{"id":40817,"date":"2024-03-17T21:35:00","date_gmt":"2024-03-17T21:35:00","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=40817"},"modified":"2024-03-25T21:39:22","modified_gmt":"2024-03-25T21:39:22","slug":"interesse","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/interesse","title":{"rendered":"Interesse"},"content":{"rendered":"<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cLa zona di interesse\u201d comincia con una lunga sequenza buia. Non succede niente o succede tutto. Quanto dura? Non saprei dirlo: 30 secondi che sembrano 20 minuti, o forse solo 3. Il fatto \u00e8 che qualsiasi scena statica e vuota al cinema rappresenta un tempo infinito. Da quella prima sequenza durante la quale si sente solo una musica incoerente, senza una struttura armonica &#8211; suoni, dovrei dire &#8211; Glazer inizia a dettare le regole del gioco. Lo fa prolungando l\u2019esperienza collettiva del cinema: quando in sala si fa buio ci si trova assieme ad altre persone a non averne paura. Una delle situazioni simbolicamente pi\u00f9 angoscianti della natura umana &#8211; la cecit\u00e0, amplificata dal timore che il buio nasconda pi\u00f9 che non far vedere cosa c\u2019\u00e8 &#8211; \u00e8 vissuta in una condizione sociale come accettabile e prodromica a ci\u00f2 che succeder\u00e0 dopo poco: le immagini si animeranno sullo schermo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non in questo caso. Il buio in sala si illumina debolmente della luce di uno schermo buio. In sala si sente qualche suono. \u00c8 una parentesi durante la quale Glazer stabilisce ancora pi\u00f9 distanza fra ci\u00f2 che c\u2019\u00e8 fuori e ci\u00f2 che sta per accadere: prepara la scena.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oppure no. Credo che proprio in quella manciata di secondi faccia qualcosa di pi\u00f9 potente: non crea uno iato ma rivolge la macchina da presa sul pubblico. O la spegne del tutto. Quando il film non \u00e8 girato (lo schermo \u00e8 nero) ma la sala \u00e8 gremita allora il cinema prende vita nella sala e non sullo schermo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In quei secondi sul limitare del nulla ci si domanda quando inizier\u00e0 mai il film o se vi sia qualche problema tecnico. Constatato che \u00e8 cos\u00ec che deve essere, lo sguardo mentale si introflette: ci osserviamo e non osserviamo pi\u00f9 uno schermo, o forse lo schermo buio ci riflette.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\" style=\"font-size:24px\"><em>La zona di interesse parla di noi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ho iniziato a pensarlo quando ho capito che gran parte delle critiche negative vertevano sul fatto che si tratterebbe di un film irrispettoso nei confronti delle vittime dell\u2019Olocausto. Confesso che non ho capito nemmeno perch\u00e9 alcuni lo pensino e aggiungo un dettaglio che introduce la mia tesi. La locandina del film presenta una scena che esiste nel film (una festa nel giardino della casa del direttore di Auschwitz, adiacente al muro del campo di concentramento) ma radicalmente diversa: nel film i padiglioni della morte al di l\u00e0 del muro di cinta sono ben visibili, nel manifesto al loro posto c\u2019\u00e8 un cielo notturno che fa apparire il giardino come isolato ed esposto a un universo infinito al di fuori di esso. O forse si tratta del nulla e basta. Cosa rappresenti questo buio \u00e8 relativamente importante: quello che importa \u00e8 che la scena \u00e8 simile ma \u00e8 diversa, in modo radicale.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"833\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/bde9b840-c1f0-44e2-9602-162c608ac780_2286x2810-833x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-40820\" srcset=\"https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/bde9b840-c1f0-44e2-9602-162c608ac780_2286x2810-833x1024.jpg 833w, https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/bde9b840-c1f0-44e2-9602-162c608ac780_2286x2810-244x300.jpg 244w, https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/bde9b840-c1f0-44e2-9602-162c608ac780_2286x2810-768x944.jpg 768w, https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/bde9b840-c1f0-44e2-9602-162c608ac780_2286x2810-1249x1536.jpg 1249w, https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/bde9b840-c1f0-44e2-9602-162c608ac780_2286x2810-10x12.jpg 10w, https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/bde9b840-c1f0-44e2-9602-162c608ac780_2286x2810.jpg 1456w\" sizes=\"(max-width: 833px) 100vw, 833px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La scena \u00e8 decontestualizzata, tanto che \u00e8 possibile capire di cosa si tratti (un momento collettivo in un giardino) ma in un contesto astratto, non caratterizzato da alcun dettaglio che aiuti a collocarlo in qualche luogo &#8211; fisico o storico &#8211; particolare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Allora ho pensato che&nbsp;<em>La zona di interesse<\/em>&nbsp;forse non \u00e8 un film sull\u2019Olocausto. Parte da quel tragico fatto storico &#8211; \u00e8 evidente &#8211; ma non di certo per darne una lettura storica o documentaria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La casa del direttore esiste davvero nella realt\u00e0: \u00e8 collocata proprio dove il film lascia intuire che sia, anche se ha una forma e uno stile un po\u2019 diverso. Il film del resto \u00e8 ispirato all\u2019omonimo romanzo di Martin Amis, che ha una struttura ancora diversa ma la medesima idea: che l\u2019azione avvenga in un contesto di tragedia pura ma abbia meccanismi interni di tragedia privata, in particolare quella dei tre protagonisti principali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un documentario non \u00e8 una metafora e trattare il libro o o il film come se lo fossero significa non capire con che voce parlano, cio\u00e8 non quella della storia e dello storico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La tragedia privata che \u00e8 raccontata sullo sfondo di quella collettiva ma non vi fa parte: usa quest\u2019ultima come un pretesto, non come un contesto. Non vuole dimostrare niente al riguardo. O forse compie un\u2019operazione un po\u2019 diversa: la astrae togliendola dal flusso del tempo e rendendola assoluta. La forma della tragedia e la rappresentazione del Male hanno una forma mutevole, che a volte diventa un campo di concentramento e a volte dell\u2019altro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>La zona di interesse<\/em>&nbsp;\u00e8 una metafora, una parabola, come le migliori storie. E come queste non \u00e8 calata in un tempo storico particolare: l\u2019azione delle storie che l\u2019umanit\u00e0 si racconta da millenni non deve avere una collocazione storica precisa perch\u00e9 in questo modo avrebbero meno forza. L\u2019appartenenza a un segmento preciso della Storia le circoscriverebbe, eliminando l\u2019aura metaforica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il mio personale criterio di giudizio di un\u2019opera d\u2019arte (e i film sono a buon titolo tali) \u00e8 molto semplice: la qualit\u00e0 \u00e8 direttamente proporzionale al sedimento che mi hanno lasciato. In altre parole, se ci penso il mattino dopo averlo visto, si tratta di un film con qualche qualit\u00e0; se ci penso anche giorni dopo o pure settimane \u00e8 perch\u00e9 di qualit\u00e0 ve n\u2019\u00e8 in abbondanza. Intendo ovviamente una qualit\u00e0 non estetica e uso il termine \u201cestetica\u201d per indicare la forma. Parlo di contenuto: se risuona in continuazione e per lungo tempo allora sta parlando con parole che suonano familiari e comprensibili. Non per questo piacevoli, anzi: direi che un\u2019opera di grande qualit\u00e0 parla con la voce della Verit\u00e0 e della Realt\u00e0, sfuggendo alle categorie di piacevole o meno, di buono o cattivo. Un\u2019opera d\u2019arte assoluta parla di assoluto, appunto.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\" style=\"font-size:24px\"><em>Il cinema migliore accade fuori dal cinema, a film finito.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il film \u00e8 un\u2019opera d\u2019arte che continua a propagare onde ben oltre la sua durata. Essendo un messaggio viene percepito da orecchie diverse in modo diverso. Io non ho percepito&nbsp;<em>La zona di interesse<\/em>&nbsp;come un documentario, cosa che invece altri pensano che sia. Un documentario ha la forza del racconto storico e dell\u2019informazione &#8211; rende edotte le persone su qualcosa accaduto nel passato &#8211; ma mette anche una distanza fra l\u2019osservatore e il fatto accaduto: quest\u2019ultimo appartiene al passato mentre l\u2019osservatore \u00e8 nel presente, al sicuro in una realt\u00e0 che non permette che esistano i fatti narrati sullo schermo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Glazer fa l\u2019opposto: azzera le distanze e colloca il racconto in un contesto storico che \u00e8 un pretesto. Non \u00e8 insomma un film sul passato ma sul presente. Per questo \u00e8 ancora pi\u00f9 sconvolgente: perch\u00e9 avverte che le dinamiche del disinteresse e del distacco emotivo, dell\u2019allucinazione collettiva e dell\u2019insensibilit\u00e0 umana sono presenti e potenti anche oggi. Parla di noi perch\u00e9 non porta il nostro sguardo su ci\u00f2 che \u00e8 accaduto ma ci guarda dritto negli occhi e ci dice che quello sullo schermo \u00e8 il presente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Concludo parlando dell\u2019enigma del titolo: premetto che non l\u2019ho risolto e non so nemmeno se debba essere risolto. Di certo me ne sono uscito dal cinema chiedendomi cosa c\u2019entrasse con la storia e cosa fosse questa benedetta \u201czona di interesse\u201d. Non ho una soluzione se non questa: la zona di interesse \u00e8 il limitare del giardino del gerarca nazista, sul bordo di Auschwitz. L\u2019interesse \u00e8 ci\u00f2 che vedono i nostri occhi: oltre c\u2019\u00e8 la&nbsp;<em>zona di disinteresse<\/em>, quella da dove provengono le urla dei deportati o, nel nostro presente storico, le notizie che decidiamo di ignorare o travisare. La zona di interesse \u00e8 la zona di intelligibilit\u00e0 del reale, \u00e8 quel che ognuno ne capisce: \u00e8 il terreno davanti ai nostri occhi e tutto quello che ci finisce sopra e su cui posiamo lo sguardo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La zona di interesse appartiene a una dimensione personale, claustrofobica e ristretta, e ha la funzione di eliminare tutto il resto. Forse per non farci impazzire, chi lo sa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come nel poster del film, oltre il nostro giardino non vediamo i padiglioni della morte ma un cielo stellato e nero. Potrebbe essere rassicurante ma anche disperante: potrebbe essere il Tutto o il Nulla. Si tratta di scegliere una carta, e di dimostrare un certo interesse.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il film di Jonathan Glazer parla di noi<\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":40819,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[149],"tags":[145,551,550],"class_list":["post-40817","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cinema","tag-cinema","tag-jonathan-glazer","tag-la-zona-di-interesse"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40817","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=40817"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40817\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/40819"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=40817"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=40817"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=40817"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}