{"id":40857,"date":"2024-04-28T00:03:00","date_gmt":"2024-04-28T00:03:00","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=40857"},"modified":"2024-05-09T00:07:55","modified_gmt":"2024-05-09T00:07:55","slug":"sublime","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/sublime","title":{"rendered":"Sublime"},"content":{"rendered":"<p>Per brevissimi istanti in questi giorni ho avuto una sensazione inedita: di aver pi\u00f9 tempo del solito. Non intendo che ne avessi davvero o che fossi riuscito ad avere la meglio sul mostro immaginario ma reale dei tempi contemporanei, e cio\u00e8 la Produttivit\u00e0 Perfetta.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 una bella e tremenda immagine che descrive l\u2019anelito tutto umano a fare tutto ci\u00f2 che si deve fare: l\u2019Inbox Zero. Non avere pi\u00f9 messaggi da leggere significa aver smarcato tutto lo smarcabile, significa aver fatto i compiti delle vacanze, significa trovarsi fra le mani il proprio tempo, quello non deciso da agende o da altri, quello che dovremmo alla fine occupare con noi stessi e con un\u2019occupazione che dovrebbe alfine dare un senso al nostro tempo.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Avere in mano il proprio tempo: quella tremenda, sconvolgente e sublime sensazione che scivola inesorabilmente verso la conseguente domanda: cosa ci faccio adesso?<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Ho udito il messaggio sonoro: \u00e8 arrivato un nuovo messaggio. L\u2019Inbox non \u00e8 pi\u00f9 zero, riparte la Giostra della Distrazione Continua.<\/p>\n\n\n\n<p>In questi giorni sono anche in preda a un delirio letterario: non nel senso che mi senta protagonista di un libro o che intenda la mia vita come descritta da pagine scritte da un abile scrittore: sto solo leggendo svariati libri e ne scopro ogni giorno altri che voglio fortissimamente leggere. Man mano che il mio disinteresse per ogni bene materiale che molti altri considerano essenziale si va radicando, altrettanto potente cresce il sentimento che vi siano decine di libri che devo assolutamente leggere.<\/p>\n\n\n\n<p>So benissimo di non averne il tempo n\u00e9 la sufficiente concentrazione ma febbrilmente li accumulo, li comincio, li annoto, li abbandono, li riprendo. Ho scorso la lista dei libri che sto attualmente leggendo e mi ha preso una certa vertigine: ce n\u2019erano alcuni che non ricordavo neanche di aver iniziato, stavano in sala d\u2019attesa e io ero il medico che doveva riceverli. Quando li avevo iniziati? Qual era il loro sintomo, ossia: perch\u00e9 li avevo cominciati? Non li ricordavo nemmeno bene eppure stavano e stanno l\u00ec, in tutta la loro libresca presenza. Forse quel tempo che mi sono illusoriamente ritrovato in mano in alcuni dei giorni scorsi avrei potuto impegnarlo leggendone qualcuno e invece li ho perfidamente ignorati disegnando qualcosa invece di. Invece di leggere. Invece di fare.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco l\u2019inganno: che occupare proficuamente il tempo significhi fare. Si consulti la lista delle cose da fare e si faccia, infine!<\/p>\n\n\n\n<p>Invece ho ripensato a&nbsp;<em>La vita contemplativa&nbsp;<\/em>di Byung-chul Han. Sia per il fatto che l\u2019avevo letto tempo fa, sia perch\u00e9 di lui ne ho finito un altro in questi tempi. Ultimamente non leggo libri: li finisco. Segno che ne ho iniziati troppi ma anche che a volte li finisco (Roberto Calasso diceva che non \u00e8 mica obbligatorio leggerli tutti, che lui stesso ne sfilava uno dalla sua immensa biblioteca, lo compulsava e poi lo rimetteva al suo posto. I libri non sono fatti solo per esser letti, anche se forse non diceva cos\u00ec ma il senso era questo, o era simile, almeno).<\/p>\n\n\n\n<p>Ho ripensato a quel libro perch\u00e9 mi \u00e8 balenato un pensiero mentre pensavo a cosa fare del tempo che mi ero ritrovato in tasca: che la cosa da fare fosse non fare proprio niente. Il tempo che avanza pu\u00f2 essere sprecato, almeno secondo un\u2019ottica economica.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Non fare niente non perch\u00e9 non si ha voglia di far niente ma perch\u00e9 si vuole esattamente non fare niente. C\u2019\u00e8 una grande differenza.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>La buona pratica di raccogliere passaggi e note dei libri che leggo mi ha fatto isolare queste righe dal sopracitato libro che fedelmente riporto. Condurranno il lettore alla tesi di queste mie parole, cio\u00e8 al sublime.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cLa cosa pi\u00f9 importante \u00e8 il non fare. La parabola benjaminiana sull\u2019inazione si conclude con le parole: \u2018In quest\u2019epoca stava discretamente bene. Concludeva poco e non considerava concluso alcunch\u00e9.\u2019\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il primo indizio \u00e8 che la chiave sia l\u2019inazione pi\u00f9 che l\u2019azione. La Verit\u00e0 si mostra a chi non fa, a chi non ha programmi, pianificazioni, desiderio o urgenza di occupare territori del futuro (povero illuso individuo questo, poi).<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cLa noia \u00e8 la soglia verso grandi imprese.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Mi stavo forse annoiando mentre pensavo a cosa fare del tempo in pi\u00f9? Non ancora, non del tutto. Il fantasma dell\u2019horror vacui \u00e8 reale e dominante e spinge sempre a fare qualcosa, qualsiasi cosa, perch\u00e9 qualcosa va fatto, perdio.<\/p>\n\n\n\n<p>Si insinuava per\u00f2 subdolo ma eloquente il sospetto che non fare assolutamente niente fosse una risposta possibile. \u201cGuardare i merli posati sui rami fuori dalla finestra sar\u00e0 considerabile come non-agire?\u201d mi chiedevo, chiedendomi se farlo, cio\u00e8 se guardare davvero i rami l\u00e0 fuori. I merli avranno risposte?<\/p>\n\n\n\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che il non-agire \u00e8 tutt\u2019altro che un\u2019attivit\u00e0 passiva, per quanto qualcosa di attivo possa essere passivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Del resto \u201c<em>L\u2019attivit\u00e0 e l\u2019agire sono ciechi dinanzi alla verit\u00e0: sfiorano solo la superficie delle cose<\/em>\u201d (sempre Byung-chul Han).<\/p>\n\n\n\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 la morte &#8211; mi permetto di sintetizzarlo &#8211; e l\u2019agire serve solo ad allontanarne il pensiero. Agire \u00e8 un modo per fuggire.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora: non avevo e non ho intenzione di contemplare alcuna idea di morte dicendomi che si tratta della Verit\u00e0. Non \u00e8 nei miei attuali programmi e il non-agire non mi riesce nemmeno facilissimo, a questo punto lo si sar\u00e0 capito. Per\u00f2 le parole di Han potrebbero anche essere una metafora: l\u2019inazione \u00e8 tutto ci\u00f2 a cui non si pensa ma che d\u00e0 sostanza a ci\u00f2 che si considera esistente, a ci\u00f2 che \u00e8 prodotto dall\u2019azione.<\/p>\n\n\n\n<p>Si dice che non esisterebbe musica senza il silenzio fra le note ed \u00e8 cos\u00ec. L\u2019inazione \u00e8 il silenzio della realt\u00e0, \u00e8 ci\u00f2 che la rende reale. Vi \u00e8 una codipendenza: non esisterebbe l\u2019agire se non esistesse la sua negazione e viceversa ma il punto \u00e8 un altro: il punto \u00e8 capire quanto \u00e8 importante che esista il vuoto per dare senso al pieno e la morte per darne alla vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Dicevamo per\u00f2 del sublime. Un altro libro che ho letto in questi giorni \u00e8&nbsp;<em>Camminare<\/em>&nbsp;di Henry David Thoureau. A dirla tutta non parla del sublime, ma in un certo senso s\u00ec, solo che non lo chiama cos\u00ec (perdonami Thoreau, che ti faccio dir cose che non hai mai detto).<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cChe vado a fare nella foresta se sto pensando a qualcosa che \u00e8 fuori dalla foresta?\u201d&nbsp;<\/em>si chiede. L\u2019obiettivo delle sue passeggiate non \u00e8 riflettere sulla vita o sulle questioni mondane ma \u00e8 l\u2019atto in s\u00e9. Camminare per camminare. Una funzione che giustifica se stessa \u00e8 la pi\u00f9 perfetta definizione di funzione che si possa dare: non serve a niente se non a se stessa, \u00e8 la pi\u00f9 precisa circolarit\u00e0, \u00e8 un atto che esiste per esistere, e non per fare esistere dell\u2019altro.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho letto&nbsp;<em>Camminare<\/em>&nbsp;pensando che parlasse dell\u2019atto del camminare e in un certo senso lo fa, ma come pretesto. Non ne parla molto, alla fine. Non mi aspettavo di certo che mi consigliasse scarpe o sentieri: sapevo che sarebbe andato a parare in qualcosa di filosofico e infatti non mi ha deluso.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019atto del camminare gli interessava per giungere a scrivere pagine sulle paludi. Ebbene s\u00ec: delle sue passeggiate non amava solo i boschi e la totale mancanza di proposito (salvo quello del camminare in s\u00e9) ma piuttosto i luoghi pi\u00f9 inospitali e impervi, come le paludi.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cLa sopravvivenza di una cittadina non dipende tanto dalla rettitudine degli uomini che la abitano, quanto dai boschi e dalle paludi che la circondano.\u201d&nbsp;<\/em>Perch\u00e9, \u201c<em>per riassumere, tutte le belle cose sono selvagge e libere.<\/em>\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Le paludi sono una categoria filosofica, sono una metafora di ci\u00f2 che l\u2019uomo considera presenza nefasta, inesplorabile, ingrata. E da quella lui \u00e8 attratto perch\u00e9 d\u00e0 ancora pi\u00f9 valore all\u2019atto del camminare, alla funzione autoreferenziale: esiste con l\u2019unico obiettivo di giungere al luogo meno attraente: la palude.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi piace pensare che la palude sia il non-agire, sia tutto ci\u00f2 che avvolge il resto e si insinua negli spazi lasciati liberi dall\u2019azione, in ci\u00f2 che \u00e8 dimenticato o considerato poco importante o procrastinabile. L\u2019idea di morte \u00e8 la pi\u00f9 procrastinabile fra tutte, anzi ne \u00e8 la quintessenza perch\u00e9 ogni procrastinazione \u00e8 la forma del desiderio di allontanare la morte.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Si sa di dover morire ma procrastiniamone l\u2019idea e l\u2019accadimento il pi\u00f9 possibile, grazie.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>La palude \u00e8 il sublime, cio\u00e8 un\u2019esperienza estetica che attrae e annienta. Non \u00e8 piacevole, non \u00e8 appagante: \u00e8 la rivelazione della Verit\u00e0. Nel dispiegarsi della sua potenza annienta e annichilisce, riducendo alla non-azione. Di fronte al sublime non si pu\u00f2 che restare in contemplazione estatica ed estetica: si \u00e8 ridotti a osservare attoniti, non potendo fare altro. Non si pu\u00f2 scappare n\u00e9 si vuole restare ma al contempo non si riesce a chiudere gli occhi.<\/p>\n\n\n\n<p>Il sublime \u00e8 considerato un\u2019esperienza estetizzante al massimo grado mentre non \u00e8 niente di ci\u00f2 ed \u00e8 invece qualcosa di molto pi\u00f9 complesso.<\/p>\n\n\n\n<p>Per Schopenhauer \u00e8 qualcosa che pu\u00f2 annientare, per Kant \u00e8 la contemplazione simultanea della nostra finitezza e dell\u2019immensit\u00e0 della Natura. Si tratta insomma di un\u2019esperienza in cui coesistono il tutto e il suo contrario, il finito e l\u2019infinito. Qualcosa che la mente non riesce a contenere e che la getta nel terrore. Azione e non-azione.<\/p>\n\n\n\n<p>Camminando Thoreau andava alla ricerca del senso filosofico ed esistenziale del cammino, trovandolo nella palude, nel luogo negato dall\u2019uomo, nel selvaggio, come lui lo definiva.<\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019indugiare nella ricerca del selvaggio trovava il senso del cammino. Le strade che si preferisce non percorrere, quelle che conducono al sublime e alla constatazione che tutto \u00e8 un sogno, tutto \u00e8 illusione.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Perch\u00e9 il camminare \u00e8 una funzione autoreferenziale che pu\u00f2 invocare il senso del sublime. Circa.<\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":40858,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[199,415,429],"tags":[80,197,489,400],"class_list":["post-40857","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-creativita","category-pensiero-lungo","category-umanesimo","tag-arte","tag-creativita","tag-noia","tag-produttivita"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40857","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=40857"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40857\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/40858"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=40857"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=40857"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=40857"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}