024-05-09T00:12:32","slug":"anomalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/anomalia","title":{"rendered":"Anomalia"},"content":{"rendered":"<p>Nel 1976 il compositore olandese Simeon ten Holt complet\u00f2 la scrittura della sua composizione pi\u00f9 famosa,&nbsp;<em>Canto Ostinato<\/em>. Annoverata fra le pi\u00f9 riuscite del minimalismo musicale, \u00e8 composta da centosei cellule chiamate \u201csezioni\u201d: sono frammenti di poche battute, da eseguirsi ad libitum e a discrezione dei musicisti, rendendo la sua durata variabile da un\u2019ora a pi\u00f9 di un giorno. Analoga libert\u00e0 \u00e8 lasciata alla scelta del tipo e numero di strumenti con cui eseguirla: dal piano solo a due o quattro. Ve n\u2019\u00e8&nbsp;<a href=\"https:\/\/open.spotify.com\/intl-it\/album\/6nRzGIFEUCxf19vdEdZEZ5?si=JBwd7HqgRRKvFSdQXZkXzA\">una bellissima versione del 2023 del polistrumentista Erik Hall<\/a>, registrata nel suo studio domestico su un pianoforte Steinway Model O, un piano elettrico Rhodes e un organo Hammond M-101.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019apparenza le 106 celle sembrano sempre la stessa melodia, ripetuta ossessivamente. Ascoltandola ci si rende per\u00f2 conto che la musica procede per accumulo, e che si aggiungono strati che si muovono verso punti di risoluzione per poi sciogliersi e ricominciare ad annodarsi.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019uniformit\u00e0 \u00e8 solo apparente, cos\u00ec come l\u2019omogeneit\u00e0 del trattamento compositivo, giacch\u00e9 il cervello, ascoltando, attende e cerca di anticipare le dilatazioni e le compressioni, le variazioni tonali, le sfumature. Nell\u2019uniformit\u00e0 la mente pu\u00f2 assopirsi o cercare l\u2019impercettibile variazione. Il piano nasconde le lacune e i rilievi e ci\u00f2 che appare lineare e prevedibile da un punto di vista, risulta ripiegarsi su se stesso, impennarsi e riappiattirsi da un altro.<\/p>\n\n\n\n<p>La ripetitivit\u00e0 con sottili variazioni di\u00a0<em>Canto Ostinato\u00a0<\/em>sembra quella della vita: di una vita mediamente ordinaria, lungo la quale la variazione \u00e8 percepita come una perturbazione del campo. A volte \u00e8 visibile, a volte non \u00e8 detto che non esista ma che non sia percepita. La variazione \u00e8 l\u2019anomalia: \u00e8 ci\u00f2 che viene percepito come diverso, fuori contesto, incoerente. \u00c8 un disturbo del segnale.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1999 uscivano due film molto diversi. Capita spesso che in un anno qualsiasi ne nascano molti, non \u00e8 questo il punto. Il punto \u00e8 che uno dei due \u00e8 invecchiato benissimo, l\u2019altro un po\u2019 meno. Il primo l\u2019ho rivisto recentemente per la seconda volta ed \u00e8 ancora perfetto, il secondo l\u2019ho visto per la prima volta qualche settimana fa e, almeno fotograficamente, sembra appartenere a un\u2019altra epoca. Il primo \u00e8&nbsp;<em>Matrix<\/em>, il secondo \u00e8&nbsp;<em>Il talento di Mr Ripley.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>A dirla tutta non volevo nemmeno paragonarli: mi \u00e8 solo capitato di notare che sono entrambi dello stesso anno. Nel 1999 c\u2019erano almeno due sensibilit\u00e0 cinematografiche diverse, e anzi, ce n\u2019erano chiss\u00e0 quante altre, esattamente come oggi ce ne sono altrettante.<\/p>\n\n\n\n<p>Il nascere lo stesso anno non significa niente se non il fatto di essere nati lo stesso anno, e \u201cnascere\u201d non \u00e8 nemmeno il verbo giusto, dato che un film viene girato e poi montato e infine distribuito ma non evolve: resta tale e quale alla nascita, non matura come un essere umano, non pu\u00f2 adattarsi alla sensibilit\u00e0 dei nuovi tempi correnti: \u00e8 per sempre cos\u00ec, come \u00e8 nato.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo ha decretato che due film coevi siano diversissimi.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa osservazione non va molto pi\u00f9 in l\u00e0 di se stessa e non \u00e8 nemmeno l\u2019oggetto di questa riflessione. L\u2019oggetto \u00e8 ci\u00f2 che, nel lungo periodo, rimane pi\u00f9 impresso di&nbsp;<em>Matrix<\/em>. Dopo la prima visione, come molti, ero sopraffatto dagli effetti speciali e dalla storia, e anche dal perfetto equilibrio fra queste due componenti. Si servivano a vicenda e nessuna delle due prendeva mai il sopravvento: gli effetti speciali erano funzionali al racconto e il racconto poteva essere narrato solo con quegli effetti speciali.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 per\u00f2, dicevo, un dettaglio di quel film che ha sedimentato pi\u00f9 di altri nella memoria, ed \u00e8 quello del glitch: cio\u00e8 l\u2019anomalia, il disturbo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il glitch \u00e8 tecnicamente un errore di un software che in Matrix si rivelava in incoerenza del reale, come un gatto che appariva pi\u00f9 volte nel campo visivo di Neo. In quanto errore di programmazione, il glitch rivela la struttura ordinata ma controllata della realt\u00e0, o almeno di quella che appare come tale. In questo,\u00a0<em>Canto Ostinato<\/em>\u00a0\u00e8 sia la pi\u00f9 precisa rappresentazione della monotonia del reale che della ripetizione di un glitch: \u00e8 un glitch che, nel reiterarsi continuamente,\u00a0<em>diventa la realt\u00e0.\u00a0<\/em>Il glitch \u00e8 lo squarcio nella tela che chiamiamo \u201cla realt\u00e0\u201d che ne manifesta l\u2019illusoriet\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:49px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Ci\u00f2 che \u00e8 reale \u00e8 solo ci\u00f2 che consideriamo reale. La realt\u00e0 \u00e8 un\u2019altra o forse non esiste. La realt\u00e0 \u00e8 una proiezione individuale.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:49px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Ho scoperto che Eugenio Montale aveva preceduto Matrix di molti decenni. In&nbsp;<em>Mattino d\u2019Inverno<\/em>&nbsp;scrisse:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Forse un mattino andando in un\u2019aria di vetro, arida,<br>rivolgendomi, vedr\u00f2 compirsi il miracolo:<br>il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro<br>di me, con un terrore di ubriaco.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Poi come s\u2019uno schermo, s\u2019accamperanno di gitto<br>alberi case colli per l\u2019inganno consueto.<br>Ma sar\u00e0 troppo tardi; ed io me ne andr\u00f2 zitto<br>tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Quello che vede Montale non \u00e8 uno squarcio nel tessuto del reale ma il crollo totale dello schermo (lo chiama proprio cos\u00ec) su cui questo si proietta. Quando lui non vede, quando \u00e8 girato di spalle il reale non si cura di essere visto per come \u00e8 e lo schermo si dissolve: il reale \u00e8 il nulla.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p>Per la mia sanit\u00e0 mentale mi ripeto che il reale \u00e8 reale e non penso che non lo sia. Quando mi capita di scorgere qualche glitch penso che sia uno scherzo del cervello che non \u00e8 riuscito a processare in modo lineare le informazioni che gli provengono da occhi orecchie dita e naso: il sistema operativo umano registra l\u2019incongruenza della percezione e la archivia come una singolarit\u00e0. Un errore percettivo pi\u00f9 che la rivelazione dell\u2019illusione in cui non sa o non vuole sapere di vivere.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma, appunto, non credo che il reale non sia reale.<\/p>\n\n\n\n<p>Per\u00f2. Per\u00f2 col tempo ho iniziato a chiedermi che consistenza abbia il velo della realt\u00e0. Potrebbe forse davvero trattarsi di uno schermo: pochissima materia spessa come un foglio che separa la sanit\u00e0 mentale dalla follia. E poi: la sanit\u00e0 \u00e8 la condizione in cui tutto \u00e8 normale e coerente o quella in cui non lo \u00e8? La sanit\u00e0 \u00e8 l\u2019ordine cartesiano delle cose o ci\u00f2 che vi \u00e8 oltre?<\/p>\n\n\n\n<p>Come la maggior parte delle persone, vivo da una vita al di qua dello schermo: tutto mi appare mediamente congruo per il 99,99999% del mio tempo su questo pianeta. Ci\u00f2 che \u00e8 incoerente si intravede tra le crepe del reale: fa capolino quel tanto che mi porta a chiedere se sia quello che vedono alcune persone meno stabili mentalmente. Forse quella \u00e8 la realt\u00e0 di chi quelli normali una volta definivano pazzi.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure la distanza \u00e8 davvero infinitesima e ben descrive quanto sottile sia ci\u00f2 separa ordine e disordine, sanit\u00e0 e follia.<\/p>\n\n\n\n<p>Ammesso che si tratti di follia.<\/p>\n\n\n\n<p>Una lettura alternativa \u00e8 che il glitch\/l\u2019anomalia riveli un\u2019altra realt\u00e0, e forse questa \u00e8 la prospettiva meno disperante. Un errore nel codice non riesce a nascondere che quella in cui viviamo \u00e8 una possibile versione di noi, o del mondo. Quello che l\u2019anomalia fa vedere \u00e8 incomprensibile, e non potrebbe essere altrimenti. In quella realt\u00e0 non vale Cartesio, non valgono i riferimenti consueti, la materia ribolle senza avere una forma riconoscibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Quegli squarci sono le porte che l\u2019Arte riesce ad aprire e ci riesce perch\u00e9 pu\u00f2 superare l\u2019unico vincolo della vita umana: il tempo. Annullando le condizioni temporali (anticipando il futuro ne azzera il dominio, perch\u00e9 non esistono pi\u00f9 un prima e un dopo ma solo un eterno presente) l\u2019Arte domina il tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>Per questo&nbsp;<em>Matrix&nbsp;<\/em>non \u00e8 invecchiato ed \u00e8 eternamente presente: perch\u00e9 racconta la storia di un uomo che squarcia il velo e che, osservando la realt\u00e0 reale, annulla il tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>Come Montale, torna tra gli uomini che non si voltano,&nbsp;<strong>ma<\/strong>&nbsp;col suo segreto<em>.&nbsp;<\/em>Ora sa che \u00e8 tutto un\u2019illusione e che anche il tempo pu\u00f2 essere compresso o dilatato, manipolato e stravolto. Basta solo trovare quell\u2019anomalia in mezzo alla ripetitivit\u00e0, all\u2019uniformit\u00e0. Fra le 106 sezioni del&nbsp;<em>Canto Ostinato,&nbsp;<\/em>nascosta da qualche parte, c\u2019\u00e8 l\u2019anomalia.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;attualit\u00e0 di Matrix, il glitch che rivela il reale, la monotonia del quotidiano<\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":40861,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[149,415,429],"tags":[559,428],"class_list":["post-40860","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cinema","category-pensiero-lungo","category-umanesimo","tag-matrix","tag-percezione"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40860","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=40860"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40860\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/40861"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=40860"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=40860"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=40860"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}